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Icone di stile: Elisabetta II

Eccoci tornate con il secondo appuntamento della rubrica Icone di stile: in questo spazio, che va in onda su Radio Vigevano, parliamo di quei personaggi che resistono alle tendenze passeggere della moda diventando vere e proprie icone.

Tra queste come non parlare della famosissima Regina Elisabetta II, attuale reggente del Regno Unito e dell’Irlanda del Nord: i suoi outfit sono nella mente di tutti e riusciamo a visualizzarla facilmente non appena sentiamo il suo nome. Ecco cosa vuol dire essere un’icona di stile.

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Una delle donne più eleganti al mondo

La Regina ha spento 92 candeline l’anno scorso e regna dal 1953: circa 67 anni, ovvero più di mezzo secolo. Elisabetta II è una donna che ha visto, durante il suo lungo periodo da reggente, succedersi diverse mode: basti pensare che quando salì al potere si era nel periodo in cui le signorine vestivano con punto vita avvitato e gonne svasate; poi sono arrivati gli anni ’60 e i ’70 quelli della contestazione quando andavano forte i pantaloni a zampa d’elefante e le fantasie coloratissime tipiche dei figli dei fiori. Poi ecco gli splendidi anni ’80 con l’avvento della disco music e capi d’abbigliamento con colori fluo; infine arriviamo agli anni ’90 dove la bellezza femminile si rifaceva a modelli androgini e le donne vestivano con abiti rubati dall’armadio di lui: ci ricordiamo tutte delle spalline, anzi direi spallone che imperversavano nelle giacche e nei cappotti.

La Regina quindi ha visto davvero di tutto però il suo stile è rimasto sempre al di sopra del resto: nonostante il trascorrere degli stili, il suo è rimasto granitico e si è confermato nel tempo. Lei stessa è diventata una tendenza di stile: figura infatti tra le 50 donne più eleganti al mondo insieme a personaggi del calibro di Kate Moss, Naomi Campbell e Claudia Schiffer.

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La consulenza d’immagine di Angela Kelly

Lo stile della Regina è curato personalmente da Angela Kelly: la British fashion designer aiuta Elisabetta II con la consulenza d’immagine dal 1994. Lo staff della stilista di fiducia vanta ben 12 sarte. Le stoffe con cui verranno poi realizzati gli abiti, vengono scelte direttamente dalla Regina, tuttavia il compito difficile di vestirla grava tutto sulle spalle di Angela. Non deve essere per niente facile riuscire a mediare tra il gusto personale della Sovrana, la sua fisicità e i protocolli formali da rispettare, ossia il famigerato e temutissimo dress code.

Per ogni stoffa vengono realizzati 4 bozzetti tra cui la Regina sceglie. Il procedimento prosegue con la realizzazione di un “prototipo” in tessuto di cotone grezzo o lino grezzo. Anche il cappello per l’outfit ha una versione primordiale in paglia. Tutte queste operazioni vengono fatte su un manichino che ha le fattezze della Regina. Elisabetta II fa la prima prova del capo d’abbigliamento da sola, alla presenza di Angela Kelly e dei suoi fedelissimi cani. Una volta approvata la versione grezza dell’abito si procede a confezionarlo con tutti i crismi.

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Lo stile della Regina Elisabetta II

La consulenza d’immagine di Angela Kelly si è concentrata principalmente sulla realizzazione di abiti interi in tinta unita per diversi motivi:

  • La Regina deve essere sempre impeccabile, quindi ad esempio non può stare lì ad aggiustarsi una camicia infilandola dentro la gonna.
  • I vestiti devono sembrare sempre stirati: l’effetto è ottenuto con dei piombini cuciti negli orli.
  • La comodità dell’abito deve permetterle di salire e scendere agilmente dalle macchine: ecco perchè vengono applicati dei piccoli spacchi e delle pieghe.
  • Le maniche sono a tre quarti per lasciare libera la Regina di fare il suo famosissimo saluto.

Un’altra peculiarità degli abiti è che non vengono utilizzati i bottoni, ma soltanto le zip.

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Il guardaroba stratosferico della Regina Elisabetta II

Fare un’analisi del guararoba della Regina Elisabetta II sarebbe davvero una sfida titanica: parliamo di migliaia e migliaia di capi d’abbigliamento. Questo è dovuto alla prassi che la Sovrana non indossa mai la stessa cosa: sarebbe disdicevole indossare lo stesso capo qualora dovesse incontrare la stessa persona. L’armadio stratosferico è affidato alle cure di 27 dame di compagnia che hanno anche il compito importantissimo della registrazione per evitare l’impasse di cui abbiamo appena accennato. Ogni abito viene schedato con il suo nome, la data e l’occasione in cui è stato indossato.

Caspita allora avrà anche un sacco di borse, direte voi. Invece no perchè in proporzione, come gli altri accessori del resto, sono in numero molto limitato: 150 borse tutte realizzate dalla ditta Launer London che ha sede nella capitale del Regno Unito. Le scarpe, altro classico accessorio femminile, vengono prima calpestate da una persona di fiducia affinchè poi la Regina non soffra quando le avrà ai piedi.

Adesso diamo i numeri: migliaia di abiti, 150 borse, 500 cappellini, pochi guanti bianchi tutti di lunghezza di 15 centimetri, ombrelli trasparenti abbinati in tonalità agli abiti e circa 30 pellicce.

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Qualche curiosità sulla Regina Elisabetta II

All’interno del reparto sartoria c’è un ventilatore per testare gli abiti contro l’effetto Marilyn, immagino che ricordiate l’iconica scena di Marilyn Monroe con il vento che le alzava la gonna. Si testano soprattutto gli abiti con tessuti leggeri ovvero quelli in chiffon e seta. Ultimamente una vittima illustre è stata proprio un membro della Royal Family ovvero Kate Middleton: un soffio di vento le ha alzato l’abito per la gioia dei paparazzi.

La Regina utilizza le borse per inviare messaggi in codice. Si lo so che sembra molto una cosa alla James Bond, ma ascoltatemi: quando poggia la borsa a terra vuol dire che ha vicino una persona noiosa, mentre se è a disagio sposta la borsa da un braccio all’altro.

L’ultima chicca riguarda i pantaloni. Solo una volta Elisabetta II ha indossato dei pantaloni durante una visita in Canada: evidentemente l’esperimento non le è stato gradito perchè non ha più indossato quel capo d’abbigliamento.

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La Regina Elisabetta II e i colori

L’associazione colori – outfit della Regina è davvero automatica nella nostra testa. Tuttavia, c’è uno specifico motivo per cui Elisabetta II tiene in particolare considerazione i colori nelle sue mise ed è il detto inglese: “has to be seen to be believed” che possiamo tradurre come “per essere creduta devi essere vista”. I colori particolari la rendono un punto di riferimento per la folla dei sudditi che vuole sempre seguirla con lo sguardo. Inoltre facilita notevolmente anche il lavoro alla sicurezza.

Il colore preferito è il rosa. La Sovrana è legata a questo colore poichè è quello che ha iniziato a indossare all’inizio della sua carriera da regnante proprio per dare l’idea di una regina più vicina al popolo, suggerendo una monarchia meno austera. Negli anni ha utilizzato delle tonalità più accese di rosa: ad esempio l’ultima volta che è venuta in visita ufficiale in Italia era vestita di color glicine.

Il colore preferito per cerimonie familiari è il giallo. Elisabetta II associa la tonalità al sentimento della felicità. Tra gli altri ha un abito che si chiama buttercup, giallo burro, che eccezionalmente ha utilizzato più volte, perfino durante il Royal Wedding.

Il colore azzurro viene utilizzato spesso e rappresenta per lei la devozione nei confronti del popolo inglese. Una teoria che ha seguito anche durante l’ultima visita in Irlanda dove era vestita di verde per inviare un messaggio di benevolenza nei confronti di un paese che è verde e lussureggiante.

Non indossa mai il nero se non in occasione di funerali o Memorial Day.

Pensate che il colore degli abiti della Regina è un trend talmente forte che addirittura ci sono broker che scommettono sul colore che sceglierà nella successiva cerimonia.

Scopri tutto anche su una grande First Lady del passato: Icone di stile: Jacqueline Kennedy.

 

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Icone di stile: Jacqueline Kennedy

La rubrica Vita da Stella pensata per Radio Vigevano ha la pretesa di diventare il salotto di Radio Vigevano. Parlerà di misteri e curiosità legate al mondo della moda attraverso le Icone di Stile. Le Icone di stile sono tutte quelle persone del mondo dello spettacolo della cultura e dell’arte in generale dotate di magnetismo, e carisma, dotate di quella particolare caratteristica che gli inglesi chiamano effortless: lo stile senza sforzo. Sono tutti quei personaggi del passato e del nostro tempo che calvalcano le tendenze e le superano, diventando essi stessi tendenze. Si trasformano in esempi da cui trarre spunti e idee di outfit.

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Lo stile della First Lady Jacqueline Kennedy

Il primo personaggio che mi ha ispirato questa rubrica è: Jacqueline Kennedy, moglie del 35esimo Presidente degli Stati Uniti e poi in seconde nozze moglie dell’armatore greco Onassis. Jacqueline chiamata affettuosamente “Jacky” dagli americani, la giovane First Lady fu in grado, in soli di due anni di permanenza alla Casa Bianca, di dare vita al mito della giovane coppia: bella potente e ricca. Lo fece credendo nella forza mediatica delle immagini, centellinando gli scatti privati e monitorando le immagini pubbliche.

Qualcuno disse che la campagna politica di Kennedy fu vinta “a colpi di guardaroba”! Creò quello che agli americani mancava, ovvero una dinastia: la dinastia dei Kennedy. Tre sono gli abiti che la legano in modo indelebile alla storia:

  • Il tubino nero e il velo in pizzo nero che indossava quando incontò il Papa Giovanni XXIII.
  • Il tailleur rosso che indossava quando in un documentario aprì le porta della Casa Bianca: l’opera serviva a documentare le opere di ripristino e di recupero della memoria storica americana. I lavori furono magistralmente diretti da lei.
  • Il tailleur rosa di Coco Chanel che indossava il giorno dell’assassinio del marito.

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Proprio su quest’ultimo si concentrano le curiostà e i misteri. Il primo dubbio: il tailleur rosa era un originale Coco Chanel? O un falso? Io penso che la verità, come sempre, stia nel mezzo. Vi spiego perchè: durante la campagna politica Nixon tacciò Kennedy di essere poco patriottico, perchè la moglie indossava abiti acquistati all’estero firmati da stilisti stranieri. Per questo motivo fu così che Jacqueline decise di farsi fare i tailleur Chanel presso la famosa sartoria americana Chez Ninon il cui direttore era Karl Lagerfeld.
Era risaputo che le materie prime che Chez Ninon utilizzava ovvero stoffa, bottoni e passamanerie erano inviate proprio dalla casa madre francese. Non era neppure un problema di prezzo, in quanto il prezzo americano/francese, era lo stesso.

Ma perchè tra tutti i colori proprio quella tonalità di rosa? Kennedy adorava la moglie con quel colore, pensava che il rosa fosse il colore più adatto a valorizzare la raffinata bellezza della moglie: voleva che tutta Dallas, tutte le Texane, vedessero quanto bella fosse la sua Jacky. Ma molti, e io sono dello stesso parere, pensano che anche la scelta di quel colore fosse una mossa strategica – politica. Pensate che per le donne aristocratiche americane avere un tailleur di Chanel nell’armadio era una dichiarazione di modernità, d’indipendenza. Mentre il rosa, colore iper femminile per eccellenza, sarebbe servito a schiacciare l’occhiolino ad una classe americana più tradizionalista e conservatrice. Jacqueline tenne il tailleur rosa anche durante il frettoloso giuramento del Presidente Lyndon Baines Johnson che succedette a Kennedy, e lo tenne fino al rientro a Washington. La First Lady, con composta dignità, voleva dimostrare a tutti gli americani cosa era stato fatto non solo a John ma a tutta l’America. Il tailleur è conservato in una stanza sottovuoto, nonchè ancora macchiato, e per volere dei famigliari potrà essere messo alla vista del pubblico solo fra 100 anni. Un vero peccato!

Il tailleur rosa è il capo che è stato più copiato: ad esempio nella mini serie I Kennedy del 1991 e nel film Jackie, con protagonista Natalie Portman, del 2016. Grazie alla minuziosa ricerca di particolari a cui contribuì la casa madre francese che procurò i bottoni e la passamaneria originale, la costumista vinse i BAFTA Awards per i migliori costumi e fu candidata agli OSCAR.

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La consulenza d’immagine di Oleg Cassini

Il guardaroba di Jacky era composto da circa 300 pezzi. La First Lady amava gli stilisti francesi, come YSL, Balenciaga Chanel, ma grazie alla sua innata capacità di mediare l’istinto con la ragionevolezza scelse Oleg Cassini, stilista francese residente a New York e insieme strutturarono un armadio di 300 pezzi. Jacky era una donna di una bellezza controcorrente rispetto alle bellezze degli anni 60. Minuta e con un fisico androgino, poco seno, punto vita inesistente, direi quasi una donna dalla forma rettangolare, baricentro leggermente basso. Il focus del suo stile era il colore: fu la regina del Block Color e le linee dei suoi abiti, rigorosamente senza maniche, erano di linea ad A, le gonne al ginocchio e le giacche dalla linea a scatola realizzati con tessuti corposi e rigidi non aderivano mai al corpo. Questo era stato studiato per raggiungere due obiettivi:

  • creare una linea femminile e dei volumi dove effettivamente non c’erano
  • Jacky era sempre perfetta, mai stropicciata e sempre in ordine.

Oleg Cassini, che aveva fatto anche il costumista, sapeva quale poteva essere l’importanza di creare uno stile unico e riconoscibile in una consulenza d’immagine su misura per imprimere nella storia un’icona di stile: ecco perchè gli abiti erano spesso adornati da accessori vistosi come grandi bottoni e grandi fiocchi piatti. Jacqueline Kennedy non amava indossare i gioielli ed era legatissima alla sua collana a tre giri di perle, preferiva invece indossare la bigiotteria: era convinta che i gioielli fossero sorpassati e appesantissero il look. La pettinatura morbida ad onde e il pillow-box hat, ovvero il tamburello che portava nel retro della nuca, alleggerivano un viso dalla forma sfacciatamente quadrata. Fu la prima a infoltirsi le sopracciglia e a ridesignarle ad ali di gabbiano, altro che Cara Delevingne!

Mantenne un look minimalista anche con il passare degli anni, quando cedette ad una corte sfrenata da parte di Aristotele Onassis. Abbandonò il Block Color in favore di outfit bianchi e neri, gonne gitane, pantaloni capri, sandali capresi, grandi occhiali e foulard Hermès. Venne poi fotografata spesso con la borsa Gucci modello Constance: fu così che la Maison decise di rinominare quel modello Jackie O. Modello tuttora in produzione, rivisitato più volte negli anni, ma ancora oggi sotto il braccio di molte donne. Magari anche alcune di voi non lo sanno ma sulla spalla hanno un pezzo di storia!

Un armadio fuori controllo

Una nuova vita ha bisogno di una consulenza d’immagine

Aurora mi contatta per una consulenza d’immagine a 360°. Lei ha raggiunto l’età dei quarant’anni e la sua vita è a una svolta: è andata finalmente a vivere da sola, ha iniziato un nuovo lavoro. Questa nuova fase dell’esistenza prevede dei cambiamenti, infatti lei si sente diversa, pronta ad affrontare nuove sfide, più matura e più consapevole di quanto non si sentisse solo qualche mese prima.

La trasformazione parte da tanti aspetti: Aurora ha iniziato un percorso con una nutrizionista e si è iscritta ad una palestra. Una nuova forma per una nuova percezione di sè stessa sia fisica, che nel look. Lei mi conosce, sa come lavoro e mi chiede una consulenza d’immagine per aiutarla a cambiare il suo stile.

Il suo entusiasmo è contagioso, trascinante direi: si tratta dello stato d’animo di chi, finalmente, ha trovato il coraggio di affrontare le proprie paure e i propri limiti e ha deciso di voltare pagina.

Non vedo l’ora di incontrarla e di lavorare con lei e per la nuova lei.

Un passo alla volta verso la giusta consulenza d’immagine

Ogni cambiamento va affrontato gradualmente come una scala dove salire un passo alla volta verso il look perfetto. In questo modo si evita che l’entusiasmo, che fa da ottimo motore trainante ad Aurora, non si ingolfi di fronte alle prime difficoltà. Questo può succedere quando le aspettative che si nutrono sono molto alte e vorremmo vedere risultati immediati. Tuttavia nessuno ha la bacchetta magica, nemmeno nella consulenza d’immagine, e soprattutto ogni cambiamento va meditato, assimilato e “digerito”. Solo così la nuova Aurora potrà essere in piena armonia con sè stessa. Quindi andrò a rispecchiare la sua personalità senza stravolgerla, ma esaltandola con i nuovi outfit.

Durante i nostri primi incontri ci occupiamo di analisi dei colori e delle forme del suo corpo. Individuiamo i suoi punti “deboli” per andarli poi a mascherare al meglio, ci concentriamo particolarmente sui i suoi punti “forti” e… parliamo. Mi racconta di sé, delle sue aspettative, di ciò che le piace. L’aiuto a guardarsi con occhi “nuovi”: il suo sguardo deve essere non quello fugace di ogni mattina quando si prepara, no deve fare uno sforzo sovrapponendo la nuova immagine a quella già riflessa. Per questa ragione, mentre siamo davanti allo specchio, le spiego come sottolineare le spalle e il décolleté, sfilare i fianchi, “allungare” le gambe.

La consulenza d’immagine le fa capire quali capi prediligere e quali colori utilizzare per esaltare il suo incarnato.

L’analisi del guardaroba nella consulenza d’immagine

Ora che abbiamo individuato il suo nuovo stile, l’ultimo passo che ci resta da affrontare è l’analisi del guardaroba nella consulenza d’immagine.

Quando arrivo a casa sua e mi mostra la stanza dove conserva gli abiti, gli accessori e quant’altro mi rendo conto che quella sarà la scommessa più grossa: fare ordine tra le numerose e voluminose “cataste” di abiti. In questo passaggio della consulenza d’immagine siamo andate a selezionare, provare, scegliere, buttare, buttare, buttare, riordinare, fare spazio perché il caos è il primo sintomo di confusione e di malessere. Inoltre spesso non percepiamo di quanto sia negativo l’impatto che ha su di noi: vedere un tale disordine ci stressa e ci mette di cattivo umore anche in un gesto semplice, come è quello di scegliere cosa indossare quotidianamente.

Guardando i mucchi di vestiti capisco come deve essersi sentita lei, percepisco il disagio e il suo bisogno di uscirne, sento che ogni cambiamento dovrà passare necessariamente da questa fase: fare ordine per fare spazio al nuovo in tutti i sensi.

La selezione e la stagionalità nella consulenza d’immagine

Ci siamo buttate a capofitto: ormai eravamo ad un punto cruciale della consulenza d’immagine. Innanzitutto abbiamo diviso tutti i capi e gli accessori per stagione. Abbiamo poi continuato la differenziazione dividendo ogni stagione per categoria: capispalla, pantaloni, gonne, camicie, maglie, scarpe, borse. Quindi questo rigoroso lavoro ha previsto l’analisi, la selezione, l’eliminazione di tutto ciò che era rotto, sgualcito, infeltrito, scolorito e rovinato.

Alla fine ci siamo concentrate su ciò che era rimasto scegliendo i capi che si potevano adattare al suo look.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giunti a questo punto e solo a questo punto, abbiamo potuto introdurre qualche novità focalizzanzodi sull’effetto addosso ad Aurora: abbiamo bandito tutti i pantaloni a vita bassa che le stringevano i fianchi mettendo in evidenza antiestetici cuscinetti, in favore dell’introduzione dei pantaloni a vita alta. Della categoria siamo andate a prediligere i modelli più larghi dal ginocchio in giù, abbinandoli con camicie e top già presenti nel suo guardaroba. L’abbinamento dei colori ai colori naturali di Aurora si è rivelato vincente per darle fascino: un altro obiettivo raggiunto nella consulenza d’immagine.

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando ho visto il sorriso entusiasta di Aurora mentre provava i suoi nuovi outfit, non ho potuto fare a meno di pensare che più le sfide sono difficili maggiore è la soddisfazione.

Buona nuova vita Aurora!

Laura: con un sogno per la testa

Laura, 21 anni e un’idea fissa…

Laura ha 21 anni, è giovane e piena di vita. Ha terminato da poco gli studi ma non ha ancora le idee chiare su cosa fare. O meglio, lei di idee ne avrebbe anche, anzi un’idea fissa: vorrebbe fare la fotografa, è sempre stata la sua passione, fin da quando era piccola e portava l’apparecchio ai denti, gli occhiali e i codini. Il fatto è che là fuori il mondo degli “adulti” sembra molto più complicato di quello al quale era abituata.

E’ alta, bionda, con un fisico appariscente che le piace mettere in mostra. Adora gli abiti attillati, i jeans strappati, le gonne molto corte, le magliette che lasciano la pancia scoperta. Ama i tacchi alti e non esce mai senza il suo rossetto fucsia e senza essersi truccata gli occhi verdi con l’eyeliner, che, come dice il suo amico Luca, “c’ha du occhi che sembran quattro”. Non passa certo inosservata ma, in fondo, è così che le è sempre piaciuto.

Alla ricerca di un lavoro: il nostro look è il nostro biglietto da visita

I “problemi” sono iniziati dopo la scuola, quando ha dovuto pensare a cercarsi un lavoro. Ha cominciato  facendo il giro degli studi fotografici, proponendosi come “aiuto” per i servizi di matrimoni, comunioni e cresime, poi è passata alle agenzie pubblicitarie, ma anche a quelle immobiliari, in fondo hanno tutte quelle foto di case appese in vetrina. Da qualche parte doveva pur cominciare, così  due o tre volte la settimana gira per la città portandosi dietro una chiavetta dove sono archiviate tutte le sue foto, tutte le più belle. Eppure, fino ad ora, nessuno l’ha presa sul serio, le foto manco le hanno guardate. Ha rimediato qualche invito a cena o qualche proposta per fare la ragazza immagine in discoteca.

Eppure lei sa di essere brava.

Ha provato anche a proporsi direttamente su facebook, comunioni, cresime, feste di compleanno, qualsiasi cosa. Anche lì i suoi scatti con più likes sono i suoi selfie in bikini o con l’abito scollato. I commenti tutti sul suo aspetto fisico.

Che fare? Lei al suo sogno non vuole rinunciare ma è convinta di aver bisogno di un nuovo look. Qualcosa che la rappresenti ma riesca anche a trasmettere la sua determinazione e la sua professionalità, e perché no? Anche la sua competenza.

Vorrebbe che la sua immagine oltre al suo aspetto fisico riuscisse a valorizzare e a mettere in risalto anche altre qualità. Vorrebbe che parlasse di lei

“Solo le persone superficiali non giudicano dalle apparenze” Oscar Wilde

Non so se solo le persone superficiali non giudichino dalle apparenze, ma credo fermamente che sia molto molto difficile se non impossibile non percepire l’altro innanzi tutto per come si presenta. Tutti noi abbiamo una vita sociale, usciamo, portiamo i bambini a scuola, andiamo a fare la spesa, parliamo con i vicini, con le persone che incontriamo, andiamo al lavoro. Per tutti noi, vivendo di relazioni, l’apparire è una manifestazione necessaria anzi direi imprescindibile e, soprattutto è la prima cosa che si “spende” nel contattare l’altro. Quando dico tutti noi, intendo proprio tutti, sia che usciamo con un tacco del 12 e una minigonna vertiginosa, sia che ci infiliamo un paio di jeans e una maglia oversize o un completo classico o un paio di mutande sulla testa, noi stiamo più o meno consciamente, trasmettendo un messaggio.  Che il messaggio sia sono “una strafiga” o “non c’è trippa per gatti” o “mi sono alzata con la luna storta” o anche “non mi importa dell’immagine è quello che ho dentro che conta”… in ogni caso sempre ma proprio sempre per il solo fatto di uscire di casa e di mescolarci agli altri noi veniamo percepiti per come ci presentiamo. (Vi avverto che nel caso delle mutande il messaggio potrebbe essere un po’ contraddittorio ma quest’esempio un po’ bizzarro mi aiuta spiegare quello che vorrei dire.)

La nostra immagine parla di noi anche quando vorremmo che se ne stesse zitta, anche quando ci disinteressiamo a lei, lei, l’immagine continuerà a ciarlare indisturbata… mi viene in mente l’ombra di Peter Pan che per quanto sia la “sua” si stacca da lui e vive di vita propria. Quello che voglio dire è che siccome della nostra immagine/ombra non possiamo fare a meno, dobbiamo imparare a cucircela addosso e a farcela alleata.

Avete presente Madonna giovanissima in “Cercasi Susan disperatamente”?

 

Il “problema” di Laura è un problema comune a molte persone. Nel suo caso lei, giovanissima, ha sempre giocato con il suo aspetto, la sua “preoccupazione” era quella di essere carina, desiderabile, provocante, di divertirsi come tutte le ragazze della sua età. Il suo guardaroba è il guardaroba di una ragazzina un po’ rock , avete presente Madonna giovanissima in “Cercasi Susan disperatamente”? Chiodo di pelle corto in vita, mini mozzafiato, magliette portate annodate, top corti e scollatissimi. La sua immagine parla di una ragazza frizzante, estroversa, che ama divertirsi ma non dice nulla di Laura giovane donna in cerca di lavoro, fotografa sensibile, con tanta voglia di fare e di impegnarsi.

In questo caso la sfida è quella di mantenere il più possibile intatta l’immagine che Laura ha di sé, quella in cui si sente sé stessa e a proprio agio rendendola più spendibile ed adatta ad un ambito lavorativo. Il primo passo è stato quello di integrare i capi rock con dettagli più femminili e meno aggressivi, una gonna plissettata e una maglia bon ton si sono rivelate perfette per lo scopo. Ho poi abbinato i jeans strappati ad una camicia bianca con voulant al posto del polsino e utilizzato il top come gilet ottenendo un outfit giovane e raffinato e molto molto modaiolo.

Se gli acquisti sono fatti con criterio ogni pezzo si combina con altri capi creando out fit sempre diversi

Pensando ai colloqui di lavoro, ho introdotto una giacca blu doppiopetto della nuova collezione 365 Marella: la giacca rende “autorevole” ogni out fit e sarà perfetta  su jeans e t-shirt oltretutto questa si lava in casa, non si stira e non si stropiccia. Adattissima per giornate frenetiche in giro per la città e sempre impeccabile… da abbinare anche all’out fit precedente con camicia e top.  Laura potrà poi giostrare gli accessori dorati abbinandoli sia ai jeans a zampa che  all’abito plissée. Lo stesso abito potrà utilizzarlo con una delle sue t-shirt bianca e abbinarlo al giubbotto di pelle e alle sneakers ottenendo un look giovane e di sicuro effetto. Questo dimostra anche che se gli acquisti sono fatti con criterio ogni pezzo si combina con altri capi creando out fit SEMPRE diversi.

 

 

 

 

 

 

 

 

Gli out fit studiati per Laura non tradiscono l’immagine che lei vuole dare di sé ma la rendono più articolata e intrigante, più consapevole ed adulta. L’impressione non è più quella di una ragazzina con le idee un po’ confuse ma quella di una giovane donna sicura e con le idee chiare, capace di giocare con gli abbinamenti con eleganza e originalità. Quando un out fit si accorda perfettamente all’immagine che la persona ha di se stessa, è in grado di dare maggiore “spessore” alle parole e alle idee che esprime. Sono sicura che al prossimo colloquio Laura riuscirà a farsi valere… aspetto impaziente che mi dia sue notizie!