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Icone di stile: Elisabetta II

Eccoci tornate con il secondo appuntamento della rubrica Icone di stile: in questo spazio, che va in onda su Radio Vigevano, parliamo di quei personaggi che resistono alle tendenze passeggere della moda diventando vere e proprie icone.

Tra queste come non parlare della famosissima Regina Elisabetta II, attuale reggente del Regno Unito e dell’Irlanda del Nord: i suoi outfit sono nella mente di tutti e riusciamo a visualizzarla facilmente non appena sentiamo il suo nome. Ecco cosa vuol dire essere un’icona di stile.

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Una delle donne più eleganti al mondo

La Regina ha spento 92 candeline l’anno scorso e regna dal 1953: circa 67 anni, ovvero più di mezzo secolo. Elisabetta II è una donna che ha visto, durante il suo lungo periodo da reggente, succedersi diverse mode: basti pensare che quando salì al potere si era nel periodo in cui le signorine vestivano con punto vita avvitato e gonne svasate; poi sono arrivati gli anni ’60 e i ’70 quelli della contestazione quando andavano forte i pantaloni a zampa d’elefante e le fantasie coloratissime tipiche dei figli dei fiori. Poi ecco gli splendidi anni ’80 con l’avvento della disco music e capi d’abbigliamento con colori fluo; infine arriviamo agli anni ’90 dove la bellezza femminile si rifaceva a modelli androgini e le donne vestivano con abiti rubati dall’armadio di lui: ci ricordiamo tutte delle spalline, anzi direi spallone che imperversavano nelle giacche e nei cappotti.

La Regina quindi ha visto davvero di tutto però il suo stile è rimasto sempre al di sopra del resto: nonostante il trascorrere degli stili, il suo è rimasto granitico e si è confermato nel tempo. Lei stessa è diventata una tendenza di stile: figura infatti tra le 50 donne più eleganti al mondo insieme a personaggi del calibro di Kate Moss, Naomi Campbell e Claudia Schiffer.

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La consulenza d’immagine di Angela Kelly

Lo stile della Regina è curato personalmente da Angela Kelly: la British fashion designer aiuta Elisabetta II con la consulenza d’immagine dal 1994. Lo staff della stilista di fiducia vanta ben 12 sarte. Le stoffe con cui verranno poi realizzati gli abiti, vengono scelte direttamente dalla Regina, tuttavia il compito difficile di vestirla grava tutto sulle spalle di Angela. Non deve essere per niente facile riuscire a mediare tra il gusto personale della Sovrana, la sua fisicità e i protocolli formali da rispettare, ossia il famigerato e temutissimo dress code.

Per ogni stoffa vengono realizzati 4 bozzetti tra cui la Regina sceglie. Il procedimento prosegue con la realizzazione di un “prototipo” in tessuto di cotone grezzo o lino grezzo. Anche il cappello per l’outfit ha una versione primordiale in paglia. Tutte queste operazioni vengono fatte su un manichino che ha le fattezze della Regina. Elisabetta II fa la prima prova del capo d’abbigliamento da sola, alla presenza di Angela Kelly e dei suoi fedelissimi cani. Una volta approvata la versione grezza dell’abito si procede a confezionarlo con tutti i crismi.

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Lo stile della Regina Elisabetta II

La consulenza d’immagine di Angela Kelly si è concentrata principalmente sulla realizzazione di abiti interi in tinta unita per diversi motivi:

  • La Regina deve essere sempre impeccabile, quindi ad esempio non può stare lì ad aggiustarsi una camicia infilandola dentro la gonna.
  • I vestiti devono sembrare sempre stirati: l’effetto è ottenuto con dei piombini cuciti negli orli.
  • La comodità dell’abito deve permetterle di salire e scendere agilmente dalle macchine: ecco perchè vengono applicati dei piccoli spacchi e delle pieghe.
  • Le maniche sono a tre quarti per lasciare libera la Regina di fare il suo famosissimo saluto.

Un’altra peculiarità degli abiti è che non vengono utilizzati i bottoni, ma soltanto le zip.

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Il guardaroba stratosferico della Regina Elisabetta II

Fare un’analisi del guararoba della Regina Elisabetta II sarebbe davvero una sfida titanica: parliamo di migliaia e migliaia di capi d’abbigliamento. Questo è dovuto alla prassi che la Sovrana non indossa mai la stessa cosa: sarebbe disdicevole indossare lo stesso capo qualora dovesse incontrare la stessa persona. L’armadio stratosferico è affidato alle cure di 27 dame di compagnia che hanno anche il compito importantissimo della registrazione per evitare l’impasse di cui abbiamo appena accennato. Ogni abito viene schedato con il suo nome, la data e l’occasione in cui è stato indossato.

Caspita allora avrà anche un sacco di borse, direte voi. Invece no perchè in proporzione, come gli altri accessori del resto, sono in numero molto limitato: 150 borse tutte realizzate dalla ditta Launer London che ha sede nella capitale del Regno Unito. Le scarpe, altro classico accessorio femminile, vengono prima calpestate da una persona di fiducia affinchè poi la Regina non soffra quando le avrà ai piedi.

Adesso diamo i numeri: migliaia di abiti, 150 borse, 500 cappellini, pochi guanti bianchi tutti di lunghezza di 15 centimetri, ombrelli trasparenti abbinati in tonalità agli abiti e circa 30 pellicce.

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Qualche curiosità sulla Regina Elisabetta II

All’interno del reparto sartoria c’è un ventilatore per testare gli abiti contro l’effetto Marilyn, immagino che ricordiate l’iconica scena di Marilyn Monroe con il vento che le alzava la gonna. Si testano soprattutto gli abiti con tessuti leggeri ovvero quelli in chiffon e seta. Ultimamente una vittima illustre è stata proprio un membro della Royal Family ovvero Kate Middleton: un soffio di vento le ha alzato l’abito per la gioia dei paparazzi.

La Regina utilizza le borse per inviare messaggi in codice. Si lo so che sembra molto una cosa alla James Bond, ma ascoltatemi: quando poggia la borsa a terra vuol dire che ha vicino una persona noiosa, mentre se è a disagio sposta la borsa da un braccio all’altro.

L’ultima chicca riguarda i pantaloni. Solo una volta Elisabetta II ha indossato dei pantaloni durante una visita in Canada: evidentemente l’esperimento non le è stato gradito perchè non ha più indossato quel capo d’abbigliamento.

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La Regina Elisabetta II e i colori

L’associazione colori – outfit della Regina è davvero automatica nella nostra testa. Tuttavia, c’è uno specifico motivo per cui Elisabetta II tiene in particolare considerazione i colori nelle sue mise ed è il detto inglese: “has to be seen to be believed” che possiamo tradurre come “per essere creduta devi essere vista”. I colori particolari la rendono un punto di riferimento per la folla dei sudditi che vuole sempre seguirla con lo sguardo. Inoltre facilita notevolmente anche il lavoro alla sicurezza.

Il colore preferito è il rosa. La Sovrana è legata a questo colore poichè è quello che ha iniziato a indossare all’inizio della sua carriera da regnante proprio per dare l’idea di una regina più vicina al popolo, suggerendo una monarchia meno austera. Negli anni ha utilizzato delle tonalità più accese di rosa: ad esempio l’ultima volta che è venuta in visita ufficiale in Italia era vestita di color glicine.

Il colore preferito per cerimonie familiari è il giallo. Elisabetta II associa la tonalità al sentimento della felicità. Tra gli altri ha un abito che si chiama buttercup, giallo burro, che eccezionalmente ha utilizzato più volte, perfino durante il Royal Wedding.

Il colore azzurro viene utilizzato spesso e rappresenta per lei la devozione nei confronti del popolo inglese. Una teoria che ha seguito anche durante l’ultima visita in Irlanda dove era vestita di verde per inviare un messaggio di benevolenza nei confronti di un paese che è verde e lussureggiante.

Non indossa mai il nero se non in occasione di funerali o Memorial Day.

Pensate che il colore degli abiti della Regina è un trend talmente forte che addirittura ci sono broker che scommettono sul colore che sceglierà nella successiva cerimonia.

Scopri tutto anche su una grande First Lady del passato: Icone di stile: Jacqueline Kennedy.

 

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Icone di stile: Jacqueline Kennedy

La rubrica Vita da Stella pensata per Radio Vigevano ha la pretesa di diventare il salotto di Radio Vigevano. Parlerà di misteri e curiosità legate al mondo della moda attraverso le Icone di Stile. Le Icone di stile sono tutte quelle persone del mondo dello spettacolo della cultura e dell’arte in generale dotate di magnetismo, e carisma, dotate di quella particolare caratteristica che gli inglesi chiamano effortless: lo stile senza sforzo. Sono tutti quei personaggi del passato e del nostro tempo che calvalcano le tendenze e le superano, diventando essi stessi tendenze. Si trasformano in esempi da cui trarre spunti e idee di outfit.

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Lo stile della First Lady Jacqueline Kennedy

Il primo personaggio che mi ha ispirato questa rubrica è: Jacqueline Kennedy, moglie del 35esimo Presidente degli Stati Uniti e poi in seconde nozze moglie dell’armatore greco Onassis. Jacqueline chiamata affettuosamente “Jacky” dagli americani, la giovane First Lady fu in grado, in soli di due anni di permanenza alla Casa Bianca, di dare vita al mito della giovane coppia: bella potente e ricca. Lo fece credendo nella forza mediatica delle immagini, centellinando gli scatti privati e monitorando le immagini pubbliche.

Qualcuno disse che la campagna politica di Kennedy fu vinta “a colpi di guardaroba”! Creò quello che agli americani mancava, ovvero una dinastia: la dinastia dei Kennedy. Tre sono gli abiti che la legano in modo indelebile alla storia:

  • Il tubino nero e il velo in pizzo nero che indossava quando incontò il Papa Giovanni XXIII.
  • Il tailleur rosso che indossava quando in un documentario aprì le porta della Casa Bianca: l’opera serviva a documentare le opere di ripristino e di recupero della memoria storica americana. I lavori furono magistralmente diretti da lei.
  • Il tailleur rosa di Coco Chanel che indossava il giorno dell’assassinio del marito.

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Proprio su quest’ultimo si concentrano le curiostà e i misteri. Il primo dubbio: il tailleur rosa era un originale Coco Chanel? O un falso? Io penso che la verità, come sempre, stia nel mezzo. Vi spiego perchè: durante la campagna politica Nixon tacciò Kennedy di essere poco patriottico, perchè la moglie indossava abiti acquistati all’estero firmati da stilisti stranieri. Per questo motivo fu così che Jacqueline decise di farsi fare i tailleur Chanel presso la famosa sartoria americana Chez Ninon il cui direttore era Karl Lagerfeld.
Era risaputo che le materie prime che Chez Ninon utilizzava ovvero stoffa, bottoni e passamanerie erano inviate proprio dalla casa madre francese. Non era neppure un problema di prezzo, in quanto il prezzo americano/francese, era lo stesso.

Ma perchè tra tutti i colori proprio quella tonalità di rosa? Kennedy adorava la moglie con quel colore, pensava che il rosa fosse il colore più adatto a valorizzare la raffinata bellezza della moglie: voleva che tutta Dallas, tutte le Texane, vedessero quanto bella fosse la sua Jacky. Ma molti, e io sono dello stesso parere, pensano che anche la scelta di quel colore fosse una mossa strategica – politica. Pensate che per le donne aristocratiche americane avere un tailleur di Chanel nell’armadio era una dichiarazione di modernità, d’indipendenza. Mentre il rosa, colore iper femminile per eccellenza, sarebbe servito a schiacciare l’occhiolino ad una classe americana più tradizionalista e conservatrice. Jacqueline tenne il tailleur rosa anche durante il frettoloso giuramento del Presidente Lyndon Baines Johnson che succedette a Kennedy, e lo tenne fino al rientro a Washington. La First Lady, con composta dignità, voleva dimostrare a tutti gli americani cosa era stato fatto non solo a John ma a tutta l’America. Il tailleur è conservato in una stanza sottovuoto, nonchè ancora macchiato, e per volere dei famigliari potrà essere messo alla vista del pubblico solo fra 100 anni. Un vero peccato!

Il tailleur rosa è il capo che è stato più copiato: ad esempio nella mini serie I Kennedy del 1991 e nel film Jackie, con protagonista Natalie Portman, del 2016. Grazie alla minuziosa ricerca di particolari a cui contribuì la casa madre francese che procurò i bottoni e la passamaneria originale, la costumista vinse i BAFTA Awards per i migliori costumi e fu candidata agli OSCAR.

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La consulenza d’immagine di Oleg Cassini

Il guardaroba di Jacky era composto da circa 300 pezzi. La First Lady amava gli stilisti francesi, come YSL, Balenciaga Chanel, ma grazie alla sua innata capacità di mediare l’istinto con la ragionevolezza scelse Oleg Cassini, stilista francese residente a New York e insieme strutturarono un armadio di 300 pezzi. Jacky era una donna di una bellezza controcorrente rispetto alle bellezze degli anni 60. Minuta e con un fisico androgino, poco seno, punto vita inesistente, direi quasi una donna dalla forma rettangolare, baricentro leggermente basso. Il focus del suo stile era il colore: fu la regina del Block Color e le linee dei suoi abiti, rigorosamente senza maniche, erano di linea ad A, le gonne al ginocchio e le giacche dalla linea a scatola realizzati con tessuti corposi e rigidi non aderivano mai al corpo. Questo era stato studiato per raggiungere due obiettivi:

  • creare una linea femminile e dei volumi dove effettivamente non c’erano
  • Jacky era sempre perfetta, mai stropicciata e sempre in ordine.

Oleg Cassini, che aveva fatto anche il costumista, sapeva quale poteva essere l’importanza di creare uno stile unico e riconoscibile in una consulenza d’immagine su misura per imprimere nella storia un’icona di stile: ecco perchè gli abiti erano spesso adornati da accessori vistosi come grandi bottoni e grandi fiocchi piatti. Jacqueline Kennedy non amava indossare i gioielli ed era legatissima alla sua collana a tre giri di perle, preferiva invece indossare la bigiotteria: era convinta che i gioielli fossero sorpassati e appesantissero il look. La pettinatura morbida ad onde e il pillow-box hat, ovvero il tamburello che portava nel retro della nuca, alleggerivano un viso dalla forma sfacciatamente quadrata. Fu la prima a infoltirsi le sopracciglia e a ridesignarle ad ali di gabbiano, altro che Cara Delevingne!

Mantenne un look minimalista anche con il passare degli anni, quando cedette ad una corte sfrenata da parte di Aristotele Onassis. Abbandonò il Block Color in favore di outfit bianchi e neri, gonne gitane, pantaloni capri, sandali capresi, grandi occhiali e foulard Hermès. Venne poi fotografata spesso con la borsa Gucci modello Constance: fu così che la Maison decise di rinominare quel modello Jackie O. Modello tuttora in produzione, rivisitato più volte negli anni, ma ancora oggi sotto il braccio di molte donne. Magari anche alcune di voi non lo sanno ma sulla spalla hanno un pezzo di storia!

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Il mondo dei colori nella consulenza d’immagine

I colori sono un elemento chiave da considerare all’interno della consulenza d’immagine e risulta fondamentale capire quali tonalità sono nostre alleate e quali invece non sono tali. Istintivamente possiamo comprendere l’accezione di questa distinzione: i colori amici sono quelli da inserire in ogni nostro outfit, mentre le tinte nemiche sono assolutamente da evitare.

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Le potenzialità dei colori nella consulenza d’immagine

I colori sono un qualcosa che diamo per scontato e raramente ci soffermiamo a comprendere realmente quali potenzialità offrono al nostro aspetto sia in senso positivo, che in senso negativo. La scelta di una palette di colori adatta a noi, può renderci più luminose e magari ringiovanirci. Risulta altrettanto vero che una tonalità inadeguata può rivelarsi estremamente controproducente, in pratica un autogoal per la nostra bellezza. Ecco dove i suggerimenti della consulenza d’immagine possono essere preziosi.

D’altronde mi è capitato di frequente, credo sia un’esperienza comune anche a voi, di notare che basta indossare alcuni colori per apparire più belle, luminose e solari; in contrasto alcuni capi ci fanno apparire più stanche e grigie andando a marcare inestetismi come le linee di espressione, mettendo in risalto le occhiaie. I colori sono dotati di questo potere. Bisogna pensarli come un’arma a doppio taglio: vi possono far passare dall’essere destinatarie di complimenti a passare inosservate o, peggio, apparire non al top a causa di un abbinamento sbagliato.

Attraverso la consulenza d’immagine, una volta scoperti i vostri colori, vi sentirete come quando uscite dal parrucchiere, quel momento in cui vi piacete e vedete la vostra bellezza contemplata negli occhi di chi vi guarda. Una sensazione che non ha prezzo.

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La stagionalità dei colori nella consulenza d’immagine

Nell’ambito della consulenza d’immagine i colori vengono catalogati in base alle stagioni: inverno, primavera, estate ed autunno. La teoria delle quattro stagioni non ha nulla a che fare con il mese in cui siete nate e i raggruppamenti servono a suddividere le tonalità in base alla loro natura.

Alla palette dell’inverno afferiscono i brillanti profondi e gli intensi freddi:

  • nero
  • bianco
  • bluette
  • bordeaux
  • fucsia
  • verde pino
  • viola
  • grigio scuro
  • grigio medio
  • rosso carminio
  • rosso magenta
  • giallo limone

Alle tonalità della palette estate si ascrivono i soft chiari freddi:

  • sabbia
  • grigio chiaro
  • colori pastello
  • colori annacquati: verde acqua, azzurro acqua marina
  • blue jeans
  • blue medio
  • blue navy
  • lavanda
  • lilla
  • verde tiffany

La primavera ci porta ai caldi brillanti chiari:

  • rosa pesca
  • color melone
  • rosso fragola
  • verde prato
  • rosso corallo
  • rosa corallo
  • oro chiaro brillante
  • color miele

L’autunno arriva con i colori caldi soft intensi e profondi:

  • varietà di marrone: ruggine, mogano, brandy
  • color mostarda
  • color zucca
  • varietà di verde: giada, muschio, oliva

Come avrete notato c’è un grande assente nelle ultime palette ossia quel colore “che sta bene con tutto”: il nero. Spesso avviene che su molte donne svilisce la bellezza e non le valorizza affatto. Quindi attenzione al giudicare un colore comodo quando in realtà non vi fa comodo, anzi tutt’altro.

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L’analisi del colore nella consulenza d’immagine

Durante la consulenza d’immagine uno step fondamentale è rappresentato dall’analisi del colore che stabilisce a quale delle categorie e stagioni appartieni. La tecnica da me impiegata è quella del draping, in cui accosto dei teli colorati al viso per verificarne l’effetto complessivo. L’errore più comune che riscontro, anche perchè è una tendenza naturale, è il propendere verso un colore che ci piace senza tenere in considerazione se veste bene su di noi.

Il primo passo quindi è stabilire il sottotono che è esclusivamente su misura, ad esempio se risulta che ti donano le tonalità fredde puoi rientrare nella stagione dell’inverno o nell’estate, viceversa se i colori caldi sono quelli che ti fanno spiccare, andremo a scegliere dalle palette autunno e primavera. Se volete fare un test osservate le vene dell’avambraccio: qualora fossero bluastre indicano un sottotono freddo, se fossero verdeggianti invece caldo. Allo stesso modo le labbra e le orecchie che, se tendenti a una gradazione rosata e violacea, sono decisamente fredde; quelle color pesca giallastra sono calde. Anche il colore del derma è indicativo dove la pelle rosa e olivastra appartiene al sottotono freddo, quella ambrata al caldo.

Un’altra prova da eseguire è di scattarti una foto con luce naturale, senza trucco e nascondendo i capelli (se tinti) con addosso un telo bianco e poi uno beige. Guardandole con attenzione con quale telo vi vedete più belle? Se la risposta è con il bianco, avete un sottotono freddo. Se la risposta è con il beige, avete un sottotono caldo.

Attenzione a non confondere correlando il chiaro e lo scuro rispettivamente con il caldo e il freddo, in quanto non è detto che una mora sia calda e una bionda fredda. Facciamo due nomi celebri: Monica Bellucci è fredda inverno e Cameron Diaz è calda primavera. Scovare quindi la palette alleata di colori è un punto fermo nella consulenza d’immagine per decidere poi abbigliamento, accessory e beauty.

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I colori degli accessori nella consulenza d’immagine

Spesso si associa la consulenza d’immagine esclusivamente all’abbigliamento, tuttavia il concetto è limitante: cosa diresti infatti se ti dicessi che anche la scelta degli accessori viene considerata nella definizione della palette?

Non bisogna infatti pensare solo a borse e a scarpe, rifletti su un accessorio che sta proprio sul tuo viso, ossia gli occhiali. Bene hai idea di che impatto negativo avrebbero se scegliessi la montatura del colore sbagliato? Inoltre, sempre in maniera comprensiva, occorre riflettere anche su trucco e parrucco: una seduta dal parrucchiere può rivelarsi traumatica se il colore della tinta nuova ci rende brutte.

La consapevolezza della nostra palette ci rende uniche e irripetibili lasciando trasparire tutto il nostro fascino e la bellezza. Il make up deve avere come fine ultimo la valorizzazione del nostro incarnato naturale e del colore degli occhi enfatizzando in modo positivo la forma del viso.

Se vuoi saperne di più su come trattare tutti i dettagli estetici del volto visita la pagina: Consulenza d’immagine: Analisi del Viso.

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La Consulenza d’Immagine secondo me

La consulenza d’immagine è un’esigenza, un percorso che ha come obiettivo quello di scoprire e rivelare la propria unicità. È un cambiamento che si rivela con un nuovo look, ma va oltre al cambiamento di stile. Lo stile è solo quello che la nostra nuova immagine comunica. Il vero cambiamento è quello che avviene in noi, che si percepisce in un primo momento come una necessità e che solo dopo la consulenza d’immagine si trasforma in risposta a tutte le nostre domande.

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Lo scopo della consulenza d’immagine

Lo scopo della consulenza d’immagine è quello di rispondere ai sogni e in alcuni casi anche di anticiparli partendo dalla nostra unicità.

Siamo unici e irripetibili.

L’esigenza di vivere l’esperienza di una consulenza d’immagine nasce in fasi che io chiamo di transizione.
Sono quei periodi della vita in cui affrontiamo volenti o nolenti fasi di cambiamento che riguardano la sfera privata e lavorativa.

Il primo lavoro, un avanzamento di carriera, la perdita del lavoro stesso, ma anche la maternità (prima e dopo), la separazione/divorzio, una storia d’amore appena sbocciata, un cambio di residenza (nuovi vicini, ambienti da frequentare diversi) e anche periodi di malattia, lutti.

Sono fasi che impongono adattamento, flessibilità, pazienza, costanza, che rimettono in discussione abitudini di vita. Mentre il mondo attorno a noi si muove, noi non possiamo fare altro che seguirlo e, mentre la vita mette alla prova, la consulenza d’immagine mette nelle condizioni di affrontarla.

Come si svolge la consulenza d’immagine

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Regola numero 1: Ascoltare tanto

Parlare di sé non è mai facile.

Raccontati

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Gusti, preferenze, passioni, abitudini, quello che ti piace e quello che non sopporti.
Cosa fai per te, come ti senti quando lo fai.
Come ti vedi e come vorresti essere e perché.
Cosa pensi di comunicare, cosa vedi di te negli sguardi di colleghi, amici e famigliari. E cosa vorresti invece leggervi?

Il tuo punto di vista è molto importante

Avvicinarsi alla consulenza d’immagine è il primo passo per ottenere tutte le risposte che vuoi.

La consulenza sulle forme…

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Nella fase successiva mi occuperò delle tue misure e dei tuoi colori.
Occuparmi delle tue misure non vuol dire parlare di taglie, ma di proporzioni. Siamo fatte in 3D.
Siamo unici e irripetibili, non saranno i numeri a destabilizzarci!
Ti svelerò le linee e i tessuti che si addicono alla tua fisicità grazie all’analisi della figura.
Ti insegnerò le più importanti tecniche di camouflage per valorizzare i tuoi punti di forza e camuffare i tuoi punti deboli.

…e la consulenza sui colori!

consulenza di immagine colorePoi per quanto riguarda i colori… bhè, ci divertiremo!
Sarai primavera, estate, inverno, autunno?
Faremo l’analisi cromatica e questo ci permetterà di stabilire la tua unica palette di colori amici.
Individuare quali sono i colori che ti valorizzano ti permetterà di fare più abbinamenti, perché ogni cosa si abbinerà con un’altra. Non dirai più non ho niente da mettermi e comprerai solo quello che è adatto a te.

Analisi del viso

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Evitare i colori nemici vuol dire che non comprerai più rossetti sbagliati, che non sbaglierai più  il fondotinta , così come ombretti, matite, phard, cipria…
Anche il colore dei capelli: ci hai mai pensato? Finalmente uscirai dal purrucchiere piacendoti

A questo serve l’analisi del viso che faremo durante la consulenza d’immagine.

L’analisi del guardaroba

consulenza di immagine guardarobaL’ultima fase riguarda l’armadio. Ultima, ma non certo meno importante delle altre.
Ora che conosci gli stili e le linee che ti valorizzano, che sai che il verde e il giallo (per esempio) non sono i tuoi colori, che il jersy si appiccica proprio lì dove non vuoi… perché tenerli nell’armadio? L’analisi del guardaroba serve a valorizzare quel che hai e ti sta bene, e far sparire quel che non ti valorizza quando lo indossi.
Molto si potrà recuperare anche con piccoli accorgimenti di sartoria che ti indicherò all’occorrenza.

Liberarsi di tutto ciò che ormai non ti appartiene più ti regalerà nuova energia.

 

Guardati!

Vedi una persona nuova, ma sei sempre tu, solo che ora vedi la parte migliore di te.

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Un armadio fuori controllo

Una nuova vita ha bisogno di una consulenza d’immagine

Aurora mi contatta per una consulenza d’immagine a 360°. Lei ha raggiunto l’età dei quarant’anni e la sua vita è a una svolta: è andata finalmente a vivere da sola, ha iniziato un nuovo lavoro. Questa nuova fase dell’esistenza prevede dei cambiamenti, infatti lei si sente diversa, pronta ad affrontare nuove sfide, più matura e più consapevole di quanto non si sentisse solo qualche mese prima.

La trasformazione parte da tanti aspetti: Aurora ha iniziato un percorso con una nutrizionista e si è iscritta ad una palestra. Una nuova forma per una nuova percezione di sè stessa sia fisica, che nel look. Lei mi conosce, sa come lavoro e mi chiede una consulenza d’immagine per aiutarla a cambiare il suo stile.

Il suo entusiasmo è contagioso, trascinante direi: si tratta dello stato d’animo di chi, finalmente, ha trovato il coraggio di affrontare le proprie paure e i propri limiti e ha deciso di voltare pagina.

Non vedo l’ora di incontrarla e di lavorare con lei e per la nuova lei.

Un passo alla volta verso la giusta consulenza d’immagine

Ogni cambiamento va affrontato gradualmente come una scala dove salire un passo alla volta verso il look perfetto. In questo modo si evita che l’entusiasmo, che fa da ottimo motore trainante ad Aurora, non si ingolfi di fronte alle prime difficoltà. Questo può succedere quando le aspettative che si nutrono sono molto alte e vorremmo vedere risultati immediati. Tuttavia nessuno ha la bacchetta magica, nemmeno nella consulenza d’immagine, e soprattutto ogni cambiamento va meditato, assimilato e “digerito”. Solo così la nuova Aurora potrà essere in piena armonia con sè stessa. Quindi andrò a rispecchiare la sua personalità senza stravolgerla, ma esaltandola con i nuovi outfit.

Durante i nostri primi incontri ci occupiamo di analisi dei colori e delle forme del suo corpo. Individuiamo i suoi punti “deboli” per andarli poi a mascherare al meglio, ci concentriamo particolarmente sui i suoi punti “forti” e… parliamo. Mi racconta di sé, delle sue aspettative, di ciò che le piace. L’aiuto a guardarsi con occhi “nuovi”: il suo sguardo deve essere non quello fugace di ogni mattina quando si prepara, no deve fare uno sforzo sovrapponendo la nuova immagine a quella già riflessa. Per questa ragione, mentre siamo davanti allo specchio, le spiego come sottolineare le spalle e il décolleté, sfilare i fianchi, “allungare” le gambe.

La consulenza d’immagine le fa capire quali capi prediligere e quali colori utilizzare per esaltare il suo incarnato.

L’analisi del guardaroba nella consulenza d’immagine

Ora che abbiamo individuato il suo nuovo stile, l’ultimo passo che ci resta da affrontare è l’analisi del guardaroba nella consulenza d’immagine.

Quando arrivo a casa sua e mi mostra la stanza dove conserva gli abiti, gli accessori e quant’altro mi rendo conto che quella sarà la scommessa più grossa: fare ordine tra le numerose e voluminose “cataste” di abiti. In questo passaggio della consulenza d’immagine siamo andate a selezionare, provare, scegliere, buttare, buttare, buttare, riordinare, fare spazio perché il caos è il primo sintomo di confusione e di malessere. Inoltre spesso non percepiamo di quanto sia negativo l’impatto che ha su di noi: vedere un tale disordine ci stressa e ci mette di cattivo umore anche in un gesto semplice, come è quello di scegliere cosa indossare quotidianamente.

Guardando i mucchi di vestiti capisco come deve essersi sentita lei, percepisco il disagio e il suo bisogno di uscirne, sento che ogni cambiamento dovrà passare necessariamente da questa fase: fare ordine per fare spazio al nuovo in tutti i sensi.

La selezione e la stagionalità nella consulenza d’immagine

Ci siamo buttate a capofitto: ormai eravamo ad un punto cruciale della consulenza d’immagine. Innanzitutto abbiamo diviso tutti i capi e gli accessori per stagione. Abbiamo poi continuato la differenziazione dividendo ogni stagione per categoria: capispalla, pantaloni, gonne, camicie, maglie, scarpe, borse. Quindi questo rigoroso lavoro ha previsto l’analisi, la selezione, l’eliminazione di tutto ciò che era rotto, sgualcito, infeltrito, scolorito e rovinato.

Alla fine ci siamo concentrate su ciò che era rimasto scegliendo i capi che si potevano adattare al suo look.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giunti a questo punto e solo a questo punto, abbiamo potuto introdurre qualche novità focalizzanzodi sull’effetto addosso ad Aurora: abbiamo bandito tutti i pantaloni a vita bassa che le stringevano i fianchi mettendo in evidenza antiestetici cuscinetti, in favore dell’introduzione dei pantaloni a vita alta. Della categoria siamo andate a prediligere i modelli più larghi dal ginocchio in giù, abbinandoli con camicie e top già presenti nel suo guardaroba. L’abbinamento dei colori ai colori naturali di Aurora si è rivelato vincente per darle fascino: un altro obiettivo raggiunto nella consulenza d’immagine.

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando ho visto il sorriso entusiasta di Aurora mentre provava i suoi nuovi outfit, non ho potuto fare a meno di pensare che più le sfide sono difficili maggiore è la soddisfazione.

Buona nuova vita Aurora!

IL VESTITO DELLA DOMENICA

Fiori, colori, righe…

Quasi ogni settimana in negozio arrivano scatoloni, ordini fatti mesi fa, articoli scelti con cura, frutto di lunghe meditazioni, svolazzanti pensieri notturni, di quelli che ronzano e ti tengono sveglia: “Avrò fatto bene?”, ” Ho ordinato troppo?… Troppo poco?… Se non arriva tutto? Se piove o nevica e la stagione non si apre?”. Notti di giravolte nel letto quando ogni preoccupazione diventa un meteorite in rotta di collisione. Ordini che nell’attesa sono un po’sbiaditi nella memoria, non ancora arrivati e già mi tocca pensare alle prossime stagioni, con le primule nei vasi e la neve nella testa. Arrivano gli scatoloni e a me sembra già un po’ Natale, tiro fuori gonne, pantaloni, camice, chemisier e i colori prendono vita sugli stendini, fiori, colori, righe… a volte solo il tempo di sollevarli e appenderli e già mi immagino un’amica o una cliente a cui starebbero d’incanto, una gita al mare, una serata al lume di candela… i pensieri, quelli molesti, smettono di ronzare e la mente si riempie di idee, di immagini di  voglia di fare. Ma è sempre stato così? Abbiamo sempre galoppato così due stagioni per volta, a volte tre, i piedi nel presente e i pensieri proiettati in avanti alla velocità della luce?

Cento sfumature di marron

Ripenso a quando ero piccola e ancora prima quando mia madre era piccola. Ripesco racconti e immagini un po’ sbiadite tutte color del fango, il sottotono di quegli anni quando le fotografie mantenevano i colori il tempo di uscire dal negozio del fotografo e, dopo qualche mese, quando le riguardavi, tendevano invariabilmente al marron in tutte le sue cento sfumature.

Soldi pochi. Si lavorava tutta settimana e la domenica ci si vestiva a festa, spesso lo stesso abito conservato con cura, stretto o allargato più volte a seconda, accorciato di qualche centimetro e poi di nuovo allungato. La funzione in chiesa, il vassoio di paste per il pranzo della domenica, la passeggiata sul corso. Si guardavano le vetrine dei negozi in cerca di idee, gli acquisti si programmavano con attenzione. Si tornava a casa e l’abito buono lo si riponeva con cura in attesa di un’occasione, la visita a un parente, il giorno della festa…  A volte capitava qualcosa di “grosso”: un matrimonio, una comunione o una cresima in famiglia e allora sì si andava in bottega, magari tutti insieme, a fare un acquisto importante, abiti nuovi da indossare quel giorno e solo quello, giusto il tempo di un ritratto con i sorrisi stirati, gli alluci doloranti e gli sguardi un po’ sbigottiti di chi ha l’impressione di vestire i panni di qualcun altro.

Il vestito della domenica è archiviato tra i ricordi, a lungo desiderato, idea di qualcosa di bello da non usare per non consumarlo, qualcosa da conservare nell’armadio tra effluvi di naftalina, qualcosa che, anche una volta indossato, non ci sarebbe mai davvero appartenuto.

Abito della festa o divisa per l’ufficio

Vuoto l’ultimo scatolone e penso a come la vita sia diversa ora e a come, a volte, siano proprio le piccole cose a raccontare meglio i cambiamenti. Oggi ci vestiamo in base all’umore, gli abiti ci rappresentano, rappresentano il nostro modo di essere e di sentire. Li utilizziamo per dare di noi un’immagine che sia immediatamente spendibile e che possa farci sentire a nostro agio nei rapporti con gli altri. Lo stesso capo, abbinato diversamente, è “abito della festa” o “divisa” per l’ufficio, è qualcosa in cui scivoliamo rimanendo sempre noi. Non siamo più capaci di far durare ciò che abbiamo? Non credo, non dev’essere necessariamente così. Se gli acquisti si pianificano e si programmano con attenzione, se i capi sono di qualità e teniamo conto di ciò che già abbiamo, troveremo sempre nel nostro guardaroba l’abbinamento giusto che sia un weekend sul Nilo o un picnic in collina, il matrimonio dell’anno o la cresima del vicino.

Tra una corsa e un meteorite, attraversando queste domeniche che sembrano sempre un po’ dei lunedì alla fine l’unica cosa di cui ho davvero nostalgia sono quei pranzi della domenica, tutti attorno al tavolo, con le gambe che dondolavano sotto la sedia troppo alta, nell’attesa, che sembrava infinita, di sciogliere il nodo e scartare le paste.

Non prima e non dopo…

 

C’era una volta un noioso guardaroba…

Un giorno il guardaroba…

Ormai è un po’ di tempo che lavoro nel campo delle consulenze d’immagine. E’ un lavoro che mi piace e al quale mi dedico con energia e passione. Le persone mi contattano, ci vediamo ed io entro in punta di piedi nelle loro vite… Si raccontano, mi spiegano chi sono, che lavoro fanno, cosa fa battere loro il cuore e cosa invece no. In che fase della loro vita si trovano, cosa sta loro troppo stretto… e cosa troppo largo. Come si “vedono” riflesse nello specchio e perché non si riconoscono. Si può senz’altro dire che la parte più importante in un lavoro di consulenza sia l’ascolto, è la chiave per capire le esigenze e i desideri di chi mi sta davanti. Spesso le persone che si rivolgono a me si trovano in momenti particolari della loro vita. Più spesso è proprio la “vita” che  diventa un perenne “momento particolare”, c’è sempre qualcosa di più importante, qualche emergenza da affrontare, qualche dolore da digerire, qualche delusione da scopare sotto il tappeto, qualche richiesta da esaudire, qualche progetto da accantonare, qualche sogno a scadenza. Attimi persi e anni da metabolizzare.

Le persone si rivolgono a me e mi piace pensare che il mio compito sia quello di accompagnarle, di aiutarle a ri-conoscersi e a ri-trovarsi. Può essere che l’esigenza di un cambiamento sia l’esito di un percorso interiore oppure sia il primo passo verso la riscoperta di se stesse. In ogni caso, come ho detto, tutto comincia sempre con una bella chiacchierata… o almeno questo è quello che ho sempre pensato…. almeno fino a quando non ho conosciuto Angela, o meglio ho conosciuto il guardaroba di Angela.

Immaginate una mattina, ci siamo sentite, la sto aspettando, la porta si apre ed entra… il suo guardaroba. Questa non è una metafora.  Angela entra, dispone le grucce, e me lo “presenta”. Lei è lì, ma è lui a “parlarmi”.

Il guardaroba di una donna, un mondo a sé

E’ stata un’esperienza singolare. Irrompere nel guardaroba di una donna è come partire alla scoperta di un mondo a sé dove le coordinate spazio temporali non contano più. Sì perché il guardaroba di una donna è fatto di abiti ed accessori ma soprattutto di tanti momenti ed altrettanti umori. Quella sera che pioveva, all’uscita dal lavoro, una cicca sotto i piedi e…  non solo quella; in fondo alla strada e alla fine di una storia che aspettava solo di essere chiusa. Il bus che non arrivava, la vetrina illuminata, e quella gonna che sembrava già un po’ tua, un po’ ancòra, un po’ canotto, il cuore più leggero, la serata meno buia. Poi la storia è finita e quella gonna color della pioggia è rimasta appesa in fondo all’armadio. Ma c’è anche la maglia attillata di quel colore che dire improbabile è fargli un complimento, acquistata in uno di quei rari momenti in cui, per qualche strana congiunzione ormonale, ti saresti sentita strafiga anche con uno zerbino in testa. E che dire della maglia extra extra large in cui ti sembrava di poter sparire, vero e proprio mantello dell’invisibilità, anche lì un perché c’era ma poi non è durato. O vogliamo spendere due parole su quel fantastico abito extra extra small, super scontato e iper scollato, infilato sulla gruccia in attesa dell’occasione giusta?… Che poi l’occasione non è arrivata e alla fine, diciamocelo, è sempre stato meglio alla gruccia.

Insomma se gli armadi delle donne avessero i sottotitoli, avrebbero un sacco di cose da raccontare. Il problema è che tra alti e bassi, la mattina ci tocca anche alzarci, portare i bambini a scuola, andare a lavorare, passare al supermercato… E’ scientificamente provato: i guardaroba delle donne sono fatti per gli attimi s-fuggenti e non per la vita di tutti i giorni. Questo è il motivo per cui quando ci si deve vestire per qualcosa che abbia un senso compiuto, una cena, una serata tra amici, un colloquio di lavoro, quello che ci “dice” l’armadio è tutt’altro: ci parla di giornate di pioggia e di fazzoletti macerati, di giornate di sole da strafighe con zerbino, di tappeti rossi e improbabili tacchi del 20. Quindi sì, è assolutamente possibile che aprendo il nostro fornitissimo armadio a 8 ante e 24 stagioni, non ci sia nulla ma proprio nulla che ci “parli” di quel preciso momento della nostra vita, sottotitoli compresi.

Imparare a fare chiarezza

Bisogna imparare a fare chiarezza, ma raccapezzarsi non è semplice: l’istinto ci direbbe di prendere tutto e buttare o uscire ed acquistare l’ennesima t-shirt e l’ennesimo paio di pantaloni, non i soliti (per carità!), quelli che ci servono davvero. Il mio ruolo in questa storia è  quello di fare ordine tra le grucce, buttare sì ma soprattutto recuperare e reinventare. Un po’ strega “cattiva” e un po’ fata turchina.

Il guardaroba di Angela mi parla sottovoce, borbotta, è riservato e un po’ triste, tanto triste! La conversazione langue, è di quelle che potresti fare con il tuo vicino di sedia nella sala d’attesa del dentista… I colori si abbinano tra di loro ma sono più o meno tutti nelle stesse tonalità: giornate un po’ troppo grige e sottotono, un lampo di bianco qua e là, ma per lo più un tripudio di marrone e beige… troppo!

 

 

 

 

 

 

Le forme sono severe, le maglie abbondanti. Percepisco il bisogno di sentirsi comoda ma anche un po’ di nascondersi, di prendere le distanze. Nell’insieme nulla stona, ma se faccio scorrere gli occhi sulle grucce, mi sembra che nulla mi catturi e soprattutto che nulla mi parli di lei, di Angela. E’ un guardaroba anonimo, di quelli che vanno bene per scivolare attraverso i giorni, quando l’attenzione e l’energia è tutta rivolta ad altro. Lasciami in pace, non mi guardare… sussurra.

Lei lo osserva sconsolata, qualcosa in lei è cambiato, si trova in una nuova fase della sua vita e sono tante le cose che  avrebbe piacere indossare ma nessuna di quelle le sembra si trovi nel suo guardaroba…

E’ il momento della bacchetta!

E’ il momento della bacchetta! Per prima cosa facciamo sparire tutti i marroni, i beige e i beigiolini, non fanno per lei, le sono “nemici”. Aggiungiamo invece qualche capo colorato, il marrone sparisce e compare del rosso, il malva si trasforma in blu. Le grucce si rianimano e il guardaroba ri-prende vita. Un giacchino in pelle porta un po’ di grinta. Una cintura di strass impreziosisce i serissimi pantaloni grigi. Una sciarpa di eco-pelliccia bluette e la “solita” camicia bianca non la riconosceresti più.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La invito a provare i suoi abiti. La gonna grigia un po’ troppo lunga, non le piace più, la porta con stivali e maglioni over-size, ed è già pronta per un giro al cassonetto… Eppure, non è male, è adatta alle sue forme. Un giro di bacchetta e aggiustiamo la maglia in modo da segnare il punto vita, la impreziosiamo e illuminiamo con una spilla di perle, gli stivali “trasformati” in anfibi e… quella noiosa gonna grigia è diventata un capo divertente e sbarazzino.

 

 

 

 

 

 

 

 

Un tocco dopo l’altro, una pennellata di colore qua e una là e il risultato è perfetto… c’era una volta un noioso guardaroba… e ora, al suo posto, c’è quello di Angela!

 

Vi presento CHIARA

Una nuova vita e la voglia di “ritrovarsi”

Mede è una cittadina piccola, ci si conosce un po’ tutti, magari ci si perde di vista ma, all’occorrenza c’è sempre un ricordo da ripescare. In fondo siamo tutti figli o nipoti del tale o della tale che abitava al secondo piano della casa in fondo alla strada, che aveva un nonno o un fratello che lavorava con lo zio del cugino… Insomma alla fine ci si scopre un po’ tutti “parenti” anche perché, se cerchiamo bene, un’occasione in cui ci siamo incrociati lungo gli anni o le vie la troviamo di sicuro.

Anche con Chiara è successo così. La ricordavo da piccola, una bimbetta dai corti capelli scuri, gli occhi vivaci e la manina stretta in quella della sua mamma. Veniva da noi in negozio quando ancora al CA.RI vendevamo solo borse e calzature. Già allora aveva un bel caratterino, sapeva cosa voleva e se un paio di scarpe non le piacevano non c’era verso di farle cambiare idea. Quella che ho visto entrare in negozio è una giovane donna, moglie e mamma dolcissima di un bel bambino, Sebastiano. La stessa determinazione, gli stessi occhi grandi. Ci siamo ritrovate a parlare del tempo passato, tanti piccoli ricordi da allineare e rispolverare. Mi racconta della sua vita, di come sia cambiata, l’avevo lasciata figlia e la ritrovo sposata e madre, le gioie grandi, le giornate piene. L’attenzione sempre vigile e rivolta al suo bimbo. Una casa, il lavoro…. il desiderio di “ritrovarsi”.

Quando nasce un bambino…

Capisco come si sente. Mi ricordo. Quando ti dicono che con la nascita di un bambino la tua vita cambierà, pensi: e certo, che scoperta ma alla fine basta prepararsi, ci si organizza, qualche bel manuale di quelli che di stelline gialle ne hanno cinque, che ti insegnano a fasciare il bimbo stretto per farlo smettere di piangere, l’allattamento assolutamente sì ma non facciamone un dramma, qualche tutorial sui massaggi indiani per farlo crescere felice, i no che aiutano a crescere e se non è felice di sentirseli dire ripartiamo dai massaggi…. insomma nessuno si aspetta che le cose siano facili ma quello che succede dopo, quando lui/lei arriva, a quello non si è mai abbastanza preparati. Niente è più lo stesso, non lo è il nostro corpo, il nostro modo di guardare, il nostro umore. Il nostro cervello evapora. Non dico che non sia bellissimo, lo è, ma di sicuro è un gran “casino”. Persino il tempo non è più quello… è più “corto”, non basta mai. Ma è anche dilatato…soprattutto di notte, quando ci si trova a contare le piastrelle della cucina con un pargolo urlante sulle ginocchia. Lo spazio non è più lui, un trilocale non è un trilocale, non dopo averci infilato dentro passeggino carrozzina fasciatoio seggiolone lettino box girello la bicicletta da cross… perché qualcuno che coi regali si porta avanti c’è sempre. In questo caos, in questo meraviglioso caos, noi si veleggia tra una poppata e l’altra, tra un cambio di pannolino e l’altro, una lavatrice, la spesa dimenticata, la cena raffazzonata. Ma ciò che più di tutto ci mortifica è accorgerci che qualcuno ha messo mano al nostro guardaroba, la nostra gemella magra, quella che il bambino non l’aveva ancora avuto, quella che aveva il tempo di depilarsi e di truccarsi, che adorava le scarpe con il tacco. Noi siamo altro: sempre di corsa, pantaloni e scarpe comode, t-shirt che si possono sbattere in lavatrice e chi si è visto si è visto. Mi ricordo. E’ la fase in cui ogni momento concesso a se stesse sembra sempre rubato a qualcun altro. Ci vuole tempo per riabituarsi.

Chiara è entrata con la voglia di “ritrovarsi”. La lascio scegliere, la osservo mentre passa in rassegna un paio di pantaloni dopo l’altro, una t-shirt dopo l’altra, aspetto. So che non è facile scegliere. Il desiderio di essere femminile e la sicurezza di sentirsi “comoda” e “a posto” con gli indumenti a cui si è abituata in questo ultimo periodo della sua vita. Aspetto, di nuovo t-shirt, di nuovo pantaloni…. Alla fine non resisto, la guardo e le dico: “Chiara, è ora che tu ti scordi dei pantaloni”. Lei mi guarda incuriosita. Le prendo i pantaloni dalle mani e l’accompagno davanti allo specchio. “Guardati”, le dico.

Ognuna di noi ha dei punti di forza che vanno valorizzati

E’ molto difficile “vedersi” in modo obbiettivo. Ognuna di noi ha dei punti di forza che non aspettano altro che di essere valorizzati e dei punti deboli che vanno camuffati. Spesso quando ci guardiamo allo specchio abbiamo un’idea in testa e quello che vediamo non ci piace perché non corrisponde. Dobbiamo imparare a osservarci e soprattutto dobbiamo imparare a piacerci. Chiara ha una fisicità a “clessidra”, molto molto femminile ma l’abbigliamento che lei adotta non la valorizza. Quello che lei indossa è una sorta di “divisa” con la quale si sente comoda e a “posto”, pronta ad affrontare le sue giornate, piene e  faticose. A me piacerebbe che lei quelle stesse giornate le affrontasse con il sorriso sulle labbra e con una nuova consapevolezza… La sprono, le faccio notare le spalle dritte, il bel seno, le braccia tornite e il punto vita molto evidente. I fianchi sono in linea con le spalle, le gambe sono piene e ben delineate, il baricentro alto e sporgente. “Fidati!” le dico. Scegliamo insieme una serie di abiti in cotone, freschi e femminili… comodi. La esorto a provarli. Le stanno d’incanto ed è lei la prima a notarlo.

 

 

 

 

Selezione cromatica: l’importanza dei colori “amici”

Ora, le spiego, selezioniamo i colori, possiamo ancora migliorare. Le propongo di fare un’analisi cromatica. Si è rilassata, stiamo giocando… Il suo sottotono è freddo. Appartiene alla categoria delle donne Estate. Le spiego che i colori che le si addicono sono tenui, chiari e freddi. Questo ci aiuta a selezionare gli abiti ma ci fornisce anche le giuste indicazioni per affrontare il make up. Rosa e lilla pastello per ombretto, blush e rossetto. Turchese per gli orecchini.

   

 

La luce negli occhi è tutta sua, quella luce unica e magica che solo le neo mamme possiedono.

 

 

CORSO DI PERSONAL STYLE

Care amiche,

cos’è il CORSO di PERSONAL STYLE??

Sono molte di voi che me lo chiedono e con grande piacere cercherò in queste poche righe di essere il più chiara ed esauriente possibile.

Quante volte guardandoci allo specchio  il nostro look NON CI CONVINCE!?

Quante volte avremmo voluto cambiare ma non sappiamo da dove iniziare!?

Lo stile personale è l’IMMAGINE DI NOI STESSE che trasmettiamo agli altri.
Voi sapete che l’immagine influenza circa l’80 % dei nostri giudizi e pregiudizi, quindi capite bene che comunicare la vostra immagine  nel modo corretto  è fondamentale  nelle relazioni di lavoro personali  e sentimentali.
Il corso ha lo scopo di mettervi a conoscenza di tutte quelle regole che sono indispensabili  per rispondere alle domande e ai  dubbi  es:
Quali sono i pantaloni  e/o le gonne che mi valorizzano?
Quali sono le scollature più adatte a me?
Quali sono i colori che mi fanno apparire più stanca ? Quali invece quelli che non devono mai mancare nel mio guardaroba?
E inoltre…
Perchè ho comperato quella maglietta (gonna , pantalone, camicia) che non c’entra niente con tutto il resto e che non metterò mai???
Nelle ore trascorse insieme acquisirete le nozioni necessarie per gestire la vostra fisicità trattando temi come:
Morfologia
Stile e  Mood
Teoria dei colori.
Al termine del corso avrete tutte LE RISPOSTE.
Tutte possiamo essere alla moda  ma  è lo stile che ci contraddistingue.
Nel corso di PERSONAL STYLE imparerete a valorizzarvi per raccontare di  voi stesse  per volervi bene ed essere sempre al meglio in ogni occasione.
Spesso dettagli e particolari all’apparenza insignificanti fanno grandi DIFFERENZE!
Vi aspetto!

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