Bilanci e cambiamenti

Fine anno momento di bilanci…

Fine anno, momento di bilanci, di ripensamenti, di conti e di progetti. Ognuno di noi, e ciascuno a modo suo, si ritrova a rimuginare su quel che è stato e quel che dovrà essere. Quest’anno anch’io ho fatto il mio bilancio, non proprio un bilancio annuale mi sono spinta più indietro, quel tanto che è bastato a darmi un’idea della strada fatta.

Quanta strada ho fatto?

Non ho fatto il conto degli eventi, dei traguardi lavorativi, delle fatture e degli incassi, ho fatto i conti con me stessa, ho voluto ripercorrere un po’quella strada che mi ha reso la  Stella che sono oggi, quella che vi accoglie in negozio e che avete imparato a conoscere.

Alla fine tutte le parole che uso per raccontarvi e spiegarvi come diventare più consapevoli di voi stesse, come trovare il vostro stile,  come esaltare i vostri punti di forza e camuffare i vostri punti deboli, queste parole sarebbero appunto solo parole se anch’io, come voi, non mi fossi trovata proprio lì dove siete quando venite da me per una consulenza, nel momento in cui avete maturato il desiderio di cambiare perché non vi riconoscete o volete riconoscervi ma non sapete bene come fare.

Il desiderio di cambiare

Non ci credete?

Eppure…. ho giusto qualche foto che vi farà cambiare idea!

Vi voglio raccontare un po’ di me, qualche anno fa, all’inizio del percorso che mi ha portato oggi ad accogliervi con il sorriso sulle labbra, il caffè in una mano e nell’altra…. nell’altra la mia bacchetta.

Cambiamento è sicuramente la parola magica, ma quando? Di solito quando decidiamo di voler cambiare siamo già a metà dell’opera, il ghiaccio è rotto, il primo passo è fatto: è il momento in cui realizziamo di non riconoscerci più nell’immagine che diamo di noi agli altri. Ma se la nostra immagine non ci appartiene più che cosa in realtà vogliamo comunicare o comunicare meglio di noi?

E’ così che è cominciato il mio percorso, con il bisogno di cambiare, di imparare a comunicarmi e a comunicare quello che per me era importante. Per me la spinta è stata, oltre che il bisogno di riconoscermi, il desiderio di reinventare un nuovo modo di lavorare, che fosse più interessante e articolato, più creativo, che mi permettesse di esprimere la mia personalità ma anche di rispondere alle esigenze delle mie amicheclienti, che mi desse la possibilità non solo di vestirle ma anche di aiutarle a riscoprirsi. Nella mia vita avere dei progetti è sempre stato fondamentale, quando ho iniziato questo percorso sapevo che mi avrebbe fatta crescere e cambiare, era quello che volevo, ma forse non immaginavo che alla fine avrebbe cambiato non solo il mio modo di lavorare ma anche il mio modo di vedermi e di “vedere”.

Ad ognuno il suo “perché”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il mio percorso è iniziato quando ho trovato la mia motivazione, il mio personale “perché”. Nella storia di un cambiamento, il “perché” è sempre importante ma è diverso per ciascuno di noi, l’unica regola che fa sì che il nostro personale “perché” funzioni da propulsore per il nostro cambiamento è che ci appartenga, che sia davvero nostro e di nessun altro…

Il mio ha funzionato, adesso mi riconosco. Sono sicura che per voi sarà lo stesso.

Un armadio fuori controllo

Una nuova vita ha bisogno di una consulenza d’immagine

Aurora mi contatta per una consulenza d’immagine a 360°. Lei ha raggiunto l’età dei quarant’anni e la sua vita è a una svolta: è andata finalmente a vivere da sola, ha iniziato un nuovo lavoro. Questa nuova fase dell’esistenza prevede dei cambiamenti, infatti lei si sente diversa, pronta ad affrontare nuove sfide, più matura e più consapevole di quanto non si sentisse solo qualche mese prima.

La trasformazione parte da tanti aspetti: Aurora ha iniziato un percorso con una nutrizionista e si è iscritta ad una palestra. Una nuova forma per una nuova percezione di sè stessa sia fisica, che nel look. Lei mi conosce, sa come lavoro e mi chiede una consulenza d’immagine per aiutarla a cambiare il suo stile.

Il suo entusiasmo è contagioso, trascinante direi: si tratta dello stato d’animo di chi, finalmente, ha trovato il coraggio di affrontare le proprie paure e i propri limiti e ha deciso di voltare pagina.

Non vedo l’ora di incontrarla e di lavorare con lei e per la nuova lei.

Un passo alla volta verso la giusta consulenza d’immagine

Ogni cambiamento va affrontato gradualmente come una scala dove salire un passo alla volta verso il look perfetto. In questo modo si evita che l’entusiasmo, che fa da ottimo motore trainante ad Aurora, non si ingolfi di fronte alle prime difficoltà. Questo può succedere quando le aspettative che si nutrono sono molto alte e vorremmo vedere risultati immediati. Tuttavia nessuno ha la bacchetta magica, nemmeno nella consulenza d’immagine, e soprattutto ogni cambiamento va meditato, assimilato e “digerito”. Solo così la nuova Aurora potrà essere in piena armonia con sè stessa. Quindi andrò a rispecchiare la sua personalità senza stravolgerla, ma esaltandola con i nuovi outfit.

Durante i nostri primi incontri ci occupiamo di analisi dei colori e delle forme del suo corpo. Individuiamo i suoi punti “deboli” per andarli poi a mascherare al meglio, ci concentriamo particolarmente sui i suoi punti “forti” e… parliamo. Mi racconta di sé, delle sue aspettative, di ciò che le piace. L’aiuto a guardarsi con occhi “nuovi”: il suo sguardo deve essere non quello fugace di ogni mattina quando si prepara, no deve fare uno sforzo sovrapponendo la nuova immagine a quella già riflessa. Per questa ragione, mentre siamo davanti allo specchio, le spiego come sottolineare le spalle e il décolleté, sfilare i fianchi, “allungare” le gambe.

La consulenza d’immagine le fa capire quali capi prediligere e quali colori utilizzare per esaltare il suo incarnato.

L’analisi del guardaroba nella consulenza d’immagine

Ora che abbiamo individuato il suo nuovo stile, l’ultimo passo che ci resta da affrontare è l’analisi del guardaroba nella consulenza d’immagine.

Quando arrivo a casa sua e mi mostra la stanza dove conserva gli abiti, gli accessori e quant’altro mi rendo conto che quella sarà la scommessa più grossa: fare ordine tra le numerose e voluminose “cataste” di abiti. In questo passaggio della consulenza d’immagine siamo andate a selezionare, provare, scegliere, buttare, buttare, buttare, riordinare, fare spazio perché il caos è il primo sintomo di confusione e di malessere. Inoltre spesso non percepiamo di quanto sia negativo l’impatto che ha su di noi: vedere un tale disordine ci stressa e ci mette di cattivo umore anche in un gesto semplice, come è quello di scegliere cosa indossare quotidianamente.

Guardando i mucchi di vestiti capisco come deve essersi sentita lei, percepisco il disagio e il suo bisogno di uscirne, sento che ogni cambiamento dovrà passare necessariamente da questa fase: fare ordine per fare spazio al nuovo in tutti i sensi.

La selezione e la stagionalità nella consulenza d’immagine

Ci siamo buttate a capofitto: ormai eravamo ad un punto cruciale della consulenza d’immagine. Innanzitutto abbiamo diviso tutti i capi e gli accessori per stagione. Abbiamo poi continuato la differenziazione dividendo ogni stagione per categoria: capispalla, pantaloni, gonne, camicie, maglie, scarpe, borse. Quindi questo rigoroso lavoro ha previsto l’analisi, la selezione, l’eliminazione di tutto ciò che era rotto, sgualcito, infeltrito, scolorito e rovinato.

Alla fine ci siamo concentrate su ciò che era rimasto scegliendo i capi che si potevano adattare al suo look.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giunti a questo punto e solo a questo punto, abbiamo potuto introdurre qualche novità focalizzanzodi sull’effetto addosso ad Aurora: abbiamo bandito tutti i pantaloni a vita bassa che le stringevano i fianchi mettendo in evidenza antiestetici cuscinetti, in favore dell’introduzione dei pantaloni a vita alta. Della categoria siamo andate a prediligere i modelli più larghi dal ginocchio in giù, abbinandoli con camicie e top già presenti nel suo guardaroba. L’abbinamento dei colori ai colori naturali di Aurora si è rivelato vincente per darle fascino: un altro obiettivo raggiunto nella consulenza d’immagine.

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando ho visto il sorriso entusiasta di Aurora mentre provava i suoi nuovi outfit, non ho potuto fare a meno di pensare che più le sfide sono difficili maggiore è la soddisfazione.

Buona nuova vita Aurora!

ENRICA TESIO

La verità vi spiego…

Un paio di anni fa mi sono imbattuta, più o meno per caso, nel blog di una blogger/scrittrice/copywriter di Torino. Lei è Enrica Tesio e il suo Blog si intitola https://tiasmo.wordpress.com/ . Inutile dirlo, è stato un incontro felice. Uno di quegli incontri che ti fa rivalutare Facebook che poi ad usarlo bene non è mica tanto male. Così se avete una giornata no, una così così, una giornata felice o anche solo cinque minuti e avete voglia di “specchiarvi” e di sorridere, leggete il suo blog. Sì perché capita a tutte di svegliarsi la mattina, scapicollarsi fuori di casa trascinando figli, giocattoli annessi, cani, gatti, canarini, fiondarsi attraverso la città in perenne ritardo, arrabattarsi tra gli impegni lavorativi, lavatrici, compagni r-esistenti o inesistenti. Amori perduti o mai arrivati. Capita a tutte di guardarsi dentro e sentirsi un po’ sole o tristi o stanche, capita a tutte di voler seppellire la testa sotto il cuscino ancora per un’ora che sembri un anno intero e alzarsi e sorridere e riprendere le fila della propria vita mille volte e ancora mille….

Capita a tutte…

Capita a tutte ma lei riesce a fare con la sua vita e con le vite di tutte noi una piccola magia e allora ci si ritrova a ridere di gusto ma anche a tirare un po’ su col naso, ci si ritrova a sorridere e a sorridersi, che in fondo poi tanto sole non lo siamo. Così la mattina mi alzo e quando lo specchio mi risponde con una faccia che non credevo potesse essere la mia, mi torna in mente il ritornello di una sua filastrocca: “Il volto è un lenzuolo al sole asciugato Ci dorme la vita, l’ha un po’ stropicciato, Ma è bello così, nessuno lo nega Noiosa è l’età che non fa più una piega…” E alla fine ecco chissenefrega delle rughe o delle borse o delle notte insonni… chissenefrega se a volte si rotola giù per un giorno o due e magari un po’ di più, l’importante è resistere e non perdere la voglia di stupirsi tutti i giorni almeno un po’.

Dal Blog al Libro al cinema…

Un anno fa, più o meno, dal Blog di Enrica è “uscito” un libro: “La verità vi spiego sull’amore”. Neanche a dirlo il libro è stato un successo, (a proposito leggetelo, leggetelo, leggetelo!) è stato così un successo che hanno deciso di farne un film, stesso titolo del libro, il regista Max Croci, l’attrice protagonista Ambra Angiolini. Se ve lo siete perse al cinema, in questo periodo lo trovate su Sky .

 

Dodici ricordi e un segreto

Che altro dire? Enrica non si ferma mai! E’ da poco stato pubblicato il suo secondo libro: “Dodici ricordi e un segreto”. Un libro bellissimo, delicato, emozionante, un libro sui ricordi, sull’amore che non è mai perfetto perché è la vita a non esserlo, perché ci sono crepe sempre, attraverso le quali si deve per forza passare e a volte le crepe sono strette e ci si passa a fatica, a volte ci si scortica… così, se lo leggerete, ed io spero di sì, preparate i fazzoletti ma preparatevi anche a scaldarvi il cuore, perché a volte è così che succede, a volte…

…a volte capita si “incontrino” belle persone e quando accade bisogna approfittarne e tenersele strette anche se solo virtualmente.

“E allora sai cosa fai? Prendi questa crostata e la mangiate insieme in mio onore, che dopo aver fatto l’amore viene sempre fame. E poi ricorda, Aura, prenditi la tua fetta di felicità senza paura che non ne resti per dopo o di toglierla agli altri…”

A proposito, il 15 giugno alle ore 18,00 sarà a Mede al CARI a presentare il suo ultimo libro, prima di una serie di iniziative che ho chiamato Costellazioni… luminose come solo le donne sanno essere.

QUANDO LE DONNE COLLABORANO…

E’ questo che succede quasi sempre tra donne… nascono amicizie e crescono nuove idee

Qualche settimana fa ero stata invitata da Michela Delton a Castelnuovo Scrivia nel suo salone di bellezza per parlare alle sue clienti di fisicità, analisi del colore, errori di stile. La proposta era accattivante e con Michela ci siamo subito intese. E’ questo che succede quasi sempre tra donne, ci si parla, ci si intende, si organizza, si collabora. Da queste collaborazioni scaturisce sempre qualcosa di bello, altre donne si lasciano coinvolgere, tanta energia positiva, voglia di fare, di confrontarsi, si seminano sorrisi, nascono amicizie, crescono nuove idee e altri progetti. E’ questo che succede quasi sempre tra donne… e quando sentite parlare di “rivalità”, fateci caso, è quasi sempre un uomo a farlo… Quando le donne collaborano troveranno sempre un modo per realizzare i propri progetti piccoli o grandi che siano… è quello che ho sempre pensato ed è così che mi piace lavorare.

Mai lasciare le chiacchiere a metà

Michela è stata una “padrona di casa” perfetta, ha saputo coinvolgere amiche e clienti e io mi sono trovata a parlare ad un pubblico attento e curioso di analisi del colore e delle forme, dubbi e incertezze, voglia di capire e di mettersi in gioco e poi il rammarico, arrivate a sera, di lasciare tante domande sospese e qualche chiacchiera a metà… Mai lasciare chiacchiere a metà! Con alcune di loro mi sono già risentita e  non vedo l’ora di continuare il discorso così come ho potuto fare con Michela.

Colori, forme, stile, consapevolezza, personalità… tutti argomenti con i quali Michela ha a che fare ogni giorno solo che la sua attenzione è sempre concentrata sulle amiche e le clienti che si rivolgono a lei. Il nostro incontro è stata un’occasione per spostare l’attenzione su di sé e per “guardarsi” con occhi diversi. Avendo entrambe attività molto impegnative e pressoché gli stessi orari, siamo sempre rimaste in contatto tramite Whatsap. In questo modo lei ha potuto tenermi aggiornata sui cambiamenti che stava facendo. Innanzitutto i capelli: insieme avevamo stabilito che il suo sottotono era freddo e che quindi il suo colore andava “raffreddato” scurendo ed eliminando le tonalità “aranciate” e… chi meglio di lei avrebbe potuto trovare il giusto equilibrio?!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Michela: donna “diamante”

 

Dopo questo primo passo ci siamo concentrate sulla fisicità. Mi ha inviato delle foto di se stessa in leggins e maglietta. Michela appartiene alla tipologia delle donne “diamante”: ha delle belle spalle, un bel seno, la parte superiore del corpo minuta, la vita stretta, l’addome piatto. Il suo punto debole sono i fianchi arrotondati e le gambe che, anche per il lavoro che fa, tendono ad essere gonfie. Come spesso succede, la sua attenzione si focalizza su quelli che lei vede come difetti e per camuffarli tende a coprirsi: predilige i pantaloni ai quali abbina maglie abbondanti e cardigan larghi e lunghi. Così facendo però non mette in risalto quelli che sono i suoi punti di forza e tende a “sparire” nei capi che indossa. Le consiglio di riconsiderare il suo guardaroba dando invece la priorità a maglie e camicie small che sottolineino il suo punto vita e che valorizzino di più la parte superiore del corpo. Capisce al volo, prova e mi invia le immagini, adesso siamo sulla stessa lunghezza d’onda, non ci resta che fissare un appuntamento!

 

 

 

Non vedo l’ora di farle cambiare idea…

Quando lunedì mattina, arriva in negozio, abbiamo davanti a noi un’intera mattinata. Michela adora i pantaloni ma… non vedo l’ora di farle cambiare idea! Le propongo tre abiti lunghi, nel suo guardaroba questo è un capo che manca eppure è proprio quello che la valorizza di più. Le spalle in evidenza riproporzionano i fianchi, il punto di vita stretto va assolutamente sottolineato, i fianchi e le gambe si armonizzano con il resto… gli accessori danno il tocco finale! E’ bellissima e molto molto femminile!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Adesso che abbiamo stabilito qual è il capo su cui puntare… ritorniamo ai pantaloni. Quali scegliere? Nel caso di Michela pantaloni stretti in vita, aderenti sui fianchi ma con linee morbide, bandito l’effetto strech! Tessuti naturali e perché no? Pur prediligendo lei toni neutri, osiamo e aggiungiamo un tocco di colore! Ai pantaloni abbiniamo capi morbidi ma che accompagnino le sue forme, assolutamente bandite le taglie over. Scopriamo le spalle e le braccia che danno maggior equilibrio all’insieme…. Non ci resta che riguardare insieme le primissime foto che mi aveva mandate e sorridere soddisfatte per il risultato ottenuto… Quando le chiacchiere sono finite, è lo specchio che inizia a parlare…

 

 

 

 

 

 

 

IL VESTITO DELLA DOMENICA

Fiori, colori, righe…

Quasi ogni settimana in negozio arrivano scatoloni, ordini fatti mesi fa, articoli scelti con cura, frutto di lunghe meditazioni, svolazzanti pensieri notturni, di quelli che ronzano e ti tengono sveglia: “Avrò fatto bene?”, ” Ho ordinato troppo?… Troppo poco?… Se non arriva tutto? Se piove o nevica e la stagione non si apre?”. Notti di giravolte nel letto quando ogni preoccupazione diventa un meteorite in rotta di collisione. Ordini che nell’attesa sono un po’sbiaditi nella memoria, non ancora arrivati e già mi tocca pensare alle prossime stagioni, con le primule nei vasi e la neve nella testa. Arrivano gli scatoloni e a me sembra già un po’ Natale, tiro fuori gonne, pantaloni, camice, chemisier e i colori prendono vita sugli stendini, fiori, colori, righe… a volte solo il tempo di sollevarli e appenderli e già mi immagino un’amica o una cliente a cui starebbero d’incanto, una gita al mare, una serata al lume di candela… i pensieri, quelli molesti, smettono di ronzare e la mente si riempie di idee, di immagini di  voglia di fare. Ma è sempre stato così? Abbiamo sempre galoppato così due stagioni per volta, a volte tre, i piedi nel presente e i pensieri proiettati in avanti alla velocità della luce?

Cento sfumature di marron

Ripenso a quando ero piccola e ancora prima quando mia madre era piccola. Ripesco racconti e immagini un po’ sbiadite tutte color del fango, il sottotono di quegli anni quando le fotografie mantenevano i colori il tempo di uscire dal negozio del fotografo e, dopo qualche mese, quando le riguardavi, tendevano invariabilmente al marron in tutte le sue cento sfumature.

Soldi pochi. Si lavorava tutta settimana e la domenica ci si vestiva a festa, spesso lo stesso abito conservato con cura, stretto o allargato più volte a seconda, accorciato di qualche centimetro e poi di nuovo allungato. La funzione in chiesa, il vassoio di paste per il pranzo della domenica, la passeggiata sul corso. Si guardavano le vetrine dei negozi in cerca di idee, gli acquisti si programmavano con attenzione. Si tornava a casa e l’abito buono lo si riponeva con cura in attesa di un’occasione, la visita a un parente, il giorno della festa…  A volte capitava qualcosa di “grosso”: un matrimonio, una comunione o una cresima in famiglia e allora sì si andava in bottega, magari tutti insieme, a fare un acquisto importante, abiti nuovi da indossare quel giorno e solo quello, giusto il tempo di un ritratto con i sorrisi stirati, gli alluci doloranti e gli sguardi un po’ sbigottiti di chi ha l’impressione di vestire i panni di qualcun altro.

Il vestito della domenica è archiviato tra i ricordi, a lungo desiderato, idea di qualcosa di bello da non usare per non consumarlo, qualcosa da conservare nell’armadio tra effluvi di naftalina, qualcosa che, anche una volta indossato, non ci sarebbe mai davvero appartenuto.

Abito della festa o divisa per l’ufficio

Vuoto l’ultimo scatolone e penso a come la vita sia diversa ora e a come, a volte, siano proprio le piccole cose a raccontare meglio i cambiamenti. Oggi ci vestiamo in base all’umore, gli abiti ci rappresentano, rappresentano il nostro modo di essere e di sentire. Li utilizziamo per dare di noi un’immagine che sia immediatamente spendibile e che possa farci sentire a nostro agio nei rapporti con gli altri. Lo stesso capo, abbinato diversamente, è “abito della festa” o “divisa” per l’ufficio, è qualcosa in cui scivoliamo rimanendo sempre noi. Non siamo più capaci di far durare ciò che abbiamo? Non credo, non dev’essere necessariamente così. Se gli acquisti si pianificano e si programmano con attenzione, se i capi sono di qualità e teniamo conto di ciò che già abbiamo, troveremo sempre nel nostro guardaroba l’abbinamento giusto che sia un weekend sul Nilo o un picnic in collina, il matrimonio dell’anno o la cresima del vicino.

Tra una corsa e un meteorite, attraversando queste domeniche che sembrano sempre un po’ dei lunedì alla fine l’unica cosa di cui ho davvero nostalgia sono quei pranzi della domenica, tutti attorno al tavolo, con le gambe che dondolavano sotto la sedia troppo alta, nell’attesa, che sembrava infinita, di sciogliere il nodo e scartare le paste.

Non prima e non dopo…

 

DI MAMMA CE N’E’ UNA…

Se non ci fosse lei…

In queste settimane frenetiche in cui le cose fatte sono sempre meno di quelle ancora da fare, divisa tra negozio e consulenze, la testa piena di progetti, alcuni già avviati, altri appena abbozzati, in queste giornate un po’ così, che iniziano presto la mattina e finiscono tardi la sera, mi sono trovata spesso a pensare che a meno di non dilatare i minuti e trasformarli in ore, se non ci fosse lei io non ce la farei a stare dietro a tutto.

Lei è Angela, mia madre e in occasione della festa della mamma, ho pensato di ritagliarmi qualche ora da dedicare a noi. Certo di ore insieme ne passiamo tante ma non c’è mai tempo per sederci tranquille a fare quattro chiacchiere. La mattina quando arrivo in negozio, lei c’è già, ha già aperto, tirato giù le tende, spazzato fuori, sistemato; il tempo di un caffè e ci sono le clienti da seguire, abiti da far provare, scarpe da ritirare, poi io al telefono con le ditte o al computer a mandare mail o a preparare una consulenza, lei a parlare con la sarta; io faccio una corsa in banca, lei fa accomodare un’amica… La sera se vi capita di passare dal negozio in orario di chiusura mentre faccio l’inventario, la potete vedere indaffarata a riordinare, passare l’aspirapolvere, aggiustare un manichino…

L’Angela ferma proprio non ci sa stare

Lei, l’Angela, ferma proprio non ci sa stare. La sua è stata una vita così, tanto lavoro, sempre di corsa, tre figli da crescere, un marito amatissimo da aiutare, la casa da tirarsi dietro… Oggi queste ore le voglio dedicare a lei.

“Mamma, ci prendiamo qualche ora per noi? Ti va di farmi da modella? Sei sempre in pantaloni e camicia, lo so che sei comoda ma mi piacerebbe immaginarti in vacanza, in un bel posto di mare o vederti più colorata e sbarazzina.”       “La modella? Ma Battistella cosa dici? Alla mia età! La modella… non farmi ridere”, ” Certo, la modella! Vorrei arrivare io alla tua età così! E poi è una vita che non facciamo due chiacchiere! Quanti anni avevi quando hai iniziato a lavorare?” “Eh quanti… ho iniziato dopo la quinta. Prima aiutavo i miei nei campi, quando arrivava il temporale e il fieno era da tirare su, si correva tutti, tutti si dava una mano. Poi a settembre ho cominciato a lavare teste da una parrucchiera. Allora si faceva un po’ di tutto, lavavo teste, pulivo per terra e se non c’erano clienti, facevo anche le pulizie in casa…”, “Quindi avevi undici anni…”, “Undici sì, e non ho più smesso. Dopo un po’ di anni ho conosciuto tuo papà e ho aperto un negozio da sola… poi siete arrivati voi, tu e tuo fratello e dopo qualche anno anche Clara, e io dovevo lavorare, badare a voi, alla casa, al papà… ero sempre di corsa!”. “Sì, me lo ricordo, mi ricordo quando ci portavi a scuola la mattina, tu con la tua guida “sportiva” e noi dietro che ad ogni curva, rotolavamo uno sull’altro e ci spalmavamo contro la portiera…”

 

 Una mamma “sprint”…

 

“Non avevo mica tempo da perdere, quasi non mi fermavo neanche per farvi scendere!”, ” Non quasi! Non ti fermavi proprio! Rallentavi, aprivi la portiera e noi dovevamo saltare giù più veloci della luce!”, “Ma voi eravate già alle elementari, poi avevo ancora tua sorella da portare all’asilo!”.

Intanto me la guardo e me la vesto. Non mi sembra vero di potermela “rigirare” come voglio io!   “Visto che sei sempre stata così sprint che ne pensi di un look un po’ più “moderno”?”, “Vorresti dire che sono antica?”, “Assolutamente no! Però dopo ti faccio le foto così vedi la differenza!”, “Le foto? A me?”

“Ti ricordi quando ci inseguivi per farci fare il bagno?”, ” Tu eri giudiziosa ma tuo fratello faceva degli urli, piangeva, è brutto quando i bambini piangono e ti fanno perdere tempo! Io lo acciuffavo e lo infilavo nella vasca. Mi dovevo ingegnare! Tu e tuo fratello eravate uniti, lui faceva tutto quello che facevi tu…”, “Sì, certo, me lo ricordo, ce l’avevo sempre dietro…”; ” La mattina per non fargli capire che tu ti alzavi per andare a scuola, avevo una bambola bionda che infilavo nel letto al posto tuo così lui vedeva i capelli e continuava a dormire… Tu intanto ti preparavi per uscire”. “La bambola me l’ero quasi scordata… in compenso mi ricordo le merende sul lavandino, uno accanto all’altro attenti a non sbriciolare in giro…”

Quella volta che…

 

 

Lei ride di gusto. “Mamma erano anni difficili ma alla fine sono stati anni belli. Non mi sono mai sentita trascurata o abbandonata…. tranne forse quella volta che ti sei dimenticata di venirci a prendere all’asilo e alla chiusura le suore, visto che pioveva, ci hanno infilato un sacco dell’immondizia nero in testa con due buchi per gli occhi e ci hanno spediti a casa! Come mi sono vergognata di attraversare il paese con quel sacco in testa!”

Adesso a ridere di gusto siamo tutte e due e non riusciamo quasi a fermarci, un po’ per la sua dimenticanza un po’ per la sua faccia quando, aperta la porta, ci aveva visti così incappucciati. Fosse successo oggi per una suora così “creativa” avrebbero come minimo chiuso l’asilo!

Intanto la sistemo, le aggiusto la collana, le infilo gli occhiali da sole… Alla fine riesco anche a metterla in posa per le foto! Mi sembra quasi che ci stia prendendo gusto! Ma quanto è bella questa mamma che gli “anta” li ha passati già da un po’ ma li sa portare con tanta leggerezza!

Con lei abbiamo imparato…

Con lei abbiamo imparato a scendere da un auto in corsa ma anche a salire, che se nessuno ti viene a prendere all’asilo qualcuno ti aprirà sempre la porta di casa pronto ad abbracciarti anche se sei bagnato e sembri uscito da un cassonetto, che la merenda sul lavandino si può fare in due ma anche in tre, basta stringersi. Abbiamo imparato ad arrangiarci, a lavorare sodo e quanto sia importante fare le cose con passione. Abbiamo imparato a rigare dritto, a sorridere ma anche a ridere di gusto. Abbiamo imparato che i momenti bui ci sono ma poi passano, si raddrizzano le spalle, si tira su la testa, si tiene duro…

 

 

 

 

 

A OGNI DOMANDA LA SUA… CONSULENZA

Cambio di stagione, un’occasione per fare pulizia…

Se solo smettesse di piovere! Persino Fra Indovino non si raccapezza più! Nella speranza che da un giorno all’altro il tempo cambi e ci si ritrovi catapultati in piena primavera, cominciamo a prepararci a temperature decisamente più miti. Il “cambio dell’armadio” può essere un’ottima occasione per fare pulizia e farci qualche domanda. In che fase della mia vita sono? Quali sono i miei obbiettivi, i miei progetti? Il mio stile di vita è cambiato? Vorrei che lo fosse? Sono la stessa di un anno fa? Di due, di dieci? Ha senso tenere accatastati nell’armadio abiti a cui magari siamo affezionate ma che occupano spazio, creano confusione e soprattutto non ci “appartengono” più?

Un guardaroba zeppo di capi e vuoto di idee…

Aprire un guardaroba zeppo di capi ma vuoto di “idee” non è mai piacevole, mette ansia e ci rimanda un’immagine di noi stesse inadeguata e non all’altezza delle nostre aspettative. A qualche domanda dobbiamo dare una risposta perché partire con le idee chiare è il primo passo per mettere ordine nelle nostre vite e nei nostri armadi.

Anna lo sa bene, fa tesoro dei consigli, è sensibile e attenta. Quando mi chiama per una consulenza sul guardaroba, gran parte del lavoro l’ha già fatto lei basandosi su ciò che ci siamo dette nel corso delle nostre chiacchierate. A volte, però, ciò che può fare la differenza è proprio una consulenza mirata e un occhio esterno che ci guarda e ci vede in modo “obbiettivo”. Quando ci guardiamo allo specchio (capita a tutte noi!), il nostro sguardo è “implacabile”, ci troviamo difetti che nessuno, a parte ovviamente noi, noterebbe e, spesso, non notiamo i nostri punti di forza.

L’importanza della consulenza

Anna mi invia delle immagini dove indossa due abiti che le girano nell’armadio da un po’, non ha il coraggio di buttarli perché le vanno ancora bene e sono ancora in ottimo stato, ma non riesce più ad indossarli perché negli anni lei è cambiata e non la rappresentano più. In questo caso la parola d’ordine è BUTTARE! Sbarazzatevi di tutto quello che non sentite più “vostro”, di ciò che non vi rende felici, di ciò che, una volta indossato, non vi strappa un sorriso compiaciuto davanti allo specchio. Quello che indossiamo deve darci carica, deve farci sentire a nostro agio, rappresentarci e, soprattutto, permetterci di affrontare con positività le nostre frenetiche giornate…. anche se fuori piove!

Il discorso cambia con il giubbotto con le frange color cuoio, Anna è affezionata a questo giubbotto, le ricorda momenti belli, ma non sa come “utilizzarlo” rendendolo divertente ed attuale. Anche in questo caso la consulenza può fare la differenza e venire in aiuto. Le frange e il cuoio sono ancora un must di questa stagione, il gioco sta nell’abbinarli in modo originale e trendy. Frange sì ma con pantaloni di pailettes o con tessuti brillantosi. Ecco che il giubbotto vintage ritorna attualissimo e trova la sua collocazione nel guardaroba primaverile di Anna.

Less is more

 

 

 

 

 

 

 

 

“Less is more”, questa frase di Mies van der Rohe, uno dei più grandi architetti e designer del ‘900, è stata ripresa e riproposta in mille modi diversi, ma è geniale. Quasi mai il “molto” o il “troppo” ci semplificano la vita, assolutamente MAI il guardaroba! Un guardaroba meno pieno, ma ordinato e ragionato sarà sotto ogni punto di vista un guardaroba più “ricco”.

QUANDO IL NOSTRO ARMADIO E’ “CONFUSO”

“Aiuto! Emergenza armadio!”

Ottavia, è una giovane donna, dinamica e sportiva. Ci conosciamo da molto tempo ma solo da poco è diventata mia cliente. Felice degli acquisti che abbiamo valutato insieme in boutique, mi chiama una mattina in piena “emergenza armadio”. Avete presente quando apriamo il guardaroba zeppo di abiti e accessori e il panico si impossessa di noi? Abiti, maglie, capispalla, accessori e nella testa una vocina che ci dice: ” Questo no, non ti sta bene, questo forse… la forma è perfetta ma il colore, per carità! Ma cosa ti passava per la testa quando l’hai acquistato? Non si può vedere, non è il tuo, non ti valorizza, e poi con cosa lo abbineresti… attenta a quello che fai!…” La vocina però, giura Ottavia, era proprio la mia! Praticamente un incubo, una piccola Stella sulla spalla che le bisbigliava consigli e la redarguiva.

Aiuto! Più emergenza di così!

Come “mettere in riga” il guardaroba

Ci siamo subito accordate e così, un lunedì mattina, mi sono presentata a grandezza naturale, novella Mary Poppins, pronta a fare ordine, dissipare i dubbi e “mettere in riga” l’armadio di Ottavia. L’armadio di Ottavia, come quasi tutti gli armadi di noi donne, è un coacervo di stili, un’accozzaglia di colori, è fatto a strati, capi acquistati negli anni, sopravvissuti alle mode, agli umori ed anche ai fidanzati. A volte conserviamo gli abiti perché ci piacciono anche se, magari ci accorgiamo che non ci stanno particolarmente bene, a volte non li buttiamo perché ci ricordano una fase della nostra vita, un momento felice. A volte perché “con quello che l’ho pagato” meglio lasciarlo lì appeso, monito imperituro per sconsiderati acquisti futuri. Ebbene sappiate che non funziona! Meglio un guardaroba meno ricco e più disciplinato che “Portobello Road” tutto in un armadio.

Ottavia mi spiega qual è il problema: gli acquisti fatti con la mia consulenza le piacciono, la convincono e, soprattutto le “corrispondono” e la “valorizzano”. Ha capito perfettamente quali sono le forme e i colori che le stanno meglio ora dobbiamo lavorare sugli abbinamenti usando un po’ di accorgimenti.

Facciamo un po’ d’ordine

 

 

 

 

 

 

 

 

Non tutto quello che non ci corrisponde va necessariamente eliminato.

Se l’abito che ci piace tanto non è di un colore “amico”, non importa, troveremo il modo di “addomesticarlo”. Useremo capispalla di colori amici, ci aiuteremo con sciarpe e accessori. Quello che dobbiamo raggiungere non è un’assurda idea di perfezione (che noia!), dobbiamo trovare abbinamenti che ci soddisfino esteticamente senza mai tradire quello che noi siamo perché ognuna di noi è un mondo a sé e a volte sono proprio i “difetti” o ciò che sulla carta sembrerebbe “fuori posto”, a rappresentare il vero valore aggiunto di un out-fit, quello che lo rende originale e, soprattutto, giusto per noi. L’importante è che il risultato finale sia armonico, che l'”imprevisto” si integri bene con il resto. Perché se l'”imprevisto” è il “nostro imprevisto” ci sentiremo a nostro agio in qualsiasi situazione. Ottavia mi apre l’armadio e i cassetti e le scatole e tutto quello che si può aprire ed insieme cominciamo a ragionare e a confrontare le nostre idee.

 

Partiamo dai capispalla

Da qualche parte bisogna iniziare, partiamo dai capispalla, attorno ad essi costruiremo i nostri out-fit scegliendo tra i capi a disposizione. La giacca grigia a righine è un ottimo punto di partenza! Ad essa possiamo abbinare i jeans (Ottavia ne ha diversi) . A seconda delle bluse che utilizziamo otteniamo effetti sempre diversi. Più “seri” e “professionali” con camicia bianca e canotta blu e argento, più casual con la blusa gialla o il mini abito a fantasia. Gli accessori danno il tocco finale dando carattere e personalizzando ogni abbinamento.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La stessa cosa la facciamo utilizzando come capispalla un cardigan lungo e una giacca bianca e blue. Anche in questo caso ci serviamo solo dei capi di Ottavia cercando tra quelli che maggiormente le piacciono e la valorizzano e se un colore non è esattamente quello giusto, non importa! Troviamo il modo di renderlo adatto a lei utilizzando collane ed orecchini, giocando su contrasti ed associazioni.

 

 

 

 

 

 

 

 

Gli unici capi nuovi inseriti sono state due magliette basiche da utilizzare sotto gli abiti scollati che Ottavia adora, rendendoli così adatti anche ad essere indossati in ufficio, un paio di pantaloni neri e una camicia di jeans. Camicia che, nel guardaroba di una ragazza giovane e dinamica come Ottavia, non può assolutamente mancare. Il risultato è da vedere! L’armadio di Ottavia non sembra più lo stesso: ordinato sì ma soprattutto funzionale, ricco di out-fit e originale, proprio come lei!

Laura: con un sogno per la testa

Laura, 21 anni e un’idea fissa…

Laura ha 21 anni, è giovane e piena di vita. Ha terminato da poco gli studi ma non ha ancora le idee chiare su cosa fare. O meglio, lei di idee ne avrebbe anche, anzi un’idea fissa: vorrebbe fare la fotografa, è sempre stata la sua passione, fin da quando era piccola e portava l’apparecchio ai denti, gli occhiali e i codini. Il fatto è che là fuori il mondo degli “adulti” sembra molto più complicato di quello al quale era abituata.

E’ alta, bionda, con un fisico appariscente che le piace mettere in mostra. Adora gli abiti attillati, i jeans strappati, le gonne molto corte, le magliette che lasciano la pancia scoperta. Ama i tacchi alti e non esce mai senza il suo rossetto fucsia e senza essersi truccata gli occhi verdi con l’eyeliner, che, come dice il suo amico Luca, “c’ha du occhi che sembran quattro”. Non passa certo inosservata ma, in fondo, è così che le è sempre piaciuto.

Alla ricerca di un lavoro: il nostro look è il nostro biglietto da visita

I “problemi” sono iniziati dopo la scuola, quando ha dovuto pensare a cercarsi un lavoro. Ha cominciato  facendo il giro degli studi fotografici, proponendosi come “aiuto” per i servizi di matrimoni, comunioni e cresime, poi è passata alle agenzie pubblicitarie, ma anche a quelle immobiliari, in fondo hanno tutte quelle foto di case appese in vetrina. Da qualche parte doveva pur cominciare, così  due o tre volte la settimana gira per la città portandosi dietro una chiavetta dove sono archiviate tutte le sue foto, tutte le più belle. Eppure, fino ad ora, nessuno l’ha presa sul serio, le foto manco le hanno guardate. Ha rimediato qualche invito a cena o qualche proposta per fare la ragazza immagine in discoteca.

Eppure lei sa di essere brava.

Ha provato anche a proporsi direttamente su facebook, comunioni, cresime, feste di compleanno, qualsiasi cosa. Anche lì i suoi scatti con più likes sono i suoi selfie in bikini o con l’abito scollato. I commenti tutti sul suo aspetto fisico.

Che fare? Lei al suo sogno non vuole rinunciare ma è convinta di aver bisogno di un nuovo look. Qualcosa che la rappresenti ma riesca anche a trasmettere la sua determinazione e la sua professionalità, e perché no? Anche la sua competenza.

Vorrebbe che la sua immagine oltre al suo aspetto fisico riuscisse a valorizzare e a mettere in risalto anche altre qualità. Vorrebbe che parlasse di lei

“Solo le persone superficiali non giudicano dalle apparenze” Oscar Wilde

Non so se solo le persone superficiali non giudichino dalle apparenze, ma credo fermamente che sia molto molto difficile se non impossibile non percepire l’altro innanzi tutto per come si presenta. Tutti noi abbiamo una vita sociale, usciamo, portiamo i bambini a scuola, andiamo a fare la spesa, parliamo con i vicini, con le persone che incontriamo, andiamo al lavoro. Per tutti noi, vivendo di relazioni, l’apparire è una manifestazione necessaria anzi direi imprescindibile e, soprattutto è la prima cosa che si “spende” nel contattare l’altro. Quando dico tutti noi, intendo proprio tutti, sia che usciamo con un tacco del 12 e una minigonna vertiginosa, sia che ci infiliamo un paio di jeans e una maglia oversize o un completo classico o un paio di mutande sulla testa, noi stiamo più o meno consciamente, trasmettendo un messaggio.  Che il messaggio sia sono “una strafiga” o “non c’è trippa per gatti” o “mi sono alzata con la luna storta” o anche “non mi importa dell’immagine è quello che ho dentro che conta”… in ogni caso sempre ma proprio sempre per il solo fatto di uscire di casa e di mescolarci agli altri noi veniamo percepiti per come ci presentiamo. (Vi avverto che nel caso delle mutande il messaggio potrebbe essere un po’ contraddittorio ma quest’esempio un po’ bizzarro mi aiuta spiegare quello che vorrei dire.)

La nostra immagine parla di noi anche quando vorremmo che se ne stesse zitta, anche quando ci disinteressiamo a lei, lei, l’immagine continuerà a ciarlare indisturbata… mi viene in mente l’ombra di Peter Pan che per quanto sia la “sua” si stacca da lui e vive di vita propria. Quello che voglio dire è che siccome della nostra immagine/ombra non possiamo fare a meno, dobbiamo imparare a cucircela addosso e a farcela alleata.

Avete presente Madonna giovanissima in “Cercasi Susan disperatamente”?

 

Il “problema” di Laura è un problema comune a molte persone. Nel suo caso lei, giovanissima, ha sempre giocato con il suo aspetto, la sua “preoccupazione” era quella di essere carina, desiderabile, provocante, di divertirsi come tutte le ragazze della sua età. Il suo guardaroba è il guardaroba di una ragazzina un po’ rock , avete presente Madonna giovanissima in “Cercasi Susan disperatamente”? Chiodo di pelle corto in vita, mini mozzafiato, magliette portate annodate, top corti e scollatissimi. La sua immagine parla di una ragazza frizzante, estroversa, che ama divertirsi ma non dice nulla di Laura giovane donna in cerca di lavoro, fotografa sensibile, con tanta voglia di fare e di impegnarsi.

In questo caso la sfida è quella di mantenere il più possibile intatta l’immagine che Laura ha di sé, quella in cui si sente sé stessa e a proprio agio rendendola più spendibile ed adatta ad un ambito lavorativo. Il primo passo è stato quello di integrare i capi rock con dettagli più femminili e meno aggressivi, una gonna plissettata e una maglia bon ton si sono rivelate perfette per lo scopo. Ho poi abbinato i jeans strappati ad una camicia bianca con voulant al posto del polsino e utilizzato il top come gilet ottenendo un outfit giovane e raffinato e molto molto modaiolo.

Se gli acquisti sono fatti con criterio ogni pezzo si combina con altri capi creando out fit sempre diversi

Pensando ai colloqui di lavoro, ho introdotto una giacca blu doppiopetto della nuova collezione 365 Marella: la giacca rende “autorevole” ogni out fit e sarà perfetta  su jeans e t-shirt oltretutto questa si lava in casa, non si stira e non si stropiccia. Adattissima per giornate frenetiche in giro per la città e sempre impeccabile… da abbinare anche all’out fit precedente con camicia e top.  Laura potrà poi giostrare gli accessori dorati abbinandoli sia ai jeans a zampa che  all’abito plissée. Lo stesso abito potrà utilizzarlo con una delle sue t-shirt bianca e abbinarlo al giubbotto di pelle e alle sneakers ottenendo un look giovane e di sicuro effetto. Questo dimostra anche che se gli acquisti sono fatti con criterio ogni pezzo si combina con altri capi creando out fit SEMPRE diversi.

 

 

 

 

 

 

 

 

Gli out fit studiati per Laura non tradiscono l’immagine che lei vuole dare di sé ma la rendono più articolata e intrigante, più consapevole ed adulta. L’impressione non è più quella di una ragazzina con le idee un po’ confuse ma quella di una giovane donna sicura e con le idee chiare, capace di giocare con gli abbinamenti con eleganza e originalità. Quando un out fit si accorda perfettamente all’immagine che la persona ha di se stessa, è in grado di dare maggiore “spessore” alle parole e alle idee che esprime. Sono sicura che al prossimo colloquio Laura riuscirà a farsi valere… aspetto impaziente che mi dia sue notizie!

 

 

 

 

 

 

 

 

C’era una volta un noioso guardaroba…

Un giorno il guardaroba…

Ormai è un po’ di tempo che lavoro nel campo delle consulenze d’immagine. E’ un lavoro che mi piace e al quale mi dedico con energia e passione. Le persone mi contattano, ci vediamo ed io entro in punta di piedi nelle loro vite… Si raccontano, mi spiegano chi sono, che lavoro fanno, cosa fa battere loro il cuore e cosa invece no. In che fase della loro vita si trovano, cosa sta loro troppo stretto… e cosa troppo largo. Come si “vedono” riflesse nello specchio e perché non si riconoscono. Si può senz’altro dire che la parte più importante in un lavoro di consulenza sia l’ascolto, è la chiave per capire le esigenze e i desideri di chi mi sta davanti. Spesso le persone che si rivolgono a me si trovano in momenti particolari della loro vita. Più spesso è proprio la “vita” che  diventa un perenne “momento particolare”, c’è sempre qualcosa di più importante, qualche emergenza da affrontare, qualche dolore da digerire, qualche delusione da scopare sotto il tappeto, qualche richiesta da esaudire, qualche progetto da accantonare, qualche sogno a scadenza. Attimi persi e anni da metabolizzare.

Le persone si rivolgono a me e mi piace pensare che il mio compito sia quello di accompagnarle, di aiutarle a ri-conoscersi e a ri-trovarsi. Può essere che l’esigenza di un cambiamento sia l’esito di un percorso interiore oppure sia il primo passo verso la riscoperta di se stesse. In ogni caso, come ho detto, tutto comincia sempre con una bella chiacchierata… o almeno questo è quello che ho sempre pensato…. almeno fino a quando non ho conosciuto Angela, o meglio ho conosciuto il guardaroba di Angela.

Immaginate una mattina, ci siamo sentite, la sto aspettando, la porta si apre ed entra… il suo guardaroba. Questa non è una metafora.  Angela entra, dispone le grucce, e me lo “presenta”. Lei è lì, ma è lui a “parlarmi”.

Il guardaroba di una donna, un mondo a sé

E’ stata un’esperienza singolare. Irrompere nel guardaroba di una donna è come partire alla scoperta di un mondo a sé dove le coordinate spazio temporali non contano più. Sì perché il guardaroba di una donna è fatto di abiti ed accessori ma soprattutto di tanti momenti ed altrettanti umori. Quella sera che pioveva, all’uscita dal lavoro, una cicca sotto i piedi e…  non solo quella; in fondo alla strada e alla fine di una storia che aspettava solo di essere chiusa. Il bus che non arrivava, la vetrina illuminata, e quella gonna che sembrava già un po’ tua, un po’ ancòra, un po’ canotto, il cuore più leggero, la serata meno buia. Poi la storia è finita e quella gonna color della pioggia è rimasta appesa in fondo all’armadio. Ma c’è anche la maglia attillata di quel colore che dire improbabile è fargli un complimento, acquistata in uno di quei rari momenti in cui, per qualche strana congiunzione ormonale, ti saresti sentita strafiga anche con uno zerbino in testa. E che dire della maglia extra extra large in cui ti sembrava di poter sparire, vero e proprio mantello dell’invisibilità, anche lì un perché c’era ma poi non è durato. O vogliamo spendere due parole su quel fantastico abito extra extra small, super scontato e iper scollato, infilato sulla gruccia in attesa dell’occasione giusta?… Che poi l’occasione non è arrivata e alla fine, diciamocelo, è sempre stato meglio alla gruccia.

Insomma se gli armadi delle donne avessero i sottotitoli, avrebbero un sacco di cose da raccontare. Il problema è che tra alti e bassi, la mattina ci tocca anche alzarci, portare i bambini a scuola, andare a lavorare, passare al supermercato… E’ scientificamente provato: i guardaroba delle donne sono fatti per gli attimi s-fuggenti e non per la vita di tutti i giorni. Questo è il motivo per cui quando ci si deve vestire per qualcosa che abbia un senso compiuto, una cena, una serata tra amici, un colloquio di lavoro, quello che ci “dice” l’armadio è tutt’altro: ci parla di giornate di pioggia e di fazzoletti macerati, di giornate di sole da strafighe con zerbino, di tappeti rossi e improbabili tacchi del 20. Quindi sì, è assolutamente possibile che aprendo il nostro fornitissimo armadio a 8 ante e 24 stagioni, non ci sia nulla ma proprio nulla che ci “parli” di quel preciso momento della nostra vita, sottotitoli compresi.

Imparare a fare chiarezza

Bisogna imparare a fare chiarezza, ma raccapezzarsi non è semplice: l’istinto ci direbbe di prendere tutto e buttare o uscire ed acquistare l’ennesima t-shirt e l’ennesimo paio di pantaloni, non i soliti (per carità!), quelli che ci servono davvero. Il mio ruolo in questa storia è  quello di fare ordine tra le grucce, buttare sì ma soprattutto recuperare e reinventare. Un po’ strega “cattiva” e un po’ fata turchina.

Il guardaroba di Angela mi parla sottovoce, borbotta, è riservato e un po’ triste, tanto triste! La conversazione langue, è di quelle che potresti fare con il tuo vicino di sedia nella sala d’attesa del dentista… I colori si abbinano tra di loro ma sono più o meno tutti nelle stesse tonalità: giornate un po’ troppo grige e sottotono, un lampo di bianco qua e là, ma per lo più un tripudio di marrone e beige… troppo!

 

 

 

 

 

 

Le forme sono severe, le maglie abbondanti. Percepisco il bisogno di sentirsi comoda ma anche un po’ di nascondersi, di prendere le distanze. Nell’insieme nulla stona, ma se faccio scorrere gli occhi sulle grucce, mi sembra che nulla mi catturi e soprattutto che nulla mi parli di lei, di Angela. E’ un guardaroba anonimo, di quelli che vanno bene per scivolare attraverso i giorni, quando l’attenzione e l’energia è tutta rivolta ad altro. Lasciami in pace, non mi guardare… sussurra.

Lei lo osserva sconsolata, qualcosa in lei è cambiato, si trova in una nuova fase della sua vita e sono tante le cose che  avrebbe piacere indossare ma nessuna di quelle le sembra si trovi nel suo guardaroba…

E’ il momento della bacchetta!

E’ il momento della bacchetta! Per prima cosa facciamo sparire tutti i marroni, i beige e i beigiolini, non fanno per lei, le sono “nemici”. Aggiungiamo invece qualche capo colorato, il marrone sparisce e compare del rosso, il malva si trasforma in blu. Le grucce si rianimano e il guardaroba ri-prende vita. Un giacchino in pelle porta un po’ di grinta. Una cintura di strass impreziosisce i serissimi pantaloni grigi. Una sciarpa di eco-pelliccia bluette e la “solita” camicia bianca non la riconosceresti più.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La invito a provare i suoi abiti. La gonna grigia un po’ troppo lunga, non le piace più, la porta con stivali e maglioni over-size, ed è già pronta per un giro al cassonetto… Eppure, non è male, è adatta alle sue forme. Un giro di bacchetta e aggiustiamo la maglia in modo da segnare il punto vita, la impreziosiamo e illuminiamo con una spilla di perle, gli stivali “trasformati” in anfibi e… quella noiosa gonna grigia è diventata un capo divertente e sbarazzino.

 

 

 

 

 

 

 

 

Un tocco dopo l’altro, una pennellata di colore qua e una là e il risultato è perfetto… c’era una volta un noioso guardaroba… e ora, al suo posto, c’è quello di Angela!

 

San Valentino a chi?

Meno tre giorni a San Valentino!

Meno tre giorni San Valentino e almeno due che mi sforzo di pensare a cosa scrivere. Mi sono fatta anche due passi in Google tanto per capire, ed è venuto fuori che questo San Valentino, prima di morire da martire e diventare santo, era fondamentalmente uno che non si faceva gli affari suoi. Pare che tutta questa storia della festa dell’amore, rose comprese, venga proprio da lui. Un giorno mentre passeggiava, vide due giovani, lui pagano e lei cristiana, che bisticciavano e lui, siamo nel 190 e qualcosa avanti Cristo (tanto per sottolineare che, a scanso di equivoci, a quel tempo la De Filippi manco era nata e già qualcuno lavorava per lei), lui, dicevo, pensò bene di metterci becco. Prese una rosa, fece un bel discorso e i due, riconciliati, di lì a poco gli chiesero di officiare il loro matrimonio. Ora noi non sappiamo che cosa accadde dopo, se si amarono davvero e vissero felici e contenti, se lei tradì o se lo fece lui, se lui la picchiò e lei lo avvelenò, tutto questo è irrilevante. Tanto, però bastò affinché da allora fino ad oggi, circa milleottocentoepassa anni mal contati, ci appioppassero questa festa. Alzi la mano chi di voi non ha mai nella sua vita pensato, almeno per una volta: “Ma che caspita di festa è questa?” Ecco, appunto, è la sua.

Generalmente machecaspitaeccetera lo si pensa quando si arriva al 13 e ci si scopre single ma anche quando si arriva al 14 sera aspettandosi un anello di brillanti e si torna a casa con l’ennesima scatola di cioccolatini/mazzo di rose. E lo si pensa quando si è convinti di cavarsela con la suddetta scatola di cioccolatini/mazzo di rose e all’improvviso ci sorge il dubbio che la pubblicità del trilogy/vacanza alle Maldive scivolata chissà come nella tasca della nostra giacca, non fosse proprio scivolata e nemmeno chissà come.

Checavolomenefregaame…

Se sei donna, per quanto tu pensi che si tratti di una stupida festa commerciale e checavolomenefregaame, tutto questo fiorire di cuori persino in farmacia mentre acchiappi una scatola di moment, non ti lascia indifferente. Gli ultimi sei minuti di “Colazione da Tiffany” fanno il resto.

Ora, la “vera” notizia di questa settimana la leggo su Vanityfair ed è che arrivare single al 14 di febbraio non è affatto una tragedia, anzi! Amare se stesse e prendersi cura di sé pare infatti che sia “the new black”. E dopo questa affermazione siamo tutte più sollevate!

Scherzi a parte, anche in negozio la settimana prima di San Valentino è un fermento di chiacchiere più o meno scherzose sull’argomento. Per capirci si parte con un tantoamenoninteressa e si finisce con un paio di decollette dorate da indossare per l’occasione!

Alla fine donne siamo e anche dopo i cinquanta la speranza di una serata romantica ci solletica non fosse altro che per cogliere l’occasione di gratificarci con un bellissimo abito rosso fuoco. D’altronde, ad una certa, di strada ne abbiamo fatta, e a furia di aspettare brillanti e ricevere cioccolatini, di vedere lucciole e di pensare lanterne, sappiamo da noi quello che vogliamo.

Di chiacchiera in chiacchiera…

Così di chiacchiera in chiacchiera, alla fine ogni donna il suo San Valentino lo festeggia sempre, a modo suo, ma festeggiare lo festeggia. Quella appena fidanzata che le lanterne le vede ancora e che nonimportacosa, che con un paio di jeans e una maglietta strassettosa “è perfetta anche la pizza…. ma al lume di candela”. O quella che “Vacanze romane” è il suo film preferito e con un’elegante gonna plissettata e una maglia dal disegno raffinato è pronta per un week end a Piazza di Spagna vespa compresa. C’è poi l’amica che tantosièdimenticato che infila la cintura gioiello perché non si sa mai. E quella chestaseralostendo che opta per un completo a righe elegante e seducente. E c’è anche lei quella che tantomihagiàdettocheilregalononmelofa che bell’apposta al regalo ci pensa da sola ed esce con una borsetta leopardata e più di un’idea su come andrà a finire la serata.

Siamo donne e alla fine chissà, se San Valentino fosse stato meno ficcanaso, una festa dell’amore ce la saremmo comunque inventata… non fosse che per arrivare al 15 e farci quattro risate.

Piccole donne crescono… ed anche il loro guardaroba

Piccole donne crescono… ed anche il loro guardaroba

Ho conosciuto Cecilia dopo essere stata contattata da sua mamma, amica di un’amica… Una specie di telefono senza fili tutto in rosa che da Mede mi ha portato fino a lei e a Milano. Quando Giuliana, la mamma mi ha contattata e mi ha chiesto di aiutare sua figlia  a mettere “ordine” nel suo guardaroba e a trovare il suo stile, devo ammettere che ho avuto qualche perplessità. Come avrebbe preso una quattordicenne la mia “irruzione” nel suo guardaroba? Eravamo sicure che le avrebbe fatto piacere?  Ci siamo accordate per una prima visita a casa sua e appena l’ho incontrata ogni dubbio è svanito.

Cecilia è giovanissima, appena quattordicenne, bellissima e solare, piena di entusiasmo e di interessi. Studia lingue con impegno, ama viaggiare e sogna un futuro lavoro che la porti in giro per il mondo, magari come ambasciatrice. Più la guardo e l’ascolto parlare più riesco ad immaginare come sarà tra qualche anno: bella ed elegante, sicura di sé, alle prese con politici e diplomatici.

Sin da subito tra di noi si instaura una sorta di complicità, di quelle che solo tra donne e, cosa che mi fa molto piacere, lei si dimostra curiosa e ricettiva con una percezione molto chiara di sé nonostante la giovane età. Ha solo bisogno di un piccolo aiuto ed è da qui che comincia il mio lavoro.

Il guardaroba di un adolescente è uno strano posto

Incominciamo con un'”immersione” nel suo guardaroba. Il guardaroba di un adolescente è uno strano posto: gli abiti si ammucchiano come gli strati della personalità che si sta via via formando. Qualche mese prima era ancora piccol*, il rosa era il colore preferito o lo erano i personaggi dei fumetti, non sarebbe mai uscit* senza la sua felpa magari con il cappuccio tirato fin sul mento e con “quelle” scarpe da ginnastica anche se ormai perdevano i pezzi…  Poi, all’improvviso, è un/una giovane adult* e quello che rotola fuori dal tuo guardaroba non gli corrisponde più.

 

 

 

 

 

 

 

 

Serve un po’ di chiarezza e per farla ho bisogno che Cecilia si racconti, che mi parli di sé, delle sue giornate, della scuola, dello sport. Dei capi che indossa più volentieri, del suo desiderio di sentirsi comoda, a proprio agio e naturalmente carina.

Cominciamo da qui…

Tutto ciò di cui ho ancora bisogno è lì davanti a me. Bionda, con due bellissimi occhi chiari, il suo sottotono è freddo con colori naturali e delicati. Cominciamo da qui ed eliminiamo tutto ciò che non è nella palette dei suoi colori amici. Il suo fisico è quello di una sportiva ( è una bravissima giocatrice di golf), schiena dritta, punto vita ben delineato, neanche un filo di pancia (beata lei!) e gambe lunghe lunghe.

Accantoniamo i jeans e ci concentriamo sulle gonne. Guarda caso nel suo armadio troviamo già quello che ci serve e già nelle forme adatte a lei! Non ci resta che abbinarle a maglioni e t-shirt giocando con i colori. Anche la camicia a quadretti che lei aveva già accantonato viene prontamente ripescata. Si tratta solo di “reinventarsela” e, annodata in vita, aperta sopra una t-shirt, non sembra più la stessa.

 

Sono molto soddisfatta ma manca ancora qualche particolare. Sono sicura che l’armadio di Cecilia mi riservi ancora qualche piacevole sorpresa. Dopo un meticoloso lavoro di “scavo” riemergo con ciò che mi serve: un bellissimo paio di stivali bordeaux perfetti con collant colorati!

Infine, come resistere alla tentazione di fare una piccola incursione nel guardaroba della mamma? In men che non si dica abbiamo anche uno splendido capospalla da abbinare. Ci vuole solo un tocco che lo renda più “suo”… accessori brillantosi! Qualche spilla sul reverse del cappotto e una borsa full paillettes e… perchè non osare?… il cappello e i guantini di pelle le stanno d’incanto.

 

 

Quando la vedo volteggiare davanti allo specchio felice e soddisfatta della sua nuova immagine, so di aver fatto un buon lavoro… ha già deciso cosa indosserà domattina a scuola.

Chiara, quando il nostro guardaroba non parla di noi

Chiara, quando il nostro guardaroba non parla di noi

Anche Chiara l’ho conosciuta grazie ad una comune amica. E’ incredibile come i legami tra donne riescano a creare altri legami e a mettere in moto energia positiva! Anche se il nostro primo ” incontro” è stato telefonico, non abbiamo avuto nessuna difficoltà a prendere gli accordi necessari per pianificare la consulenza.

In questo caso la distanza, Chiara infatti non abita vicino, è stato il primo ostacolo da superare. Siamo donne, abbiamo vite piene, sempre complicate… Gli impegni di lavoro, la gestione della casa, figli, compagni, mariti, genitori, amici, cani, gatti, presenze e assenze. Spesso la maggior parte dell’organizzazione se non della gestione famigliare è sulle nostre spalle. A chi di noi non è capitato di andare a dormire e, chiudendo gli occhi, ripassare la lista della spesa, gli appuntamenti in agenda, il lavoro arretrato, la lezione di danza, il dentista…? La nostra è una perenne corsa contro il tempo e spesso, “saltando” e “scivolando” arriviamo a sera senza aver avuto un momento per noi stesse. Così con Chiara la mia prima preoccupazione è stata ottimizzare il tempo e “accorciare” la distanza: una consulenza a impatto zero! Wathsapp e Skype hanno fatto il resto!

Superato l’ostacolo, mettete due donne una davanti all’altra, anche se virtualmente, e non avranno difficoltà a trovare un modo per entrare in sintonia colmando lacune decennali in un battere di ciglia… o quasi. Le domande sono tante: con quali capi ti trovi più a tuo agio? Quali quelli che non metti mai? Quando ti guardi allo specchio che persona vedi? Ti corrisponde? Ti sorridi? Cosa di te non vedi ma vorresti trasmettere?

Superato l’ostacolo della distanza, ci mettiamo al lavoro…

Purtroppo l’armadio non “parla” ma Chiara indossa per me i capi e mi invia le foto. Mi descrive i colori e mi racconta come si sente. Del suo essere casual ma anche del suo lato romantico, della determinazione e della grinta che mette nelle cose…

Guardo le immagini di Chiara che si prova i capi del suo guardaroba con le sue parole ancora nelle orecchie e penso che in alcuni periodi della vita ci nascondiamo agli altri e a noi stesse… A volte basta scivolare in un periodo “no” perché anche il nostro guardaroba si adegui al nostro umore. Spariamo dentro a maglioni over size, non abbiamo voglia di truccarci, per il parrucchiere non c’è mai tempo, i tacchi sì ma magari domani…. o dopo. Per fortuna arriva anche il momento di riscoprirci. A volte corrisponde alla fine di un percorso, altre può essere la molla che ci permette di dare una svolta alla nostra vita…. In ogni caso, quando succede è fantastico. La guardo e non posso fare a meno di pensare che forse lei in questa Chiara poco femminile e un po’ severa ci è un po’ “scivolata” e che adesso è venuto il momento di tirarsene fuori…

L’analisi cromatica e i colori che valorizzano

L’analisi cromatica mi aiuta ad individuare i suoi colori amici. Lei è Estate quindi via dall’armadio tutti i capi di colori che non la valorizzano. Spesso abbiamo una percezione errata del nostro corpo e sbagliamo le linee e le forme dei capi che acquistiamo e d’altro canto, un capo che si adatta perfettamente alle nostre forme potrebbe essere di un colore “nemico” e quindi non riuscire a valorizzarci come meriteremmo. Io e Chiara non potremmo essere più d’accordo: la prima cosa da fare è ELIMINARE.

A questo punto non ci resta che ragionare su quello che rimane, sugli acquisti futuri e soprattutto sull’immagine che Chiara vuole dare di sé e che sente appartenerle. Siamo sicure che i pantaloni siano più comodi di una gonna o di un bell’abito? Non lo sono, spesso sono solo qualcosa dietro cui nascondersi e Chiara vuole mettersi in gioco. Io sono felicissima di assecondarla: accanto ad accessori come scarpe dallo stile maschile, borse/sacche in pelle che assecondano il suo spirito casual e sportivo fanno la loro comparsa accessori iper femminili: sciarpe in eco pelliccia, calze in pizzo, spille glam… e i “suoi” colori.

Non posso che essere soddisfatta del risultato e il successo è tutto di Chiara: il suo sorriso luminoso è l’accessorio che mancava.