QUANDO LE DONNE COLLABORANO…

E’ questo che succede quasi sempre tra donne… nascono amicizie e crescono nuove idee

Qualche settimana fa ero stata invitata da Michela Delton a Castelnuovo Scrivia nel suo salone di bellezza per parlare alle sue clienti di fisicità, analisi del colore, errori di stile. La proposta era accattivante e con Michela ci siamo subito intese. E’ questo che succede quasi sempre tra donne, ci si parla, ci si intende, si organizza, si collabora. Da queste collaborazioni scaturisce sempre qualcosa di bello, altre donne si lasciano coinvolgere, tanta energia positiva, voglia di fare, di confrontarsi, si seminano sorrisi, nascono amicizie, crescono nuove idee e altri progetti. E’ questo che succede quasi sempre tra donne… e quando sentite parlare di “rivalità”, fateci caso, è quasi sempre un uomo a farlo… Quando le donne collaborano troveranno sempre un modo per realizzare i propri progetti piccoli o grandi che siano… è quello che ho sempre pensato ed è così che mi piace lavorare.

Mai lasciare le chiacchiere a metà

Michela è stata una “padrona di casa” perfetta, ha saputo coinvolgere amiche e clienti e io mi sono trovata a parlare ad un pubblico attento e curioso di analisi del colore e delle forme, dubbi e incertezze, voglia di capire e di mettersi in gioco e poi il rammarico, arrivate a sera, di lasciare tante domande sospese e qualche chiacchiera a metà… Mai lasciare chiacchiere a metà! Con alcune di loro mi sono già risentita e  non vedo l’ora di continuare il discorso così come ho potuto fare con Michela.

Colori, forme, stile, consapevolezza, personalità… tutti argomenti con i quali Michela ha a che fare ogni giorno solo che la sua attenzione è sempre concentrata sulle amiche e le clienti che si rivolgono a lei. Il nostro incontro è stata un’occasione per spostare l’attenzione su di sé e per “guardarsi” con occhi diversi. Avendo entrambe attività molto impegnative e pressoché gli stessi orari, siamo sempre rimaste in contatto tramite Whatsap. In questo modo lei ha potuto tenermi aggiornata sui cambiamenti che stava facendo. Innanzitutto i capelli: insieme avevamo stabilito che il suo sottotono era freddo e che quindi il suo colore andava “raffreddato” scurendo ed eliminando le tonalità “aranciate” e… chi meglio di lei avrebbe potuto trovare il giusto equilibrio?!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Michela: donna “diamante”

 

Dopo questo primo passo ci siamo concentrate sulla fisicità. Mi ha inviato delle foto di se stessa in leggins e maglietta. Michela appartiene alla tipologia delle donne “diamante”: ha delle belle spalle, un bel seno, la parte superiore del corpo minuta, la vita stretta, l’addome piatto. Il suo punto debole sono i fianchi arrotondati e le gambe che, anche per il lavoro che fa, tendono ad essere gonfie. Come spesso succede, la sua attenzione si focalizza su quelli che lei vede come difetti e per camuffarli tende a coprirsi: predilige i pantaloni ai quali abbina maglie abbondanti e cardigan larghi e lunghi. Così facendo però non mette in risalto quelli che sono i suoi punti di forza e tende a “sparire” nei capi che indossa. Le consiglio di riconsiderare il suo guardaroba dando invece la priorità a maglie e camicie small che sottolineino il suo punto vita e che valorizzino di più la parte superiore del corpo. Capisce al volo, prova e mi invia le immagini, adesso siamo sulla stessa lunghezza d’onda, non ci resta che fissare un appuntamento!

 

 

 

Non vedo l’ora di farle cambiare idea…

Quando lunedì mattina, arriva in negozio, abbiamo davanti a noi un’intera mattinata. Michela adora i pantaloni ma… non vedo l’ora di farle cambiare idea! Le propongo tre abiti lunghi, nel suo guardaroba questo è un capo che manca eppure è proprio quello che la valorizza di più. Le spalle in evidenza riproporzionano i fianchi, il punto di vita stretto va assolutamente sottolineato, i fianchi e le gambe si armonizzano con il resto… gli accessori danno il tocco finale! E’ bellissima e molto molto femminile!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Adesso che abbiamo stabilito qual è il capo su cui puntare… ritorniamo ai pantaloni. Quali scegliere? Nel caso di Michela pantaloni stretti in vita, aderenti sui fianchi ma con linee morbide, bandito l’effetto strech! Tessuti naturali e perché no? Pur prediligendo lei toni neutri, osiamo e aggiungiamo un tocco di colore! Ai pantaloni abbiniamo capi morbidi ma che accompagnino le sue forme, assolutamente bandite le taglie over. Scopriamo le spalle e le braccia che danno maggior equilibrio all’insieme…. Non ci resta che riguardare insieme le primissime foto che mi aveva mandate e sorridere soddisfatte per il risultato ottenuto… Quando le chiacchiere sono finite, è lo specchio che inizia a parlare…

 

 

 

 

 

 

 

QUANDO IL NOSTRO ARMADIO E’ “CONFUSO”

“Aiuto! Emergenza armadio!”

Ottavia, è una giovane donna, dinamica e sportiva. Ci conosciamo da molto tempo ma solo da poco è diventata mia cliente. Felice degli acquisti che abbiamo valutato insieme in boutique, mi chiama una mattina in piena “emergenza armadio”. Avete presente quando apriamo il guardaroba zeppo di abiti e accessori e il panico si impossessa di noi? Abiti, maglie, capispalla, accessori e nella testa una vocina che ci dice: ” Questo no, non ti sta bene, questo forse… la forma è perfetta ma il colore, per carità! Ma cosa ti passava per la testa quando l’hai acquistato? Non si può vedere, non è il tuo, non ti valorizza, e poi con cosa lo abbineresti… attenta a quello che fai!…” La vocina però, giura Ottavia, era proprio la mia! Praticamente un incubo, una piccola Stella sulla spalla che le bisbigliava consigli e la redarguiva.

Aiuto! Più emergenza di così!

Come “mettere in riga” il guardaroba

Ci siamo subito accordate e così, un lunedì mattina, mi sono presentata a grandezza naturale, novella Mary Poppins, pronta a fare ordine, dissipare i dubbi e “mettere in riga” l’armadio di Ottavia. L’armadio di Ottavia, come quasi tutti gli armadi di noi donne, è un coacervo di stili, un’accozzaglia di colori, è fatto a strati, capi acquistati negli anni, sopravvissuti alle mode, agli umori ed anche ai fidanzati. A volte conserviamo gli abiti perché ci piacciono anche se, magari ci accorgiamo che non ci stanno particolarmente bene, a volte non li buttiamo perché ci ricordano una fase della nostra vita, un momento felice. A volte perché “con quello che l’ho pagato” meglio lasciarlo lì appeso, monito imperituro per sconsiderati acquisti futuri. Ebbene sappiate che non funziona! Meglio un guardaroba meno ricco e più disciplinato che “Portobello Road” tutto in un armadio.

Ottavia mi spiega qual è il problema: gli acquisti fatti con la mia consulenza le piacciono, la convincono e, soprattutto le “corrispondono” e la “valorizzano”. Ha capito perfettamente quali sono le forme e i colori che le stanno meglio ora dobbiamo lavorare sugli abbinamenti usando un po’ di accorgimenti.

Facciamo un po’ d’ordine

 

 

 

 

 

 

 

 

Non tutto quello che non ci corrisponde va necessariamente eliminato.

Se l’abito che ci piace tanto non è di un colore “amico”, non importa, troveremo il modo di “addomesticarlo”. Useremo capispalla di colori amici, ci aiuteremo con sciarpe e accessori. Quello che dobbiamo raggiungere non è un’assurda idea di perfezione (che noia!), dobbiamo trovare abbinamenti che ci soddisfino esteticamente senza mai tradire quello che noi siamo perché ognuna di noi è un mondo a sé e a volte sono proprio i “difetti” o ciò che sulla carta sembrerebbe “fuori posto”, a rappresentare il vero valore aggiunto di un out-fit, quello che lo rende originale e, soprattutto, giusto per noi. L’importante è che il risultato finale sia armonico, che l'”imprevisto” si integri bene con il resto. Perché se l'”imprevisto” è il “nostro imprevisto” ci sentiremo a nostro agio in qualsiasi situazione. Ottavia mi apre l’armadio e i cassetti e le scatole e tutto quello che si può aprire ed insieme cominciamo a ragionare e a confrontare le nostre idee.

 

Partiamo dai capispalla

Da qualche parte bisogna iniziare, partiamo dai capispalla, attorno ad essi costruiremo i nostri out-fit scegliendo tra i capi a disposizione. La giacca grigia a righine è un ottimo punto di partenza! Ad essa possiamo abbinare i jeans (Ottavia ne ha diversi) . A seconda delle bluse che utilizziamo otteniamo effetti sempre diversi. Più “seri” e “professionali” con camicia bianca e canotta blu e argento, più casual con la blusa gialla o il mini abito a fantasia. Gli accessori danno il tocco finale dando carattere e personalizzando ogni abbinamento.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La stessa cosa la facciamo utilizzando come capispalla un cardigan lungo e una giacca bianca e blue. Anche in questo caso ci serviamo solo dei capi di Ottavia cercando tra quelli che maggiormente le piacciono e la valorizzano e se un colore non è esattamente quello giusto, non importa! Troviamo il modo di renderlo adatto a lei utilizzando collane ed orecchini, giocando su contrasti ed associazioni.

 

 

 

 

 

 

 

 

Gli unici capi nuovi inseriti sono state due magliette basiche da utilizzare sotto gli abiti scollati che Ottavia adora, rendendoli così adatti anche ad essere indossati in ufficio, un paio di pantaloni neri e una camicia di jeans. Camicia che, nel guardaroba di una ragazza giovane e dinamica come Ottavia, non può assolutamente mancare. Il risultato è da vedere! L’armadio di Ottavia non sembra più lo stesso: ordinato sì ma soprattutto funzionale, ricco di out-fit e originale, proprio come lei!

C’era una volta un noioso guardaroba…

Un giorno il guardaroba…

Ormai è un po’ di tempo che lavoro nel campo delle consulenze d’immagine. E’ un lavoro che mi piace e al quale mi dedico con energia e passione. Le persone mi contattano, ci vediamo ed io entro in punta di piedi nelle loro vite… Si raccontano, mi spiegano chi sono, che lavoro fanno, cosa fa battere loro il cuore e cosa invece no. In che fase della loro vita si trovano, cosa sta loro troppo stretto… e cosa troppo largo. Come si “vedono” riflesse nello specchio e perché non si riconoscono. Si può senz’altro dire che la parte più importante in un lavoro di consulenza sia l’ascolto, è la chiave per capire le esigenze e i desideri di chi mi sta davanti. Spesso le persone che si rivolgono a me si trovano in momenti particolari della loro vita. Più spesso è proprio la “vita” che  diventa un perenne “momento particolare”, c’è sempre qualcosa di più importante, qualche emergenza da affrontare, qualche dolore da digerire, qualche delusione da scopare sotto il tappeto, qualche richiesta da esaudire, qualche progetto da accantonare, qualche sogno a scadenza. Attimi persi e anni da metabolizzare.

Le persone si rivolgono a me e mi piace pensare che il mio compito sia quello di accompagnarle, di aiutarle a ri-conoscersi e a ri-trovarsi. Può essere che l’esigenza di un cambiamento sia l’esito di un percorso interiore oppure sia il primo passo verso la riscoperta di se stesse. In ogni caso, come ho detto, tutto comincia sempre con una bella chiacchierata… o almeno questo è quello che ho sempre pensato…. almeno fino a quando non ho conosciuto Angela, o meglio ho conosciuto il guardaroba di Angela.

Immaginate una mattina, ci siamo sentite, la sto aspettando, la porta si apre ed entra… il suo guardaroba. Questa non è una metafora.  Angela entra, dispone le grucce, e me lo “presenta”. Lei è lì, ma è lui a “parlarmi”.

Il guardaroba di una donna, un mondo a sé

E’ stata un’esperienza singolare. Irrompere nel guardaroba di una donna è come partire alla scoperta di un mondo a sé dove le coordinate spazio temporali non contano più. Sì perché il guardaroba di una donna è fatto di abiti ed accessori ma soprattutto di tanti momenti ed altrettanti umori. Quella sera che pioveva, all’uscita dal lavoro, una cicca sotto i piedi e…  non solo quella; in fondo alla strada e alla fine di una storia che aspettava solo di essere chiusa. Il bus che non arrivava, la vetrina illuminata, e quella gonna che sembrava già un po’ tua, un po’ ancòra, un po’ canotto, il cuore più leggero, la serata meno buia. Poi la storia è finita e quella gonna color della pioggia è rimasta appesa in fondo all’armadio. Ma c’è anche la maglia attillata di quel colore che dire improbabile è fargli un complimento, acquistata in uno di quei rari momenti in cui, per qualche strana congiunzione ormonale, ti saresti sentita strafiga anche con uno zerbino in testa. E che dire della maglia extra extra large in cui ti sembrava di poter sparire, vero e proprio mantello dell’invisibilità, anche lì un perché c’era ma poi non è durato. O vogliamo spendere due parole su quel fantastico abito extra extra small, super scontato e iper scollato, infilato sulla gruccia in attesa dell’occasione giusta?… Che poi l’occasione non è arrivata e alla fine, diciamocelo, è sempre stato meglio alla gruccia.

Insomma se gli armadi delle donne avessero i sottotitoli, avrebbero un sacco di cose da raccontare. Il problema è che tra alti e bassi, la mattina ci tocca anche alzarci, portare i bambini a scuola, andare a lavorare, passare al supermercato… E’ scientificamente provato: i guardaroba delle donne sono fatti per gli attimi s-fuggenti e non per la vita di tutti i giorni. Questo è il motivo per cui quando ci si deve vestire per qualcosa che abbia un senso compiuto, una cena, una serata tra amici, un colloquio di lavoro, quello che ci “dice” l’armadio è tutt’altro: ci parla di giornate di pioggia e di fazzoletti macerati, di giornate di sole da strafighe con zerbino, di tappeti rossi e improbabili tacchi del 20. Quindi sì, è assolutamente possibile che aprendo il nostro fornitissimo armadio a 8 ante e 24 stagioni, non ci sia nulla ma proprio nulla che ci “parli” di quel preciso momento della nostra vita, sottotitoli compresi.

Imparare a fare chiarezza

Bisogna imparare a fare chiarezza, ma raccapezzarsi non è semplice: l’istinto ci direbbe di prendere tutto e buttare o uscire ed acquistare l’ennesima t-shirt e l’ennesimo paio di pantaloni, non i soliti (per carità!), quelli che ci servono davvero. Il mio ruolo in questa storia è  quello di fare ordine tra le grucce, buttare sì ma soprattutto recuperare e reinventare. Un po’ strega “cattiva” e un po’ fata turchina.

Il guardaroba di Angela mi parla sottovoce, borbotta, è riservato e un po’ triste, tanto triste! La conversazione langue, è di quelle che potresti fare con il tuo vicino di sedia nella sala d’attesa del dentista… I colori si abbinano tra di loro ma sono più o meno tutti nelle stesse tonalità: giornate un po’ troppo grige e sottotono, un lampo di bianco qua e là, ma per lo più un tripudio di marrone e beige… troppo!

 

 

 

 

 

 

Le forme sono severe, le maglie abbondanti. Percepisco il bisogno di sentirsi comoda ma anche un po’ di nascondersi, di prendere le distanze. Nell’insieme nulla stona, ma se faccio scorrere gli occhi sulle grucce, mi sembra che nulla mi catturi e soprattutto che nulla mi parli di lei, di Angela. E’ un guardaroba anonimo, di quelli che vanno bene per scivolare attraverso i giorni, quando l’attenzione e l’energia è tutta rivolta ad altro. Lasciami in pace, non mi guardare… sussurra.

Lei lo osserva sconsolata, qualcosa in lei è cambiato, si trova in una nuova fase della sua vita e sono tante le cose che  avrebbe piacere indossare ma nessuna di quelle le sembra si trovi nel suo guardaroba…

E’ il momento della bacchetta!

E’ il momento della bacchetta! Per prima cosa facciamo sparire tutti i marroni, i beige e i beigiolini, non fanno per lei, le sono “nemici”. Aggiungiamo invece qualche capo colorato, il marrone sparisce e compare del rosso, il malva si trasforma in blu. Le grucce si rianimano e il guardaroba ri-prende vita. Un giacchino in pelle porta un po’ di grinta. Una cintura di strass impreziosisce i serissimi pantaloni grigi. Una sciarpa di eco-pelliccia bluette e la “solita” camicia bianca non la riconosceresti più.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La invito a provare i suoi abiti. La gonna grigia un po’ troppo lunga, non le piace più, la porta con stivali e maglioni over-size, ed è già pronta per un giro al cassonetto… Eppure, non è male, è adatta alle sue forme. Un giro di bacchetta e aggiustiamo la maglia in modo da segnare il punto vita, la impreziosiamo e illuminiamo con una spilla di perle, gli stivali “trasformati” in anfibi e… quella noiosa gonna grigia è diventata un capo divertente e sbarazzino.

 

 

 

 

 

 

 

 

Un tocco dopo l’altro, una pennellata di colore qua e una là e il risultato è perfetto… c’era una volta un noioso guardaroba… e ora, al suo posto, c’è quello di Angela!

 

Piccole donne crescono… ed anche il loro guardaroba

Piccole donne crescono… ed anche il loro guardaroba

Ho conosciuto Cecilia dopo essere stata contattata da sua mamma, amica di un’amica… Una specie di telefono senza fili tutto in rosa che da Mede mi ha portato fino a lei e a Milano. Quando Giuliana, la mamma mi ha contattata e mi ha chiesto di aiutare sua figlia  a mettere “ordine” nel suo guardaroba e a trovare il suo stile, devo ammettere che ho avuto qualche perplessità. Come avrebbe preso una quattordicenne la mia “irruzione” nel suo guardaroba? Eravamo sicure che le avrebbe fatto piacere?  Ci siamo accordate per una prima visita a casa sua e appena l’ho incontrata ogni dubbio è svanito.

Cecilia è giovanissima, appena quattordicenne, bellissima e solare, piena di entusiasmo e di interessi. Studia lingue con impegno, ama viaggiare e sogna un futuro lavoro che la porti in giro per il mondo, magari come ambasciatrice. Più la guardo e l’ascolto parlare più riesco ad immaginare come sarà tra qualche anno: bella ed elegante, sicura di sé, alle prese con politici e diplomatici.

Sin da subito tra di noi si instaura una sorta di complicità, di quelle che solo tra donne e, cosa che mi fa molto piacere, lei si dimostra curiosa e ricettiva con una percezione molto chiara di sé nonostante la giovane età. Ha solo bisogno di un piccolo aiuto ed è da qui che comincia il mio lavoro.

Il guardaroba di un adolescente è uno strano posto

Incominciamo con un'”immersione” nel suo guardaroba. Il guardaroba di un adolescente è uno strano posto: gli abiti si ammucchiano come gli strati della personalità che si sta via via formando. Qualche mese prima era ancora piccol*, il rosa era il colore preferito o lo erano i personaggi dei fumetti, non sarebbe mai uscit* senza la sua felpa magari con il cappuccio tirato fin sul mento e con “quelle” scarpe da ginnastica anche se ormai perdevano i pezzi…  Poi, all’improvviso, è un/una giovane adult* e quello che rotola fuori dal tuo guardaroba non gli corrisponde più.

 

 

 

 

 

 

 

 

Serve un po’ di chiarezza e per farla ho bisogno che Cecilia si racconti, che mi parli di sé, delle sue giornate, della scuola, dello sport. Dei capi che indossa più volentieri, del suo desiderio di sentirsi comoda, a proprio agio e naturalmente carina.

Cominciamo da qui…

Tutto ciò di cui ho ancora bisogno è lì davanti a me. Bionda, con due bellissimi occhi chiari, il suo sottotono è freddo con colori naturali e delicati. Cominciamo da qui ed eliminiamo tutto ciò che non è nella palette dei suoi colori amici. Il suo fisico è quello di una sportiva ( è una bravissima giocatrice di golf), schiena dritta, punto vita ben delineato, neanche un filo di pancia (beata lei!) e gambe lunghe lunghe.

Accantoniamo i jeans e ci concentriamo sulle gonne. Guarda caso nel suo armadio troviamo già quello che ci serve e già nelle forme adatte a lei! Non ci resta che abbinarle a maglioni e t-shirt giocando con i colori. Anche la camicia a quadretti che lei aveva già accantonato viene prontamente ripescata. Si tratta solo di “reinventarsela” e, annodata in vita, aperta sopra una t-shirt, non sembra più la stessa.

 

Sono molto soddisfatta ma manca ancora qualche particolare. Sono sicura che l’armadio di Cecilia mi riservi ancora qualche piacevole sorpresa. Dopo un meticoloso lavoro di “scavo” riemergo con ciò che mi serve: un bellissimo paio di stivali bordeaux perfetti con collant colorati!

Infine, come resistere alla tentazione di fare una piccola incursione nel guardaroba della mamma? In men che non si dica abbiamo anche uno splendido capospalla da abbinare. Ci vuole solo un tocco che lo renda più “suo”… accessori brillantosi! Qualche spilla sul reverse del cappotto e una borsa full paillettes e… perchè non osare?… il cappello e i guantini di pelle le stanno d’incanto.

 

 

Quando la vedo volteggiare davanti allo specchio felice e soddisfatta della sua nuova immagine, so di aver fatto un buon lavoro… ha già deciso cosa indosserà domattina a scuola.

Chiara, quando il nostro guardaroba non parla di noi

Chiara, quando il nostro guardaroba non parla di noi

Anche Chiara l’ho conosciuta grazie ad una comune amica. E’ incredibile come i legami tra donne riescano a creare altri legami e a mettere in moto energia positiva! Anche se il nostro primo ” incontro” è stato telefonico, non abbiamo avuto nessuna difficoltà a prendere gli accordi necessari per pianificare la consulenza.

In questo caso la distanza, Chiara infatti non abita vicino, è stato il primo ostacolo da superare. Siamo donne, abbiamo vite piene, sempre complicate… Gli impegni di lavoro, la gestione della casa, figli, compagni, mariti, genitori, amici, cani, gatti, presenze e assenze. Spesso la maggior parte dell’organizzazione se non della gestione famigliare è sulle nostre spalle. A chi di noi non è capitato di andare a dormire e, chiudendo gli occhi, ripassare la lista della spesa, gli appuntamenti in agenda, il lavoro arretrato, la lezione di danza, il dentista…? La nostra è una perenne corsa contro il tempo e spesso, “saltando” e “scivolando” arriviamo a sera senza aver avuto un momento per noi stesse. Così con Chiara la mia prima preoccupazione è stata ottimizzare il tempo e “accorciare” la distanza: una consulenza a impatto zero! Wathsapp e Skype hanno fatto il resto!

Superato l’ostacolo, mettete due donne una davanti all’altra, anche se virtualmente, e non avranno difficoltà a trovare un modo per entrare in sintonia colmando lacune decennali in un battere di ciglia… o quasi. Le domande sono tante: con quali capi ti trovi più a tuo agio? Quali quelli che non metti mai? Quando ti guardi allo specchio che persona vedi? Ti corrisponde? Ti sorridi? Cosa di te non vedi ma vorresti trasmettere?

Superato l’ostacolo della distanza, ci mettiamo al lavoro…

Purtroppo l’armadio non “parla” ma Chiara indossa per me i capi e mi invia le foto. Mi descrive i colori e mi racconta come si sente. Del suo essere casual ma anche del suo lato romantico, della determinazione e della grinta che mette nelle cose…

Guardo le immagini di Chiara che si prova i capi del suo guardaroba con le sue parole ancora nelle orecchie e penso che in alcuni periodi della vita ci nascondiamo agli altri e a noi stesse… A volte basta scivolare in un periodo “no” perché anche il nostro guardaroba si adegui al nostro umore. Spariamo dentro a maglioni over size, non abbiamo voglia di truccarci, per il parrucchiere non c’è mai tempo, i tacchi sì ma magari domani…. o dopo. Per fortuna arriva anche il momento di riscoprirci. A volte corrisponde alla fine di un percorso, altre può essere la molla che ci permette di dare una svolta alla nostra vita…. In ogni caso, quando succede è fantastico. La guardo e non posso fare a meno di pensare che forse lei in questa Chiara poco femminile e un po’ severa ci è un po’ “scivolata” e che adesso è venuto il momento di tirarsene fuori…

L’analisi cromatica e i colori che valorizzano

L’analisi cromatica mi aiuta ad individuare i suoi colori amici. Lei è Estate quindi via dall’armadio tutti i capi di colori che non la valorizzano. Spesso abbiamo una percezione errata del nostro corpo e sbagliamo le linee e le forme dei capi che acquistiamo e d’altro canto, un capo che si adatta perfettamente alle nostre forme potrebbe essere di un colore “nemico” e quindi non riuscire a valorizzarci come meriteremmo. Io e Chiara non potremmo essere più d’accordo: la prima cosa da fare è ELIMINARE.

A questo punto non ci resta che ragionare su quello che rimane, sugli acquisti futuri e soprattutto sull’immagine che Chiara vuole dare di sé e che sente appartenerle. Siamo sicure che i pantaloni siano più comodi di una gonna o di un bell’abito? Non lo sono, spesso sono solo qualcosa dietro cui nascondersi e Chiara vuole mettersi in gioco. Io sono felicissima di assecondarla: accanto ad accessori come scarpe dallo stile maschile, borse/sacche in pelle che assecondano il suo spirito casual e sportivo fanno la loro comparsa accessori iper femminili: sciarpe in eco pelliccia, calze in pizzo, spille glam… e i “suoi” colori.

Non posso che essere soddisfatta del risultato e il successo è tutto di Chiara: il suo sorriso luminoso è l’accessorio che mancava.

 

 

 

Il pregiudizio della crisi

Il pregiudizio della crisi.

Ho parlato spesso di pregiudizi.

I pregiudizi della bellezza, i pregiudizi dell’età….Sono argomenti interessanti  ma “leggeri”, più difficile e impegnativo parlare di crisi.

E’  come camminare sui vetri.

Devo  stare attenta a non urtare la sensibilità di nessuno senza  essere ipocrita.

Parlare con gentilezza senza essere mielosa.

Realista ma non priva di tatto….

 

Alcuni sostengono che l’ideogramma cinese che simboleggia il termine “CRISI” rappresenta nel contempo anche  il termine  OPPORTUNITA’.

Altri sostengono che è solo un’INVEZIONE di  molti che si sono fatti promotori di questo slogan per rimpinguarsi le tasche con facili SLOGAN .

Sinceramente la diatriba m’interessa poco.

Seguo il cuore … e il cuore mi dice che dev’essere dura molto dura.

Che non ci sono parole cose o persone che possono colmare il baratro di un periodo di crisi.

Il cuore mi dice che non lo posso sapere perchè io non l’ho vissuta in prima persona.

E allora lascio parlare chi ci sta passando ed è per questo che ho  chiesto alla mia amica Olga.

Le ho fatto DUE DOMANDE:

(le risposte le riporto piè pari).

La prima:

Quali sono state le risorse che hai attivato per superare questo momento di crisi?

 

Ho tirato fuori  tutto il carattere che ho, la mia forza e soprattutto il buon umore, un pò di autoironia e spirito.

Sono convinta di essere fortunata e che metabolizzare un Kancro non è facile, ma vorrei che tutte le Donne trovassero la forza che tutte hanno per affrontare il percorso che non nego sia affaticante ma…. tutte potete ce la potete fare.

 

La seconda:

Cosa ti ha spinto ad accettare questa mia proposta?

 

Questa proposta mi ha “intrigato”.

Vorrei arrivasse un messaggio positivo .

Si può essere femminili e DONNE anche calve, anche un pò pallide, ma un bell’abito, un tacco e qualche accessorio fanno miracoli.

Amarsi sempre e comunque.

Ringrazio Stella per avermi dato voce in questo progetto.

 

Vi invito a guardare gli scatti di  Olga sulla mia paginahttps://www.facebook.com/rampollo.stella/ 

 

SONO IO CHE RINGRAZIO TE!

Vi presento CHIARA

Una nuova vita e la voglia di “ritrovarsi”

Mede è una cittadina piccola, ci si conosce un po’ tutti, magari ci si perde di vista ma, all’occorrenza c’è sempre un ricordo da ripescare. In fondo siamo tutti figli o nipoti del tale o della tale che abitava al secondo piano della casa in fondo alla strada, che aveva un nonno o un fratello che lavorava con lo zio del cugino… Insomma alla fine ci si scopre un po’ tutti “parenti” anche perché, se cerchiamo bene, un’occasione in cui ci siamo incrociati lungo gli anni o le vie la troviamo di sicuro.

Anche con Chiara è successo così. La ricordavo da piccola, una bimbetta dai corti capelli scuri, gli occhi vivaci e la manina stretta in quella della sua mamma. Veniva da noi in negozio quando ancora al CA.RI vendevamo solo borse e calzature. Già allora aveva un bel caratterino, sapeva cosa voleva e se un paio di scarpe non le piacevano non c’era verso di farle cambiare idea. Quella che ho visto entrare in negozio è una giovane donna, moglie e mamma dolcissima di un bel bambino, Sebastiano. La stessa determinazione, gli stessi occhi grandi. Ci siamo ritrovate a parlare del tempo passato, tanti piccoli ricordi da allineare e rispolverare. Mi racconta della sua vita, di come sia cambiata, l’avevo lasciata figlia e la ritrovo sposata e madre, le gioie grandi, le giornate piene. L’attenzione sempre vigile e rivolta al suo bimbo. Una casa, il lavoro…. il desiderio di “ritrovarsi”.

Quando nasce un bambino…

Capisco come si sente. Mi ricordo. Quando ti dicono che con la nascita di un bambino la tua vita cambierà, pensi: e certo, che scoperta ma alla fine basta prepararsi, ci si organizza, qualche bel manuale di quelli che di stelline gialle ne hanno cinque, che ti insegnano a fasciare il bimbo stretto per farlo smettere di piangere, l’allattamento assolutamente sì ma non facciamone un dramma, qualche tutorial sui massaggi indiani per farlo crescere felice, i no che aiutano a crescere e se non è felice di sentirseli dire ripartiamo dai massaggi…. insomma nessuno si aspetta che le cose siano facili ma quello che succede dopo, quando lui/lei arriva, a quello non si è mai abbastanza preparati. Niente è più lo stesso, non lo è il nostro corpo, il nostro modo di guardare, il nostro umore. Il nostro cervello evapora. Non dico che non sia bellissimo, lo è, ma di sicuro è un gran “casino”. Persino il tempo non è più quello… è più “corto”, non basta mai. Ma è anche dilatato…soprattutto di notte, quando ci si trova a contare le piastrelle della cucina con un pargolo urlante sulle ginocchia. Lo spazio non è più lui, un trilocale non è un trilocale, non dopo averci infilato dentro passeggino carrozzina fasciatoio seggiolone lettino box girello la bicicletta da cross… perché qualcuno che coi regali si porta avanti c’è sempre. In questo caos, in questo meraviglioso caos, noi si veleggia tra una poppata e l’altra, tra un cambio di pannolino e l’altro, una lavatrice, la spesa dimenticata, la cena raffazzonata. Ma ciò che più di tutto ci mortifica è accorgerci che qualcuno ha messo mano al nostro guardaroba, la nostra gemella magra, quella che il bambino non l’aveva ancora avuto, quella che aveva il tempo di depilarsi e di truccarsi, che adorava le scarpe con il tacco. Noi siamo altro: sempre di corsa, pantaloni e scarpe comode, t-shirt che si possono sbattere in lavatrice e chi si è visto si è visto. Mi ricordo. E’ la fase in cui ogni momento concesso a se stesse sembra sempre rubato a qualcun altro. Ci vuole tempo per riabituarsi.

Chiara è entrata con la voglia di “ritrovarsi”. La lascio scegliere, la osservo mentre passa in rassegna un paio di pantaloni dopo l’altro, una t-shirt dopo l’altra, aspetto. So che non è facile scegliere. Il desiderio di essere femminile e la sicurezza di sentirsi “comoda” e “a posto” con gli indumenti a cui si è abituata in questo ultimo periodo della sua vita. Aspetto, di nuovo t-shirt, di nuovo pantaloni…. Alla fine non resisto, la guardo e le dico: “Chiara, è ora che tu ti scordi dei pantaloni”. Lei mi guarda incuriosita. Le prendo i pantaloni dalle mani e l’accompagno davanti allo specchio. “Guardati”, le dico.

Ognuna di noi ha dei punti di forza che vanno valorizzati

E’ molto difficile “vedersi” in modo obbiettivo. Ognuna di noi ha dei punti di forza che non aspettano altro che di essere valorizzati e dei punti deboli che vanno camuffati. Spesso quando ci guardiamo allo specchio abbiamo un’idea in testa e quello che vediamo non ci piace perché non corrisponde. Dobbiamo imparare a osservarci e soprattutto dobbiamo imparare a piacerci. Chiara ha una fisicità a “clessidra”, molto molto femminile ma l’abbigliamento che lei adotta non la valorizza. Quello che lei indossa è una sorta di “divisa” con la quale si sente comoda e a “posto”, pronta ad affrontare le sue giornate, piene e  faticose. A me piacerebbe che lei quelle stesse giornate le affrontasse con il sorriso sulle labbra e con una nuova consapevolezza… La sprono, le faccio notare le spalle dritte, il bel seno, le braccia tornite e il punto vita molto evidente. I fianchi sono in linea con le spalle, le gambe sono piene e ben delineate, il baricentro alto e sporgente. “Fidati!” le dico. Scegliamo insieme una serie di abiti in cotone, freschi e femminili… comodi. La esorto a provarli. Le stanno d’incanto ed è lei la prima a notarlo.

 

 

 

 

Selezione cromatica: l’importanza dei colori “amici”

Ora, le spiego, selezioniamo i colori, possiamo ancora migliorare. Le propongo di fare un’analisi cromatica. Si è rilassata, stiamo giocando… Il suo sottotono è freddo. Appartiene alla categoria delle donne Estate. Le spiego che i colori che le si addicono sono tenui, chiari e freddi. Questo ci aiuta a selezionare gli abiti ma ci fornisce anche le giuste indicazioni per affrontare il make up. Rosa e lilla pastello per ombretto, blush e rossetto. Turchese per gli orecchini.

   

 

La luce negli occhi è tutta sua, quella luce unica e magica che solo le neo mamme possiedono.