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Le borse iconiche nella storia della moda

Bellissime elegantissime e lussuosissime non solo accessori ma miti che si portano al braccio.

Ogni sei mesi le case di moda presentano i trend protagonisti della stagione che verrà. Non è facile seguire l’andamento di un fenomeno dirompente come questo. Capi che sono in ora e che diventano out dopo qualche mese, abbinamenti cool che scadono in agè vestiti trendy che diventano demodè in un tempo fisiologico di sei mesi. Ma non sempre è così. Se davvero la moda passa e lo stile resta, esistono dei pilastri di stile che hanno sconfitto il passare del tempo diventando oggetti di culto che tutti gli appassionati del fashion vorrebbero possedere. Tra questi oggetti sono contemplate del ICON BAGS.

Le icon Bags  hanno bellezza fascino storia, qualità che  le hanno rese immortali. Le Icon bags hanno superato  la fase “Trend di stagione”  e sono considerate  Status Symbul.

Tra le borse più iconiche troviamo:

La Kelly di Hermes

Siamo  alla fine dell’ottocento. Il primo prototipo della borsa Kelly era una borsa da sella, per i cavalieri che partecipavano alle battute di caccia . Soltanto nei primi anni 30 diventa una borsetta da donna , ma non è certo un best seller della Maison. Per i primi anni non ha avuto un grande successo . Poi nel 1954 la costumista  Edith Head  scelse gli accessori Hermes   per il film ” Caccia al ladro”.  Grace Kelly ricevette la borsa da indossare durante le riprese se ne innamorò e ne collezionò cinque: nera, marrone,miele, verde e rossa.

La borsa divenne famosa per caso quando l’attrice la utilizzò come copertura  per nascondere la sua gravidanza.  Solo nel 1977 ufficialmente fu nominata “Kelly”.

La Kelly è una borsa da giorno. A seconda dei materiali utilizzati può essere rigida morbida o morbidissima. Ha una chiusura a battente con serratura: si può chiudere girando il cerchietto in metallo o utilizzando il famoso lucchetto che si trova nell’inserto in pelle attaccato al manico. E’ abbastanza pesante  e non è comodissima.

Ogni borsa Kelly è confezionata a mano da un artigiano. Ci vogliono 25 ore e 2600 cuciture.  La borsa è cucita sul rovescio e rivoltata come un guanto. Si compone di 36 pezzi, 16 piccole borchie, un lucchetto un nottolino e una clochette. Ha quattro piedini metallici sul fondo.

La Birkin di Hermes

Nasce nel 1984 e prende il nome dall’attrice Jane Birkin. La leggenda narra che l’attrice incontrò Jean louis Dumas (allora stilista Hermes) su un volo Parigi Londra al quale espresse il desiderio di una borsa più grande della Kelly più pratica ma anche elegante. Più piccola di un borsone da viaggio ma in grado  di contenere tutto il necessario per un week end. In base alla descrizione venne realizzao un prototipo che divenne subito un mito. La storia ufficiosa racconta invece che Jean Birkin fu invitata dalla Maison per il prototipo  ma non aveva capito che si trattava di una prova, stava già andando via con la borsa, quando le fecero notare che non si trattava di un omaggio. Sta di fatto che ancora oggi la Birkin riceve ogni anno dalla Maison Hermes un assegno di 30,00 dollari per i diritti di utilizzo del suo nome. L’assegno viene donato ad un associazione di sua scelta  in beneficenza.

Ha differenza della Kelly ebbe subito successo. Citata in numerosi film e serie Tv di succeso come Sex and the City e Gossip Girl)  e si trovano anche diversi libri dedicati a lei. Molte celebrities ne vanno matte la prima fra tutte Victoria Beckam che ne possiede più di 100 per un valore complessivo di 2 milioni di dollari. Bella è bella ma è scomoda , visto le dimensioni è pesante , si porta solo a braccio perchè nonè prevista una tracolla.

Accanto a tutti gli eleganti colori naturali la Birkin è realizzabile in 20 sfumature di blu. Per la sua realizzazione sono necessarie 48 ore, anch’essa è fatta interamente a mano da un singolo artigiano. Ogni singolo artigiano di Hermes possiede un Kit personale di  attrezzi che può tenere con sè giunto alla pensione.

La Birkin più costosa e stata venduta  all’asta per 300.000  dollari ed è la Birkin in coccodrillo con chiusura in oro e diamanti.  Mettere le mani su una Birkin non è cosa facile, la Birkin è diventata estremamente preziosa perchè viena distribuita è chiamata solo in edizioni limitate, e la lista d’attesa e di circa 6 anni.

ello di scarsità le rende pezzi da collezione nn appena escono dalla fabbrica.

La borsa Birkinn nera con gli inserti in oro  non a caso è soprannominata “Santo Graal”

Birkin Vs/ Kelly

Entrambe famose si assomigliano anche un po’:

La borsa Kelly è la più vecchia delle due, è una top handle bag che significa che ha un solo manico, ma la si può avere anche con una tracolla removibile. La Birkin invece è una tote bag cioè ha due manici ed è concepita per essere portata nella piega del braccio.

La Kelly è una borsa progettata per le principesse del mondo ed è più elegante. LaBirkin è una borsa alla moda per tutti i giorni.

La Kelly richiede che la falda sia chiusa mentre la si indossa.

La Birkin è più grande e più spaziosa ma anche più pesante (se ne lamentò la stessa Jean) si portà rigorosamente aperta. Possiede sul fondo quattro tacchetti per evitare che si sporchi o si graffi sotto.

Icolori e i materiali utilizzati per il loro confezionamento sono gli stessi.

La Birkin parte da un valore di 7.000 Euro ma se tutto ciò vi sembra follia pura sappiate che:  del 2016, la Birkin si è rilevata un ottimo investimento , più redditizio dell’oro. nel periodo daL 1980 -2015 da uno studio finanziario la borsa (ehm scusate la Birkin) ha registrato un aumento di valore annuo del 14,2% contro l’1,9% dell’oro. Potrebbe essere un buon motivo per chiederne una a Babbo Natale!

A chi le consiglio

La Birkin è una borsa da giorno elegante e dall’istinto giovane. La Kelly è  solo elegante e per le più Lady. In ogni caso scegliete la misura dell’una o dell’altra in base alla vostra corporatura.

La 2.55.

Vi ho già parlato di questa borsa e trovate tutto nel mio articolo su Coco Chanel chiamarla borsa è decisamente riduttivo: è un pezzo di storia.Nel 1955  Coco Chanel si pose l’obiettivo di inventare un nuovo tipo di borsetta che rispettasse le esigenze della donna degli anni 50. una donna dinamica attiva moderna. Doveva essere un accessorio elegante ma anche pratico . Un oggetto funzionale rispetto alle pochette a mano a cui le donne erano obbligate ad indossare e che impegnavano le mani nelle occasioni formali. Ecco che ilcolpo di genio fu di aggiungere una catena  in metallo regolabile  che permetteva di indossare la borsa a tracolla o a spalla. Nel 1983 Karl Lagerfeld rivisitò il modello inserendo una lunga strisciolina in pelle all’interno della catena e cambiando la chiusura in metallo. Sostituì  il “Mademoiselle Lock” la chiusura rettangolare con il Double C Lock l’iconica chiusura con l’incrocio delle due C. Il modello rivisitato  è catalogato come 2.88.

Carateristiche:

la Chanel 2.55 racchiude in sè un pò della storia della stilista che l’ha inventata progettata e realizzata. Aveva due patte. La più grande per chiudere la borsa e coprire una tasca nascosta con zip pensata per contenere biglietti d’amore o qualche banconota per lasciare mancie ( o come dichiarava Mademoiselle “gli spiccioli per i piccoli comfort”. La patta più piccola serviva per custodire tre scompartie quello centrale era appositamente creato per il rossetto.

  • 2.55 sono le cifre della data del febbraio 1955: data di concepimento del design dello storico accessorio.
  • Nera era il colore degli abiti monacali. Invece l’interno è bordeaux come le divise dei bimbi dell’orfanotrofio.
  • La catena è un riferimento ai portachiavi dei guardiani dello stesso orfanotrofio
  • In jersey matlassè il materiale scoperto e nobilitato da Chanel  (poi fu realizzata anche in pellami nobili) per dare alla borsa più volume e forma e perchè ricorda il gilet degli stallieri. La fodera era in gros-grain
  • La 2.55 ha una tasca aperta sul retro per le monetine e le chiavi.
  • La patta di chiusura è leggermente stondata: il motivo della forma anomala sarebbe il richiamare il sorriso della gioconda che lei spesso amava scarabocchiare sui suoi bozzetti.
  • Come riconoscere se falsa o vera?
  • I rombi interi nella parte posteriore della borsa devono sempre essere di numero dispari.
  • Le cuciture della tasca esterna applicata devono perfettamente combaciare con le cuciture della borsa.
  • Il cursore della cerniera interna ha 3C.
  • Il numero di serie della borsa è inciso e mai stampato. Inoltre il numero non è mai a nove cifre ma sempre meno e deve assolutamente corrispondere con quello del cartellino che accompagna la borsa.
  •  La Maison non rilascia certificati di autenticità. Diffidate se qualcuno ve lo propone.
  •  Il logo con la doppia C è sempre uguale: la C di destra sovrasta la C di sinistra in alto mentre in basso, la C di sinistra è quella che “passa sopra” alla C di destra. Il segno grafico identificativo è posto chirurgicamente al centro della borsa e il retro della chiusura a doppia C, ha sempre inciso sulla sinistra la scritta Chanel e sulla destra la scritta Paris.
  • Stesso materiale per chiusura e scritta Chanel: se la chiusura a doppia C è argento, la scritta sarà sempre argento; se è oro invece, allora anche la scritta sarà oro. I colori non sono mai diversi ma sempre accoppiati perfettamente.
  • Il valore della borsa 2.55 aumenta ogni anno di circa 300 euro.
  • Gli esperti artigiani, impiegano circa 15 ore e ben 180 operazioni precisissime per la sua relizzazione

L’ABC della borsa Chanel

A come Atelier dove nascono le borse Chanel

B come Borsa la miglior amica di una donna , la custode dei suoi oggetti

C come catena. Chanel recitava ” Credetemi, io conosco bene le donne, date loro delle catene, le donne amano le catene”.Convinta di questa verità ne fece il tratto distintivo della sua borsa a tracolla. Le  catene, invece di incateneare liberavano le mani.

 A chi la consiglio?

E’ la mia preferita. Per forme e dimensioni è quella che trovo più eclettica. Il mix perfetto tra elegante e sportivo, non ha stagione sta davvero bene con qualunque stile e in qualunque mese del’anno. Femminile ma non leziosa da portare a mano o a tracolla è la Icon Bag per antonomasia. Ha

un proprio carattere distintivo , non è difficile creare un look di successo anche perchè tutta l’attenzione verrà catalizzat dall’accessorio. Quindi bisogna cercare di non esagerare. Qualche esempio:

Chiodo in pelle + Vestito romantico+ Chanel

Camicia bianca + jeans + Chanel

Gonna in tulle + dolcevita + Chanel

Gonna plissettata+ T-shirt+ Chanel

Maglione oversize+ leggings + Chanel

Sneakers + giacca+ Chanel

La Lady D di Dior

Correva l’anno 1995 e Bernardette Chirac allora premiere dame francese, chiese alla maison parigina di creare una borsa per omaggiare la visita di Lady Diana a Parigi.  Fu amore  a prima vista. Lady Diana ne ordinò una decina, tutt’ora la si ricorda abbinare questa celebre borsa con tailleur dai colori più disparati.

Nata sotto il nome di “chouchou” in francese significa preferita, questa icona passò alla storia con il nome di Lady Dior, in onore alla donna che più la ha amata.

La lady Dior è una borsa dalle forma quadrata di  dimensioni contenute  da portare a mano ma dotata anche di tracolla. In diverse varianti di pelle con le tipiche impunture   che formano l’emblematico motivo Cannage dai manici arrotondati e  charms D.I.O.R., veri e propri gioielli che  infatti sono ricoperti da una lamina in oro. Debutta a settembre 1995 tra le mani di Lady Diana dono di Bernardette Chirac. Pochi scatti e  quella che era la ChouChou diventa Lady Dior.

Perchè è un buon investimento.

Il valore di una Lady Dior in buone condizioni si è rilevato in aumento. Si ritiene che il valore sia aumentato dell’8% dal 2004 al 2016 e di oltre il 14% dal 2014 al 2016.   Christian Dior  continua ad aumentare i prezzi al dettaglio anno dopo anno e continua ad aumentare la sua riconoscibilità. attraversola gestione di un marchio e progetti speciali. Quindi tutto ciò che devi fare è acquistare la borsa conservarla al sicuro e Christian Dior farà tutto il resto.

A chi la consiglio

A tutte le romantiche e a tutte le timide che  non sanno mai dove mettere le mani!! E’ una borsa decisamente elegante specie se realizzata in pellami lucidi nè l’infradito e/o il jeans riescono ad abbassarne il “tiro”.

La Jackie O by Gucci

Non chiamatela semplicemente borsa! E’ uno degli accessori più iconici del marchio Gucci. La borsa Jackie O occupa un posto speciale nella storia della Maison, dopo essere diventata l’accessorio preferito di Jacqueline. Creata nel 1950 con il nome di “Constance”, Jackie venne  fotografata spesso con la borsa Gucci modello Constance: fu così che la Maison decise di rinominare quel modello Jackie O negli anni 60.

La Jaclie  non è una borsa ma una vera istituzione.

E’ una borsa a spalla,  un classico immediatamente riconoscibile, con i bordi arrotondati e una chiusura a pressione, ha una forma quasi trapezoidale ma allo stesso tempo arrotondata. Gli elementi che caratterizano il mondo Gucci sono i chiari riferimenti al mondo equestre es: le staffe, i morsetti, e la banda verde  e rossa  in canvas che ricorda i sottopancia dei cavalli.

Modello tuttora in produzione, rivisitato più volte negli anni, ma ancora oggi sotto il braccio di molte donne.  I modelli più accattivanti sono nati dalle rivisitazioni di Frida Giannini che da vita alla New Jackie. Due modelli di grandezze diverse ( ma in ogni caso tutte e due più grandi della Jackie) più morbide e più comfortevoli al tatto.  Impreziosite da  dettagli funzionali come la tracolla  e dettagli di style  come le piccole nappine il bambù e una splendita impuntura sul bordo inferiore  rigorosamente fatta a mano. Magari anche alcune di voi non lo sanno ma sulla spalla hanno un pezzo di storia

A chi la consiglio

A una donna pratica moderna contemporanea che lavora.

La Speedy by Louis Vuitton

La storia inizia quando il giovane Vuitton decise di diventare creatore di bauli, rivoluzionando il modo di fare valigie, inventando un nuovo sistema di chiusura che le ha trasformate in veri e propri scrigni. E’ un marchio presente sul mercato da circa 150 anni. Louis Vittuon serviva la nobiltà francese. Ebbe l’intuizione di modificare le forme dei bagagli sostituendo il tondo con il piano facilitandone il trasporto grazie alla possibilità  di impilarli a cui si aggiunse la cura maniacale per i dettagli dal rinforzare gli angoli  con il metallo a personalizzare i bauli con lo stemma del casato. La sua Fans numero 1 era la moglie di Napoleone III Eugenie. Il baule fino ad allora conosciuto fu trasformato da rotondo a quadrato e venne battezzato Speedy in onore di quei Globe Trotter che iniziavano a girare il mondo per abitudine. Realizzata in tela monogram diventa l’oggetto di desiderio di tantissime donne, Sophia Loren  Tina Turner, Anna Magnani e Audrey Hapurt .  Fu proprio quest’ultima che negli anni 60  chiede alla Maison di produrne una di dimensioni più piccole. Nasce la 25 ( il numero sta ad indicare i cm). La speedy 40 è la più capiente, poi la 30 ( la più classica)e la 35 dalle misure più ridotte, la 25 il modello più venduto, e la versione micro Mini HL.Il successo della Speedy è dovuto al suo design ma anche al fatto che fu subito indossata da volti  noti del mondo dello spettacolo per le occasioni glamour. E’ caratterizzata da un lucchetto dorato, da manici arrotondati in pelle ( anche le rifiniture sono in pelle), da una tascha piatta applicata sulla fodera. Proprio perchè  si tratta di una borsa iconica attenzione ai falsi. Nuove o usate si trovano solo nei punti vendita autorizzati della Maison o sul sito ufficiale shop on line.

Caratteristiche: I manici e le rifiniture sono realizzati in vacchetta in un beige chiarissimo, con bordi rossi e cuciture gialle. Il logo non è mai tagliato appare sempre intero e da un lato è rovesciato visto che viene realizzata in un unico pezzo di canvas. Le borchie sono avvitate e non incollate. All’interno c’è un’etichetta in pelle con la scritta “Made in France” e sulla fodera interna che deve aderirire perfettamente c’è un codice alfanumerico di autenticità.  Questa borsa è una garanzia di qualità. Uno dei test a cui viene sottoposta è di riempirla con 3,5 kg e di farla cadere ripetutamente e di aprire e chiudere la cerniera per ben 5000 volte.

VERA o FALSA

Per essere davvero sicure di fare l’acquisto giusto bisogna rivolgersi agli store ufficiali dopo aver risparmiato un bel pò. Se non riuscite a resistere e ne volete una subito anche usata dovete stare attente a:

Siti on line di dubbia provenienza , non esistono scarti di magazzino o vendite di pezzi difettati perchè vengono eliminati. Attenzione ai dettagli: una borsa Louis Vittuon è perfetta e lo è anche nelle cuciture. Controllate le cuciture dei manici, stesso numero di punti per lato e per ogni lato nel caratteristico color gallo ocra. La vacchetta di una Louis Vuitton originale nuova è di un colore beige chiaro non mielato e con il tempo tenderà a scurirsi, perciò se state comprando una borsa vintage e i manici sono chiari fatevene una ragione : è falsa. Anche il numero dei punti è indicatore. Più ci sono punti più la borsa è robusta e si traduce in alta qualità.  Le borse dai motivi inclinati sono false  le autentiche sono perfettamente allineate. Da una parte il logo è al rovescio, perchè per la realizzazione vienne utilizzato un pezzo solo di canvas. Questo vale soprattutto per la Speedy ,la Papillon, la Keepall. Le Louis Vuitton non hanno etichetta. Controlla la fodera interna. Per le copie falsificate si usa la plastica o lo scamosciato.  Una borsa autentica può essere foderata con una varietà di tessuti, ma in genere, si utilizzano i seguenti: tela, tessuto stampato con piccoli monogrammi, pelle, poliestere o microfibra. Le fibie possono essere in ottone o d’oro, le false usano metalli dorati. Le cerniere dovranno avere impresso il logo LV sul tiretto. Guarda l’etichetta “Made in” . In passato le LV autentiche venivano prodotte solo in Francia, ma negli ultimi decenni la produzione è stata spostata in Germania, Spagna e Italia. All’interno della borsa troverete un codice seriale. La maggior parte delle borse prodotte dopo i primi anni 80 presenta un codice di produzione stampato sulla borsa e a partire dagli anni 90 questo codice include due lettere seguito a quattro numeri. Il codice è situato sotto i D – ring.

A chi la consiglio

A tutte le fashion victim che hanno un dna classico , che non amano cambiare borsa , a tutte quelle che fanno il loro primo acquisto in questo mondo. La misura su cui investire è la 30  ( io preferisco la 35 )ma attente alle proporzioni della propria figura. A parte le occasioni serali più formali non esiste situazione in cui non si riveli perfetta.  Poche cose dividono gli animi e i pareri  come le stampe monogrammate, c’è chi le desta e le stronca per partito preso perchè le vede come un mezzo per ostentare in modo vistoso o addirittura volgare una “firma” e chi le ama visceralmente .Io penso che le stampe monogramm possano avere una funzione decorativa interessante all’interno di un look.

Legano bene con molti colori utilizzati nell’abbigliamento .

Gli abbinamenti migliori sono :

Con i colori che lo compongono ossia marrone , caramello e una vasta gamma di colori che spaziano dal beige al sabbia al cammello, con i colori come il bianco, blu e nero i grigi, il tortora e panna, Personalmente lo trovo delizioso con il bordeaux. Ma avete mai provato ad abbinarlo alle fantasie floreali e mariniere? Non risulta stonato nemmeno in questi casi!

La Baguette.

Deve il suo nome alla somiglianza all’iconico pane francese che siporta sotto il braccio Nasce dall’estro creativo di un’italiana Silvia Venturini Fendi, ed è un esempio di indiscusso di artigianato Made in Italy. La pochette compare sotto il braccio di numerossissime celebrities, come carolina di Monaco, Sharon Stone, Madonna e tantissime altre. E’ una borsa molto giovane nasce nel 1997. Tre sono le misure: Mini, Medium e Maxi.

Le Baguette spaziano da quelle semplici e discrete a quelle più eccentriche decorate con ricami paillettes perline pellami pelliccie o pelle di coccodrillo.

Questa borsa è senza tempo un accessorio unico elegante che ha contribuito a scrivere la storia della moda italiana. La borsetta ha mantenuto nel tempo un enorme successo grazie alla serie Tv “Sex and the City” incui Sarah Jessica Parker era pronta puntualmente a sfoggiarne una diversa.

A chi la consiglio

A tutte quelle donne dall’animo giovane a tutte quelle donne che sono prima di tutto giovani dentro e che amano rendere i look sbarazzini.

Le meno conosciute su cui puntare

GOYARD ST. LOUIS TOTE

E’ un piccolo investimento segreto , che non viene in mente al primocolpo. Ma è decisamente un acquisto imperdibile dal momento che le borse hanno un posizionamento unico sul mercato. Goyard non è il marchio più conosciuto la fuori ma ha una base di appassionati molto solida e ci sono sempre persone che cercano una di queste borse nel maercato di seconda mano. E’ possibile guadagnare 1,3 volte il prezzo al dettaglio.

LOUIS VITTUON NEVERFULL TOTE

E’ un oggetto che ha appena festeggiato il decimo anniversario.  La borsa nel popolare monogram circa l’85 % del suo valore e nelle rare edizioni limitate può raddoppiare il suo prezzo.

Come scegliere la borsa più adatta alla propria fisicità.

Le borse non sono mai abbastanza   e non è  vero che le borse ( come per le scarpe e i vestiti) vanno tutte bene. Non è semplice scegliere la borsa in base al roprio fisico ma con qualche consiglio il gioco è più semplice di quel che sembra.

TRIANGOLO

Se avete i fianchi prosperosi le spalle minute le borse più adatte a voi sono le borse morbide da portare a spalla. ( New Jackie , Jackie O)

CLESSIDRA

Se avete i fianchi e il seno voluminosi ma il punto vita ben evidenzato puntate sulle borse da portare a mano ( Speedy ,  kelly,   Lady D)

TRIANGOLO INVERTITO

Torace , spalle seno più voluminosi delle gambe . In questo caso scegliete le tracolle lunghe .

RETTANGOLO

Siete filiformi? La vostra scelta cadrà su borse voluminose da portare a braccio (Birkin)

OVALE

Se il problena è la pancia puntate sulle handle bag, cioè le borse da portare rigorosamente a mano.

Un consiglio personale mi sento di dovervelo lasciare:

Scegliete quella che più vi piace, per linea stile e colore. Noi donne siamo fatte così se un oggetto ci piace troviamo sicuramente ilmodo d’indossarlo.

marylin monroe

Incredibile Marylin

La Diva delle Dive.

La più ammirata, desiderata. imitata, lei la  Diva delle Dive : Marilyn Monroe

Il mistero più fitto è quello legato alla sua morte. Ufficialmente si è parlato di suicidio, ma molte sono state le perplessità e tanti  i dubbi che ancora a tutt’oggi aleggiano su quell’ evento. Marilyn è stata ritrovata nel letto di casa sua senza vestiti, con la cornetta del telefono in mano in procinto di chiedere aiuto. Cosa sia successo realmente nessuno lo saprà mai. Un miscuglio di barbiturici? Un Omicidio? Legami con la mafia…. qualcuno disse che la sua morte era la tragica consegunza della storia d’amore con l’allora presidente  John Kennedy.  Sarebbe venuta a conoscenza di importanti segreti militari e l’FBI e i servizi segreti non potevan o permettersi le eventuali conseguenze. Sta di fatto che ci lascia alla sola età di 36 anni al  culmine della notorietà. A mio modesto parere la notizia di questo suicidio ebbe un impatto sul mondo pari solo alla notizia della tragica scomparsa di un’altra icone di stile Lady Diana. In quella settimana  nella sola New York ci fu un’impennata di suicidi (circa 12). Un fan di Marilyn lasciò un biglietto : “Se  la più cosa meravigliosa nel mondo non ha avuto niente per cui valesse la pena vivere allora neanche io”.

La dualità di Marilyn

Marilyn ha costruito la sua carriera sul binomio “Bella e Svampita”.  Con il senno del poi era bella si! Ma svampita per niente. Ha costruito la sua carriera con intelligenza con meticolosità . Un unico volto ma due donne. La Marilyn cinematografica e la Marilyn donna in carriera. Sbadata dimenticava le battute e arrivava sul set  sempre in ritardo mettendo a disagio tutti gli altri. Alcuni attori suoi colleghi come ad esempio Jack Lemon dichiararono che in alcuni casi le stesse battute dovettero essere girate  anche 50, 60 volte.  A fine giornata al controllo delle riprese le sue performance risultavano perfette, le migliori come se la macchina da presa o la macchina fotografica riusciserro a catturare  quello che all’occhio umano sfuggiva. Il suo quoziente d’intelligenza era pari a 168. Quello di Albert Estein 160.

Lo stile di Marilyn

Donna intelligente amava leggere informarsi per niente vuota e superficiale anche il suo stile parla di lei. La sua trasformazione da Norma Jean Beker a Marilyn Monroe parla  anche attraverso gli abiti che negli anni ha indossato. Gli abiti che ho scelto per parlarvi di lei sono tre:

L’abito bianco.

Disegnato da William Travilla per anni il suo costumista di fiducia è l’abito che la relegata nell’immaginario cinematografico collettivo. L’abito indossato da Marilyn nel film “Quando la moglie va in vacanza”  è un abito in color avorio, con la gonna a ruota plissettata, il bustino anch’esso plissettato è   allacciato dietro nel collo, il tutto unito  da un alta fascia che partiva da sotto il seno e strizzava il punto vita  ,  una profonda scollatura che lasciava le spalle e  le braccia scoperte completavano il tutto . Travilla commentò che quello non fu l’abito più bello che creò per Marilyn ma il destino volle che la scena che dura pochissimi secondi in cui l’abito si alza e scopre le gambe di Marilyn faccia parte della storia cinematografica. La scena venne girata a New York   per ben 14 volte. Nessuna di queste fu utilizzata nel film in quanto durante le riprese si formò una folla di fans , giornalisti,  fotografi  che acclamavano Marilyn disturbando le riprese. La scena venne poi ricostruita negli studi. I più pettegoli riconducono questo evento alla gelosia di Joe di Maggio ( in quel periodo marito della Diva) che non digerì la scena in cui lei in modo civettuolo abbassava la gonna cercando di coprirsi le gambe. La scena è ripresa dal basso verso l’alto dimezzando la figura , questa modalità contribuì al suo successo ma fu un fatto fortuito dovuto solo alla dimensione della pellicola.

L’abito fucsia

Quest’abito fu indossato da Marilyn nel film “gli uomini preferiscono le bionde. Anche questo disegnato da Travilla . Lungo fino ai piedi aderentissimo e stretto in vita da una sottilissima cintura. Scollato lasciava  libere spalle e schiena. Aveva un grandissimo fiocco applicato dietro  sul lato B. Completavano  il tutto lunghissimi guanti dello stesso colore, collana e bracciale con diamanti, in omaggio alla canzone  che cantò vestita così …I diamanti sono i miglior amici delle donne.

Little black dress

Il little black è l’abito  che indossò Marylin  il giorno che davanti a duemila giornalisti da lei stessa convocati  dichiarò finito il suo matrimonio con Joe DiMaggio. Un matrimonio lampo, una separazione lampo, un divorzio lampo.  Matrimonio finito a causa della gelosia di lui. Proprio per questo si dice che l’abito che Marylin indossava quel giorno era un  abito insolitamente castigato, con colletto e maniche lunghe, in lana aderente ma sigillato da una lunga zip.

Gli abiti da sposa

Si sposò tre volte. E’ sufficiente meterli uno in fila all’altro per rendersi conto della trasformazione di questa donna. Il primo rappresenta una Marilyn molto giovane lontana dalla diva che poi abbiamo conosciuto. Si sposò a soli 16 anni , si dice per evitare il ritorno in orfanotrofio. L’abito rispecchia la moda di quel periodo è inmussola e pizzo. Marilyn è ancora  Norma Jean Baker ingenua semplice romantica con i capelli castani. Il secondo abito è nero. Si nero! Pensate , oggi molte spose decidono di sposarsi in nero. E’ una scelta controccorrente di stile e in alcuni casi il risultato è stupefacente, Marilyn ha superato tutte. Il matrimonio fu celebrato in forma civile, il tutto doveva svolgersi in gran segreto, ma all’uscita gli sposi si ritrovarono sommersi da una folla di giornalisti. Lei indossava un abito castigato , nero, lungo alle ginocchia , con maniche lunghe e accollato. Gli unici dettagli un colletto  bianco e una fila centrale di bottoni anch’essi bianchi, in mano un mini bouchet. Il terzo matrimionio con Arthur Miller è lei è la diva che tutti conosciamo. Slendente raggiante super bionda super fasciata . In testa un velo corto molto sbarazzino.

Lo stile di Marilyn

Il suo stile è adatto a tutte quelle donne che io chiamo della “terra di mezzo” cioè quelle donne che non sono così magre per essere definite tali ma non sono nemmeno “curvy”. Marilyn aveva una figura morbida, una fisictà a clessidra. Punto vita definito fianchi rotondi gambe tornite e lato b pronunciato. Portava la 4 di reggiseno. Ebbene pensate e fate una carellate delle sue fotografie. L’avete mai vista con pantaloni a vita e/o cavallo basso o larghi? Con t-shirt oversise? Con mini gonne? Il suo è uno stile a cui si dovrebbero ispirare tutte quelle donne che hanno forme generose e morbide. Marilyn insegna a volersi bene ad amarsi a rispettarsi. E’ questo il punto, indipendentemente dalla nostra taglia, indipendentemente dal rapporto vita – fianchi dobbiamo imparare ad essere gentili con noi stesse indossando abiti che si adattano al nostro corpo che lo valorizzano invece che mortificarlo sotto strati e strati di tessuto informe.Abituate a tenere il capo chino sul cellulare , sommerse da fotografie con protagoniste tutte uguali, con occhi da cerbiatte bocche snaturate capelli lunghi e lisci, che si fotografono tutte con le stesse pose che dicono tutte le stesse cose, non siamo abituate a coltivare la  nostra personalità- In una delle sue più famose canzoni, cantava che i diamanti sono i miglior amici delle donne. Nella vita reale incoraggiava le donne a indossare la bigiotteria. Non posso permettermi la cosa vera? Non importa indossa bigiotteria e indossala come se avessi speso un milione!

Impariamo da lei:  Scollature a cuore o a V, pantaloni a vita alta e dalla gamba dritta, gonne fascianti lunghe al ginocchio e con vita lata. cappotti e cardigan leggermente stretti  nel punto vita, dolcevita e golfini bon ton, l’ unica fantasia permessa il disegno a quadri. Per i colori se vogliamo ispirarci a lei scegliamo tre colori base : il bianco il nero e il rosa ( dal rosa cipria al fucsia) sia per gli indumenti che per gli accessori.Osservando il suo stile più da vicino, mai avrei pebnsato di definirlo essenziale. Eppure è così! La capacità di indossare gli abiti senza accessori e solo sua. La sua forza era nella capacità di rendere speciali le linee pulite e severe con make up iper femminili. Direi che i sui accessori preferiti erano: Il rossetto rosso, l’eyeliner, e la matita bianca. Per chi ha sempre pensato che solo i capelli lunghi sono sensuali consiglio di riveder i ricci corti e biondi di Mailyn. A questo proposito molti sono stati i parrucchieri che si sono dedicati ai suoi capelli. Non era una bionda naturale. I capelli erano decolorati e permanentati. I biondi li ha sperimentati tutti . Quello che preferiva lo definiva biondo come le “federe sporche dei cuscini”. Mi dissocio da questa affermazione perchè non trovo assonanza con il biondo luminoso  dei suoi capelli che a mio avviso non hanno nulla a che vedere con il colore delle federe …almeno delle mie.

Le cose che forse non sai di lei

1 -Ebbe un’infanzia infelice la madre che soffriva di disturbi psichiatrici fu internata e lei affidata a famiglie adottive … in tutto 12… Del primo matrimonio si sa davvero poco. Le malelingue insinuano che fu un matrimonio combinato dai suoi tutori per  liberarsi di lei.Lavoravano tutti e due in una fabbrica di esplosivi, lei impachettava paracaduti. Fu notata da un fotografo che lavorava per la propaganda bellica capeggiata allora da Ronald Regan e da lì al primo contratto cinematografico il passo fu davvero breve.

2 -Marylin è sicuramente una delle dive più famose dell’epoca, ma pensate era la meno pagata. Vi faccio qualche esempio:

Per il film “Gli uomini preferiscono le bionde”  Jane Russel la coprotagonista per lo stesso film incassò un compenso di 10 volte superiore. Per il suo ultimo film “Something’s got to give ” il suo compenso fu di 100.000 dollari e lo stesso anno Elisabeth Taylor per il film “Cleopatra” chiuse il contratto con un compenso pari a un milione di dollari. Per la foto senza veli incassò 50 dollari.  La foto in copertina su Play Boy  in un unico  giorno   fece incassare  milioni  di dollari.

Si comperò un’unica casa ( quella in cui morì) e a differenza di quello che cantava un suo famoso personaggio non amava i diamanti , amava portare le perle, l’unico diamante era l’anello regalatole da Joe di Maggio.

4- Merilyn rischiava di mettere tutti in difficoltà per la sua sbadataggine.Arrivava sempre in ritardo e si scordava le battute . Nel film  ” A qualcuno piace caldo” Jack Lemon rivelò che la battuta “It’s me”, my sugar fu ripetuta ben 62 volte., e 59 volte  la scena nel film “A qualcuno piace caldo” in cui pronunciava la frase “Dov’è il borboun? La sera al controllo delle riprese giornaliere l’interpretazione di Marilyn risultava essere PERFETTA, come se la macchina da presa riprendesse qualcosa di magico che sfuggiva all’occhio unano.

5- Grazie al suo approccio semplice con il mondo simile a quello dei bambini, si sentiva a suo agio tra di loro. Fu il suo cruccio più grande non averne. Pochi sanno però che in vita fu molto generosa con loro. Tutto il compenso guadagnato con il film “Il principe e la ballerina” lo destinò al “Milk found for babies”. Ovunque andasse visitava gli orfanotrofi e rilasciava generosi assegni. Il 25% del suo patrimonio alla sua morte al centro Anna Freud un centro psichiatrico infantile.

6-Non era una bionda naturale , e fin qui nessuna sorpresa. Era castana tra le tonalità di biondo che chiedeva  la sua preferita era quella con l’effetto “dirty pillow  slip” ovvero fodera sporca. Nel 1950 si sottopose a due interventi chirurgici: uno per farsi ridurre il naso e il secondo per ammorbidire la linea del mento. Non portava  reggiseno nonostante avesse una quarta e questo le conferiva un aria più giovane e naturale. Non indossava gli occhiali nonostante fosse miope.

7- Grazie a lei Ella Fizgerald ebbe la possibilità di cantare al “Mocambo” il locale più famoso di Hollywood. Ella era nera e in quegli anni la discriminazione raziale mieteva molte vittime. Come fece a convincere il proprietario? Gli promise che se avesse fatto cantare Ella avrebbe a prenotato  un tavolo in prima fila per ogni serata.

8 – Morì il 5 agosto del 1962 . La settimana dopo ci fu un impennata di suicidi, ben 12 nello stesso giorno. Una delle vittime avrebbe scritto un biglietto di questo tipo: “se una creatura meravigliosa non ha avuto niente per cui valesse la pena di vivere allora neanch’io”

9-Gli unici che hanno goduto della morte di Marilyn furono i parenti dei vicini di tomba. Il valore  dei loculi salì a due milioni di dollari.

10- Per 20 anni Joe di Maggio le portò tre volte la settimana dei fiori freschi, rispettando una promessa fattale quando era ancora in vita

11-La prima volta che fece un autografo chiese lo spelling in quanto non sapeva dove mettere la “i” in Marilyn.

12- Era più intelligente di Eistein. Il suo quoziente d’intelligen

Cosa sarebbe stata Marilyn.

Una delle sue celebri frasi recitava quanto segue:

C’è un momento in cui devi decidere: o sei la principessa che aspetta di essere salvata, o sei la guerriera che si salva da sè. Io credo di aver già  scelto… mi sono  salvata da sola.

Forse non abbastanza… visto il tragico epilogo della sua vita.  Cosa sarebbe stata Marilyn se davvero si fosse salvata da sola? E’ stat una ragazza in gamba per 36 anni, ma la fama la notorietà gli intrighi di potere che le ruotavano attorno erano più grandi di lei. Sarebbe stata una grande icona, forse sempre circondata da eccessi e forse no! Magari sarebbe diventata una registra, forse avrebbe scritto un libro, avrebbe creato una fondazione per le bambne maltrattate, sarebbe diventata un ‘amasciatrice ONU. Avrebbe trovato qualcuna che l’amava diversamente da tutti, avrebbe avuto una figlia  bella come lei!

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Coco Chanel…C’era una volta

C’era una volta una una bimba di umili origini il cui padre era un venditore ambulante, mentre la madre era una lavandaia. Quella bimba però divenne la regina di Parigi che tuttora viene ricordata: la leggenda Coco Chanel.

C’era una volta una bimba che fu abbandonata in un orfanotrofio dal padre, che non vide mai più, ma lei preferiva dire che egli era partito per l’America in cerca di fortuna.

C’era una volta una bella e giovane donna che si esibiva davanti alle truppe di cavalleria e che cantava spesso la canzone “Qui qa’ vu Coco dans le Trocaderò?” Però raccontava che il nomignolo le era stato dato dal padre.

Una donna geniale, creativa e innovativa che vestì le donne come nessuno aveva fatto fino ad allora.

Le donne non erano più solo madri e spose ma si facero carico, a causa della guerra, di doveri fino ad allora considerati maschili. Le donne dovevano essere comode, evitando di sembrare aggressive o imbecilli (parole dette durante una delle sue famose innumerevoli interviste).

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Elementi innovativi dello stile Chanel: la consulenza d’immagine secondo Coco

Coco Chanel ha condotto una vera e propria rivoluzione in tutti gli aspetti dello stile di vita delle donne della sua epoca e non solo:

  1. Mostrare le gambe: tutti gli abiti della casa erano più corti della concorrenza.
  2. Liberare il punto vita: eliminazione di stecche e corsetti.
  3. Nobilitare il nero: grazie a lei, il nero divenne il colore sinonimo di eleganza. Prima veniva utilizzato solo per i funerali indicando il lutto, oppure per le divise della servitù. A lei si riconduce il “Petit Robe Noir” ovvero il famoso tubino nero che rivoluziono l’armadio di tutte le donne.
  4. Tagliare i capelli: lo stile corto diventa nuovo simbolo di una seduzione inedita.
  5. Utilizzare i capi maschili: si rifiutò di cavalcare all’amazzone e fu la prima ad indossare i pantaloni, capo per eccellenza che identifica lui.
  6. Mostrare e prediligere un colorito abbronzato: Coco Chanel fu la prima a mettere sul mercato il primo olio abbronzante.
  7. Utilizzare il tessuto jersey: prima delle sue idee innovative veniva destinato al confezionamento della biancheria intima.
  8. L’invenzione della bigiotteria: la stilista trovava provocatorio e ignobile mostrarsi con al collo gioielli dal valore spropositato. Secondo lei infatti, lo scopo dei gioielli non era quello di sembrare più ricchi, ma più belli.

Quindi già le linee guida appena espresse ci fanno capire come Coco Chanel fosse abile nell’utilizzare la consulenza d’immagine a 360 gradi: analisi del viso, analisi della figura, analisi del colore e analisi del guardaroba.

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La consulenza d’immagine espressa nei colori scelti da Coco Chanel

Solo 5 erano i colori principali scelti dalla stilista francese Coco Chanel:

  • Nero: colore che rappresenta l’essenziale. Questa tonalità mette in risalto la naturale luce della donna e richiama il rigore monastico dell’orfanotrofio di Aubazine.
  • Bianco: colore da cui tutto ha origine come la luce che lambendo ogni cosa la rende viva. Il bianco ha la funzione di illuminare. Anche la tonalità candida proviene dall’infanzia di Coco Chanel perchè bianchi erano i copricapi delle monache che vedeva quotidianamente.
  • Beige: evoca calore e semplicità. Si tratta della stessa tonalità della terra dell’Alvernia (terra d’origine), nonchè il colore della sabbia di Deuville, del Lido di Venezia, del colorito naturale di chi vive all’aria aperta.
  • Oro: include due facce della stessa medaglia, ossia il vero e il falso. L’oro vero dei regali dei suoi corteggiatori, l’oro falso della sua bigiotteria. L’oro che ornava le vesti clericali della sua infanzia, l’oro della Basilica di San marco dell’Impero Bizantino e dell’arte barocca che le furono sempre fonte di grande ispirazione.
  • Rosso: il colore della vita, del sangue e della passione. Metterlo sulle labbra è una dichirazione di buonumore. Gli uomini non sopportano le donne che si piangono addosso.

Una palette tanto semplice, quanto radicata nei principi della consulenza d’immagine.

I segreti dell’Atelier di Coco Chanel

Ogni leggenda che si rispetti ha dei segreti, e l’Atelier di Coco Chanel non può certo sfigurare in tal senso:

  • La sede storica si trova a Parigi al n.31 di Rue Cambon.
  • In realtà ci sono 4 Atelier o meglio 4 laboratori: due si occupano di tessuti di sartoria e due si occupano di tulle chiffon organza “flou”. Inoltre c’è un laboratorio chiamato “galon” che si occupa esclusivamente delle rifiniture e delle decorazioni (bottoni, passamanerie fodere).
  • La sarta più anziana, quella con più esperienza, la depositaria di tutti i segreti della Maison è la Premier: costei coordina e sovraintende a tutti i 4 atelier. L’organigramma è come una piramide in quanto la Premier ha tre Second Premier che, a loro volta, hanno tre apprendiste sarte destinate a diventare le future depositarie dei segreti dell’Atelier.
  • In ogni stagione si gestiscono collezioni da circa 70 capi.
  • Una giacca Chanel può arrivare a costare circa 100mila euro e la cliente può richiedere l’esclusiva.
  • Il direttore creativo, Karl Lagerfeld fino all’ultima collezione di febbraio 2o19 ora Virginie Viard, disegna il modello che verrà prima realizzato in mussola.
  • Si prendono ben 30 misure della cliente e solo i pezzi che compongono la giacca sono 18. Ogni pezzo in carta modello viene spillato e definito con il gesso. Passa poi dalle mani esperte della Premier che consegnerà il capo in una delle boutique sparse per il mondo (Londra, Parigi, New York, Hong Kong) per la prima prova. Arrivati a questo punto si effettuano le dovute modifiche e si cuce il tutto rigorosamente a mano.
  • Il direttore artistico decide circa i bottoni, la passemanerie, le fodere e le asole: ogni bottone per ogni asola (così voleva Coco Chanel). Infine si consegna il tutto alla Premier che si occuperà di recapitarlo personalmente per la seconda prova .  Il capo ritorna quindi a Parigi dove è definito e controllato nei minimi dettagli, finchè non è pronto per essere indossato.

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2.55 Un concentrato simbolico della storia di Coco Chanel

2.55 è l’iconica borsa della stilista francese e anche su di essa si concentrano una serie di curiosità e miti che andiamo a scoprire:

  • 2.55 è la borsa più copiata (ancora oggi) al mondo. Coco era fiera di essere copiata e lo sarebbe ancora oggi, più donne vestivano “a la Chanel” più era felice.
  • Tra le grandi firme che hanno provato a copiare lo stile unico della 2.55 c’è anche Yves Saint Laurent. In occasione della creazione dell’abito nero per Audrey Hupert, Coco Chanel non lasciò spazio a repliche dichiarando: “Saint Laurent ha un gusto eccellente quanto più mi copia, tanto più dimostra di avere classe.”
  • 2.55 sono le cifre della data del febbraio 1955: data di concepimento del design dello storico accessorio.
  • Nera perchè, come già detto prima, era il colore degli abiti monacali. Invece l’interno è bordeaux come le divise dei bimbi dell’orfanotrofio.
  • In jersey matlassè (poi fu realizzata anche in pellami nobili) per dare alla borsa più volume e forma e perchè ricorda il gilet degli stallieri.
  • La 2.55 ha una tasca aperta sul retro per le monetine e le chiavi, una tasca all’interno con zip nella patta di chiusura. In questo scomparto segreto la leggenda dice che Coco vi nascondesse le lettere dei suoi ammiratori.
  • La patta di chiusura è leggermente stondata: il motivo della forma anomala sarebbe il richiamare il sorriso della gioconda che lei spesso amava scarabocchiare sui suoi bozzetti.

Come riconoscere una 2.55 originale da una 2.55 falsa.

Chiaramente, oltre a tentativi di copia ufficiale da parte di altri brand della borsa 2.55, ci sono moli falsi in giro. Tuttavia ci sono diversi indizi che ci fanno capire se siamo di fronte ad una brutta copia:

  1. I rombi interi nella parte posteriore della borsa devono sempre essere di numero dispari.
  2. Le cuciture della tasca esterna applicata devono perfettamente combaciare con le cuciture della borsa.
  3. Il cursore della cerniera interna ha 3C.
  4. Il numero di serie della borsa è inciso e mai stampato. Inoltre il numero non è mai a nove cifre ma sempre meno e deve assolutamente corrispondere con quello del cartellino che accompagna la borsa.
  5.  La Maison non rilascia certificati di autenticità. Diffidate se qualcuno ve lo propone.
  6.  Il logo con la doppia C è sempre uguale: la C di destra sovrasta la C di sinistra in alto mentre in basso, la C di sinistra è quella che “passa sopra” alla C di destra. Il segno grafico identificativo è posto chirurgicamente al centro della borsa e il retro della chiusura a doppia C, ha sempre inciso sulla sinistra la scritta Chanel e sulla destra la scritta Paris.
  7. Stesso materiale per chiusura e scritta Chanel: se la chiusura a doppia C è argento, la scritta sarà sempre argento; se è oro invece, allora anche la scritta sarà oro. I colori non sono mai diversi ma sempre accoppiati perfettamente.
  8. Il valore della borsa 2.55 aumenta ogni anno di circa 300 euro.

Leggi anche l’articolo: Icone di stile: Elisabetta II.

AI PIEDI DI VENERE

Manuale astrologico di seduzione

Dopo un periodo di latitanza, tornano gli eventi del ciclo “Costellazioni” e tornano con un incontro davvero “stellare”. Il nostro appuntamento di febbraio, ad un passo da San Valentino, tratterà di seduzione femminile attraverso il linguaggio zodiacale. A me gli outfit e a Patrizia Balbo tutto il resto! Siete curiose?

Patrizia studia simbologia astrologica e lavora come web content editor nel settore olistico ovvero scrive contenuti digitali a carattere astrologico per Vanityfair.it e Glamour.it tanto per citarne due che sicuramente conoscete. Non solo: è autrice del manuale “Ai piedi  di Venere”, in cui racconta la seduzione femminile attraverso il linguaggio zodiacale. Il manuale, infatti, analizza dodici profili astrologici assegnando a ciascuno una calzatura dal temperamento simile e raccontando come le donne scelgono le scarpe quando decidono di sedurre. 

Un manuale scritto per donne curiose ma consigliato agli uomini attenti. 

A CIASCUNA LA SUA SCARPA

Scarpe, zodiaco e seduzione, un mix irresistibile! Capite bene come il nostro incontro fosse inevitabile, e quale occasione migliore di San Valentino per presentarla anche a voi?

La parola d’ordine è: “a ciascuna la sua scarpa!” Che, come voi ben sapete, è per me un precetto, di più: è la mia regola aurea,  la mia missione. Viene subito dopo il “prego, si accomodi” perché quello è semplicemente l’introduzione. 

Ecco pensavo che con questa filosofia come me solo Cenerentola… e invece no, ho conosciuto Patrizia. Non potevo certo farmela scappare e così, pensando a voi, ho costruito quest’evento: vi vestiremo e vi faremo non più belle ma più seducenti, io con le mie analisi e lei con le sue stelle, e se siete di quelle che sanvalentinonopercarità, farete tesoro di quest’incontro che alla fine i nostri giorni per brillare li sognamo tutte.

AMICHE CURIOSE

E siccome sanvalentinonopercarita sono convinta sia solo una questione di prospettiva o di… compagnia, perché la compagnia è bella ma aspettiamo tutte quella “giusta”, per le amiche curiose non mancheranno i suggerimenti sulla scelta del partner ideale, così se qualcuna di voi volesse saperne di più può richiedere una consulenza personalizzata….  solo affrettatevi a prenotarla perché i posti sono limitati!

 

Come vestirsi per le feste

Come vestirsi per le feste

Trovare il look giusto per Natale non è mai facile. Vorresti essere originale ma anche rispettosa delle tradizioni. .. come quella d’indossare il rosso  (io lo adoro). Dunque, come vestirsi per le Feste?

L’ideale è trovare uno o più look (a seconda dei tuoi impegni, della compagnia ecc..) che giochino con le tradizioni rispettando il contesto. La parola d’ordine è trovare delle soluzioni che siano trendy ma anche pratiche.

Come vestirsi per le feste? Non so tu…

…Non so tu ma io arrivo alle feste sempre molto stanca e sull’orlo di una crisi di nervi.

Solitamente ho lavorato fino all’ultimo e ho ancora tutti i regali da impacchettare e se non fosse per la voglia impellente di condividere il Natale con la mia famiglia e gli amici più cari, probabilmente trascorrerei le feste tra letto divano e film. Insomma, cosa diavolo mettermi addosso è probabilmente l’ultimo di una lunga serie di pensieri.
Per questo,  ho pensato di fare un elenco (brevissimo)  di tre elementi BASE per  i look di Natale, che possa esserti utile come guida “senza troppe perdite di tempo”.

Vestirsi per le feste: ORO e ARGENTO

Un tocco dorato/argentato sta sempre bene, illumina e fa subito festa. Per giunta, quest’inverno le tonalità gold  e silver sono particolarmente di tendenza. E se un outfit tutto oro/argento ti sembra troppo, puoi sempre optare per accessori dorati/argentati con qualcosa di più sobrio ad esempio:

  • Rosso + Oro
  • Nero + Argento
  • Bordeaux + Oro

Inutile dirlo nelle feste natalizie un tocco di oro e argento è doveroso. Un idea in più è quella di abbinarli a tessuti  morbidi opachi e soft (come il velluto… guarda caso)

 

Come vestirsi per le feste: IL VELLUTO

Come già la scorsa stagione, anche quest’anno il velluto è super trendy e a Natale è sicuramente adattissimo. A seconda della location e della compagnia, puoi optare per un pantalone cropped in velluto nero (elegante e femminile) o una tuta sempre in velluto ma bordeaux (chic e casual) da completare con accessori oro o neri.

Ti faccio un esempio:

Se sei la padrona di casa, la tuta la abbinerai a un bel paio di scarpe comode, evita le ciabatte. La stessa tuta con un bel paio di scarpe oro con il tacco è sicuramente comoda ma anche elegante.

Come vestirti per le feste: IL ROSSO

Come non mettere qualcosa di rosso a Natale?

Se il rosso fuoco ti sembra esagerato o troppo scontato abbinalo al nero oppure punta su un total look: quale momento migliore del Natale per farlo? Il rosso è sicuramente il mio preferito e quest’anno lo voglio abbinare all’argento!

 

Vestirsi per le feste: UN TOCCO IN PIÙ

Il look non è tutto.

A Natale come nel resto dell’anno: conta anche il resto. A Natale, per me, sono due le aggiunte da fare: un ottimo profumo, non troppo insistente, e un bel rossetto, magari leggermente più intenso del solito.

E dimentica il giro vita!

L’armadio dopo i 40 e…dintorni.

Quando avevo vent’anni, una donna di quaranta mi sembrava “vecchia”, adesso che i quaranta li ho passati da un bel pezzo posso dire di non essermi mai sentita meglio. E’ l’età in cui smettiamo di voler sembrare e “diventiamo”, l’età in cui prendiamo piena coscienza di chi siamo e di cosa vogliamo. Questo fatto da solo ci rende belle, anzi no, ci rende irresistibili. La consapevolezza è tutto, è ciò che ci permette di osare anche quando il nostro fisico ci presenta il conto, è ciò che ci fa sorridere e ci fa guardare a noi stesse con indulgenza ed ironia, ciò che ci rende uniche: noi con tutti i nostri difetti, le nostre notti insonni, i nostri mille perché, le nostre zampe di gallina, i cuscinetti nei posti sbagliati. Noi e il nostro bagaglio di errori e di progetti irrealizzati, di giornate di sole e di vita vissuta. Non so voi, ma io nei miei 40 che 40 non son più da un bel pezzo, ci sto da dio.

Come dovrebbe essere, secondo voi, l’armadio dopo gli anta? Vi svelo un segreto: l’unico limite del mio armadio sono le sue ante. Con un pizzico di buon senso e di buon gusto, l’armadio dopo i quaranta può essere variegato, divertente, elegante, stiloso, aggressivo o romantico esattamente come quello che avevamo vent’anni fa.

Sta a noi mixare gli stili e i capi con giudizio, tenendo conto del fisico più morbido e di qualche piccolo cedimento. La consapevolezza tanto faticosamente guadagnata, sarà la nostra guida e ci eviterà scivoloni di stile.

La prima regola alla quale attenersi è: less is more! Non c’è bisogno di eccedere o sottolineare: siamo perfette così come siamo!

Qualche altra indicazione?

In linea di massima:

NO AL TROPPO CLASSICO. Se questo è il tuo stile, riscoprilo e reinventalo. Prova ad abbinare qualche accessorio grintoso: osa una camicia di jeans o qualche pezzo in ecopelle.

NO AL TROPPO GIOVANE: l’effetto sarebbe troppo stridente, sii fiera dei tuoi anni! Lascia le T-shirt a tua figlia e alle sue amiche. Ti puoi permettere di meglio!

EVITA I TREND ECCESSIVI del momento o i look troppo aggressivi, non hai bisogno di dimostrare nulla, sii felice dei traguardi che hai raggiunto e della donna che sei diventata.

Vuoi mettere un abbinamento animalier con pantalone classico e magari un paio di decollettè?

NO ALLE LINEE A SACCHETTOEFFETTOSCIURAASSICURATO: usa le cinture!

ATTENZIONE ALLE GONNE MIDI plissé o a ruota: se ti piacciono fai attenzione ai tessuti e scegli velluti o tessuti metallici. Con la gonna midì e il tacco alto sarai fantastica soprattutto se l’abbinerai ad accessori di tendenza.

EVITA le scarpe con tacco medio (perché ti devi mortificare se puoi permettere un tacco dodici?) e il foulard attorno al collo (usalo come cintura o legalo al polso o alla borsa).

TOTAL BLACK con parsimonia, il MARRONE solo con del rosa, il BEIGE con del rosso o del blu… Per il resto usa i tuoi colori, quelli che ami e che ti fanno bella, quelli che quando li indossi ti fanno sorridere allo specchio.

 

LUISA

una mattina lo specchio…

Prende le chiavi dalla cassettiera e dà un’ultima occhiata allo specchio. I capelli freschi di parrucchiera, il trucco perfetto. E’ ancora una bella donna ma non si riconosce più. Certo le amiche le assicurano che dimostra dieci anni di meno ma lei i suoi cinquantacinque anni se li sente, e se li sente tutti. Non è poi così importante come ti vedono gli altri, il punto è che tu sai com’eri ed è con l’immagine di quella ragazza che ti tocca fare i conti ogni mattina. Questo è quello che pensa ogni volta che si guarda allo specchio, pensa a sé stessa com’era, a quella ragazza là. Adesso tutto è diverso. Le rughe attorno gli occhi e quelle sottili sulle labbra che per quanto faccia non riesce mai a cancellare del tutto. Le guance sono diventate più larghe e morbide e il seno e l’addome si sono rilassati. E’ successo poco per volta, tanto che per un po’ aveva fatto finta di non accorgersi di tutti i piccoli cambiamenti e poi… qualche trattamento in più, qualche “punturina” come le chiama Emma, la sua amica, qualche seduta in  palestra magari tre o quattro a settimana e non più due…  avevano tamponato. Aveva continuato a vestirsi come se avesse avuto ancora trent’anni, total black, pelle e eco pelle: la sua passione. Maglie attillate, magari con stampe animalier. Le era sempre piaciuto dare un’immagine di sé attraente e aggressiva, provocare un po’ anche solo per gioco. Il suo fisico alto e sottile, il seno piccolo… aveva potuto permettersi quel look senza mai sembrare… eccessiva.  Adesso si guarda e sente lo sconforto salirle in gola. Con la mini e la maglia attillata si sente improvvisamente a disagio… saranno quei fastidiosi rotolini, sarà che i trenta se ne sono andati da un pezzo… e se è per quello anche i quaranta. Sarà che se i quaranta sono i nuovi trenta, i cinquanta sono cinquanta e basta, se li raddoppi il totale è cento e a cent’anni chi capperi ci arriva?  Magari le gonne sopra al ginocchio le stanno ancora bene, in fin dei conti le gambe sono l’unica parte del suo corpo che non sembra aver ceduto…. eppure ci deve essere qualche regola non scritta che prevede che le gonne si dovrebbero allungare di qualche centimetro in modo proporzionale al passare del tempo…

 

 

 

 

Perché non riesce a rassegnarsi a questa nuova fase della sua vita?

Perché non riesce a rassegnarsi a questa nuova fase della sua vita? La sera prima aveva visto un’intervista ad un’attrice francese, Fanny Ardant, ed era rimasta incantata. Non nascondeva i suoi anni ma li esibiva con leggerezza ed eleganza e con una consapevolezza che, se possibile, la rendeva ancora più bella di quando giovanissima aveva girato i suoi primi film. L’aveva osservata muovere le mani inanellate, un abito nero dal taglio elegante, garbata e sicura, sorridente… L’aveva guardata ed era stata folgorata da un’intuizione. Che importanza ha se non è più la stessa di vent’anni prima, di dieci anni prima? In fondo è soddisfatta della sua vita, del suo matrimonio che, tra alti e bassi, ha resistito e non solo quello… Resistere le è sempre sembrata una parola triste e sopravvalutata. Si resiste un po’, certo, ma non se a furia di resistere ci si condanna ad una vita di recriminazioni e sofferenze. Il loro matrimonio si era modificato insieme a loro e ora, pensandoci bene assomigliava come mai prima ad un porto sicuro, un luogo sereno. A trent’anni non sarebbe riuscita ad apprezzare gli aggettivi  sicuro e sereno, ma a cinquanta è in grado di dare loro il valore che meritano. I figli sono ormai grandi, due bravi ragazzi, hanno la loro vita.

Che importa se non è più quella di prima?

Che importa se non è più quella di prima? Ha ancora tanta energia e tanta voglia di fare, perché non sfruttare questa nuova fase della sua vita per occuparsi un po’ di se stessa invece che degli altri? Luisa si guarda allo specchio e per la prima volta non si riconosce, non perché non vede più la ragazza che è stata, ma perché non riesce a vedere la donna che è diventata.

Vorrebbe che la sua immagine oltre al suo aspetto fisico mettesse in risalto anche altre qualità, vorrebbe che parlasse di lei.

Intervenire senza sconvolgere

Quando incontro donne come Luisa è inevitabile che mi senta ancora più coinvolta. Tutte noi che una certa ormai (ahime!) ce l’abbiamo ci siamo dovute confrontare con i cambiamenti che l’età e la menopausa hanno portato al nostro corpo e al nostro umore. Non siamo più quelle di prima, non so se siamo meglio, ma di sicuro siamo diverse. Abbiamo qualche chilo in più, qualche ruga, borse sotto gli occhi la mattina appena alzate, un aspetto più morbido e un’umore un po’ bizzarro, caldo e freddo in successione non importa che stagione sia. Eppure abbiamo fatto tanta strada, siamo più consapevoli di noi stesse, dei fatti nostri e di quelli della vita. Siamo più disincantate ma anche più ironiche. Quello che abbiamo passato ci ha reso più forti, capaci di vedere al di là delle apparenze. Se c’è una cosa in cui noi donne siamo veramente brave è riprendere in mano la nostra vita e reinventarci. Insomma se il punto vita a volte è più un’idea che un punto, se l’addome è andato un po’ per i fatti suoi,  ci sono tanti aspetti su cui possiamo lavorare e che possiamo valorizzare.

Il primo passo è accettare i cambiamenti

Ognuna di noi ha dei punti di forza e spesso sono molto più di quelli che solitamente ci attribuiamo. Il primo passo è quello di accettare i cambiamenti. Imparare a vederci per quello che siamo senza farci ossessionare da una “noi stessa” più giovane. Il guardaroba di Luisa è un guardaroba “impegnativo”, capi in pelle ed eco-pelle, tutti rigorosamente neri, nessuna concessione al colore fatta eccezione, se così si può dire, per una giacca bianca molto stretta e corta, acquistata chissà perché e mai sfruttata, e per una gonna animalier. Gli abiti sono tutti molto attillati, scelti per mettere in risalto le sue forme. Sono abiti di una donna che non vuole passare inosservata. Se la mini in eco pelle a trent’anni è seducente, a cinquanta può diventare stucchevole e farci fare uno scivolone di… cattivo gusto. Ad ogni età possiamo essere seducenti ma ogni età ha la sua “seduzione”. Luisa non deve rinunciare alla sua femminilità, anzi! Ma consapevolezza ed ironia dovranno esserle da guida.

 

 

 

 

 

 

 

 

Consapevolezza

Un corpo non più tonico non va costretto in abiti troppo stretti, così facendo mettiamo solo in evidenza ciò che vorremmo nascondere. Se il nostro punto di forza, come nel caso di Luisa, sono le gambe non dobbiamo rinunciare ai nostri pantaloni preferiti in pelle stretch, alterniamoli con un  nuovo paio beige e abbiniamoli con capi più morbidi e fluidi. Distogliamo lo sguardo dai punti deboli e concentriamolo sui punti di forza. Perfetti il cardigan lungo in laminato oro o il cavano in cotone con stampa animalier. Entrambi rispettano il gusto di Luisa e danno un tocco di classe certo non banale a capi già presenti nel suo guardaroba. Entrambi assolutamente da abbinare anche a capi neri. Il mio consiglio è, inoltre, di aggiungere del colore azzardando abbinamenti e giocando con ironia. L’abito chemisier fiorato è perfetto! Può essere abbinato con un pantalone strech ma è intrigante anche abbinato alla “vecchia” gonna animalier. La borsa rossa è il tocco in più: soprattutto nei primi passaggi del cambiamento si abbina perfettamente ad un look total black sdrammatizzandolo, ma è perfetta sia con il giacchino bianco che con l’abito chemisier. Sono molto soddisfatta del risultato finale, tenuto conto del periodo dell’anno (cambio di stagione), con l’acquisto di qualche capo il guardaroba di Luisa si è trasformato: senza tradire lo spirito della sua proprietaria sa rispondere alle sue nuove esigenze… Ora è pronta per affrontare questa nuova fase della vita con eleganza e, perché no?, un pizzico di sana follia. Ora tocca a lei!

 


Come sopravvivere senza calze d’inverno

In un primo tempo abbiamo pensato fossero tutte matte o che fosse una stravaganza del momento, una moda passeggera. Invece sono sempre più frequenti le blogger, le celebrities, che si fanno fotografare senza calze d’inverno sia nelle occasioni mondane, sia nella quotidianità mentre vanno in giro per le città.

Io non riesco proprio a immaginarmi senza calze d’inverno

Provo una senzazione di freddo addosso solo a guardarle. Beh però a dirla proprio tutta, un pochino le ammiro e sotto sotto le invidio perchè chi di noi fashioniste incallite davanti alla scarpiera non ha pensato almeno una volta di indossare il sandalo preferito senza calze d’inverno. Si magari quello dorato, colorato…quello che ci piace così tanto, abbinato con il cappotto o la pelliccia rigorosamente eco? Quante di noi, dopo aver trovato questo primo coraggio, poi una volta davanti la porta, aprendola e percependo il primo spiffero sulla caviglia non sono tornate indietro a cambiarsi? Praticamente tutte, anche la sottoscritta.

Quali sono i trucchi per vestire senza calze d’inverno?

Vi do dei suggerimenti di consulenza d’immagine per vestire senza calze d’inverno. Ecco quindi qualche trucchetto del mestiere:

Mostrare dei piccoli “pezzetti di pelle” nuda indossando dei capi specifici:

  • la minigonna con i cuissards
  • i pantaloni super strech con le décollté
  • i pantaloni cropped con le slips ons o i tronchetti
  • le gonne al ginocchio con lo stivale lunghezza polpaccio
  • gli abiti lunghi con i sandali o le scarpe chanel.
Bastano davvero pochi centimetri per fare una grande differenza, restando eleganti e distinguendosi allo stesso tempo.
Il secondo consiglio è di prestare una particolare attenzione alla lunghezza del capospalla che deve arrivare a coprire metà coscia, meglio ancora se lungo fino ai piedi.
Inoltre gli accessori come sciarpe e cappello sono di grande utilitià per mitigare la sensazione spiacevole di freddo: sapevate che nella testa risiedono la maggior parte dei ricettori responsabili della percezione delle variazioni della temperatura? Coprendola inganniamo quindi la nostra mente e ci aiuteremo notevolmente a sopportare gli sbalzi che interessano i piedi.
Ultimo consiglio, non per questo meno importante, è che dovete ricordare la parola d’ordine: self confidence. Se siete le prime ad essere indecise, evitate di impelagarvi in outfit che non sentite vostri. Invece, se siete perfettamente convinte delle vostre intenzioni, andate fino in fondo senza remore.

Un primo passo per un outfit senza calze d’inverno

Un primo step per stare coi piedi senza calze d’inverno è quello di abbinare i colori dei sandali e delle calze corte, i calzini. Quando il piede è al calduccio tutto il resto non soffre. Ma se l’ostacolo per voi dovesse risultare insuperabile, in commercio ci sono collant di ogni genere e fantasia ed è impossibile non trovare quello adatto. Mi raccomando confido in voi sul fatto che eviterete come la peste il sandalo o la scarpa open toe con il collant color carne. Inguardabile!

COME SCEGLIERE IL REGALO DI NATALE PER LA TUA FIDANZATA

Eccoci qui: di nuovo in quel periodo dell’anno. Il dilemma si ripete. Come scegliere il regalo di Natale per la tua fidanzata? Come vederla sorridere felice aprendo il tuo pacco?

Scommetto che pochi di voi hanno la soluzione.

Mi rivolgo a tutti coloro che sono stati “SORDI”  (in questo ultimo mese , per non dire tutto l’anno) ai segnali della fidanzata davanti alle vetrine,….. tipo:

” Che bella quella borsa!”

” Che scarpe meravigliose mi starebbero d’incanto”.

“Quest’anno devo rinnovare gli stivali… li ho distrutti.”

“Va di moda il cappotto ? Cosa ne pensi dici che quel modello mi starebbe bene?”.

Potrei andare avanti all’infinito, e credetemi se avete una fidanzata così siete già fortunati perchè un barlume d’idea vi è stata data.

Quelli che brancolano nel buio hanno fidanzate del tipo:

“Ho l’armadio pieno”.

“Sono ingrassata non mi piace niente”.

…Ma le più pericolose sono:

“NON MI SERVE NIENTE!”

“NON FACCIAMOCI REGALI QUEST’ANNO”.

Queste vi mettono alla prova!!! Non cadete nella trappola!.

A tutte piace ricevere un regalo anche piccolo piccolo …

E’ la sorpresa  la capacità di stupire che ci piace!

Il regalo è un segno di apprezzamento fateci sentire importanti al centro del vostro universo.

Pensateci come  DONNE  nè come mamme nè come fidanzate/mogli/compagne.

 

Andate nei negozi che la vostra LEI  frequenta durante l’anno, o di cui guarda le vetrine , o quei negozi a cui mette i “mi piace”, andate dove la conoscono …

Recatevi  in negozi dove ci sono prodotti di qualità scelti con cura dove,  sia l’accessorio  che il capospalla parlano  di stile e buon gusto, in negozi dove chi vi  serve lo fà con attenzione  e dedizione  dove l’interlucotore vi ascolta.

Se brancolate  nel buio sappiate che ci sono particolari dell’abbigliamento , del portamento, della pettinatura che sono indicativi  e aiutano nella lettura della personalità e sono incisivi per la scelta del regalo giusto.

Se siete  a corto di idee date un’ occhiata alla mia pagina https://www.facebook.com/rampollo.stella/.

 

 

 

consulenza di immagine

Il pregiudizio della crisi

Il pregiudizio della crisi.

Ho parlato spesso di pregiudizi.

I pregiudizi della bellezza, i pregiudizi dell’età….Sono argomenti interessanti  ma “leggeri”, più difficile e impegnativo parlare di crisi.

E’  come camminare sui vetri.

Devo  stare attenta a non urtare la sensibilità di nessuno senza  essere ipocrita.

Parlare con gentilezza senza essere mielosa.

Realista ma non priva di tatto….

 

Alcuni sostengono che l’ideogramma cinese che simboleggia il termine “CRISI” rappresenta nel contempo anche  il termine  OPPORTUNITA’.

Altri sostengono che è solo un’INVEZIONE di  molti che si sono fatti promotori di questo slogan per rimpinguarsi le tasche con facili SLOGAN .

Sinceramente la diatriba m’interessa poco.

Seguo il cuore … e il cuore mi dice che dev’essere dura molto dura.

Che non ci sono parole cose o persone che possono colmare il baratro di un periodo di crisi.

Il cuore mi dice che non lo posso sapere perchè io non l’ho vissuta in prima persona.

E allora lascio parlare chi ci sta passando ed è per questo che ho  chiesto alla mia amica Olga.

Le ho fatto DUE DOMANDE:

(le risposte le riporto piè pari).

La prima:

Quali sono state le risorse che hai attivato per superare questo momento di crisi?

 

Ho tirato fuori  tutto il carattere che ho, la mia forza e soprattutto il buon umore, un pò di autoironia e spirito.

Sono convinta di essere fortunata e che metabolizzare un Kancro non è facile, ma vorrei che tutte le Donne trovassero la forza che tutte hanno per affrontare il percorso che non nego sia affaticante ma…. tutte potete ce la potete fare.

 

La seconda:

Cosa ti ha spinto ad accettare questa mia proposta?

 

Questa proposta mi ha “intrigato”.

Vorrei arrivasse un messaggio positivo .

Si può essere femminili e DONNE anche calve, anche un pò pallide, ma un bell’abito, un tacco e qualche accessorio fanno miracoli.

Amarsi sempre e comunque.

Ringrazio Stella per avermi dato voce in questo progetto.

 

Vi invito a guardare gli scatti di  Olga sulla mia paginahttps://www.facebook.com/rampollo.stella/ 

 

SONO IO CHE RINGRAZIO TE!

La nostra immagine parla di noi

La nostra immagine parla di noi e lo fa anche se non ce ne rendiamo  conto.

In quei primi 60 secondi in cui ci presentiamo a qualcuno di persona o tramite un immagine del nostro profilo social, il cervello osserva e trae delle conclusioni e crea  pregiudizi inconsci.

Come ci mostriamo influenzerà inevitabilmente anche la percezione di quello che diremo.

Sta a noi decidere consapevolmente cosa far raccontare alla nostra immagine.

Possiamo rischiare che la nostra immagine sia di ostacolo ai nostri obiettivi  o scegliere che sia  di rinforzo ai  nostri pensieri.

Il modo in cui ci vestiamo  racconta agli altri ma anche a noi stessi di come siamo!

La nostra immagine parla anche delle nostre emozioni.

Prenderne coscienza ci rende consapevoli dei nostri punti  forza e delle nostre debolezze.

Ragionare sulla propria immagine non è MAI una perdita di tempo anzi

E’ UNA COSA SERIA

 E  la CONSULENZA D’IMMAGINE  ha prima di tutto lo scopo di SVELARE  chi siamo e SOLO in un secondo tempo arriva il CAMBIAMENTO.

La CONSULENZA D’IMMAGINE  ha a che fare con  il nostro intimo.

Vestirsi bene non è solo una questione di forme e di abbinamenti CROMATICI   ma è una questione di PERSONALITA’.

Il nostro corpo può essere la base di partenza ma non è la soluzione.

Lo scopo della CONSULENZA  D’IMMAGINE è  trovare uno STILE che sia UNICO solo NOSTRO!

La CONSULENZA D’IMMAGINE ci insegna a utilizzare la moda per vestirci e non coprici!

Un abito alla moda che non indossiamo con naturalezza non ci farà sentire a nostro agio.

L’abito è la nostra seconda pelle e ci deve assomigliare.

Per esempio:

Oggi ho voglia di indossare il giubbotto in pelle e domani i pantaloni a zampa e domani l’altro un abitino bon ton … non sono mai vestita allo stesso modo perchè mi sento sempre diversa …

Avere un nostro stile non vuol dire avere sempre lo stesso stile.

Ma ogni scelta deve rappresentarci   perchè lo stile non è MAI una DIVISA.

Lo stile passa per i dettagli e il magico potere degli abbinamenti.

 

COME SI FA UNA CONSULENZA D’IMMAGINE

Fermo  restando che ogni persona per me è una nuova avventura da intraprendere le fasi sono le seguenti:

1 Parte SOGGETTIVA  di  ASCOLTO

per comprendere le tue aspettative

per  focalizzare gli obbiettivi

 

 

2 Parte oggettiva di ANALISI delle FORME e del COLORE

 

3  ANALISI del GUARDAROBA

 

4 Strategia d’IMMAGINE  per identificare gli elementi chiave del tuo stile

 

5 Riorganizzazione del Guardaroba.

 

MA IO SONO LA CONSULENTE CHE FA PER TE?

Ecco perchè prima d’iniziare ci dobbiamo conoscere !

Non è sufficiente il messaggino è accettabile SKYPE ..

Tra di noi ci deve essere empatia.

Il percorso lo facciamo insieme e il mio scopo non è MAI quello d’imporre bensì di aiutarti a riconoscerti in una seconda pelle!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Qual è la prima cosa che una donna guarda in un uomo?

Qual è la prima cosa che una donna guarda in un uono?

Da un  sondaggio tra amiche sono tre le cose che attirano la nostra attenzione:

LE MANI

Una mano maschile nodosa e grande può essere molto virile. Trasmette un forte senso  di protezione ( noi donne siamo strane ) ma attenzione non ci piacciono:

Le unghie lunghe, specie nel dito mignolo ( ricorda inevitabilmente le pulizie nasali ai semafori).

Le  unghie sporche, la mamma diceva sempre che chi non si lava le mani non si cambia le mutande.

I peli sulle dita,  esiste la ceretta! L’effetto mano bianca e pelo nero lungo  sulle falangi fidatevi NON CI PIACE.

 

Qual è la prima cosa che  una donna guarda in un uomo?

I DENTI.

Una bella dentatura è un dono della natura ( fa anche rima).

C’è poco da fare se negli anni avete bevuto e fumato come se non ci fosse stato un domani e  se  negli anni ve ne siete  altamente fregati del colore giallo che i vostri denti stavano prendendo ORA c’è poco da fare!

Ma almeno non saltate le sedute dal dentista, non saranno perfetti  ma curati e credetemi c’è DIFFERENZA.

Qual è la prima cosa che una donna guarda in un uomo?

IL LATO B

Sotto con la palestra. Gli squat fanno miracoli.

Evitate i  pantaloni troppo grandi e morbidi che appiattiscono ancor di più il lato B,  fanno le gambe corte e danno quell effetto “sciallo” che è accettabile a 16 anni.

In ogni caso è solo una questione di chimica!!

 

 

 

 

 

 

 

Sono ingrassata cosa mi metto?

Sono ingrassata cosa mi metto?

Il  chiletto in più al rientro delle vacanze non è un souvenir  desiderato.

Cene, aperitivi, merendine, gelati, colazioni iper caloriche … non ci siamo fatte mancare nulla e la situazione ci è scappata di  mano .

Ed ora??? :

SONO INGRASSATA COSA MI METTO????

L’ abbronzatura non è sufficiente a garantirci quel sano aspetto vacanziero,  ci sentiamo delle mongolfiere!

Gonfie, impacciate ci stringe tutto ..UFFFFFAAAAAA!!!

Il morale è sotto i piedi  vi ricordate quel bellissimo film di Almodòvar DONNE SULL’ORLO DI UNA CRISI DI NERVI?

Ecco giusto appunto :))).

Lo sappiamo che una  sana alimentazione e qualche piccolo sacrificio sarà sufficiente per rientrare  nei nostri pantaloni preferiti ma nel frattempo come  affrontare lo specchio  e gestire il nostro armadio senza sentirci degli INSACCATI?

Ecco qualche suggerimento:

1.  CAPI STRETTI abbinati a CAPI SPALLA lunghi.

Jeans  dalla vestibilità slim, pantaloni a sigaretta, canotte, t-shirt,

camicie  tutto ciò che stringe che ci fascia che si arrotala su per la schiena

è PERFETTO se abbinato a giacche/ cardigan/  gilet che dovranno essere lunghi o arrivare a coprire i fianchi e realizzati  in tessuti leggeri  come  il pizzo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2 .Abiti e gonne dalla linea svasata e con il punto vita alto per non segnare l’addome e allungare visivamente la gamba.

 

 

 

 

 

 

 

 

3. Giochiamo con scollature asimmetriche  di top e abiti.

Quest’ultimi preferiamoli  con drappeggi e/o spacchi.

 

 

 

 

 

 

 

 

4. Via libera a foulards  e sciarpe da indossare in modo strategico per allungare la figura.

Ottima la soluzione di capi spalla colorati con look total black.

 

 

 

 

 

 

 

 

5. Semaforo verde a silouhette “costruite” con giochi  di colore  (Block Colour) e/o tessuti differenti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Silvia: quando i ruoli ci stanno stretti, è ora di cambiare

I cambiamenti vanno programmati

Silvia prima di essere una cliente è un’amica. Ci conosciamo da anni e, come spesso accade, le sue visite in negozio sono un’occasione per aggiornarci su ciò che ci è successo o abbiamo fatto, due battute e quattro risate e, se siamo sole, qualche confidenza bisbigliata prima che la porta si apra ed entri una nuova cliente. Così quando, in una fredda mattina di gennaio, davanti ad un caffè, mi ha detto: “A maggio sarò una modella!”, ho pensato fosse una battuta. Mi sono sfuggite la determinazione e la sicurezza con cui aveva pronunciato quelle parole. Abbiamo continuato a ridere lamentandoci dei bagordi natalizi e dei chili di troppo, versando lacrime da coccodrillo su ogni fetta di panettone, doppiando il nostro giro vita neanche fossimo a una gara di biglie. Invece con il passare delle settimane sono stata testimone di una vera e propria trasformazione..

Quando il nostro ruolo cambia la percezione che abbiamo di noi stesse

L’avevo sottovalutata. Mi sono spesso chiesta quanto i ruoli che ciascuna di noi ricopre nella vita, riescano nel tempo a cambiare la percezione che abbiamo di noi stesse… (se ve lo state chiedendo non è un caso che io stia parlando al femminile). Tanti ruoli simultaneamente: quello che abbiamo sul lavoro e poi quello che abbiamo a casa, con le amiche e con i famigliari, siamo ballerine ma anche centravanti. Eppure tra tutti ce n’è sempre uno che, per tanti motivi, prende il sopravvento arrivando a cambiare anche la percezione che abbiamo di noi stesse. Silvia è una maestra e si dedica con impegno al suo lavoro, ha a che fare con i bambini tutti i giorni, tutto il giorno. Deve essere sempre vigile ed attenta agli altri… più che a sé stessa. Si destreggia tra pennarelli, urla, giochi, compiti da assegnare, i banchi di scuola e i tavoli della mensa. Come può essere che questo non condizioni il suo modo di percepirsi e di vestirsi? Ho ripensato alle parole di Silvia come ad una specie di grido di guerra e un po’ me la sono proprio immaginata alla “bellicosa” riconquista della sua identità tra spruzzi di inchiostro, matite colorate e maccheroni al ragù.

Tutte sappiamo quanta fatica e costanza ci vogliono per perdere peso e per mantenere intatta la propria determinazione col passare dei giorni, delle settimane e dei mesi e… a volte anche delle ore! Ciascuna di noi sa che non c’è guerra più logorante di quella che combattiamo contro la bilancia. Silvia è stata un vero marines! Nel corso di questi mesi ha dovuto gestire il suo corpo in continua trasformazione per la perdita di peso ed abituarsi ad un nuovo stile di vita. E’ stato elettrizzante! Io e la nutrizionista Valentina Leva abbiamo lavorato in sinergia per supportarla in questo percorso cercando di fare del nostro meglio per motivarla.

Ottimizziamo acquisti ed interventi in vista dell’obbiettivo finale

Per me è stata una vera sfida. Il primo obbiettivo è stato quello di ottimizzare gli acquisti e gli interventi in previsione del risultato finale. Questo ha significato anche programmare. Innanzi tutto mi sono occupata del suo armadio. Nonostante il periodo di saldi (gennaio/aprile) inducesse a lasciarsi andare ad acquisti importanti e sicuramente, nell’immediato, gratificanti, in questa prima fase le ho consigliato di puntare sugli accessori. Sciarpe, foulards, spille, collane, calzature (bandite le cinture che mettono ansia!) si sarebbero inseriti bene nel suo armadio già ben fornito, avrebbero soddisfatto la sua voglia di shopping e, soprattutto, non avrebbero inciso eccessivamente sul portafoglio. Gli acquisti più importanti avrebbero dovuto attendere la fine del suo percorso di dimagrimento e soprattutto fino a quando non avessimo definito insieme lo stile della “nuova” Silvia.

Voglia di eleganza e femminilità

Con il trascorrere delle settimane, di chiacchierata in chiacchierata, l’ho vista cambiare. Non solo il suo fisico si asciugava perdendo quei fastidiosi chili di troppo, ma la sua consapevolezza di sé diventava sempre più chiara e definita. Se il suo stile fino a questo momento, era stato potrei dire “Bohemienne” con una predilezione per i colori vivaci, le stampe floreali, i mille braccialetti e collane, magari abbinati a short, scarpe e sandali sportivi, ora c’era un’esigenza nuova.

Una voglia di “pulizia”, di eleganza, di femminilità, il desiderio di fare suo uno stile più classico. Il mio lavoro è stato quello di assecondare questa esigenza e darle “voce” nel pieno rispetto della personalità di Silvia. La “nuova” Silvia non doveva essere una Silvia “diversa” ma valorizzata. Il risultato è stato strabiliante, eppure, dentro di sé, quella mattina di gennaio, lei già lo sapeva e da brava maestra aveva programmato tutto!

 

Eccola dunque elegante e raffinata con un abito (draped dress) che modella ed evidenzia il suo punto vita abbinato con il color cuoio, borsa a mano e decolletè (open toe)

E’ ancora tempo di sandali!

E’ ancora tempo di sandali!

Come affrontare un autunno caldo?

Settembre e ottobre ci regalano ancora  belle giornate !!!

Come destreggiarsi tra le vetrine che ci propongono le collezioni autunnali e le vetrine con ancora i saldi di fine stagione?

E’ ancora tempo di sandali!!

Le collezioni estive ormai ci annoiano ma le collezioni autunnale sono “TROPPO PESANTI”!!

E’ ancora tempo di sandali!!

Cerchiamo delle buone occasioni tra le VETRINE dei saldi di :

1 SANDALI   indossati con le calze  li abbineremo anche con i blezer, le camicie in seta e i maglioncini.

Attenzione al colore che dovrà essere  nero o cuoio o in pellami metallizzati opachi.

2 DENIM  Questo tessuto è un passepartout.  Che sia il jeans che sia la camicia o il giubbotto  non ci stancheremo mai d’indossarlo.

Ora come capo spalla (giacca/camicia ) e più in là, a stagione inoltrata, in abbinamento a gilet in ecopelle o ecopelliccia.

3 T. SHIRT Sempre e comunque non bastano mai! Bianche, colorate con paillettes o basiche sono indispensabili. Le indosseremo ora sotto le camicie/giubbotti in jeans e in autunno inoltrato in sovrapposizione a dolcevita o semplicemente faranno capolino da sotto i maglioni per alleggerire outfit troppo scuri.

 

Tra le vetrine con le NUOVE COLLEZIONI  non facciamoci scappare :

 

1 JEANS a vita alta!! I primi arrivi hanno dei pesi raccomandabili anche con le temperature alte.

2 ANIMALIER    Abbiamo solo l’imbarazzo della scelta: gonne giubbotti per le più temerarie!

Cinture e foulards per dettagli di tendenza per gli outfit più sofisticati.

3 PIZZO  Trasparente e femminile copre senza appensantire (perfetto nei cambi di stagione).

Indispensabile in previsione di serate decembrine con amici, colleghi e Capodanno!!

Nel frattempo lasciatevi ispirare!

Buon shopping!