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Icone di stile: Elisabetta II

Eccoci tornate con il secondo appuntamento della rubrica Icone di stile: in questo spazio, che va in onda su Radio Vigevano, parliamo di quei personaggi che resistono alle tendenze passeggere della moda diventando vere e proprie icone.

Tra queste come non parlare della famosissima Regina Elisabetta II, attuale reggente del Regno Unito e dell’Irlanda del Nord: i suoi outfit sono nella mente di tutti e riusciamo a visualizzarla facilmente non appena sentiamo il suo nome. Ecco cosa vuol dire essere un’icona di stile.

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Una delle donne più eleganti al mondo

La Regina ha spento 92 candeline l’anno scorso e regna dal 1953: circa 67 anni, ovvero più di mezzo secolo. Elisabetta II è una donna che ha visto, durante il suo lungo periodo da reggente, succedersi diverse mode: basti pensare che quando salì al potere si era nel periodo in cui le signorine vestivano con punto vita avvitato e gonne svasate; poi sono arrivati gli anni ’60 e i ’70 quelli della contestazione quando andavano forte i pantaloni a zampa d’elefante e le fantasie coloratissime tipiche dei figli dei fiori. Poi ecco gli splendidi anni ’80 con l’avvento della disco music e capi d’abbigliamento con colori fluo; infine arriviamo agli anni ’90 dove la bellezza femminile si rifaceva a modelli androgini e le donne vestivano con abiti rubati dall’armadio di lui: ci ricordiamo tutte delle spalline, anzi direi spallone che imperversavano nelle giacche e nei cappotti.

La Regina quindi ha visto davvero di tutto però il suo stile è rimasto sempre al di sopra del resto: nonostante il trascorrere degli stili, il suo è rimasto granitico e si è confermato nel tempo. Lei stessa è diventata una tendenza di stile: figura infatti tra le 50 donne più eleganti al mondo insieme a personaggi del calibro di Kate Moss, Naomi Campbell e Claudia Schiffer.

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La consulenza d’immagine di Angela Kelly

Lo stile della Regina è curato personalmente da Angela Kelly: la British fashion designer aiuta Elisabetta II con la consulenza d’immagine dal 1994. Lo staff della stilista di fiducia vanta ben 12 sarte. Le stoffe con cui verranno poi realizzati gli abiti, vengono scelte direttamente dalla Regina, tuttavia il compito difficile di vestirla grava tutto sulle spalle di Angela. Non deve essere per niente facile riuscire a mediare tra il gusto personale della Sovrana, la sua fisicità e i protocolli formali da rispettare, ossia il famigerato e temutissimo dress code.

Per ogni stoffa vengono realizzati 4 bozzetti tra cui la Regina sceglie. Il procedimento prosegue con la realizzazione di un “prototipo” in tessuto di cotone grezzo o lino grezzo. Anche il cappello per l’outfit ha una versione primordiale in paglia. Tutte queste operazioni vengono fatte su un manichino che ha le fattezze della Regina. Elisabetta II fa la prima prova del capo d’abbigliamento da sola, alla presenza di Angela Kelly e dei suoi fedelissimi cani. Una volta approvata la versione grezza dell’abito si procede a confezionarlo con tutti i crismi.

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Lo stile della Regina Elisabetta II

La consulenza d’immagine di Angela Kelly si è concentrata principalmente sulla realizzazione di abiti interi in tinta unita per diversi motivi:

  • La Regina deve essere sempre impeccabile, quindi ad esempio non può stare lì ad aggiustarsi una camicia infilandola dentro la gonna.
  • I vestiti devono sembrare sempre stirati: l’effetto è ottenuto con dei piombini cuciti negli orli.
  • La comodità dell’abito deve permetterle di salire e scendere agilmente dalle macchine: ecco perchè vengono applicati dei piccoli spacchi e delle pieghe.
  • Le maniche sono a tre quarti per lasciare libera la Regina di fare il suo famosissimo saluto.

Un’altra peculiarità degli abiti è che non vengono utilizzati i bottoni, ma soltanto le zip.

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Il guardaroba stratosferico della Regina Elisabetta II

Fare un’analisi del guararoba della Regina Elisabetta II sarebbe davvero una sfida titanica: parliamo di migliaia e migliaia di capi d’abbigliamento. Questo è dovuto alla prassi che la Sovrana non indossa mai la stessa cosa: sarebbe disdicevole indossare lo stesso capo qualora dovesse incontrare la stessa persona. L’armadio stratosferico è affidato alle cure di 27 dame di compagnia che hanno anche il compito importantissimo della registrazione per evitare l’impasse di cui abbiamo appena accennato. Ogni abito viene schedato con il suo nome, la data e l’occasione in cui è stato indossato.

Caspita allora avrà anche un sacco di borse, direte voi. Invece no perchè in proporzione, come gli altri accessori del resto, sono in numero molto limitato: 150 borse tutte realizzate dalla ditta Launer London che ha sede nella capitale del Regno Unito. Le scarpe, altro classico accessorio femminile, vengono prima calpestate da una persona di fiducia affinchè poi la Regina non soffra quando le avrà ai piedi.

Adesso diamo i numeri: migliaia di abiti, 150 borse, 500 cappellini, pochi guanti bianchi tutti di lunghezza di 15 centimetri, ombrelli trasparenti abbinati in tonalità agli abiti e circa 30 pellicce.

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Qualche curiosità sulla Regina Elisabetta II

All’interno del reparto sartoria c’è un ventilatore per testare gli abiti contro l’effetto Marilyn, immagino che ricordiate l’iconica scena di Marilyn Monroe con il vento che le alzava la gonna. Si testano soprattutto gli abiti con tessuti leggeri ovvero quelli in chiffon e seta. Ultimamente una vittima illustre è stata proprio un membro della Royal Family ovvero Kate Middleton: un soffio di vento le ha alzato l’abito per la gioia dei paparazzi.

La Regina utilizza le borse per inviare messaggi in codice. Si lo so che sembra molto una cosa alla James Bond, ma ascoltatemi: quando poggia la borsa a terra vuol dire che ha vicino una persona noiosa, mentre se è a disagio sposta la borsa da un braccio all’altro.

L’ultima chicca riguarda i pantaloni. Solo una volta Elisabetta II ha indossato dei pantaloni durante una visita in Canada: evidentemente l’esperimento non le è stato gradito perchè non ha più indossato quel capo d’abbigliamento.

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La Regina Elisabetta II e i colori

L’associazione colori – outfit della Regina è davvero automatica nella nostra testa. Tuttavia, c’è uno specifico motivo per cui Elisabetta II tiene in particolare considerazione i colori nelle sue mise ed è il detto inglese: “has to be seen to be believed” che possiamo tradurre come “per essere creduta devi essere vista”. I colori particolari la rendono un punto di riferimento per la folla dei sudditi che vuole sempre seguirla con lo sguardo. Inoltre facilita notevolmente anche il lavoro alla sicurezza.

Il colore preferito è il rosa. La Sovrana è legata a questo colore poichè è quello che ha iniziato a indossare all’inizio della sua carriera da regnante proprio per dare l’idea di una regina più vicina al popolo, suggerendo una monarchia meno austera. Negli anni ha utilizzato delle tonalità più accese di rosa: ad esempio l’ultima volta che è venuta in visita ufficiale in Italia era vestita di color glicine.

Il colore preferito per cerimonie familiari è il giallo. Elisabetta II associa la tonalità al sentimento della felicità. Tra gli altri ha un abito che si chiama buttercup, giallo burro, che eccezionalmente ha utilizzato più volte, perfino durante il Royal Wedding.

Il colore azzurro viene utilizzato spesso e rappresenta per lei la devozione nei confronti del popolo inglese. Una teoria che ha seguito anche durante l’ultima visita in Irlanda dove era vestita di verde per inviare un messaggio di benevolenza nei confronti di un paese che è verde e lussureggiante.

Non indossa mai il nero se non in occasione di funerali o Memorial Day.

Pensate che il colore degli abiti della Regina è un trend talmente forte che addirittura ci sono broker che scommettono sul colore che sceglierà nella successiva cerimonia.

Scopri tutto anche su una grande First Lady del passato: Icone di stile: Jacqueline Kennedy.

 

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Icone di stile: Jacqueline Kennedy

La rubrica Vita da Stella pensata per Radio Vigevano ha la pretesa di diventare il salotto di Radio Vigevano. Parlerà di misteri e curiosità legate al mondo della moda attraverso le Icone di Stile. Le Icone di stile sono tutte quelle persone del mondo dello spettacolo della cultura e dell’arte in generale dotate di magnetismo, e carisma, dotate di quella particolare caratteristica che gli inglesi chiamano effortless: lo stile senza sforzo. Sono tutti quei personaggi del passato e del nostro tempo che calvalcano le tendenze e le superano, diventando essi stessi tendenze. Si trasformano in esempi da cui trarre spunti e idee di outfit.

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Lo stile della First Lady Jacqueline Kennedy

Il primo personaggio che mi ha ispirato questa rubrica è: Jacqueline Kennedy, moglie del 35esimo Presidente degli Stati Uniti e poi in seconde nozze moglie dell’armatore greco Onassis. Jacqueline chiamata affettuosamente “Jacky” dagli americani, la giovane First Lady fu in grado, in soli di due anni di permanenza alla Casa Bianca, di dare vita al mito della giovane coppia: bella potente e ricca. Lo fece credendo nella forza mediatica delle immagini, centellinando gli scatti privati e monitorando le immagini pubbliche.

Qualcuno disse che la campagna politica di Kennedy fu vinta “a colpi di guardaroba”! Creò quello che agli americani mancava, ovvero una dinastia: la dinastia dei Kennedy. Tre sono gli abiti che la legano in modo indelebile alla storia:

  • Il tubino nero e il velo in pizzo nero che indossava quando incontò il Papa Giovanni XXIII.
  • Il tailleur rosso che indossava quando in un documentario aprì le porta della Casa Bianca: l’opera serviva a documentare le opere di ripristino e di recupero della memoria storica americana. I lavori furono magistralmente diretti da lei.
  • Il tailleur rosa di Coco Chanel che indossava il giorno dell’assassinio del marito.

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Proprio su quest’ultimo si concentrano le curiostà e i misteri. Il primo dubbio: il tailleur rosa era un originale Coco Chanel? O un falso? Io penso che la verità, come sempre, stia nel mezzo. Vi spiego perchè: durante la campagna politica Nixon tacciò Kennedy di essere poco patriottico, perchè la moglie indossava abiti acquistati all’estero firmati da stilisti stranieri. Per questo motivo fu così che Jacqueline decise di farsi fare i tailleur Chanel presso la famosa sartoria americana Chez Ninon il cui direttore era Karl Lagerfeld.
Era risaputo che le materie prime che Chez Ninon utilizzava ovvero stoffa, bottoni e passamanerie erano inviate proprio dalla casa madre francese. Non era neppure un problema di prezzo, in quanto il prezzo americano/francese, era lo stesso.

Ma perchè tra tutti i colori proprio quella tonalità di rosa? Kennedy adorava la moglie con quel colore, pensava che il rosa fosse il colore più adatto a valorizzare la raffinata bellezza della moglie: voleva che tutta Dallas, tutte le Texane, vedessero quanto bella fosse la sua Jacky. Ma molti, e io sono dello stesso parere, pensano che anche la scelta di quel colore fosse una mossa strategica – politica. Pensate che per le donne aristocratiche americane avere un tailleur di Chanel nell’armadio era una dichiarazione di modernità, d’indipendenza. Mentre il rosa, colore iper femminile per eccellenza, sarebbe servito a schiacciare l’occhiolino ad una classe americana più tradizionalista e conservatrice. Jacqueline tenne il tailleur rosa anche durante il frettoloso giuramento del Presidente Lyndon Baines Johnson che succedette a Kennedy, e lo tenne fino al rientro a Washington. La First Lady, con composta dignità, voleva dimostrare a tutti gli americani cosa era stato fatto non solo a John ma a tutta l’America. Il tailleur è conservato in una stanza sottovuoto, nonchè ancora macchiato, e per volere dei famigliari potrà essere messo alla vista del pubblico solo fra 100 anni. Un vero peccato!

Il tailleur rosa è il capo che è stato più copiato: ad esempio nella mini serie I Kennedy del 1991 e nel film Jackie, con protagonista Natalie Portman, del 2016. Grazie alla minuziosa ricerca di particolari a cui contribuì la casa madre francese che procurò i bottoni e la passamaneria originale, la costumista vinse i BAFTA Awards per i migliori costumi e fu candidata agli OSCAR.

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La consulenza d’immagine di Oleg Cassini

Il guardaroba di Jacky era composto da circa 300 pezzi. La First Lady amava gli stilisti francesi, come YSL, Balenciaga Chanel, ma grazie alla sua innata capacità di mediare l’istinto con la ragionevolezza scelse Oleg Cassini, stilista francese residente a New York e insieme strutturarono un armadio di 300 pezzi. Jacky era una donna di una bellezza controcorrente rispetto alle bellezze degli anni 60. Minuta e con un fisico androgino, poco seno, punto vita inesistente, direi quasi una donna dalla forma rettangolare, baricentro leggermente basso. Il focus del suo stile era il colore: fu la regina del Block Color e le linee dei suoi abiti, rigorosamente senza maniche, erano di linea ad A, le gonne al ginocchio e le giacche dalla linea a scatola realizzati con tessuti corposi e rigidi non aderivano mai al corpo. Questo era stato studiato per raggiungere due obiettivi:

  • creare una linea femminile e dei volumi dove effettivamente non c’erano
  • Jacky era sempre perfetta, mai stropicciata e sempre in ordine.

Oleg Cassini, che aveva fatto anche il costumista, sapeva quale poteva essere l’importanza di creare uno stile unico e riconoscibile in una consulenza d’immagine su misura per imprimere nella storia un’icona di stile: ecco perchè gli abiti erano spesso adornati da accessori vistosi come grandi bottoni e grandi fiocchi piatti. Jacqueline Kennedy non amava indossare i gioielli ed era legatissima alla sua collana a tre giri di perle, preferiva invece indossare la bigiotteria: era convinta che i gioielli fossero sorpassati e appesantissero il look. La pettinatura morbida ad onde e il pillow-box hat, ovvero il tamburello che portava nel retro della nuca, alleggerivano un viso dalla forma sfacciatamente quadrata. Fu la prima a infoltirsi le sopracciglia e a ridesignarle ad ali di gabbiano, altro che Cara Delevingne!

Mantenne un look minimalista anche con il passare degli anni, quando cedette ad una corte sfrenata da parte di Aristotele Onassis. Abbandonò il Block Color in favore di outfit bianchi e neri, gonne gitane, pantaloni capri, sandali capresi, grandi occhiali e foulard Hermès. Venne poi fotografata spesso con la borsa Gucci modello Constance: fu così che la Maison decise di rinominare quel modello Jackie O. Modello tuttora in produzione, rivisitato più volte negli anni, ma ancora oggi sotto il braccio di molte donne. Magari anche alcune di voi non lo sanno ma sulla spalla hanno un pezzo di storia!

Un armadio fuori controllo

Una nuova vita ha bisogno di una consulenza d’immagine

Aurora mi contatta per una consulenza d’immagine a 360°. Lei ha raggiunto l’età dei quarant’anni e la sua vita è a una svolta: è andata finalmente a vivere da sola, ha iniziato un nuovo lavoro. Questa nuova fase dell’esistenza prevede dei cambiamenti, infatti lei si sente diversa, pronta ad affrontare nuove sfide, più matura e più consapevole di quanto non si sentisse solo qualche mese prima.

La trasformazione parte da tanti aspetti: Aurora ha iniziato un percorso con una nutrizionista e si è iscritta ad una palestra. Una nuova forma per una nuova percezione di sè stessa sia fisica, che nel look. Lei mi conosce, sa come lavoro e mi chiede una consulenza d’immagine per aiutarla a cambiare il suo stile.

Il suo entusiasmo è contagioso, trascinante direi: si tratta dello stato d’animo di chi, finalmente, ha trovato il coraggio di affrontare le proprie paure e i propri limiti e ha deciso di voltare pagina.

Non vedo l’ora di incontrarla e di lavorare con lei e per la nuova lei.

Un passo alla volta verso la giusta consulenza d’immagine

Ogni cambiamento va affrontato gradualmente come una scala dove salire un passo alla volta verso il look perfetto. In questo modo si evita che l’entusiasmo, che fa da ottimo motore trainante ad Aurora, non si ingolfi di fronte alle prime difficoltà. Questo può succedere quando le aspettative che si nutrono sono molto alte e vorremmo vedere risultati immediati. Tuttavia nessuno ha la bacchetta magica, nemmeno nella consulenza d’immagine, e soprattutto ogni cambiamento va meditato, assimilato e “digerito”. Solo così la nuova Aurora potrà essere in piena armonia con sè stessa. Quindi andrò a rispecchiare la sua personalità senza stravolgerla, ma esaltandola con i nuovi outfit.

Durante i nostri primi incontri ci occupiamo di analisi dei colori e delle forme del suo corpo. Individuiamo i suoi punti “deboli” per andarli poi a mascherare al meglio, ci concentriamo particolarmente sui i suoi punti “forti” e… parliamo. Mi racconta di sé, delle sue aspettative, di ciò che le piace. L’aiuto a guardarsi con occhi “nuovi”: il suo sguardo deve essere non quello fugace di ogni mattina quando si prepara, no deve fare uno sforzo sovrapponendo la nuova immagine a quella già riflessa. Per questa ragione, mentre siamo davanti allo specchio, le spiego come sottolineare le spalle e il décolleté, sfilare i fianchi, “allungare” le gambe.

La consulenza d’immagine le fa capire quali capi prediligere e quali colori utilizzare per esaltare il suo incarnato.

L’analisi del guardaroba nella consulenza d’immagine

Ora che abbiamo individuato il suo nuovo stile, l’ultimo passo che ci resta da affrontare è l’analisi del guardaroba nella consulenza d’immagine.

Quando arrivo a casa sua e mi mostra la stanza dove conserva gli abiti, gli accessori e quant’altro mi rendo conto che quella sarà la scommessa più grossa: fare ordine tra le numerose e voluminose “cataste” di abiti. In questo passaggio della consulenza d’immagine siamo andate a selezionare, provare, scegliere, buttare, buttare, buttare, riordinare, fare spazio perché il caos è il primo sintomo di confusione e di malessere. Inoltre spesso non percepiamo di quanto sia negativo l’impatto che ha su di noi: vedere un tale disordine ci stressa e ci mette di cattivo umore anche in un gesto semplice, come è quello di scegliere cosa indossare quotidianamente.

Guardando i mucchi di vestiti capisco come deve essersi sentita lei, percepisco il disagio e il suo bisogno di uscirne, sento che ogni cambiamento dovrà passare necessariamente da questa fase: fare ordine per fare spazio al nuovo in tutti i sensi.

La selezione e la stagionalità nella consulenza d’immagine

Ci siamo buttate a capofitto: ormai eravamo ad un punto cruciale della consulenza d’immagine. Innanzitutto abbiamo diviso tutti i capi e gli accessori per stagione. Abbiamo poi continuato la differenziazione dividendo ogni stagione per categoria: capispalla, pantaloni, gonne, camicie, maglie, scarpe, borse. Quindi questo rigoroso lavoro ha previsto l’analisi, la selezione, l’eliminazione di tutto ciò che era rotto, sgualcito, infeltrito, scolorito e rovinato.

Alla fine ci siamo concentrate su ciò che era rimasto scegliendo i capi che si potevano adattare al suo look.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giunti a questo punto e solo a questo punto, abbiamo potuto introdurre qualche novità focalizzanzodi sull’effetto addosso ad Aurora: abbiamo bandito tutti i pantaloni a vita bassa che le stringevano i fianchi mettendo in evidenza antiestetici cuscinetti, in favore dell’introduzione dei pantaloni a vita alta. Della categoria siamo andate a prediligere i modelli più larghi dal ginocchio in giù, abbinandoli con camicie e top già presenti nel suo guardaroba. L’abbinamento dei colori ai colori naturali di Aurora si è rivelato vincente per darle fascino: un altro obiettivo raggiunto nella consulenza d’immagine.

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando ho visto il sorriso entusiasta di Aurora mentre provava i suoi nuovi outfit, non ho potuto fare a meno di pensare che più le sfide sono difficili maggiore è la soddisfazione.

Buona nuova vita Aurora!

La nostra immagine parla di noi

La nostra immagine parla di noi e lo fa anche se non ce ne rendiamo  conto.

In quei primi 60 secondi in cui ci presentiamo a qualcuno di persona o tramite un immagine del nostro profilo social, il cervello osserva e trae delle conclusioni e crea  pregiudizi inconsci.

Come ci mostriamo influenzerà inevitabilmente anche la percezione di quello che diremo.

Sta a noi decidere consapevolmente cosa far raccontare alla nostra immagine.

Possiamo rischiare che la nostra immagine sia di ostacolo ai nostri obiettivi  o scegliere che sia  di rinforzo ai  nostri pensieri.

Il modo in cui ci vestiamo  racconta agli altri ma anche a noi stessi di come siamo!

La nostra immagine parla anche delle nostre emozioni.

Prenderne coscienza ci rende consapevoli dei nostri punti  forza e delle nostre debolezze.

Ragionare sulla propria immagine non è MAI una perdita di tempo anzi

E’ UNA COSA SERIA

 E  la CONSULENZA D’IMMAGINE  ha prima di tutto lo scopo di SVELARE  chi siamo e SOLO in un secondo tempo arriva il CAMBIAMENTO.

La CONSULENZA D’IMMAGINE  ha a che fare con  il nostro intimo.

Vestirsi bene non è solo una questione di forme e di abbinamenti CROMATICI   ma è una questione di PERSONALITA’.

Il nostro corpo può essere la base di partenza ma non è la soluzione.

Lo scopo della CONSULENZA  D’IMMAGINE è  trovare uno STILE che sia UNICO solo NOSTRO!

La CONSULENZA D’IMMAGINE ci insegna a utilizzare la moda per vestirci e non coprici!

Un abito alla moda che non indossiamo con naturalezza non ci farà sentire a nostro agio.

L’abito è la nostra seconda pelle e ci deve assomigliare.

Per esempio:

Oggi ho voglia di indossare il giubbotto in pelle e domani i pantaloni a zampa e domani l’altro un abitino bon ton … non sono mai vestita allo stesso modo perchè mi sento sempre diversa …

Avere un nostro stile non vuol dire avere sempre lo stesso stile.

Ma ogni scelta deve rappresentarci   perchè lo stile non è MAI una DIVISA.

Lo stile passa per i dettagli e il magico potere degli abbinamenti.

 

COME SI FA UNA CONSULENZA D’IMMAGINE

Fermo  restando che ogni persona per me è una nuova avventura da intraprendere le fasi sono le seguenti:

1 Parte SOGGETTIVA  di  ASCOLTO

per comprendere le tue aspettative

per  focalizzare gli obbiettivi

 

 

2 Parte oggettiva di ANALISI delle FORME e del COLORE

 

3  ANALISI del GUARDAROBA

 

4 Strategia d’IMMAGINE  per identificare gli elementi chiave del tuo stile

 

5 Riorganizzazione del Guardaroba.

 

MA IO SONO LA CONSULENTE CHE FA PER TE?

Ecco perchè prima d’iniziare ci dobbiamo conoscere !

Non è sufficiente il messaggino è accettabile SKYPE ..

Tra di noi ci deve essere empatia.

Il percorso lo facciamo insieme e il mio scopo non è MAI quello d’imporre bensì di aiutarti a riconoscerti in una seconda pelle!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Silvia: quando i ruoli ci stanno stretti, è ora di cambiare

I cambiamenti vanno programmati

Silvia prima di essere una cliente è un’amica. Ci conosciamo da anni e, come spesso accade, le sue visite in negozio sono un’occasione per aggiornarci su ciò che ci è successo o abbiamo fatto, due battute e quattro risate e, se siamo sole, qualche confidenza bisbigliata prima che la porta si apra ed entri una nuova cliente. Così quando, in una fredda mattina di gennaio, davanti ad un caffè, mi ha detto: “A maggio sarò una modella!”, ho pensato fosse una battuta. Mi sono sfuggite la determinazione e la sicurezza con cui aveva pronunciato quelle parole. Abbiamo continuato a ridere lamentandoci dei bagordi natalizi e dei chili di troppo, versando lacrime da coccodrillo su ogni fetta di panettone, doppiando il nostro giro vita neanche fossimo a una gara di biglie. Invece con il passare delle settimane sono stata testimone di una vera e propria trasformazione..

Quando il nostro ruolo cambia la percezione che abbiamo di noi stesse

L’avevo sottovalutata. Mi sono spesso chiesta quanto i ruoli che ciascuna di noi ricopre nella vita, riescano nel tempo a cambiare la percezione che abbiamo di noi stesse… (se ve lo state chiedendo non è un caso che io stia parlando al femminile). Tanti ruoli simultaneamente: quello che abbiamo sul lavoro e poi quello che abbiamo a casa, con le amiche e con i famigliari, siamo ballerine ma anche centravanti. Eppure tra tutti ce n’è sempre uno che, per tanti motivi, prende il sopravvento arrivando a cambiare anche la percezione che abbiamo di noi stesse. Silvia è una maestra e si dedica con impegno al suo lavoro, ha a che fare con i bambini tutti i giorni, tutto il giorno. Deve essere sempre vigile ed attenta agli altri… più che a sé stessa. Si destreggia tra pennarelli, urla, giochi, compiti da assegnare, i banchi di scuola e i tavoli della mensa. Come può essere che questo non condizioni il suo modo di percepirsi e di vestirsi? Ho ripensato alle parole di Silvia come ad una specie di grido di guerra e un po’ me la sono proprio immaginata alla “bellicosa” riconquista della sua identità tra spruzzi di inchiostro, matite colorate e maccheroni al ragù.

Tutte sappiamo quanta fatica e costanza ci vogliono per perdere peso e per mantenere intatta la propria determinazione col passare dei giorni, delle settimane e dei mesi e… a volte anche delle ore! Ciascuna di noi sa che non c’è guerra più logorante di quella che combattiamo contro la bilancia. Silvia è stata un vero marines! Nel corso di questi mesi ha dovuto gestire il suo corpo in continua trasformazione per la perdita di peso ed abituarsi ad un nuovo stile di vita. E’ stato elettrizzante! Io e la nutrizionista Valentina Leva abbiamo lavorato in sinergia per supportarla in questo percorso cercando di fare del nostro meglio per motivarla.

Ottimizziamo acquisti ed interventi in vista dell’obbiettivo finale

Per me è stata una vera sfida. Il primo obbiettivo è stato quello di ottimizzare gli acquisti e gli interventi in previsione del risultato finale. Questo ha significato anche programmare. Innanzi tutto mi sono occupata del suo armadio. Nonostante il periodo di saldi (gennaio/aprile) inducesse a lasciarsi andare ad acquisti importanti e sicuramente, nell’immediato, gratificanti, in questa prima fase le ho consigliato di puntare sugli accessori. Sciarpe, foulards, spille, collane, calzature (bandite le cinture che mettono ansia!) si sarebbero inseriti bene nel suo armadio già ben fornito, avrebbero soddisfatto la sua voglia di shopping e, soprattutto, non avrebbero inciso eccessivamente sul portafoglio. Gli acquisti più importanti avrebbero dovuto attendere la fine del suo percorso di dimagrimento e soprattutto fino a quando non avessimo definito insieme lo stile della “nuova” Silvia.

Voglia di eleganza e femminilità

Con il trascorrere delle settimane, di chiacchierata in chiacchierata, l’ho vista cambiare. Non solo il suo fisico si asciugava perdendo quei fastidiosi chili di troppo, ma la sua consapevolezza di sé diventava sempre più chiara e definita. Se il suo stile fino a questo momento, era stato potrei dire “Bohemienne” con una predilezione per i colori vivaci, le stampe floreali, i mille braccialetti e collane, magari abbinati a short, scarpe e sandali sportivi, ora c’era un’esigenza nuova.

Una voglia di “pulizia”, di eleganza, di femminilità, il desiderio di fare suo uno stile più classico. Il mio lavoro è stato quello di assecondare questa esigenza e darle “voce” nel pieno rispetto della personalità di Silvia. La “nuova” Silvia non doveva essere una Silvia “diversa” ma valorizzata. Il risultato è stato strabiliante, eppure, dentro di sé, quella mattina di gennaio, lei già lo sapeva e da brava maestra aveva programmato tutto!

 

Eccola dunque elegante e raffinata con un abito (draped dress) che modella ed evidenzia il suo punto vita abbinato con il color cuoio, borsa a mano e decolletè (open toe)

VOLERSI BENE PER PRESENTARSI AL MEGLIO Corso di Personal Style

VOLERSI BENE PER PRESENTARSI AL MEGLIO

Finalmente anche a Mede il CORSO di PERSONAL STYLE!

Ho aspettato tanto questa data (10 APRILE 2016) quasi quanto Natale!

La vera sorpresa come sempre sono state  le partecipanti!

Donne che mi lasciano  un ricordo e un’ impronta indelebile.

Donne a cui devo molto.

Ma noi siamo così : desiderose d’imparare per dare SE POSSIBILE sempre di più!

Ogni corso ne è una CONFERMA.

Curiose e attente   il gruppo di Domenica 10 APRILE ha superato tutte le mie più alte aspettative.

Gli argomenti trattati: FISICITA’,  STILE, TEORIA DEL COLORE sono stati affrontati con intensa partecipazione. Le spontanee interazione nate  dal profondo interesse suscitato dimostrano quando ci sia necessità di chiarimenti e risposte precise.

Il corso  ricco di nozioni è la base da cui partire  per imparare a valorizzarsi e comunicare il meglio di noi stesse nei rapporti professionali di amicizia e sentimentali.

Volersi bene per presentarsi al meglio sono le parole chiave per essere le protagoniste e  fare della nostra vita il film più bello che abbiamo mai visto.

Parlare di fisicità vuol dire mettersi in gioco affrontando le criticità con consapevolezza .

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Piccoli accorgimenti fanno grandi differenze

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I colori sono nostri migliori alleati

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Adesso avete tutto ciò che vi occorre per iniziare un NUOVO percorso!

In bocca al lupo ragazze!

VIVA L’ITALIA

Nella notte infatti sono stati assegnati gli Oscar, e per la 4 volta l’italianissima Milena Canonero rappresentante dell’Italia, si è aggiudicata l’ambita statuetta come miglior costumista del pluri-premiato film Gran Budapest Hotel.

Italiana, esattamente di Torino, ha studiato a Genova per poi trasfersirsi a Londra….amica di Kubrick…etc etc…. tutte notizie che in questi giorni leggeremo su migliaia di rotocalchi.

Lo stile di Milena Canonero

Beh amiche mie, io vorrei andare oltre ..

Guardate le sue fotografie…(private pochissime se non addirittirura nessuna) delle premiazioni Oscar negli anni 1975- 1982- 2007.

Già nel 1975 premiata per il film Barry Lyndon era ben evidente il suo stile, giacca e pantaloni morbidi. Sofisticata ed elegante unico cenno “trasgressivo” il non colore tra i colori ovvero il Bianco. Capello liscio, make up naturale.

Nel 1982 Milena Canonero è fedele al suo stile sobrio (niente lustrini e paillettes) ed elegante, rafforzato dal colore nero che non abbandonerà neanche nella serata del 22 febbraio 2015

Analizziamo Milena Canonero in una consulenza d’immagine

Questo  stile denota sì semplicità ma anche praticità. L’esigenza di essere coerente. Esigenza che agli esordi poteva essere necessità di autorevolezza, e che nel tempo è diventata divisa.

Sapendo così poco di lei è difficile fare una consulenza d’immagine completa, però mi piace immaginarla poco incline alle serate di gala quasi allergica, come se l’abito per queste occasioni non fosse la priorità nella lista delle cose da fare. Queste scelte forse anche pò scontate, mi fanno notare che probabilmente Milena Canonero pensa più a chi ha vicino che a se stessa. Ecco direi che il suo stile sobrio ed elegante nasconde un animo altruista. I pochi vezzi che si concede nascondono un’ insaziabile curiosità che lascia poco tempo a tutto il resto.

Ecco si mi piace immaginarla nella sua camera davanti all’armadio aperto che dice: “Uffa ma domani sera Cosa mi metto?”

Ovviamente  è solo un gioco…. però chissà cosa ne direbbbe di queste poche righe.

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