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Coco Chanel…C’era una volta

C’era una volta una una bimba di umili origini il cui padre era un venditore ambulante, mentre la madre era una lavandaia. Quella bimba però divenne la regina di Parigi che tuttora viene ricordata: la leggenda Coco Chanel.

C’era una volta una bimba che fu abbandonata in un orfanotrofio dal padre, che non vide mai più, ma lei preferiva dire che egli era partito per l’America in cerca di fortuna.

C’era una volta una bella e giovane donna che si esibiva davanti alle truppe di cavalleria e che cantava spesso la canzone “Qui qa’ vu Coco dans le Trocaderò?” Però raccontava che il nomignolo le era stato dato dal padre.

Una donna geniale, creativa e innovativa che vestì le donne come nessuno aveva fatto fino ad allora.

Le donne non erano più solo madri e spose ma si facero carico, a causa della guerra, di doveri fino ad allora considerati maschili. Le donne dovevano essere comode, evitando di sembrare aggressive o imbecilli (parole dette durante una delle sue famose innumerevoli interviste).

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Elementi innovativi dello stile Chanel: la consulenza d’immagine secondo Coco

Coco Chanel ha condotto una vera e propria rivoluzione in tutti gli aspetti dello stile di vita delle donne della sua epoca e non solo:

  1. Mostrare le gambe: tutti gli abiti della casa erano più corti della concorrenza.
  2. Liberare il punto vita: eliminazione di stecche e corsetti.
  3. Nobilitare il nero: grazie a lei, il nero divenne il colore sinonimo di eleganza. Prima veniva utilizzato solo per i funerali indicando il lutto, oppure per le divise della servitù. A lei si riconduce il “Petit Robe Noir” ovvero il famoso tubino nero che rivoluziono l’armadio di tutte le donne.
  4. Tagliare i capelli: lo stile corto diventa nuovo simbolo di una seduzione inedita.
  5. Utilizzare i capi maschili: si rifiutò di cavalcare all’amazzone e fu la prima ad indossare i pantaloni, capo per eccellenza che identifica lui.
  6. Mostrare e prediligere un colorito abbronzato: Coco Chanel fu la prima a mettere sul mercato il primo olio abbronzante.
  7. Utilizzare il tessuto jersey: prima delle sue idee innovative veniva destinato al confezionamento della biancheria intima.
  8. L’invenzione della bigiotteria: la stilista trovava provocatorio e ignobile mostrarsi con al collo gioielli dal valore spropositato. Secondo lei infatti, lo scopo dei gioielli non era quello di sembrare più ricchi, ma più belli.

Quindi già le linee guida appena espresse ci fanno capire come Coco Chanel fosse abile nell’utilizzare la consulenza d’immagine a 360 gradi: analisi del viso, analisi della figura, analisi del colore e analisi del guardaroba.

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La consulenza d’immagine espressa nei colori scelti da Coco Chanel

Solo 5 erano i colori principali scelti dalla stilista francese Coco Chanel:

  • Nero: colore che rappresenta l’essenziale. Questa tonalità mette in risalto la naturale luce della donna e richiama il rigore monastico dell’orfanotrofio di Aubazine.
  • Bianco: colore da cui tutto ha origine come la luce che lambendo ogni cosa la rende viva. Il bianco ha la funzione di illuminare. Anche la tonalità candida proviene dall’infanzia di Coco Chanel perchè bianchi erano i copricapi delle monache che vedeva quotidianamente.
  • Beige: evoca calore e semplicità. Si tratta della stessa tonalità della terra dell’Alvernia (terra d’origine), nonchè il colore della sabbia di Deuville, del Lido di Venezia, del colorito naturale di chi vive all’aria aperta.
  • Oro: include due facce della stessa medaglia, ossia il vero e il falso. L’oro vero dei regali dei suoi corteggiatori, l’oro falso della sua bigiotteria. L’oro che ornava le vesti clericali della sua infanzia, l’oro della Basilica di San marco dell’Impero Bizantino e dell’arte barocca che le furono sempre fonte di grande ispirazione.
  • Rosso: il colore della vita, del sangue e della passione. Metterlo sulle labbra è una dichirazione di buonumore. Gli uomini non sopportano le donne che si piangono addosso.

Una palette tanto semplice, quanto radicata nei principi della consulenza d’immagine.

I segreti dell’Atelier di Coco Chanel

Ogni leggenda che si rispetti ha dei segreti, e l’Atelier di Coco Chanel non può certo sfigurare in tal senso:

  • La sede storica si trova a Parigi al n.31 di Rue Cambon.
  • In realtà ci sono 4 Atelier o meglio 4 laboratori: due si occupano di tessuti di sartoria e due si occupano di tulle chiffon organza “flou”. Inoltre c’è un laboratorio chiamato “galon” che si occupa esclusivamente delle rifiniture e delle decorazioni (bottoni, passamanerie fodere).
  • La sarta più anziana, quella con più esperienza, la depositaria di tutti i segreti della Maison è la Premier: costei coordina e sovraintende a tutti i 4 atelier. L’organigramma è come una piramide in quanto la Premier ha tre Second Premier che, a loro volta, hanno tre apprendiste sarte destinate a diventare le future depositarie dei segreti dell’Atelier.
  • In ogni stagione si gestiscono collezioni da circa 70 capi.
  • Una giacca Chanel può arrivare a costare circa 100mila euro e la cliente può richiedere l’esclusiva.
  • Il direttore creativo, Karl Lagerfeld fino all’ultima collezione di febbraio 2o19 ora Virginie Viard, disegna il modello che verrà prima realizzato in mussola.
  • Si prendono ben 30 misure della cliente e solo i pezzi che compongono la giacca sono 18. Ogni pezzo in carta modello viene spillato e definito con il gesso. Passa poi dalle mani esperte della Premier che consegnerà il capo in una delle boutique sparse per il mondo (Londra, Parigi, New York, Hong Kong) per la prima prova. Arrivati a questo punto si effettuano le dovute modifiche e si cuce il tutto rigorosamente a mano.
  • Il direttore artistico decide circa i bottoni, la passemanerie, le fodere e le asole: ogni bottone per ogni asola (così voleva Coco Chanel). Infine si consegna il tutto alla Premier che si occuperà di recapitarlo personalmente per la seconda prova .  Il capo ritorna quindi a Parigi dove è definito e controllato nei minimi dettagli, finchè non è pronto per essere indossato.

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2.55 Un concentrato simbolico della storia di Coco Chanel

2.55 è l’iconica borsa della stilista francese e anche su di essa si concentrano una serie di curiosità e miti che andiamo a scoprire:

  • 2.55 è la borsa più copiata (ancora oggi) al mondo. Coco era fiera di essere copiata e lo sarebbe ancora oggi, più donne vestivano “a la Chanel” più era felice.
  • Tra le grandi firme che hanno provato a copiare lo stile unico della 2.55 c’è anche Yves Saint Laurent. In occasione della creazione dell’abito nero per Audrey Hupert, Coco Chanel non lasciò spazio a repliche dichiarando: “Saint Laurent ha un gusto eccellente quanto più mi copia, tanto più dimostra di avere classe.”
  • 2.55 sono le cifre della data del febbraio 1955: data di concepimento del design dello storico accessorio.
  • Nera perchè, come già detto prima, era il colore degli abiti monacali. Invece l’interno è bordeaux come le divise dei bimbi dell’orfanotrofio.
  • In jersey matlassè (poi fu realizzata anche in pellami nobili) per dare alla borsa più volume e forma e perchè ricorda il gilet degli stallieri.
  • La 2.55 ha una tasca aperta sul retro per le monetine e le chiavi, una tasca all’interno con zip nella patta di chiusura. In questo scomparto segreto la leggenda dice che Coco vi nascondesse le lettere dei suoi ammiratori.
  • La patta di chiusura è leggermente stondata: il motivo della forma anomala sarebbe il richiamare il sorriso della gioconda che lei spesso amava scarabocchiare sui suoi bozzetti.

Come riconoscere una 2.55 originale da una 2.55 falsa.

Chiaramente, oltre a tentativi di copia ufficiale da parte di altri brand della borsa 2.55, ci sono moli falsi in giro. Tuttavia ci sono diversi indizi che ci fanno capire se siamo di fronte ad una brutta copia:

  1. I rombi interi nella parte posteriore della borsa devono sempre essere di numero dispari.
  2. Le cuciture della tasca esterna applicata devono perfettamente combaciare con le cuciture della borsa.
  3. Il cursore della cerniera interna ha 3C.
  4. Il numero di serie della borsa è inciso e mai stampato. Inoltre il numero non è mai a nove cifre ma sempre meno e deve assolutamente corrispondere con quello del cartellino che accompagna la borsa.
  5.  La Maison non rilascia certificati di autenticità. Diffidate se qualcuno ve lo propone.
  6.  Il logo con la doppia C è sempre uguale: la C di destra sovrasta la C di sinistra in alto mentre in basso, la C di sinistra è quella che “passa sopra” alla C di destra. Il segno grafico identificativo è posto chirurgicamente al centro della borsa e il retro della chiusura a doppia C, ha sempre inciso sulla sinistra la scritta Chanel e sulla destra la scritta Paris.
  7. Stesso materiale per chiusura e scritta Chanel: se la chiusura a doppia C è argento, la scritta sarà sempre argento; se è oro invece, allora anche la scritta sarà oro. I colori non sono mai diversi ma sempre accoppiati perfettamente.
  8. Il valore della borsa 2.55 aumenta ogni anno di circa 300 euro.

Leggi anche l’articolo: Icone di stile: Elisabetta II.

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Icone di stile: Elisabetta II

Eccoci tornate con il secondo appuntamento della rubrica Icone di stile: in questo spazio, che va in onda su Radio Vigevano, parliamo di quei personaggi che resistono alle tendenze passeggere della moda diventando vere e proprie icone.

Tra queste come non parlare della famosissima Regina Elisabetta II, attuale reggente del Regno Unito e dell’Irlanda del Nord: i suoi outfit sono nella mente di tutti e riusciamo a visualizzarla facilmente non appena sentiamo il suo nome. Ecco cosa vuol dire essere un’icona di stile.

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Una delle donne più eleganti al mondo

La Regina ha spento 92 candeline l’anno scorso e regna dal 1953: circa 67 anni, ovvero più di mezzo secolo. Elisabetta II è una donna che ha visto, durante il suo lungo periodo da reggente, succedersi diverse mode: basti pensare che quando salì al potere si era nel periodo in cui le signorine vestivano con punto vita avvitato e gonne svasate; poi sono arrivati gli anni ’60 e i ’70 quelli della contestazione quando andavano forte i pantaloni a zampa d’elefante e le fantasie coloratissime tipiche dei figli dei fiori. Poi ecco gli splendidi anni ’80 con l’avvento della disco music e capi d’abbigliamento con colori fluo; infine arriviamo agli anni ’90 dove la bellezza femminile si rifaceva a modelli androgini e le donne vestivano con abiti rubati dall’armadio di lui: ci ricordiamo tutte delle spalline, anzi direi spallone che imperversavano nelle giacche e nei cappotti.

La Regina quindi ha visto davvero di tutto però il suo stile è rimasto sempre al di sopra del resto: nonostante il trascorrere degli stili, il suo è rimasto granitico e si è confermato nel tempo. Lei stessa è diventata una tendenza di stile: figura infatti tra le 50 donne più eleganti al mondo insieme a personaggi del calibro di Kate Moss, Naomi Campbell e Claudia Schiffer.

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La consulenza d’immagine di Angela Kelly

Lo stile della Regina è curato personalmente da Angela Kelly: la British fashion designer aiuta Elisabetta II con la consulenza d’immagine dal 1994. Lo staff della stilista di fiducia vanta ben 12 sarte. Le stoffe con cui verranno poi realizzati gli abiti, vengono scelte direttamente dalla Regina, tuttavia il compito difficile di vestirla grava tutto sulle spalle di Angela. Non deve essere per niente facile riuscire a mediare tra il gusto personale della Sovrana, la sua fisicità e i protocolli formali da rispettare, ossia il famigerato e temutissimo dress code.

Per ogni stoffa vengono realizzati 4 bozzetti tra cui la Regina sceglie. Il procedimento prosegue con la realizzazione di un “prototipo” in tessuto di cotone grezzo o lino grezzo. Anche il cappello per l’outfit ha una versione primordiale in paglia. Tutte queste operazioni vengono fatte su un manichino che ha le fattezze della Regina. Elisabetta II fa la prima prova del capo d’abbigliamento da sola, alla presenza di Angela Kelly e dei suoi fedelissimi cani. Una volta approvata la versione grezza dell’abito si procede a confezionarlo con tutti i crismi.

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Lo stile della Regina Elisabetta II

La consulenza d’immagine di Angela Kelly si è concentrata principalmente sulla realizzazione di abiti interi in tinta unita per diversi motivi:

  • La Regina deve essere sempre impeccabile, quindi ad esempio non può stare lì ad aggiustarsi una camicia infilandola dentro la gonna.
  • I vestiti devono sembrare sempre stirati: l’effetto è ottenuto con dei piombini cuciti negli orli.
  • La comodità dell’abito deve permetterle di salire e scendere agilmente dalle macchine: ecco perchè vengono applicati dei piccoli spacchi e delle pieghe.
  • Le maniche sono a tre quarti per lasciare libera la Regina di fare il suo famosissimo saluto.

Un’altra peculiarità degli abiti è che non vengono utilizzati i bottoni, ma soltanto le zip.

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Il guardaroba stratosferico della Regina Elisabetta II

Fare un’analisi del guararoba della Regina Elisabetta II sarebbe davvero una sfida titanica: parliamo di migliaia e migliaia di capi d’abbigliamento. Questo è dovuto alla prassi che la Sovrana non indossa mai la stessa cosa: sarebbe disdicevole indossare lo stesso capo qualora dovesse incontrare la stessa persona. L’armadio stratosferico è affidato alle cure di 27 dame di compagnia che hanno anche il compito importantissimo della registrazione per evitare l’impasse di cui abbiamo appena accennato. Ogni abito viene schedato con il suo nome, la data e l’occasione in cui è stato indossato.

Caspita allora avrà anche un sacco di borse, direte voi. Invece no perchè in proporzione, come gli altri accessori del resto, sono in numero molto limitato: 150 borse tutte realizzate dalla ditta Launer London che ha sede nella capitale del Regno Unito. Le scarpe, altro classico accessorio femminile, vengono prima calpestate da una persona di fiducia affinchè poi la Regina non soffra quando le avrà ai piedi.

Adesso diamo i numeri: migliaia di abiti, 150 borse, 500 cappellini, pochi guanti bianchi tutti di lunghezza di 15 centimetri, ombrelli trasparenti abbinati in tonalità agli abiti e circa 30 pellicce.

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Qualche curiosità sulla Regina Elisabetta II

All’interno del reparto sartoria c’è un ventilatore per testare gli abiti contro l’effetto Marilyn, immagino che ricordiate l’iconica scena di Marilyn Monroe con il vento che le alzava la gonna. Si testano soprattutto gli abiti con tessuti leggeri ovvero quelli in chiffon e seta. Ultimamente una vittima illustre è stata proprio un membro della Royal Family ovvero Kate Middleton: un soffio di vento le ha alzato l’abito per la gioia dei paparazzi.

La Regina utilizza le borse per inviare messaggi in codice. Si lo so che sembra molto una cosa alla James Bond, ma ascoltatemi: quando poggia la borsa a terra vuol dire che ha vicino una persona noiosa, mentre se è a disagio sposta la borsa da un braccio all’altro.

L’ultima chicca riguarda i pantaloni. Solo una volta Elisabetta II ha indossato dei pantaloni durante una visita in Canada: evidentemente l’esperimento non le è stato gradito perchè non ha più indossato quel capo d’abbigliamento.

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La Regina Elisabetta II e i colori

L’associazione colori – outfit della Regina è davvero automatica nella nostra testa. Tuttavia, c’è uno specifico motivo per cui Elisabetta II tiene in particolare considerazione i colori nelle sue mise ed è il detto inglese: “has to be seen to be believed” che possiamo tradurre come “per essere creduta devi essere vista”. I colori particolari la rendono un punto di riferimento per la folla dei sudditi che vuole sempre seguirla con lo sguardo. Inoltre facilita notevolmente anche il lavoro alla sicurezza.

Il colore preferito è il rosa. La Sovrana è legata a questo colore poichè è quello che ha iniziato a indossare all’inizio della sua carriera da regnante proprio per dare l’idea di una regina più vicina al popolo, suggerendo una monarchia meno austera. Negli anni ha utilizzato delle tonalità più accese di rosa: ad esempio l’ultima volta che è venuta in visita ufficiale in Italia era vestita di color glicine.

Il colore preferito per cerimonie familiari è il giallo. Elisabetta II associa la tonalità al sentimento della felicità. Tra gli altri ha un abito che si chiama buttercup, giallo burro, che eccezionalmente ha utilizzato più volte, perfino durante il Royal Wedding.

Il colore azzurro viene utilizzato spesso e rappresenta per lei la devozione nei confronti del popolo inglese. Una teoria che ha seguito anche durante l’ultima visita in Irlanda dove era vestita di verde per inviare un messaggio di benevolenza nei confronti di un paese che è verde e lussureggiante.

Non indossa mai il nero se non in occasione di funerali o Memorial Day.

Pensate che il colore degli abiti della Regina è un trend talmente forte che addirittura ci sono broker che scommettono sul colore che sceglierà nella successiva cerimonia.

Scopri tutto anche su una grande First Lady del passato: Icone di stile: Jacqueline Kennedy.

 

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Icone di stile: Jacqueline Kennedy

La rubrica Vita da Stella pensata per Radio Vigevano ha la pretesa di diventare il salotto di Radio Vigevano. Parlerà di misteri e curiosità legate al mondo della moda attraverso le Icone di Stile. Le Icone di stile sono tutte quelle persone del mondo dello spettacolo della cultura e dell’arte in generale dotate di magnetismo, e carisma, dotate di quella particolare caratteristica che gli inglesi chiamano effortless: lo stile senza sforzo. Sono tutti quei personaggi del passato e del nostro tempo che calvalcano le tendenze e le superano, diventando essi stessi tendenze. Si trasformano in esempi da cui trarre spunti e idee di outfit.

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Lo stile della First Lady Jacqueline Kennedy

Il primo personaggio che mi ha ispirato questa rubrica è: Jacqueline Kennedy, moglie del 35esimo Presidente degli Stati Uniti e poi in seconde nozze moglie dell’armatore greco Onassis. Jacqueline chiamata affettuosamente “Jacky” dagli americani, la giovane First Lady fu in grado, in soli di due anni di permanenza alla Casa Bianca, di dare vita al mito della giovane coppia: bella potente e ricca. Lo fece credendo nella forza mediatica delle immagini, centellinando gli scatti privati e monitorando le immagini pubbliche.

Qualcuno disse che la campagna politica di Kennedy fu vinta “a colpi di guardaroba”! Creò quello che agli americani mancava, ovvero una dinastia: la dinastia dei Kennedy. Tre sono gli abiti che la legano in modo indelebile alla storia:

  • Il tubino nero e il velo in pizzo nero che indossava quando incontò il Papa Giovanni XXIII.
  • Il tailleur rosso che indossava quando in un documentario aprì le porta della Casa Bianca: l’opera serviva a documentare le opere di ripristino e di recupero della memoria storica americana. I lavori furono magistralmente diretti da lei.
  • Il tailleur rosa di Coco Chanel che indossava il giorno dell’assassinio del marito.

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Proprio su quest’ultimo si concentrano le curiostà e i misteri. Il primo dubbio: il tailleur rosa era un originale Coco Chanel? O un falso? Io penso che la verità, come sempre, stia nel mezzo. Vi spiego perchè: durante la campagna politica Nixon tacciò Kennedy di essere poco patriottico, perchè la moglie indossava abiti acquistati all’estero firmati da stilisti stranieri. Per questo motivo fu così che Jacqueline decise di farsi fare i tailleur Chanel presso la famosa sartoria americana Chez Ninon il cui direttore era Karl Lagerfeld.
Era risaputo che le materie prime che Chez Ninon utilizzava ovvero stoffa, bottoni e passamanerie erano inviate proprio dalla casa madre francese. Non era neppure un problema di prezzo, in quanto il prezzo americano/francese, era lo stesso.

Ma perchè tra tutti i colori proprio quella tonalità di rosa? Kennedy adorava la moglie con quel colore, pensava che il rosa fosse il colore più adatto a valorizzare la raffinata bellezza della moglie: voleva che tutta Dallas, tutte le Texane, vedessero quanto bella fosse la sua Jacky. Ma molti, e io sono dello stesso parere, pensano che anche la scelta di quel colore fosse una mossa strategica – politica. Pensate che per le donne aristocratiche americane avere un tailleur di Chanel nell’armadio era una dichiarazione di modernità, d’indipendenza. Mentre il rosa, colore iper femminile per eccellenza, sarebbe servito a schiacciare l’occhiolino ad una classe americana più tradizionalista e conservatrice. Jacqueline tenne il tailleur rosa anche durante il frettoloso giuramento del Presidente Lyndon Baines Johnson che succedette a Kennedy, e lo tenne fino al rientro a Washington. La First Lady, con composta dignità, voleva dimostrare a tutti gli americani cosa era stato fatto non solo a John ma a tutta l’America. Il tailleur è conservato in una stanza sottovuoto, nonchè ancora macchiato, e per volere dei famigliari potrà essere messo alla vista del pubblico solo fra 100 anni. Un vero peccato!

Il tailleur rosa è il capo che è stato più copiato: ad esempio nella mini serie I Kennedy del 1991 e nel film Jackie, con protagonista Natalie Portman, del 2016. Grazie alla minuziosa ricerca di particolari a cui contribuì la casa madre francese che procurò i bottoni e la passamaneria originale, la costumista vinse i BAFTA Awards per i migliori costumi e fu candidata agli OSCAR.

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La consulenza d’immagine di Oleg Cassini

Il guardaroba di Jacky era composto da circa 300 pezzi. La First Lady amava gli stilisti francesi, come YSL, Balenciaga Chanel, ma grazie alla sua innata capacità di mediare l’istinto con la ragionevolezza scelse Oleg Cassini, stilista francese residente a New York e insieme strutturarono un armadio di 300 pezzi. Jacky era una donna di una bellezza controcorrente rispetto alle bellezze degli anni 60. Minuta e con un fisico androgino, poco seno, punto vita inesistente, direi quasi una donna dalla forma rettangolare, baricentro leggermente basso. Il focus del suo stile era il colore: fu la regina del Block Color e le linee dei suoi abiti, rigorosamente senza maniche, erano di linea ad A, le gonne al ginocchio e le giacche dalla linea a scatola realizzati con tessuti corposi e rigidi non aderivano mai al corpo. Questo era stato studiato per raggiungere due obiettivi:

  • creare una linea femminile e dei volumi dove effettivamente non c’erano
  • Jacky era sempre perfetta, mai stropicciata e sempre in ordine.

Oleg Cassini, che aveva fatto anche il costumista, sapeva quale poteva essere l’importanza di creare uno stile unico e riconoscibile in una consulenza d’immagine su misura per imprimere nella storia un’icona di stile: ecco perchè gli abiti erano spesso adornati da accessori vistosi come grandi bottoni e grandi fiocchi piatti. Jacqueline Kennedy non amava indossare i gioielli ed era legatissima alla sua collana a tre giri di perle, preferiva invece indossare la bigiotteria: era convinta che i gioielli fossero sorpassati e appesantissero il look. La pettinatura morbida ad onde e il pillow-box hat, ovvero il tamburello che portava nel retro della nuca, alleggerivano un viso dalla forma sfacciatamente quadrata. Fu la prima a infoltirsi le sopracciglia e a ridesignarle ad ali di gabbiano, altro che Cara Delevingne!

Mantenne un look minimalista anche con il passare degli anni, quando cedette ad una corte sfrenata da parte di Aristotele Onassis. Abbandonò il Block Color in favore di outfit bianchi e neri, gonne gitane, pantaloni capri, sandali capresi, grandi occhiali e foulard Hermès. Venne poi fotografata spesso con la borsa Gucci modello Constance: fu così che la Maison decise di rinominare quel modello Jackie O. Modello tuttora in produzione, rivisitato più volte negli anni, ma ancora oggi sotto il braccio di molte donne. Magari anche alcune di voi non lo sanno ma sulla spalla hanno un pezzo di storia!

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Il mondo dei colori nella consulenza d’immagine

I colori sono un elemento chiave da considerare all’interno della consulenza d’immagine e risulta fondamentale capire quali tonalità sono nostre alleate e quali invece non sono tali. Istintivamente possiamo comprendere l’accezione di questa distinzione: i colori amici sono quelli da inserire in ogni nostro outfit, mentre le tinte nemiche sono assolutamente da evitare.

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Le potenzialità dei colori nella consulenza d’immagine

I colori sono un qualcosa che diamo per scontato e raramente ci soffermiamo a comprendere realmente quali potenzialità offrono al nostro aspetto sia in senso positivo, che in senso negativo. La scelta di una palette di colori adatta a noi, può renderci più luminose e magari ringiovanirci. Risulta altrettanto vero che una tonalità inadeguata può rivelarsi estremamente controproducente, in pratica un autogoal per la nostra bellezza. Ecco dove i suggerimenti della consulenza d’immagine possono essere preziosi.

D’altronde mi è capitato di frequente, credo sia un’esperienza comune anche a voi, di notare che basta indossare alcuni colori per apparire più belle, luminose e solari; in contrasto alcuni capi ci fanno apparire più stanche e grigie andando a marcare inestetismi come le linee di espressione, mettendo in risalto le occhiaie. I colori sono dotati di questo potere. Bisogna pensarli come un’arma a doppio taglio: vi possono far passare dall’essere destinatarie di complimenti a passare inosservate o, peggio, apparire non al top a causa di un abbinamento sbagliato.

Attraverso la consulenza d’immagine, una volta scoperti i vostri colori, vi sentirete come quando uscite dal parrucchiere, quel momento in cui vi piacete e vedete la vostra bellezza contemplata negli occhi di chi vi guarda. Una sensazione che non ha prezzo.

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La stagionalità dei colori nella consulenza d’immagine

Nell’ambito della consulenza d’immagine i colori vengono catalogati in base alle stagioni: inverno, primavera, estate ed autunno. La teoria delle quattro stagioni non ha nulla a che fare con il mese in cui siete nate e i raggruppamenti servono a suddividere le tonalità in base alla loro natura.

Alla palette dell’inverno afferiscono i brillanti profondi e gli intensi freddi:

  • nero
  • bianco
  • bluette
  • bordeaux
  • fucsia
  • verde pino
  • viola
  • grigio scuro
  • grigio medio
  • rosso carminio
  • rosso magenta
  • giallo limone

Alle tonalità della palette estate si ascrivono i soft chiari freddi:

  • sabbia
  • grigio chiaro
  • colori pastello
  • colori annacquati: verde acqua, azzurro acqua marina
  • blue jeans
  • blue medio
  • blue navy
  • lavanda
  • lilla
  • verde tiffany

La primavera ci porta ai caldi brillanti chiari:

  • rosa pesca
  • color melone
  • rosso fragola
  • verde prato
  • rosso corallo
  • rosa corallo
  • oro chiaro brillante
  • color miele

L’autunno arriva con i colori caldi soft intensi e profondi:

  • varietà di marrone: ruggine, mogano, brandy
  • color mostarda
  • color zucca
  • varietà di verde: giada, muschio, oliva

Come avrete notato c’è un grande assente nelle ultime palette ossia quel colore “che sta bene con tutto”: il nero. Spesso avviene che su molte donne svilisce la bellezza e non le valorizza affatto. Quindi attenzione al giudicare un colore comodo quando in realtà non vi fa comodo, anzi tutt’altro.

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L’analisi del colore nella consulenza d’immagine

Durante la consulenza d’immagine uno step fondamentale è rappresentato dall’analisi del colore che stabilisce a quale delle categorie e stagioni appartieni. La tecnica da me impiegata è quella del draping, in cui accosto dei teli colorati al viso per verificarne l’effetto complessivo. L’errore più comune che riscontro, anche perchè è una tendenza naturale, è il propendere verso un colore che ci piace senza tenere in considerazione se veste bene su di noi.

Il primo passo quindi è stabilire il sottotono che è esclusivamente su misura, ad esempio se risulta che ti donano le tonalità fredde puoi rientrare nella stagione dell’inverno o nell’estate, viceversa se i colori caldi sono quelli che ti fanno spiccare, andremo a scegliere dalle palette autunno e primavera. Se volete fare un test osservate le vene dell’avambraccio: qualora fossero bluastre indicano un sottotono freddo, se fossero verdeggianti invece caldo. Allo stesso modo le labbra e le orecchie che, se tendenti a una gradazione rosata e violacea, sono decisamente fredde; quelle color pesca giallastra sono calde. Anche il colore del derma è indicativo dove la pelle rosa e olivastra appartiene al sottotono freddo, quella ambrata al caldo.

Un’altra prova da eseguire è di scattarti una foto con luce naturale, senza trucco e nascondendo i capelli (se tinti) con addosso un telo bianco e poi uno beige. Guardandole con attenzione con quale telo vi vedete più belle? Se la risposta è con il bianco, avete un sottotono freddo. Se la risposta è con il beige, avete un sottotono caldo.

Attenzione a non confondere correlando il chiaro e lo scuro rispettivamente con il caldo e il freddo, in quanto non è detto che una mora sia calda e una bionda fredda. Facciamo due nomi celebri: Monica Bellucci è fredda inverno e Cameron Diaz è calda primavera. Scovare quindi la palette alleata di colori è un punto fermo nella consulenza d’immagine per decidere poi abbigliamento, accessory e beauty.

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I colori degli accessori nella consulenza d’immagine

Spesso si associa la consulenza d’immagine esclusivamente all’abbigliamento, tuttavia il concetto è limitante: cosa diresti infatti se ti dicessi che anche la scelta degli accessori viene considerata nella definizione della palette?

Non bisogna infatti pensare solo a borse e a scarpe, rifletti su un accessorio che sta proprio sul tuo viso, ossia gli occhiali. Bene hai idea di che impatto negativo avrebbero se scegliessi la montatura del colore sbagliato? Inoltre, sempre in maniera comprensiva, occorre riflettere anche su trucco e parrucco: una seduta dal parrucchiere può rivelarsi traumatica se il colore della tinta nuova ci rende brutte.

La consapevolezza della nostra palette ci rende uniche e irripetibili lasciando trasparire tutto il nostro fascino e la bellezza. Il make up deve avere come fine ultimo la valorizzazione del nostro incarnato naturale e del colore degli occhi enfatizzando in modo positivo la forma del viso.

Se vuoi saperne di più su come trattare tutti i dettagli estetici del volto visita la pagina: Consulenza d’immagine: Analisi del Viso.

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La Consulenza d’Immagine secondo me

La consulenza d’immagine è un’esigenza, un percorso che ha come obiettivo quello di scoprire e rivelare la propria unicità. È un cambiamento che si rivela con un nuovo look, ma va oltre al cambiamento di stile. Lo stile è solo quello che la nostra nuova immagine comunica. Il vero cambiamento è quello che avviene in noi, che si percepisce in un primo momento come una necessità e che solo dopo la consulenza d’immagine si trasforma in risposta a tutte le nostre domande.

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Lo scopo della consulenza d’immagine

Lo scopo della consulenza d’immagine è quello di rispondere ai sogni e in alcuni casi anche di anticiparli partendo dalla nostra unicità.

Siamo unici e irripetibili.

L’esigenza di vivere l’esperienza di una consulenza d’immagine nasce in fasi che io chiamo di transizione.
Sono quei periodi della vita in cui affrontiamo volenti o nolenti fasi di cambiamento che riguardano la sfera privata e lavorativa.

Il primo lavoro, un avanzamento di carriera, la perdita del lavoro stesso, ma anche la maternità (prima e dopo), la separazione/divorzio, una storia d’amore appena sbocciata, un cambio di residenza (nuovi vicini, ambienti da frequentare diversi) e anche periodi di malattia, lutti.

Sono fasi che impongono adattamento, flessibilità, pazienza, costanza, che rimettono in discussione abitudini di vita. Mentre il mondo attorno a noi si muove, noi non possiamo fare altro che seguirlo e, mentre la vita mette alla prova, la consulenza d’immagine mette nelle condizioni di affrontarla.

Come si svolge la consulenza d’immagine

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Regola numero 1: Ascoltare tanto

Parlare di sé non è mai facile.

Raccontati

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Gusti, preferenze, passioni, abitudini, quello che ti piace e quello che non sopporti.
Cosa fai per te, come ti senti quando lo fai.
Come ti vedi e come vorresti essere e perché.
Cosa pensi di comunicare, cosa vedi di te negli sguardi di colleghi, amici e famigliari. E cosa vorresti invece leggervi?

Il tuo punto di vista è molto importante

Avvicinarsi alla consulenza d’immagine è il primo passo per ottenere tutte le risposte che vuoi.

La consulenza sulle forme…

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Nella fase successiva mi occuperò delle tue misure e dei tuoi colori.
Occuparmi delle tue misure non vuol dire parlare di taglie, ma di proporzioni. Siamo fatte in 3D.
Siamo unici e irripetibili, non saranno i numeri a destabilizzarci!
Ti svelerò le linee e i tessuti che si addicono alla tua fisicità grazie all’analisi della figura.
Ti insegnerò le più importanti tecniche di camouflage per valorizzare i tuoi punti di forza e camuffare i tuoi punti deboli.

…e la consulenza sui colori!

consulenza di immagine colorePoi per quanto riguarda i colori… bhè, ci divertiremo!
Sarai primavera, estate, inverno, autunno?
Faremo l’analisi cromatica e questo ci permetterà di stabilire la tua unica palette di colori amici.
Individuare quali sono i colori che ti valorizzano ti permetterà di fare più abbinamenti, perché ogni cosa si abbinerà con un’altra. Non dirai più non ho niente da mettermi e comprerai solo quello che è adatto a te.

Analisi del viso

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Evitare i colori nemici vuol dire che non comprerai più rossetti sbagliati, che non sbaglierai più  il fondotinta , così come ombretti, matite, phard, cipria…
Anche il colore dei capelli: ci hai mai pensato? Finalmente uscirai dal purrucchiere piacendoti

A questo serve l’analisi del viso che faremo durante la consulenza d’immagine.

L’analisi del guardaroba

consulenza di immagine guardarobaL’ultima fase riguarda l’armadio. Ultima, ma non certo meno importante delle altre.
Ora che conosci gli stili e le linee che ti valorizzano, che sai che il verde e il giallo (per esempio) non sono i tuoi colori, che il jersy si appiccica proprio lì dove non vuoi… perché tenerli nell’armadio? L’analisi del guardaroba serve a valorizzare quel che hai e ti sta bene, e far sparire quel che non ti valorizza quando lo indossi.
Molto si potrà recuperare anche con piccoli accorgimenti di sartoria che ti indicherò all’occorrenza.

Liberarsi di tutto ciò che ormai non ti appartiene più ti regalerà nuova energia.

 

Guardati!

Vedi una persona nuova, ma sei sempre tu, solo che ora vedi la parte migliore di te.

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Bilanci e cambiamenti

Fine anno momento di bilanci…

Fine anno, momento di bilanci, di ripensamenti, di conti e di progetti. Ognuno di noi, e ciascuno a modo suo, si ritrova a rimuginare su quel che è stato e quel che dovrà essere. Quest’anno anch’io ho fatto il mio bilancio, non proprio un bilancio annuale mi sono spinta più indietro, quel tanto che è bastato a darmi un’idea della strada fatta.

Quanta strada ho fatto?

Non ho fatto il conto degli eventi, dei traguardi lavorativi, delle fatture e degli incassi, ho fatto i conti con me stessa, ho voluto ripercorrere un po’quella strada che mi ha reso la  Stella che sono oggi, quella che vi accoglie in negozio e che avete imparato a conoscere.

Alla fine tutte le parole che uso per raccontarvi e spiegarvi come diventare più consapevoli di voi stesse, come trovare il vostro stile,  come esaltare i vostri punti di forza e camuffare i vostri punti deboli, queste parole sarebbero appunto solo parole se anch’io, come voi, non mi fossi trovata proprio lì dove siete quando venite da me per una consulenza, nel momento in cui avete maturato il desiderio di cambiare perché non vi riconoscete o volete riconoscervi ma non sapete bene come fare.

Il desiderio di cambiare

Non ci credete?

Eppure…. ho giusto qualche foto che vi farà cambiare idea!

Vi voglio raccontare un po’ di me, qualche anno fa, all’inizio del percorso che mi ha portato oggi ad accogliervi con il sorriso sulle labbra, il caffè in una mano e nell’altra…. nell’altra la mia bacchetta.

Cambiamento è sicuramente la parola magica, ma quando? Di solito quando decidiamo di voler cambiare siamo già a metà dell’opera, il ghiaccio è rotto, il primo passo è fatto: è il momento in cui realizziamo di non riconoscerci più nell’immagine che diamo di noi agli altri. Ma se la nostra immagine non ci appartiene più che cosa in realtà vogliamo comunicare o comunicare meglio di noi?

E’ così che è cominciato il mio percorso, con il bisogno di cambiare, di imparare a comunicarmi e a comunicare quello che per me era importante. Per me la spinta è stata, oltre che il bisogno di riconoscermi, il desiderio di reinventare un nuovo modo di lavorare, che fosse più interessante e articolato, più creativo, che mi permettesse di esprimere la mia personalità ma anche di rispondere alle esigenze delle mie amicheclienti, che mi desse la possibilità non solo di vestirle ma anche di aiutarle a riscoprirsi. Nella mia vita avere dei progetti è sempre stato fondamentale, quando ho iniziato questo percorso sapevo che mi avrebbe fatta crescere e cambiare, era quello che volevo, ma forse non immaginavo che alla fine avrebbe cambiato non solo il mio modo di lavorare ma anche il mio modo di vedermi e di “vedere”.

Ad ognuno il suo “perché”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il mio percorso è iniziato quando ho trovato la mia motivazione, il mio personale “perché”. Nella storia di un cambiamento, il “perché” è sempre importante ma è diverso per ciascuno di noi, l’unica regola che fa sì che il nostro personale “perché” funzioni da propulsore per il nostro cambiamento è che ci appartenga, che sia davvero nostro e di nessun altro…

Il mio ha funzionato, adesso mi riconosco. Sono sicura che per voi sarà lo stesso.

Un armadio fuori controllo

Una nuova vita ha bisogno di una consulenza d’immagine

Aurora mi contatta per una consulenza d’immagine a 360°. Lei ha raggiunto l’età dei quarant’anni e la sua vita è a una svolta: è andata finalmente a vivere da sola, ha iniziato un nuovo lavoro. Questa nuova fase dell’esistenza prevede dei cambiamenti, infatti lei si sente diversa, pronta ad affrontare nuove sfide, più matura e più consapevole di quanto non si sentisse solo qualche mese prima.

La trasformazione parte da tanti aspetti: Aurora ha iniziato un percorso con una nutrizionista e si è iscritta ad una palestra. Una nuova forma per una nuova percezione di sè stessa sia fisica, che nel look. Lei mi conosce, sa come lavoro e mi chiede una consulenza d’immagine per aiutarla a cambiare il suo stile.

Il suo entusiasmo è contagioso, trascinante direi: si tratta dello stato d’animo di chi, finalmente, ha trovato il coraggio di affrontare le proprie paure e i propri limiti e ha deciso di voltare pagina.

Non vedo l’ora di incontrarla e di lavorare con lei e per la nuova lei.

Un passo alla volta verso la giusta consulenza d’immagine

Ogni cambiamento va affrontato gradualmente come una scala dove salire un passo alla volta verso il look perfetto. In questo modo si evita che l’entusiasmo, che fa da ottimo motore trainante ad Aurora, non si ingolfi di fronte alle prime difficoltà. Questo può succedere quando le aspettative che si nutrono sono molto alte e vorremmo vedere risultati immediati. Tuttavia nessuno ha la bacchetta magica, nemmeno nella consulenza d’immagine, e soprattutto ogni cambiamento va meditato, assimilato e “digerito”. Solo così la nuova Aurora potrà essere in piena armonia con sè stessa. Quindi andrò a rispecchiare la sua personalità senza stravolgerla, ma esaltandola con i nuovi outfit.

Durante i nostri primi incontri ci occupiamo di analisi dei colori e delle forme del suo corpo. Individuiamo i suoi punti “deboli” per andarli poi a mascherare al meglio, ci concentriamo particolarmente sui i suoi punti “forti” e… parliamo. Mi racconta di sé, delle sue aspettative, di ciò che le piace. L’aiuto a guardarsi con occhi “nuovi”: il suo sguardo deve essere non quello fugace di ogni mattina quando si prepara, no deve fare uno sforzo sovrapponendo la nuova immagine a quella già riflessa. Per questa ragione, mentre siamo davanti allo specchio, le spiego come sottolineare le spalle e il décolleté, sfilare i fianchi, “allungare” le gambe.

La consulenza d’immagine le fa capire quali capi prediligere e quali colori utilizzare per esaltare il suo incarnato.

L’analisi del guardaroba nella consulenza d’immagine

Ora che abbiamo individuato il suo nuovo stile, l’ultimo passo che ci resta da affrontare è l’analisi del guardaroba nella consulenza d’immagine.

Quando arrivo a casa sua e mi mostra la stanza dove conserva gli abiti, gli accessori e quant’altro mi rendo conto che quella sarà la scommessa più grossa: fare ordine tra le numerose e voluminose “cataste” di abiti. In questo passaggio della consulenza d’immagine siamo andate a selezionare, provare, scegliere, buttare, buttare, buttare, riordinare, fare spazio perché il caos è il primo sintomo di confusione e di malessere. Inoltre spesso non percepiamo di quanto sia negativo l’impatto che ha su di noi: vedere un tale disordine ci stressa e ci mette di cattivo umore anche in un gesto semplice, come è quello di scegliere cosa indossare quotidianamente.

Guardando i mucchi di vestiti capisco come deve essersi sentita lei, percepisco il disagio e il suo bisogno di uscirne, sento che ogni cambiamento dovrà passare necessariamente da questa fase: fare ordine per fare spazio al nuovo in tutti i sensi.

La selezione e la stagionalità nella consulenza d’immagine

Ci siamo buttate a capofitto: ormai eravamo ad un punto cruciale della consulenza d’immagine. Innanzitutto abbiamo diviso tutti i capi e gli accessori per stagione. Abbiamo poi continuato la differenziazione dividendo ogni stagione per categoria: capispalla, pantaloni, gonne, camicie, maglie, scarpe, borse. Quindi questo rigoroso lavoro ha previsto l’analisi, la selezione, l’eliminazione di tutto ciò che era rotto, sgualcito, infeltrito, scolorito e rovinato.

Alla fine ci siamo concentrate su ciò che era rimasto scegliendo i capi che si potevano adattare al suo look.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giunti a questo punto e solo a questo punto, abbiamo potuto introdurre qualche novità focalizzanzodi sull’effetto addosso ad Aurora: abbiamo bandito tutti i pantaloni a vita bassa che le stringevano i fianchi mettendo in evidenza antiestetici cuscinetti, in favore dell’introduzione dei pantaloni a vita alta. Della categoria siamo andate a prediligere i modelli più larghi dal ginocchio in giù, abbinandoli con camicie e top già presenti nel suo guardaroba. L’abbinamento dei colori ai colori naturali di Aurora si è rivelato vincente per darle fascino: un altro obiettivo raggiunto nella consulenza d’immagine.

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando ho visto il sorriso entusiasta di Aurora mentre provava i suoi nuovi outfit, non ho potuto fare a meno di pensare che più le sfide sono difficili maggiore è la soddisfazione.

Buona nuova vita Aurora!

QUANDO LE DONNE COLLABORANO…

E’ questo che succede quasi sempre tra donne… nascono amicizie e crescono nuove idee

Qualche settimana fa ero stata invitata da Michela Delton a Castelnuovo Scrivia nel suo salone di bellezza per parlare alle sue clienti di fisicità, analisi del colore, errori di stile. La proposta era accattivante e con Michela ci siamo subito intese. E’ questo che succede quasi sempre tra donne, ci si parla, ci si intende, si organizza, si collabora. Da queste collaborazioni scaturisce sempre qualcosa di bello, altre donne si lasciano coinvolgere, tanta energia positiva, voglia di fare, di confrontarsi, si seminano sorrisi, nascono amicizie, crescono nuove idee e altri progetti. E’ questo che succede quasi sempre tra donne… e quando sentite parlare di “rivalità”, fateci caso, è quasi sempre un uomo a farlo… Quando le donne collaborano troveranno sempre un modo per realizzare i propri progetti piccoli o grandi che siano… è quello che ho sempre pensato ed è così che mi piace lavorare.

Mai lasciare le chiacchiere a metà

Michela è stata una “padrona di casa” perfetta, ha saputo coinvolgere amiche e clienti e io mi sono trovata a parlare ad un pubblico attento e curioso di analisi del colore e delle forme, dubbi e incertezze, voglia di capire e di mettersi in gioco e poi il rammarico, arrivate a sera, di lasciare tante domande sospese e qualche chiacchiera a metà… Mai lasciare chiacchiere a metà! Con alcune di loro mi sono già risentita e  non vedo l’ora di continuare il discorso così come ho potuto fare con Michela.

Colori, forme, stile, consapevolezza, personalità… tutti argomenti con i quali Michela ha a che fare ogni giorno solo che la sua attenzione è sempre concentrata sulle amiche e le clienti che si rivolgono a lei. Il nostro incontro è stata un’occasione per spostare l’attenzione su di sé e per “guardarsi” con occhi diversi. Avendo entrambe attività molto impegnative e pressoché gli stessi orari, siamo sempre rimaste in contatto tramite Whatsap. In questo modo lei ha potuto tenermi aggiornata sui cambiamenti che stava facendo. Innanzitutto i capelli: insieme avevamo stabilito che il suo sottotono era freddo e che quindi il suo colore andava “raffreddato” scurendo ed eliminando le tonalità “aranciate” e… chi meglio di lei avrebbe potuto trovare il giusto equilibrio?!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Michela: donna “diamante”

 

Dopo questo primo passo ci siamo concentrate sulla fisicità. Mi ha inviato delle foto di se stessa in leggins e maglietta. Michela appartiene alla tipologia delle donne “diamante”: ha delle belle spalle, un bel seno, la parte superiore del corpo minuta, la vita stretta, l’addome piatto. Il suo punto debole sono i fianchi arrotondati e le gambe che, anche per il lavoro che fa, tendono ad essere gonfie. Come spesso succede, la sua attenzione si focalizza su quelli che lei vede come difetti e per camuffarli tende a coprirsi: predilige i pantaloni ai quali abbina maglie abbondanti e cardigan larghi e lunghi. Così facendo però non mette in risalto quelli che sono i suoi punti di forza e tende a “sparire” nei capi che indossa. Le consiglio di riconsiderare il suo guardaroba dando invece la priorità a maglie e camicie small che sottolineino il suo punto vita e che valorizzino di più la parte superiore del corpo. Capisce al volo, prova e mi invia le immagini, adesso siamo sulla stessa lunghezza d’onda, non ci resta che fissare un appuntamento!

 

 

 

Non vedo l’ora di farle cambiare idea…

Quando lunedì mattina, arriva in negozio, abbiamo davanti a noi un’intera mattinata. Michela adora i pantaloni ma… non vedo l’ora di farle cambiare idea! Le propongo tre abiti lunghi, nel suo guardaroba questo è un capo che manca eppure è proprio quello che la valorizza di più. Le spalle in evidenza riproporzionano i fianchi, il punto di vita stretto va assolutamente sottolineato, i fianchi e le gambe si armonizzano con il resto… gli accessori danno il tocco finale! E’ bellissima e molto molto femminile!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Adesso che abbiamo stabilito qual è il capo su cui puntare… ritorniamo ai pantaloni. Quali scegliere? Nel caso di Michela pantaloni stretti in vita, aderenti sui fianchi ma con linee morbide, bandito l’effetto strech! Tessuti naturali e perché no? Pur prediligendo lei toni neutri, osiamo e aggiungiamo un tocco di colore! Ai pantaloni abbiniamo capi morbidi ma che accompagnino le sue forme, assolutamente bandite le taglie over. Scopriamo le spalle e le braccia che danno maggior equilibrio all’insieme…. Non ci resta che riguardare insieme le primissime foto che mi aveva mandate e sorridere soddisfatte per il risultato ottenuto… Quando le chiacchiere sono finite, è lo specchio che inizia a parlare…

 

 

 

 

 

 

 

QUANDO IL NOSTRO ARMADIO E’ “CONFUSO”

“Aiuto! Emergenza armadio!”

Ottavia, è una giovane donna, dinamica e sportiva. Ci conosciamo da molto tempo ma solo da poco è diventata mia cliente. Felice degli acquisti che abbiamo valutato insieme in boutique, mi chiama una mattina in piena “emergenza armadio”. Avete presente quando apriamo il guardaroba zeppo di abiti e accessori e il panico si impossessa di noi? Abiti, maglie, capispalla, accessori e nella testa una vocina che ci dice: ” Questo no, non ti sta bene, questo forse… la forma è perfetta ma il colore, per carità! Ma cosa ti passava per la testa quando l’hai acquistato? Non si può vedere, non è il tuo, non ti valorizza, e poi con cosa lo abbineresti… attenta a quello che fai!…” La vocina però, giura Ottavia, era proprio la mia! Praticamente un incubo, una piccola Stella sulla spalla che le bisbigliava consigli e la redarguiva.

Aiuto! Più emergenza di così!

Come “mettere in riga” il guardaroba

Ci siamo subito accordate e così, un lunedì mattina, mi sono presentata a grandezza naturale, novella Mary Poppins, pronta a fare ordine, dissipare i dubbi e “mettere in riga” l’armadio di Ottavia. L’armadio di Ottavia, come quasi tutti gli armadi di noi donne, è un coacervo di stili, un’accozzaglia di colori, è fatto a strati, capi acquistati negli anni, sopravvissuti alle mode, agli umori ed anche ai fidanzati. A volte conserviamo gli abiti perché ci piacciono anche se, magari ci accorgiamo che non ci stanno particolarmente bene, a volte non li buttiamo perché ci ricordano una fase della nostra vita, un momento felice. A volte perché “con quello che l’ho pagato” meglio lasciarlo lì appeso, monito imperituro per sconsiderati acquisti futuri. Ebbene sappiate che non funziona! Meglio un guardaroba meno ricco e più disciplinato che “Portobello Road” tutto in un armadio.

Ottavia mi spiega qual è il problema: gli acquisti fatti con la mia consulenza le piacciono, la convincono e, soprattutto le “corrispondono” e la “valorizzano”. Ha capito perfettamente quali sono le forme e i colori che le stanno meglio ora dobbiamo lavorare sugli abbinamenti usando un po’ di accorgimenti.

Facciamo un po’ d’ordine

 

 

 

 

 

 

 

 

Non tutto quello che non ci corrisponde va necessariamente eliminato.

Se l’abito che ci piace tanto non è di un colore “amico”, non importa, troveremo il modo di “addomesticarlo”. Useremo capispalla di colori amici, ci aiuteremo con sciarpe e accessori. Quello che dobbiamo raggiungere non è un’assurda idea di perfezione (che noia!), dobbiamo trovare abbinamenti che ci soddisfino esteticamente senza mai tradire quello che noi siamo perché ognuna di noi è un mondo a sé e a volte sono proprio i “difetti” o ciò che sulla carta sembrerebbe “fuori posto”, a rappresentare il vero valore aggiunto di un out-fit, quello che lo rende originale e, soprattutto, giusto per noi. L’importante è che il risultato finale sia armonico, che l'”imprevisto” si integri bene con il resto. Perché se l'”imprevisto” è il “nostro imprevisto” ci sentiremo a nostro agio in qualsiasi situazione. Ottavia mi apre l’armadio e i cassetti e le scatole e tutto quello che si può aprire ed insieme cominciamo a ragionare e a confrontare le nostre idee.

 

Partiamo dai capispalla

Da qualche parte bisogna iniziare, partiamo dai capispalla, attorno ad essi costruiremo i nostri out-fit scegliendo tra i capi a disposizione. La giacca grigia a righine è un ottimo punto di partenza! Ad essa possiamo abbinare i jeans (Ottavia ne ha diversi) . A seconda delle bluse che utilizziamo otteniamo effetti sempre diversi. Più “seri” e “professionali” con camicia bianca e canotta blu e argento, più casual con la blusa gialla o il mini abito a fantasia. Gli accessori danno il tocco finale dando carattere e personalizzando ogni abbinamento.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La stessa cosa la facciamo utilizzando come capispalla un cardigan lungo e una giacca bianca e blue. Anche in questo caso ci serviamo solo dei capi di Ottavia cercando tra quelli che maggiormente le piacciono e la valorizzano e se un colore non è esattamente quello giusto, non importa! Troviamo il modo di renderlo adatto a lei utilizzando collane ed orecchini, giocando su contrasti ed associazioni.

 

 

 

 

 

 

 

 

Gli unici capi nuovi inseriti sono state due magliette basiche da utilizzare sotto gli abiti scollati che Ottavia adora, rendendoli così adatti anche ad essere indossati in ufficio, un paio di pantaloni neri e una camicia di jeans. Camicia che, nel guardaroba di una ragazza giovane e dinamica come Ottavia, non può assolutamente mancare. Il risultato è da vedere! L’armadio di Ottavia non sembra più lo stesso: ordinato sì ma soprattutto funzionale, ricco di out-fit e originale, proprio come lei!

C’era una volta un noioso guardaroba…

Un giorno il guardaroba…

Ormai è un po’ di tempo che lavoro nel campo delle consulenze d’immagine. E’ un lavoro che mi piace e al quale mi dedico con energia e passione. Le persone mi contattano, ci vediamo ed io entro in punta di piedi nelle loro vite… Si raccontano, mi spiegano chi sono, che lavoro fanno, cosa fa battere loro il cuore e cosa invece no. In che fase della loro vita si trovano, cosa sta loro troppo stretto… e cosa troppo largo. Come si “vedono” riflesse nello specchio e perché non si riconoscono. Si può senz’altro dire che la parte più importante in un lavoro di consulenza sia l’ascolto, è la chiave per capire le esigenze e i desideri di chi mi sta davanti. Spesso le persone che si rivolgono a me si trovano in momenti particolari della loro vita. Più spesso è proprio la “vita” che  diventa un perenne “momento particolare”, c’è sempre qualcosa di più importante, qualche emergenza da affrontare, qualche dolore da digerire, qualche delusione da scopare sotto il tappeto, qualche richiesta da esaudire, qualche progetto da accantonare, qualche sogno a scadenza. Attimi persi e anni da metabolizzare.

Le persone si rivolgono a me e mi piace pensare che il mio compito sia quello di accompagnarle, di aiutarle a ri-conoscersi e a ri-trovarsi. Può essere che l’esigenza di un cambiamento sia l’esito di un percorso interiore oppure sia il primo passo verso la riscoperta di se stesse. In ogni caso, come ho detto, tutto comincia sempre con una bella chiacchierata… o almeno questo è quello che ho sempre pensato…. almeno fino a quando non ho conosciuto Angela, o meglio ho conosciuto il guardaroba di Angela.

Immaginate una mattina, ci siamo sentite, la sto aspettando, la porta si apre ed entra… il suo guardaroba. Questa non è una metafora.  Angela entra, dispone le grucce, e me lo “presenta”. Lei è lì, ma è lui a “parlarmi”.

Il guardaroba di una donna, un mondo a sé

E’ stata un’esperienza singolare. Irrompere nel guardaroba di una donna è come partire alla scoperta di un mondo a sé dove le coordinate spazio temporali non contano più. Sì perché il guardaroba di una donna è fatto di abiti ed accessori ma soprattutto di tanti momenti ed altrettanti umori. Quella sera che pioveva, all’uscita dal lavoro, una cicca sotto i piedi e…  non solo quella; in fondo alla strada e alla fine di una storia che aspettava solo di essere chiusa. Il bus che non arrivava, la vetrina illuminata, e quella gonna che sembrava già un po’ tua, un po’ ancòra, un po’ canotto, il cuore più leggero, la serata meno buia. Poi la storia è finita e quella gonna color della pioggia è rimasta appesa in fondo all’armadio. Ma c’è anche la maglia attillata di quel colore che dire improbabile è fargli un complimento, acquistata in uno di quei rari momenti in cui, per qualche strana congiunzione ormonale, ti saresti sentita strafiga anche con uno zerbino in testa. E che dire della maglia extra extra large in cui ti sembrava di poter sparire, vero e proprio mantello dell’invisibilità, anche lì un perché c’era ma poi non è durato. O vogliamo spendere due parole su quel fantastico abito extra extra small, super scontato e iper scollato, infilato sulla gruccia in attesa dell’occasione giusta?… Che poi l’occasione non è arrivata e alla fine, diciamocelo, è sempre stato meglio alla gruccia.

Insomma se gli armadi delle donne avessero i sottotitoli, avrebbero un sacco di cose da raccontare. Il problema è che tra alti e bassi, la mattina ci tocca anche alzarci, portare i bambini a scuola, andare a lavorare, passare al supermercato… E’ scientificamente provato: i guardaroba delle donne sono fatti per gli attimi s-fuggenti e non per la vita di tutti i giorni. Questo è il motivo per cui quando ci si deve vestire per qualcosa che abbia un senso compiuto, una cena, una serata tra amici, un colloquio di lavoro, quello che ci “dice” l’armadio è tutt’altro: ci parla di giornate di pioggia e di fazzoletti macerati, di giornate di sole da strafighe con zerbino, di tappeti rossi e improbabili tacchi del 20. Quindi sì, è assolutamente possibile che aprendo il nostro fornitissimo armadio a 8 ante e 24 stagioni, non ci sia nulla ma proprio nulla che ci “parli” di quel preciso momento della nostra vita, sottotitoli compresi.

Imparare a fare chiarezza

Bisogna imparare a fare chiarezza, ma raccapezzarsi non è semplice: l’istinto ci direbbe di prendere tutto e buttare o uscire ed acquistare l’ennesima t-shirt e l’ennesimo paio di pantaloni, non i soliti (per carità!), quelli che ci servono davvero. Il mio ruolo in questa storia è  quello di fare ordine tra le grucce, buttare sì ma soprattutto recuperare e reinventare. Un po’ strega “cattiva” e un po’ fata turchina.

Il guardaroba di Angela mi parla sottovoce, borbotta, è riservato e un po’ triste, tanto triste! La conversazione langue, è di quelle che potresti fare con il tuo vicino di sedia nella sala d’attesa del dentista… I colori si abbinano tra di loro ma sono più o meno tutti nelle stesse tonalità: giornate un po’ troppo grige e sottotono, un lampo di bianco qua e là, ma per lo più un tripudio di marrone e beige… troppo!

 

 

 

 

 

 

Le forme sono severe, le maglie abbondanti. Percepisco il bisogno di sentirsi comoda ma anche un po’ di nascondersi, di prendere le distanze. Nell’insieme nulla stona, ma se faccio scorrere gli occhi sulle grucce, mi sembra che nulla mi catturi e soprattutto che nulla mi parli di lei, di Angela. E’ un guardaroba anonimo, di quelli che vanno bene per scivolare attraverso i giorni, quando l’attenzione e l’energia è tutta rivolta ad altro. Lasciami in pace, non mi guardare… sussurra.

Lei lo osserva sconsolata, qualcosa in lei è cambiato, si trova in una nuova fase della sua vita e sono tante le cose che  avrebbe piacere indossare ma nessuna di quelle le sembra si trovi nel suo guardaroba…

E’ il momento della bacchetta!

E’ il momento della bacchetta! Per prima cosa facciamo sparire tutti i marroni, i beige e i beigiolini, non fanno per lei, le sono “nemici”. Aggiungiamo invece qualche capo colorato, il marrone sparisce e compare del rosso, il malva si trasforma in blu. Le grucce si rianimano e il guardaroba ri-prende vita. Un giacchino in pelle porta un po’ di grinta. Una cintura di strass impreziosisce i serissimi pantaloni grigi. Una sciarpa di eco-pelliccia bluette e la “solita” camicia bianca non la riconosceresti più.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La invito a provare i suoi abiti. La gonna grigia un po’ troppo lunga, non le piace più, la porta con stivali e maglioni over-size, ed è già pronta per un giro al cassonetto… Eppure, non è male, è adatta alle sue forme. Un giro di bacchetta e aggiustiamo la maglia in modo da segnare il punto vita, la impreziosiamo e illuminiamo con una spilla di perle, gli stivali “trasformati” in anfibi e… quella noiosa gonna grigia è diventata un capo divertente e sbarazzino.

 

 

 

 

 

 

 

 

Un tocco dopo l’altro, una pennellata di colore qua e una là e il risultato è perfetto… c’era una volta un noioso guardaroba… e ora, al suo posto, c’è quello di Angela!

 

Piccole donne crescono… ed anche il loro guardaroba

Piccole donne crescono… ed anche il loro guardaroba

Ho conosciuto Cecilia dopo essere stata contattata da sua mamma, amica di un’amica… Una specie di telefono senza fili tutto in rosa che da Mede mi ha portato fino a lei e a Milano. Quando Giuliana, la mamma mi ha contattata e mi ha chiesto di aiutare sua figlia  a mettere “ordine” nel suo guardaroba e a trovare il suo stile, devo ammettere che ho avuto qualche perplessità. Come avrebbe preso una quattordicenne la mia “irruzione” nel suo guardaroba? Eravamo sicure che le avrebbe fatto piacere?  Ci siamo accordate per una prima visita a casa sua e appena l’ho incontrata ogni dubbio è svanito.

Cecilia è giovanissima, appena quattordicenne, bellissima e solare, piena di entusiasmo e di interessi. Studia lingue con impegno, ama viaggiare e sogna un futuro lavoro che la porti in giro per il mondo, magari come ambasciatrice. Più la guardo e l’ascolto parlare più riesco ad immaginare come sarà tra qualche anno: bella ed elegante, sicura di sé, alle prese con politici e diplomatici.

Sin da subito tra di noi si instaura una sorta di complicità, di quelle che solo tra donne e, cosa che mi fa molto piacere, lei si dimostra curiosa e ricettiva con una percezione molto chiara di sé nonostante la giovane età. Ha solo bisogno di un piccolo aiuto ed è da qui che comincia il mio lavoro.

Il guardaroba di un adolescente è uno strano posto

Incominciamo con un'”immersione” nel suo guardaroba. Il guardaroba di un adolescente è uno strano posto: gli abiti si ammucchiano come gli strati della personalità che si sta via via formando. Qualche mese prima era ancora piccol*, il rosa era il colore preferito o lo erano i personaggi dei fumetti, non sarebbe mai uscit* senza la sua felpa magari con il cappuccio tirato fin sul mento e con “quelle” scarpe da ginnastica anche se ormai perdevano i pezzi…  Poi, all’improvviso, è un/una giovane adult* e quello che rotola fuori dal tuo guardaroba non gli corrisponde più.

 

 

 

 

 

 

 

 

Serve un po’ di chiarezza e per farla ho bisogno che Cecilia si racconti, che mi parli di sé, delle sue giornate, della scuola, dello sport. Dei capi che indossa più volentieri, del suo desiderio di sentirsi comoda, a proprio agio e naturalmente carina.

Cominciamo da qui…

Tutto ciò di cui ho ancora bisogno è lì davanti a me. Bionda, con due bellissimi occhi chiari, il suo sottotono è freddo con colori naturali e delicati. Cominciamo da qui ed eliminiamo tutto ciò che non è nella palette dei suoi colori amici. Il suo fisico è quello di una sportiva ( è una bravissima giocatrice di golf), schiena dritta, punto vita ben delineato, neanche un filo di pancia (beata lei!) e gambe lunghe lunghe.

Accantoniamo i jeans e ci concentriamo sulle gonne. Guarda caso nel suo armadio troviamo già quello che ci serve e già nelle forme adatte a lei! Non ci resta che abbinarle a maglioni e t-shirt giocando con i colori. Anche la camicia a quadretti che lei aveva già accantonato viene prontamente ripescata. Si tratta solo di “reinventarsela” e, annodata in vita, aperta sopra una t-shirt, non sembra più la stessa.

 

Sono molto soddisfatta ma manca ancora qualche particolare. Sono sicura che l’armadio di Cecilia mi riservi ancora qualche piacevole sorpresa. Dopo un meticoloso lavoro di “scavo” riemergo con ciò che mi serve: un bellissimo paio di stivali bordeaux perfetti con collant colorati!

Infine, come resistere alla tentazione di fare una piccola incursione nel guardaroba della mamma? In men che non si dica abbiamo anche uno splendido capospalla da abbinare. Ci vuole solo un tocco che lo renda più “suo”… accessori brillantosi! Qualche spilla sul reverse del cappotto e una borsa full paillettes e… perchè non osare?… il cappello e i guantini di pelle le stanno d’incanto.

 

 

Quando la vedo volteggiare davanti allo specchio felice e soddisfatta della sua nuova immagine, so di aver fatto un buon lavoro… ha già deciso cosa indosserà domattina a scuola.

Chiara, quando il nostro guardaroba non parla di noi

Chiara, quando il nostro guardaroba non parla di noi

Anche Chiara l’ho conosciuta grazie ad una comune amica. E’ incredibile come i legami tra donne riescano a creare altri legami e a mettere in moto energia positiva! Anche se il nostro primo ” incontro” è stato telefonico, non abbiamo avuto nessuna difficoltà a prendere gli accordi necessari per pianificare la consulenza.

In questo caso la distanza, Chiara infatti non abita vicino, è stato il primo ostacolo da superare. Siamo donne, abbiamo vite piene, sempre complicate… Gli impegni di lavoro, la gestione della casa, figli, compagni, mariti, genitori, amici, cani, gatti, presenze e assenze. Spesso la maggior parte dell’organizzazione se non della gestione famigliare è sulle nostre spalle. A chi di noi non è capitato di andare a dormire e, chiudendo gli occhi, ripassare la lista della spesa, gli appuntamenti in agenda, il lavoro arretrato, la lezione di danza, il dentista…? La nostra è una perenne corsa contro il tempo e spesso, “saltando” e “scivolando” arriviamo a sera senza aver avuto un momento per noi stesse. Così con Chiara la mia prima preoccupazione è stata ottimizzare il tempo e “accorciare” la distanza: una consulenza a impatto zero! Wathsapp e Skype hanno fatto il resto!

Superato l’ostacolo, mettete due donne una davanti all’altra, anche se virtualmente, e non avranno difficoltà a trovare un modo per entrare in sintonia colmando lacune decennali in un battere di ciglia… o quasi. Le domande sono tante: con quali capi ti trovi più a tuo agio? Quali quelli che non metti mai? Quando ti guardi allo specchio che persona vedi? Ti corrisponde? Ti sorridi? Cosa di te non vedi ma vorresti trasmettere?

Superato l’ostacolo della distanza, ci mettiamo al lavoro…

Purtroppo l’armadio non “parla” ma Chiara indossa per me i capi e mi invia le foto. Mi descrive i colori e mi racconta come si sente. Del suo essere casual ma anche del suo lato romantico, della determinazione e della grinta che mette nelle cose…

Guardo le immagini di Chiara che si prova i capi del suo guardaroba con le sue parole ancora nelle orecchie e penso che in alcuni periodi della vita ci nascondiamo agli altri e a noi stesse… A volte basta scivolare in un periodo “no” perché anche il nostro guardaroba si adegui al nostro umore. Spariamo dentro a maglioni over size, non abbiamo voglia di truccarci, per il parrucchiere non c’è mai tempo, i tacchi sì ma magari domani…. o dopo. Per fortuna arriva anche il momento di riscoprirci. A volte corrisponde alla fine di un percorso, altre può essere la molla che ci permette di dare una svolta alla nostra vita…. In ogni caso, quando succede è fantastico. La guardo e non posso fare a meno di pensare che forse lei in questa Chiara poco femminile e un po’ severa ci è un po’ “scivolata” e che adesso è venuto il momento di tirarsene fuori…

L’analisi cromatica e i colori che valorizzano

L’analisi cromatica mi aiuta ad individuare i suoi colori amici. Lei è Estate quindi via dall’armadio tutti i capi di colori che non la valorizzano. Spesso abbiamo una percezione errata del nostro corpo e sbagliamo le linee e le forme dei capi che acquistiamo e d’altro canto, un capo che si adatta perfettamente alle nostre forme potrebbe essere di un colore “nemico” e quindi non riuscire a valorizzarci come meriteremmo. Io e Chiara non potremmo essere più d’accordo: la prima cosa da fare è ELIMINARE.

A questo punto non ci resta che ragionare su quello che rimane, sugli acquisti futuri e soprattutto sull’immagine che Chiara vuole dare di sé e che sente appartenerle. Siamo sicure che i pantaloni siano più comodi di una gonna o di un bell’abito? Non lo sono, spesso sono solo qualcosa dietro cui nascondersi e Chiara vuole mettersi in gioco. Io sono felicissima di assecondarla: accanto ad accessori come scarpe dallo stile maschile, borse/sacche in pelle che assecondano il suo spirito casual e sportivo fanno la loro comparsa accessori iper femminili: sciarpe in eco pelliccia, calze in pizzo, spille glam… e i “suoi” colori.

Non posso che essere soddisfatta del risultato e il successo è tutto di Chiara: il suo sorriso luminoso è l’accessorio che mancava.

 

 

 

consulenza di immagine

Il pregiudizio della crisi

Il pregiudizio della crisi.

Ho parlato spesso di pregiudizi.

I pregiudizi della bellezza, i pregiudizi dell’età….Sono argomenti interessanti  ma “leggeri”, più difficile e impegnativo parlare di crisi.

E’  come camminare sui vetri.

Devo  stare attenta a non urtare la sensibilità di nessuno senza  essere ipocrita.

Parlare con gentilezza senza essere mielosa.

Realista ma non priva di tatto….

 

Alcuni sostengono che l’ideogramma cinese che simboleggia il termine “CRISI” rappresenta nel contempo anche  il termine  OPPORTUNITA’.

Altri sostengono che è solo un’INVEZIONE di  molti che si sono fatti promotori di questo slogan per rimpinguarsi le tasche con facili SLOGAN .

Sinceramente la diatriba m’interessa poco.

Seguo il cuore … e il cuore mi dice che dev’essere dura molto dura.

Che non ci sono parole cose o persone che possono colmare il baratro di un periodo di crisi.

Il cuore mi dice che non lo posso sapere perchè io non l’ho vissuta in prima persona.

E allora lascio parlare chi ci sta passando ed è per questo che ho  chiesto alla mia amica Olga.

Le ho fatto DUE DOMANDE:

(le risposte le riporto piè pari).

La prima:

Quali sono state le risorse che hai attivato per superare questo momento di crisi?

 

Ho tirato fuori  tutto il carattere che ho, la mia forza e soprattutto il buon umore, un pò di autoironia e spirito.

Sono convinta di essere fortunata e che metabolizzare un Kancro non è facile, ma vorrei che tutte le Donne trovassero la forza che tutte hanno per affrontare il percorso che non nego sia affaticante ma…. tutte potete ce la potete fare.

 

La seconda:

Cosa ti ha spinto ad accettare questa mia proposta?

 

Questa proposta mi ha “intrigato”.

Vorrei arrivasse un messaggio positivo .

Si può essere femminili e DONNE anche calve, anche un pò pallide, ma un bell’abito, un tacco e qualche accessorio fanno miracoli.

Amarsi sempre e comunque.

Ringrazio Stella per avermi dato voce in questo progetto.

 

Vi invito a guardare gli scatti di  Olga sulla mia paginahttps://www.facebook.com/rampollo.stella/ 

 

SONO IO CHE RINGRAZIO TE!

Vi presento CHIARA

Una nuova vita e la voglia di “ritrovarsi”

Mede è una cittadina piccola, ci si conosce un po’ tutti, magari ci si perde di vista ma, all’occorrenza c’è sempre un ricordo da ripescare. In fondo siamo tutti figli o nipoti del tale o della tale che abitava al secondo piano della casa in fondo alla strada, che aveva un nonno o un fratello che lavorava con lo zio del cugino… Insomma alla fine ci si scopre un po’ tutti “parenti” anche perché, se cerchiamo bene, un’occasione in cui ci siamo incrociati lungo gli anni o le vie la troviamo di sicuro.

Anche con Chiara è successo così. La ricordavo da piccola, una bimbetta dai corti capelli scuri, gli occhi vivaci e la manina stretta in quella della sua mamma. Veniva da noi in negozio quando ancora al CA.RI vendevamo solo borse e calzature. Già allora aveva un bel caratterino, sapeva cosa voleva e se un paio di scarpe non le piacevano non c’era verso di farle cambiare idea. Quella che ho visto entrare in negozio è una giovane donna, moglie e mamma dolcissima di un bel bambino, Sebastiano. La stessa determinazione, gli stessi occhi grandi. Ci siamo ritrovate a parlare del tempo passato, tanti piccoli ricordi da allineare e rispolverare. Mi racconta della sua vita, di come sia cambiata, l’avevo lasciata figlia e la ritrovo sposata e madre, le gioie grandi, le giornate piene. L’attenzione sempre vigile e rivolta al suo bimbo. Una casa, il lavoro…. il desiderio di “ritrovarsi”.

Quando nasce un bambino…

Capisco come si sente. Mi ricordo. Quando ti dicono che con la nascita di un bambino la tua vita cambierà, pensi: e certo, che scoperta ma alla fine basta prepararsi, ci si organizza, qualche bel manuale di quelli che di stelline gialle ne hanno cinque, che ti insegnano a fasciare il bimbo stretto per farlo smettere di piangere, l’allattamento assolutamente sì ma non facciamone un dramma, qualche tutorial sui massaggi indiani per farlo crescere felice, i no che aiutano a crescere e se non è felice di sentirseli dire ripartiamo dai massaggi…. insomma nessuno si aspetta che le cose siano facili ma quello che succede dopo, quando lui/lei arriva, a quello non si è mai abbastanza preparati. Niente è più lo stesso, non lo è il nostro corpo, il nostro modo di guardare, il nostro umore. Il nostro cervello evapora. Non dico che non sia bellissimo, lo è, ma di sicuro è un gran “casino”. Persino il tempo non è più quello… è più “corto”, non basta mai. Ma è anche dilatato…soprattutto di notte, quando ci si trova a contare le piastrelle della cucina con un pargolo urlante sulle ginocchia. Lo spazio non è più lui, un trilocale non è un trilocale, non dopo averci infilato dentro passeggino carrozzina fasciatoio seggiolone lettino box girello la bicicletta da cross… perché qualcuno che coi regali si porta avanti c’è sempre. In questo caos, in questo meraviglioso caos, noi si veleggia tra una poppata e l’altra, tra un cambio di pannolino e l’altro, una lavatrice, la spesa dimenticata, la cena raffazzonata. Ma ciò che più di tutto ci mortifica è accorgerci che qualcuno ha messo mano al nostro guardaroba, la nostra gemella magra, quella che il bambino non l’aveva ancora avuto, quella che aveva il tempo di depilarsi e di truccarsi, che adorava le scarpe con il tacco. Noi siamo altro: sempre di corsa, pantaloni e scarpe comode, t-shirt che si possono sbattere in lavatrice e chi si è visto si è visto. Mi ricordo. E’ la fase in cui ogni momento concesso a se stesse sembra sempre rubato a qualcun altro. Ci vuole tempo per riabituarsi.

Chiara è entrata con la voglia di “ritrovarsi”. La lascio scegliere, la osservo mentre passa in rassegna un paio di pantaloni dopo l’altro, una t-shirt dopo l’altra, aspetto. So che non è facile scegliere. Il desiderio di essere femminile e la sicurezza di sentirsi “comoda” e “a posto” con gli indumenti a cui si è abituata in questo ultimo periodo della sua vita. Aspetto, di nuovo t-shirt, di nuovo pantaloni…. Alla fine non resisto, la guardo e le dico: “Chiara, è ora che tu ti scordi dei pantaloni”. Lei mi guarda incuriosita. Le prendo i pantaloni dalle mani e l’accompagno davanti allo specchio. “Guardati”, le dico.

Ognuna di noi ha dei punti di forza che vanno valorizzati

E’ molto difficile “vedersi” in modo obbiettivo. Ognuna di noi ha dei punti di forza che non aspettano altro che di essere valorizzati e dei punti deboli che vanno camuffati. Spesso quando ci guardiamo allo specchio abbiamo un’idea in testa e quello che vediamo non ci piace perché non corrisponde. Dobbiamo imparare a osservarci e soprattutto dobbiamo imparare a piacerci. Chiara ha una fisicità a “clessidra”, molto molto femminile ma l’abbigliamento che lei adotta non la valorizza. Quello che lei indossa è una sorta di “divisa” con la quale si sente comoda e a “posto”, pronta ad affrontare le sue giornate, piene e  faticose. A me piacerebbe che lei quelle stesse giornate le affrontasse con il sorriso sulle labbra e con una nuova consapevolezza… La sprono, le faccio notare le spalle dritte, il bel seno, le braccia tornite e il punto vita molto evidente. I fianchi sono in linea con le spalle, le gambe sono piene e ben delineate, il baricentro alto e sporgente. “Fidati!” le dico. Scegliamo insieme una serie di abiti in cotone, freschi e femminili… comodi. La esorto a provarli. Le stanno d’incanto ed è lei la prima a notarlo.

 

 

 

 

Selezione cromatica: l’importanza dei colori “amici”

Ora, le spiego, selezioniamo i colori, possiamo ancora migliorare. Le propongo di fare un’analisi cromatica. Si è rilassata, stiamo giocando… Il suo sottotono è freddo. Appartiene alla categoria delle donne Estate. Le spiego che i colori che le si addicono sono tenui, chiari e freddi. Questo ci aiuta a selezionare gli abiti ma ci fornisce anche le giuste indicazioni per affrontare il make up. Rosa e lilla pastello per ombretto, blush e rossetto. Turchese per gli orecchini.

   

 

La luce negli occhi è tutta sua, quella luce unica e magica che solo le neo mamme possiedono.