coco-chanel-vita-da-stella-consulenza-immagine-4

Coco Chanel…C’era una volta

C’era una volta una una bimba di umili origini il cui padre era un venditore ambulante, mentre la madre era una lavandaia. Quella bimba però divenne la regina di Parigi che tuttora viene ricordata: la leggenda Coco Chanel.

C’era una volta una bimba che fu abbandonata in un orfanotrofio dal padre, che non vide mai più, ma lei preferiva dire che egli era partito per l’America in cerca di fortuna.

C’era una volta una bella e giovane donna che si esibiva davanti alle truppe di cavalleria e che cantava spesso la canzone “Qui qa’ vu Coco dans le Trocaderò?” Però raccontava che il nomignolo le era stato dato dal padre.

Una donna geniale, creativa e innovativa che vestì le donne come nessuno aveva fatto fino ad allora.

Le donne non erano più solo madri e spose ma si facero carico, a causa della guerra, di doveri fino ad allora considerati maschili. Le donne dovevano essere comode, evitando di sembrare aggressive o imbecilli (parole dette durante una delle sue famose innumerevoli interviste).

coco-chanel-vita-da-stella-consulenza-immagine-2

Elementi innovativi dello stile Chanel: la consulenza d’immagine secondo Coco

Coco Chanel ha condotto una vera e propria rivoluzione in tutti gli aspetti dello stile di vita delle donne della sua epoca e non solo:

  1. Mostrare le gambe: tutti gli abiti della casa erano più corti della concorrenza.
  2. Liberare il punto vita: eliminazione di stecche e corsetti.
  3. Nobilitare il nero: grazie a lei, il nero divenne il colore sinonimo di eleganza. Prima veniva utilizzato solo per i funerali indicando il lutto, oppure per le divise della servitù. A lei si riconduce il “Petit Robe Noir” ovvero il famoso tubino nero che rivoluziono l’armadio di tutte le donne.
  4. Tagliare i capelli: lo stile corto diventa nuovo simbolo di una seduzione inedita.
  5. Utilizzare i capi maschili: si rifiutò di cavalcare all’amazzone e fu la prima ad indossare i pantaloni, capo per eccellenza che identifica lui.
  6. Mostrare e prediligere un colorito abbronzato: Coco Chanel fu la prima a mettere sul mercato il primo olio abbronzante.
  7. Utilizzare il tessuto jersey: prima delle sue idee innovative veniva destinato al confezionamento della biancheria intima.
  8. L’invenzione della bigiotteria: la stilista trovava provocatorio e ignobile mostrarsi con al collo gioielli dal valore spropositato. Secondo lei infatti, lo scopo dei gioielli non era quello di sembrare più ricchi, ma più belli.

Quindi già le linee guida appena espresse ci fanno capire come Coco Chanel fosse abile nell’utilizzare la consulenza d’immagine a 360 gradi: analisi del viso, analisi della figura, analisi del colore e analisi del guardaroba.

coco-chanel-vita-da-stella-consulenza-immagine-3

La consulenza d’immagine espressa nei colori scelti da Coco Chanel

Solo 5 erano i colori principali scelti dalla stilista francese Coco Chanel:

  • Nero: colore che rappresenta l’essenziale. Questa tonalità mette in risalto la naturale luce della donna e richiama il rigore monastico dell’orfanotrofio di Aubazine.
  • Bianco: colore da cui tutto ha origine come la luce che lambendo ogni cosa la rende viva. Il bianco ha la funzione di illuminare. Anche la tonalità candida proviene dall’infanzia di Coco Chanel perchè bianchi erano i copricapi delle monache che vedeva quotidianamente.
  • Beige: evoca calore e semplicità. Si tratta della stessa tonalità della terra dell’Alvernia (terra d’origine), nonchè il colore della sabbia di Deuville, del Lido di Venezia, del colorito naturale di chi vive all’aria aperta.
  • Oro: include due facce della stessa medaglia, ossia il vero e il falso. L’oro vero dei regali dei suoi corteggiatori, l’oro falso della sua bigiotteria. L’oro che ornava le vesti clericali della sua infanzia, l’oro della Basilica di San marco dell’Impero Bizantino e dell’arte barocca che le furono sempre fonte di grande ispirazione.
  • Rosso: il colore della vita, del sangue e della passione. Metterlo sulle labbra è una dichirazione di buonumore. Gli uomini non sopportano le donne che si piangono addosso.

Una palette tanto semplice, quanto radicata nei principi della consulenza d’immagine.

I segreti dell’Atelier di Coco Chanel

Ogni leggenda che si rispetti ha dei segreti, e l’Atelier di Coco Chanel non può certo sfigurare in tal senso:

  • La sede storica si trova a Parigi al n.31 di Rue Cambon.
  • In realtà ci sono 4 Atelier o meglio 4 laboratori: due si occupano di tessuti di sartoria e due si occupano di tulle chiffon organza “flou”. Inoltre c’è un laboratorio chiamato “galon” che si occupa esclusivamente delle rifiniture e delle decorazioni (bottoni, passamanerie fodere).
  • La sarta più anziana, quella con più esperienza, la depositaria di tutti i segreti della Maison è la Premier: costei coordina e sovraintende a tutti i 4 atelier. L’organigramma è come una piramide in quanto la Premier ha tre Second Premier che, a loro volta, hanno tre apprendiste sarte destinate a diventare le future depositarie dei segreti dell’Atelier.
  • In ogni stagione si gestiscono collezioni da circa 70 capi.
  • Una giacca Chanel può arrivare a costare circa 100mila euro e la cliente può richiedere l’esclusiva.
  • Il direttore creativo, Karl Lagerfeld fino all’ultima collezione di febbraio 2o19 ora Virginie Viard, disegna il modello che verrà prima realizzato in mussola.
  • Si prendono ben 30 misure della cliente e solo i pezzi che compongono la giacca sono 18. Ogni pezzo in carta modello viene spillato e definito con il gesso. Passa poi dalle mani esperte della Premier che consegnerà il capo in una delle boutique sparse per il mondo (Londra, Parigi, New York, Hong Kong) per la prima prova. Arrivati a questo punto si effettuano le dovute modifiche e si cuce il tutto rigorosamente a mano.
  • Il direttore artistico decide circa i bottoni, la passemanerie, le fodere e le asole: ogni bottone per ogni asola (così voleva Coco Chanel). Infine si consegna il tutto alla Premier che si occuperà di recapitarlo personalmente per la seconda prova .  Il capo ritorna quindi a Parigi dove è definito e controllato nei minimi dettagli, finchè non è pronto per essere indossato.

coco-chanel-vita-da-stella-consulenza-immagine-1

2.55 Un concentrato simbolico della storia di Coco Chanel

2.55 è l’iconica borsa della stilista francese e anche su di essa si concentrano una serie di curiosità e miti che andiamo a scoprire:

  • 2.55 è la borsa più copiata (ancora oggi) al mondo. Coco era fiera di essere copiata e lo sarebbe ancora oggi, più donne vestivano “a la Chanel” più era felice.
  • Tra le grandi firme che hanno provato a copiare lo stile unico della 2.55 c’è anche Yves Saint Laurent. In occasione della creazione dell’abito nero per Audrey Hupert, Coco Chanel non lasciò spazio a repliche dichiarando: “Saint Laurent ha un gusto eccellente quanto più mi copia, tanto più dimostra di avere classe.”
  • 2.55 sono le cifre della data del febbraio 1955: data di concepimento del design dello storico accessorio.
  • Nera perchè, come già detto prima, era il colore degli abiti monacali. Invece l’interno è bordeaux come le divise dei bimbi dell’orfanotrofio.
  • In jersey matlassè (poi fu realizzata anche in pellami nobili) per dare alla borsa più volume e forma e perchè ricorda il gilet degli stallieri.
  • La 2.55 ha una tasca aperta sul retro per le monetine e le chiavi, una tasca all’interno con zip nella patta di chiusura. In questo scomparto segreto la leggenda dice che Coco vi nascondesse le lettere dei suoi ammiratori.
  • La patta di chiusura è leggermente stondata: il motivo della forma anomala sarebbe il richiamare il sorriso della gioconda che lei spesso amava scarabocchiare sui suoi bozzetti.

Come riconoscere una 2.55 originale da una 2.55 falsa.

Chiaramente, oltre a tentativi di copia ufficiale da parte di altri brand della borsa 2.55, ci sono moli falsi in giro. Tuttavia ci sono diversi indizi che ci fanno capire se siamo di fronte ad una brutta copia:

  1. I rombi interi nella parte posteriore della borsa devono sempre essere di numero dispari.
  2. Le cuciture della tasca esterna applicata devono perfettamente combaciare con le cuciture della borsa.
  3. Il cursore della cerniera interna ha 3C.
  4. Il numero di serie della borsa è inciso e mai stampato. Inoltre il numero non è mai a nove cifre ma sempre meno e deve assolutamente corrispondere con quello del cartellino che accompagna la borsa.
  5.  La Maison non rilascia certificati di autenticità. Diffidate se qualcuno ve lo propone.
  6.  Il logo con la doppia C è sempre uguale: la C di destra sovrasta la C di sinistra in alto mentre in basso, la C di sinistra è quella che “passa sopra” alla C di destra. Il segno grafico identificativo è posto chirurgicamente al centro della borsa e il retro della chiusura a doppia C, ha sempre inciso sulla sinistra la scritta Chanel e sulla destra la scritta Paris.
  7. Stesso materiale per chiusura e scritta Chanel: se la chiusura a doppia C è argento, la scritta sarà sempre argento; se è oro invece, allora anche la scritta sarà oro. I colori non sono mai diversi ma sempre accoppiati perfettamente.
  8. Il valore della borsa 2.55 aumenta ogni anno di circa 300 euro.

Leggi anche l’articolo: Icone di stile: Elisabetta II.

stella-rampollo-cari-moda-fashion-boutique-abbigliamento-consulenza-immagine-colori-icone-di-stile-jacqueline-kennedy-4

Icone di stile: Jacqueline Kennedy

La rubrica Vita da Stella pensata per Radio Vigevano ha la pretesa di diventare il salotto di Radio Vigevano. Parlerà di misteri e curiosità legate al mondo della moda attraverso le Icone di Stile. Le Icone di stile sono tutte quelle persone del mondo dello spettacolo della cultura e dell’arte in generale dotate di magnetismo, e carisma, dotate di quella particolare caratteristica che gli inglesi chiamano effortless: lo stile senza sforzo. Sono tutti quei personaggi del passato e del nostro tempo che calvalcano le tendenze e le superano, diventando essi stessi tendenze. Si trasformano in esempi da cui trarre spunti e idee di outfit.

stella-rampollo-cari-moda-fashion-boutique-abbigliamento-consulenza-immagine-colori-icone-di-stile-jacqueline-kennedy-3

Lo stile della First Lady Jacqueline Kennedy

Il primo personaggio che mi ha ispirato questa rubrica è: Jacqueline Kennedy, moglie del 35esimo Presidente degli Stati Uniti e poi in seconde nozze moglie dell’armatore greco Onassis. Jacqueline chiamata affettuosamente “Jacky” dagli americani, la giovane First Lady fu in grado, in soli di due anni di permanenza alla Casa Bianca, di dare vita al mito della giovane coppia: bella potente e ricca. Lo fece credendo nella forza mediatica delle immagini, centellinando gli scatti privati e monitorando le immagini pubbliche.

Qualcuno disse che la campagna politica di Kennedy fu vinta “a colpi di guardaroba”! Creò quello che agli americani mancava, ovvero una dinastia: la dinastia dei Kennedy. Tre sono gli abiti che la legano in modo indelebile alla storia:

  • Il tubino nero e il velo in pizzo nero che indossava quando incontò il Papa Giovanni XXIII.
  • Il tailleur rosso che indossava quando in un documentario aprì le porta della Casa Bianca: l’opera serviva a documentare le opere di ripristino e di recupero della memoria storica americana. I lavori furono magistralmente diretti da lei.
  • Il tailleur rosa di Coco Chanel che indossava il giorno dell’assassinio del marito.

stella-rampollo-cari-moda-fashion-boutique-abbigliamento-consulenza-immagine-colori-icone-di-stile-jacqueline-kennedy-1

Proprio su quest’ultimo si concentrano le curiostà e i misteri. Il primo dubbio: il tailleur rosa era un originale Coco Chanel? O un falso? Io penso che la verità, come sempre, stia nel mezzo. Vi spiego perchè: durante la campagna politica Nixon tacciò Kennedy di essere poco patriottico, perchè la moglie indossava abiti acquistati all’estero firmati da stilisti stranieri. Per questo motivo fu così che Jacqueline decise di farsi fare i tailleur Chanel presso la famosa sartoria americana Chez Ninon il cui direttore era Karl Lagerfeld.
Era risaputo che le materie prime che Chez Ninon utilizzava ovvero stoffa, bottoni e passamanerie erano inviate proprio dalla casa madre francese. Non era neppure un problema di prezzo, in quanto il prezzo americano/francese, era lo stesso.

Ma perchè tra tutti i colori proprio quella tonalità di rosa? Kennedy adorava la moglie con quel colore, pensava che il rosa fosse il colore più adatto a valorizzare la raffinata bellezza della moglie: voleva che tutta Dallas, tutte le Texane, vedessero quanto bella fosse la sua Jacky. Ma molti, e io sono dello stesso parere, pensano che anche la scelta di quel colore fosse una mossa strategica – politica. Pensate che per le donne aristocratiche americane avere un tailleur di Chanel nell’armadio era una dichiarazione di modernità, d’indipendenza. Mentre il rosa, colore iper femminile per eccellenza, sarebbe servito a schiacciare l’occhiolino ad una classe americana più tradizionalista e conservatrice. Jacqueline tenne il tailleur rosa anche durante il frettoloso giuramento del Presidente Lyndon Baines Johnson che succedette a Kennedy, e lo tenne fino al rientro a Washington. La First Lady, con composta dignità, voleva dimostrare a tutti gli americani cosa era stato fatto non solo a John ma a tutta l’America. Il tailleur è conservato in una stanza sottovuoto, nonchè ancora macchiato, e per volere dei famigliari potrà essere messo alla vista del pubblico solo fra 100 anni. Un vero peccato!

Il tailleur rosa è il capo che è stato più copiato: ad esempio nella mini serie I Kennedy del 1991 e nel film Jackie, con protagonista Natalie Portman, del 2016. Grazie alla minuziosa ricerca di particolari a cui contribuì la casa madre francese che procurò i bottoni e la passamaneria originale, la costumista vinse i BAFTA Awards per i migliori costumi e fu candidata agli OSCAR.

stella-rampollo-cari-moda-fashion-boutique-abbigliamento-consulenza-immagine-colori-icone-di-stile-jacqueline-kennedy-2

La consulenza d’immagine di Oleg Cassini

Il guardaroba di Jacky era composto da circa 300 pezzi. La First Lady amava gli stilisti francesi, come YSL, Balenciaga Chanel, ma grazie alla sua innata capacità di mediare l’istinto con la ragionevolezza scelse Oleg Cassini, stilista francese residente a New York e insieme strutturarono un armadio di 300 pezzi. Jacky era una donna di una bellezza controcorrente rispetto alle bellezze degli anni 60. Minuta e con un fisico androgino, poco seno, punto vita inesistente, direi quasi una donna dalla forma rettangolare, baricentro leggermente basso. Il focus del suo stile era il colore: fu la regina del Block Color e le linee dei suoi abiti, rigorosamente senza maniche, erano di linea ad A, le gonne al ginocchio e le giacche dalla linea a scatola realizzati con tessuti corposi e rigidi non aderivano mai al corpo. Questo era stato studiato per raggiungere due obiettivi:

  • creare una linea femminile e dei volumi dove effettivamente non c’erano
  • Jacky era sempre perfetta, mai stropicciata e sempre in ordine.

Oleg Cassini, che aveva fatto anche il costumista, sapeva quale poteva essere l’importanza di creare uno stile unico e riconoscibile in una consulenza d’immagine su misura per imprimere nella storia un’icona di stile: ecco perchè gli abiti erano spesso adornati da accessori vistosi come grandi bottoni e grandi fiocchi piatti. Jacqueline Kennedy non amava indossare i gioielli ed era legatissima alla sua collana a tre giri di perle, preferiva invece indossare la bigiotteria: era convinta che i gioielli fossero sorpassati e appesantissero il look. La pettinatura morbida ad onde e il pillow-box hat, ovvero il tamburello che portava nel retro della nuca, alleggerivano un viso dalla forma sfacciatamente quadrata. Fu la prima a infoltirsi le sopracciglia e a ridesignarle ad ali di gabbiano, altro che Cara Delevingne!

Mantenne un look minimalista anche con il passare degli anni, quando cedette ad una corte sfrenata da parte di Aristotele Onassis. Abbandonò il Block Color in favore di outfit bianchi e neri, gonne gitane, pantaloni capri, sandali capresi, grandi occhiali e foulard Hermès. Venne poi fotografata spesso con la borsa Gucci modello Constance: fu così che la Maison decise di rinominare quel modello Jackie O. Modello tuttora in produzione, rivisitato più volte negli anni, ma ancora oggi sotto il braccio di molte donne. Magari anche alcune di voi non lo sanno ma sulla spalla hanno un pezzo di storia!

Un armadio fuori controllo

Una nuova vita ha bisogno di una consulenza d’immagine

Aurora mi contatta per una consulenza d’immagine a 360°. Lei ha raggiunto l’età dei quarant’anni e la sua vita è a una svolta: è andata finalmente a vivere da sola, ha iniziato un nuovo lavoro. Questa nuova fase dell’esistenza prevede dei cambiamenti, infatti lei si sente diversa, pronta ad affrontare nuove sfide, più matura e più consapevole di quanto non si sentisse solo qualche mese prima.

La trasformazione parte da tanti aspetti: Aurora ha iniziato un percorso con una nutrizionista e si è iscritta ad una palestra. Una nuova forma per una nuova percezione di sè stessa sia fisica, che nel look. Lei mi conosce, sa come lavoro e mi chiede una consulenza d’immagine per aiutarla a cambiare il suo stile.

Il suo entusiasmo è contagioso, trascinante direi: si tratta dello stato d’animo di chi, finalmente, ha trovato il coraggio di affrontare le proprie paure e i propri limiti e ha deciso di voltare pagina.

Non vedo l’ora di incontrarla e di lavorare con lei e per la nuova lei.

Un passo alla volta verso la giusta consulenza d’immagine

Ogni cambiamento va affrontato gradualmente come una scala dove salire un passo alla volta verso il look perfetto. In questo modo si evita che l’entusiasmo, che fa da ottimo motore trainante ad Aurora, non si ingolfi di fronte alle prime difficoltà. Questo può succedere quando le aspettative che si nutrono sono molto alte e vorremmo vedere risultati immediati. Tuttavia nessuno ha la bacchetta magica, nemmeno nella consulenza d’immagine, e soprattutto ogni cambiamento va meditato, assimilato e “digerito”. Solo così la nuova Aurora potrà essere in piena armonia con sè stessa. Quindi andrò a rispecchiare la sua personalità senza stravolgerla, ma esaltandola con i nuovi outfit.

Durante i nostri primi incontri ci occupiamo di analisi dei colori e delle forme del suo corpo. Individuiamo i suoi punti “deboli” per andarli poi a mascherare al meglio, ci concentriamo particolarmente sui i suoi punti “forti” e… parliamo. Mi racconta di sé, delle sue aspettative, di ciò che le piace. L’aiuto a guardarsi con occhi “nuovi”: il suo sguardo deve essere non quello fugace di ogni mattina quando si prepara, no deve fare uno sforzo sovrapponendo la nuova immagine a quella già riflessa. Per questa ragione, mentre siamo davanti allo specchio, le spiego come sottolineare le spalle e il décolleté, sfilare i fianchi, “allungare” le gambe.

La consulenza d’immagine le fa capire quali capi prediligere e quali colori utilizzare per esaltare il suo incarnato.

L’analisi del guardaroba nella consulenza d’immagine

Ora che abbiamo individuato il suo nuovo stile, l’ultimo passo che ci resta da affrontare è l’analisi del guardaroba nella consulenza d’immagine.

Quando arrivo a casa sua e mi mostra la stanza dove conserva gli abiti, gli accessori e quant’altro mi rendo conto che quella sarà la scommessa più grossa: fare ordine tra le numerose e voluminose “cataste” di abiti. In questo passaggio della consulenza d’immagine siamo andate a selezionare, provare, scegliere, buttare, buttare, buttare, riordinare, fare spazio perché il caos è il primo sintomo di confusione e di malessere. Inoltre spesso non percepiamo di quanto sia negativo l’impatto che ha su di noi: vedere un tale disordine ci stressa e ci mette di cattivo umore anche in un gesto semplice, come è quello di scegliere cosa indossare quotidianamente.

Guardando i mucchi di vestiti capisco come deve essersi sentita lei, percepisco il disagio e il suo bisogno di uscirne, sento che ogni cambiamento dovrà passare necessariamente da questa fase: fare ordine per fare spazio al nuovo in tutti i sensi.

La selezione e la stagionalità nella consulenza d’immagine

Ci siamo buttate a capofitto: ormai eravamo ad un punto cruciale della consulenza d’immagine. Innanzitutto abbiamo diviso tutti i capi e gli accessori per stagione. Abbiamo poi continuato la differenziazione dividendo ogni stagione per categoria: capispalla, pantaloni, gonne, camicie, maglie, scarpe, borse. Quindi questo rigoroso lavoro ha previsto l’analisi, la selezione, l’eliminazione di tutto ciò che era rotto, sgualcito, infeltrito, scolorito e rovinato.

Alla fine ci siamo concentrate su ciò che era rimasto scegliendo i capi che si potevano adattare al suo look.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giunti a questo punto e solo a questo punto, abbiamo potuto introdurre qualche novità focalizzanzodi sull’effetto addosso ad Aurora: abbiamo bandito tutti i pantaloni a vita bassa che le stringevano i fianchi mettendo in evidenza antiestetici cuscinetti, in favore dell’introduzione dei pantaloni a vita alta. Della categoria siamo andate a prediligere i modelli più larghi dal ginocchio in giù, abbinandoli con camicie e top già presenti nel suo guardaroba. L’abbinamento dei colori ai colori naturali di Aurora si è rivelato vincente per darle fascino: un altro obiettivo raggiunto nella consulenza d’immagine.

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando ho visto il sorriso entusiasta di Aurora mentre provava i suoi nuovi outfit, non ho potuto fare a meno di pensare che più le sfide sono difficili maggiore è la soddisfazione.

Buona nuova vita Aurora!

Benvenuta Mariarosa Aurelio

La consulenza d’immagine di Mariarosa Aurelio

Si è presentata così Mariarosa Aurelio con uno stile in linea con la sua graffiante personalità: Jeans Skinny, giubbotto e tronchetto da vera donna Rock / Glam qual è! Ci siamo sentite con pochi e veloci accordi una settimana prima della consulenza d’immagine, anche perchè lei è sempre impegnatissima e nonostante tutto sempre disponibilissima. Sono stata felicissima di accoglierla ed eccola qui nel mio negozio, accompagnata da Marco Pugno Direttore di TelePavia.

La naturale empatia sprigionata durante l’incontro ha trasformato l’appuntamento di lavoro in un indimenticabile primo pomeriggio tra ragazzacce: ci siamo ritrovate su molti aspetti e il fatto che siamo subito entrate in sintonia mi ha permesso di conoscerla meglio. Si tratta di un aspetto fondamentale nella consulenza d’immagine, perchè ho bisogno di conoscere gli obiettivi e le aspettative delle mie clienti.

Si è unita a noi anche il mio inseparabile braccio destro, l’essenza stessa del negozio, la mamma Angela. Da brava padrona di casa ci ha subito preparato il caffè con la grappetta, giusto per non farci mancare nulla!

Marco ha smesso i panni di Direttore di TelePavia per un ruolo d’eccezione, infatti in questa occasione è diventato fotografo immortalando alcuni momenti di lavoro/divertimento.

Mi ha fatto piacere che Mariarosa Aurelio si sia affidata ciecamente a me anche per consigli di couturing nella consulenza d’immagine.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Il nuovo outfit nella consulenza d’immagine per Mariarosa Aurelio

Certo con Mariarosa Aurelio ci piace vincere facile!

Mariarosa è naturalmente elegante e proporzionata,  indossa con spigliatezza qualunque tipo di outfit.

Durante alcuni incontri presso gli studi di TelePavia, avevo notato la femminilità di questa fantastica conduttrice: una femminilità mai sottolineata da voulant o rouge tipiche di una donna romantica e sognatrice, ma una femminilità più decisa e aggressiva ma mai sfacciata. Quindi lo stile da cercare attraverso la consulenza d’immagine deve sottolineare questo aspetto senza nasconderlo.

Ecco perchè per Mariarosa Aurelio ho scelto capi della collezione la Kore che si distinguono per il fitting perfetto e per una costruzione realizzata nei laboratori italiani.

La collezione La Kore è densa di abiti eleganti e leggeri.

La Kore è un continuo ossimoro: eroticamente bon-ton, dolcemente aggressiva, poeticamente passionale, proprio come Mariarosa.

Mariarosa Aurelio interpreta benissimo questa collezione è nel suo DNA. Infatti il colore nero, i pizzi, le trasparenze e i capi full paillettes le donano molto.

consulenza-immagine-mariarosa-aurelio-2

Ecco alcune foto…ma non posso svelare tutto!

Non ci resta che seguire i programmi di TelePavia, una bella realtà di giovani professionisti della comunicazione che ci credono.

consulenza-immagine-mariarosa-aurelio-1

P.S Orario delle trasmissioni:

Gran galà giovedì 21,30 e replica sabato.

A furor di popolo venerdì 19,40 sabato 13,30.

consulenza-immagine-mariarosa-aurelio-3

 

GIULIA BROGLIA PHOTOGRAPHER

Care Amiche ,

Avrete sicuramente notato le bellissime fotografie che posto su Instagram e Facebook.

La fotografa è Giulia Broglia, a cui dedico molto volentieri questo piccolo spazio per presentarsi.

Giulia Broglia Photographer

bio giulia broglia 1Ciao a tutti, sono Giulia, ho 19 anni e la mia passione è la fotografia.

Fin da bambina ho sempre avuto familiarità con le macchine fotografiche. Un esempio? Una vecchia Nikon NH-53 di mio padre che probabilmente non si trova nemmeno più in commercio. Si può dire che tutto sia iniziato da lì. Il primo scatto, che tutt’oggi mi accompagna nei momenti in cui fotografo altri animali, lo dedicai al mio cagnolino; ero affascinata dal modo in cui una semplice immagine potesse contenere materialmente un ricordo e congelarlo nel tempo.

 

L’importanza della fotografia nella consulenza d’immagine

Da allora non mi sono mai fermata e ho continuato a fotografare tutto ciò che mi piace e che stimola la mia curiosità.

Poi il mio “hobby” si è evoluto e sono passata dall’immortalare semplici oggetti al fotografare il mondo che mi circonda: persone, paesaggi ed ancora animali. Aiuto Stella a fissare nelle immagini gli outfit che consiglia durante la consulenza d’immagine alle sue clienti.

Se siete interessati alle mie foto date un’occhiata su:

Facebook: www.facebook.com/GiulsBPhotographer

Instagram: GIULIABROGLIA996

Buona visione 😀

bio giulia broglia