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Le borse iconiche nella storia della moda

Bellissime elegantissime e lussuosissime non solo accessori ma miti che si portano al braccio.

Ogni sei mesi le case di moda presentano i trend protagonisti della stagione che verrà. Non è facile seguire l’andamento di un fenomeno dirompente come questo. Capi che sono in ora e che diventano out dopo qualche mese, abbinamenti cool che scadono in agè vestiti trendy che diventano demodè in un tempo fisiologico di sei mesi. Ma non sempre è così. Se davvero la moda passa e lo stile resta, esistono dei pilastri di stile che hanno sconfitto il passare del tempo diventando oggetti di culto che tutti gli appassionati del fashion vorrebbero possedere. Tra questi oggetti sono contemplate del ICON BAGS.

Le icon Bags  hanno bellezza fascino storia, qualità che  le hanno rese immortali. Le Icon bags hanno superato  la fase “Trend di stagione”  e sono considerate  Status Symbul.

Tra le borse più iconiche troviamo:

La Kelly di Hermes

Siamo  alla fine dell’ottocento. Il primo prototipo della borsa Kelly era una borsa da sella, per i cavalieri che partecipavano alle battute di caccia . Soltanto nei primi anni 30 diventa una borsetta da donna , ma non è certo un best seller della Maison. Per i primi anni non ha avuto un grande successo . Poi nel 1954 la costumista  Edith Head  scelse gli accessori Hermes   per il film ” Caccia al ladro”.  Grace Kelly ricevette la borsa da indossare durante le riprese se ne innamorò e ne collezionò cinque: nera, marrone,miele, verde e rossa.

La borsa divenne famosa per caso quando l’attrice la utilizzò come copertura  per nascondere la sua gravidanza.  Solo nel 1977 ufficialmente fu nominata “Kelly”.

La Kelly è una borsa da giorno. A seconda dei materiali utilizzati può essere rigida morbida o morbidissima. Ha una chiusura a battente con serratura: si può chiudere girando il cerchietto in metallo o utilizzando il famoso lucchetto che si trova nell’inserto in pelle attaccato al manico. E’ abbastanza pesante  e non è comodissima.

Ogni borsa Kelly è confezionata a mano da un artigiano. Ci vogliono 25 ore e 2600 cuciture.  La borsa è cucita sul rovescio e rivoltata come un guanto. Si compone di 36 pezzi, 16 piccole borchie, un lucchetto un nottolino e una clochette. Ha quattro piedini metallici sul fondo.

La Birkin di Hermes

Nasce nel 1984 e prende il nome dall’attrice Jane Birkin. La leggenda narra che l’attrice incontrò Jean louis Dumas (allora stilista Hermes) su un volo Parigi Londra al quale espresse il desiderio di una borsa più grande della Kelly più pratica ma anche elegante. Più piccola di un borsone da viaggio ma in grado  di contenere tutto il necessario per un week end. In base alla descrizione venne realizzao un prototipo che divenne subito un mito. La storia ufficiosa racconta invece che Jean Birkin fu invitata dalla Maison per il prototipo  ma non aveva capito che si trattava di una prova, stava già andando via con la borsa, quando le fecero notare che non si trattava di un omaggio. Sta di fatto che ancora oggi la Birkin riceve ogni anno dalla Maison Hermes un assegno di 30,00 dollari per i diritti di utilizzo del suo nome. L’assegno viene donato ad un associazione di sua scelta  in beneficenza.

Ha differenza della Kelly ebbe subito successo. Citata in numerosi film e serie Tv di succeso come Sex and the City e Gossip Girl)  e si trovano anche diversi libri dedicati a lei. Molte celebrities ne vanno matte la prima fra tutte Victoria Beckam che ne possiede più di 100 per un valore complessivo di 2 milioni di dollari. Bella è bella ma è scomoda , visto le dimensioni è pesante , si porta solo a braccio perchè nonè prevista una tracolla.

Accanto a tutti gli eleganti colori naturali la Birkin è realizzabile in 20 sfumature di blu. Per la sua realizzazione sono necessarie 48 ore, anch’essa è fatta interamente a mano da un singolo artigiano. Ogni singolo artigiano di Hermes possiede un Kit personale di  attrezzi che può tenere con sè giunto alla pensione.

La Birkin più costosa e stata venduta  all’asta per 300.000  dollari ed è la Birkin in coccodrillo con chiusura in oro e diamanti.  Mettere le mani su una Birkin non è cosa facile, la Birkin è diventata estremamente preziosa perchè viena distribuita è chiamata solo in edizioni limitate, e la lista d’attesa e di circa 6 anni.

ello di scarsità le rende pezzi da collezione nn appena escono dalla fabbrica.

La borsa Birkinn nera con gli inserti in oro  non a caso è soprannominata “Santo Graal”

Birkin Vs/ Kelly

Entrambe famose si assomigliano anche un po’:

La borsa Kelly è la più vecchia delle due, è una top handle bag che significa che ha un solo manico, ma la si può avere anche con una tracolla removibile. La Birkin invece è una tote bag cioè ha due manici ed è concepita per essere portata nella piega del braccio.

La Kelly è una borsa progettata per le principesse del mondo ed è più elegante. LaBirkin è una borsa alla moda per tutti i giorni.

La Kelly richiede che la falda sia chiusa mentre la si indossa.

La Birkin è più grande e più spaziosa ma anche più pesante (se ne lamentò la stessa Jean) si portà rigorosamente aperta. Possiede sul fondo quattro tacchetti per evitare che si sporchi o si graffi sotto.

Icolori e i materiali utilizzati per il loro confezionamento sono gli stessi.

La Birkin parte da un valore di 7.000 Euro ma se tutto ciò vi sembra follia pura sappiate che:  del 2016, la Birkin si è rilevata un ottimo investimento , più redditizio dell’oro. nel periodo daL 1980 -2015 da uno studio finanziario la borsa (ehm scusate la Birkin) ha registrato un aumento di valore annuo del 14,2% contro l’1,9% dell’oro. Potrebbe essere un buon motivo per chiederne una a Babbo Natale!

A chi le consiglio

La Birkin è una borsa da giorno elegante e dall’istinto giovane. La Kelly è  solo elegante e per le più Lady. In ogni caso scegliete la misura dell’una o dell’altra in base alla vostra corporatura.

La 2.55.

Vi ho già parlato di questa borsa e trovate tutto nel mio articolo su Coco Chanel chiamarla borsa è decisamente riduttivo: è un pezzo di storia.Nel 1955  Coco Chanel si pose l’obiettivo di inventare un nuovo tipo di borsetta che rispettasse le esigenze della donna degli anni 50. una donna dinamica attiva moderna. Doveva essere un accessorio elegante ma anche pratico . Un oggetto funzionale rispetto alle pochette a mano a cui le donne erano obbligate ad indossare e che impegnavano le mani nelle occasioni formali. Ecco che ilcolpo di genio fu di aggiungere una catena  in metallo regolabile  che permetteva di indossare la borsa a tracolla o a spalla. Nel 1983 Karl Lagerfeld rivisitò il modello inserendo una lunga strisciolina in pelle all’interno della catena e cambiando la chiusura in metallo. Sostituì  il “Mademoiselle Lock” la chiusura rettangolare con il Double C Lock l’iconica chiusura con l’incrocio delle due C. Il modello rivisitato  è catalogato come 2.88.

Carateristiche:

la Chanel 2.55 racchiude in sè un pò della storia della stilista che l’ha inventata progettata e realizzata. Aveva due patte. La più grande per chiudere la borsa e coprire una tasca nascosta con zip pensata per contenere biglietti d’amore o qualche banconota per lasciare mancie ( o come dichiarava Mademoiselle “gli spiccioli per i piccoli comfort”. La patta più piccola serviva per custodire tre scompartie quello centrale era appositamente creato per il rossetto.

  • 2.55 sono le cifre della data del febbraio 1955: data di concepimento del design dello storico accessorio.
  • Nera era il colore degli abiti monacali. Invece l’interno è bordeaux come le divise dei bimbi dell’orfanotrofio.
  • La catena è un riferimento ai portachiavi dei guardiani dello stesso orfanotrofio
  • In jersey matlassè il materiale scoperto e nobilitato da Chanel  (poi fu realizzata anche in pellami nobili) per dare alla borsa più volume e forma e perchè ricorda il gilet degli stallieri. La fodera era in gros-grain
  • La 2.55 ha una tasca aperta sul retro per le monetine e le chiavi.
  • La patta di chiusura è leggermente stondata: il motivo della forma anomala sarebbe il richiamare il sorriso della gioconda che lei spesso amava scarabocchiare sui suoi bozzetti.
  • Come riconoscere se falsa o vera?
  • I rombi interi nella parte posteriore della borsa devono sempre essere di numero dispari.
  • Le cuciture della tasca esterna applicata devono perfettamente combaciare con le cuciture della borsa.
  • Il cursore della cerniera interna ha 3C.
  • Il numero di serie della borsa è inciso e mai stampato. Inoltre il numero non è mai a nove cifre ma sempre meno e deve assolutamente corrispondere con quello del cartellino che accompagna la borsa.
  •  La Maison non rilascia certificati di autenticità. Diffidate se qualcuno ve lo propone.
  •  Il logo con la doppia C è sempre uguale: la C di destra sovrasta la C di sinistra in alto mentre in basso, la C di sinistra è quella che “passa sopra” alla C di destra. Il segno grafico identificativo è posto chirurgicamente al centro della borsa e il retro della chiusura a doppia C, ha sempre inciso sulla sinistra la scritta Chanel e sulla destra la scritta Paris.
  • Stesso materiale per chiusura e scritta Chanel: se la chiusura a doppia C è argento, la scritta sarà sempre argento; se è oro invece, allora anche la scritta sarà oro. I colori non sono mai diversi ma sempre accoppiati perfettamente.
  • Il valore della borsa 2.55 aumenta ogni anno di circa 300 euro.
  • Gli esperti artigiani, impiegano circa 15 ore e ben 180 operazioni precisissime per la sua relizzazione

L’ABC della borsa Chanel

A come Atelier dove nascono le borse Chanel

B come Borsa la miglior amica di una donna , la custode dei suoi oggetti

C come catena. Chanel recitava ” Credetemi, io conosco bene le donne, date loro delle catene, le donne amano le catene”.Convinta di questa verità ne fece il tratto distintivo della sua borsa a tracolla. Le  catene, invece di incateneare liberavano le mani.

 A chi la consiglio?

E’ la mia preferita. Per forme e dimensioni è quella che trovo più eclettica. Il mix perfetto tra elegante e sportivo, non ha stagione sta davvero bene con qualunque stile e in qualunque mese del’anno. Femminile ma non leziosa da portare a mano o a tracolla è la Icon Bag per antonomasia. Ha

un proprio carattere distintivo , non è difficile creare un look di successo anche perchè tutta l’attenzione verrà catalizzat dall’accessorio. Quindi bisogna cercare di non esagerare. Qualche esempio:

Chiodo in pelle + Vestito romantico+ Chanel

Camicia bianca + jeans + Chanel

Gonna in tulle + dolcevita + Chanel

Gonna plissettata+ T-shirt+ Chanel

Maglione oversize+ leggings + Chanel

Sneakers + giacca+ Chanel

La Lady D di Dior

Correva l’anno 1995 e Bernardette Chirac allora premiere dame francese, chiese alla maison parigina di creare una borsa per omaggiare la visita di Lady Diana a Parigi.  Fu amore  a prima vista. Lady Diana ne ordinò una decina, tutt’ora la si ricorda abbinare questa celebre borsa con tailleur dai colori più disparati.

Nata sotto il nome di “chouchou” in francese significa preferita, questa icona passò alla storia con il nome di Lady Dior, in onore alla donna che più la ha amata.

La lady Dior è una borsa dalle forma quadrata di  dimensioni contenute  da portare a mano ma dotata anche di tracolla. In diverse varianti di pelle con le tipiche impunture   che formano l’emblematico motivo Cannage dai manici arrotondati e  charms D.I.O.R., veri e propri gioielli che  infatti sono ricoperti da una lamina in oro. Debutta a settembre 1995 tra le mani di Lady Diana dono di Bernardette Chirac. Pochi scatti e  quella che era la ChouChou diventa Lady Dior.

Perchè è un buon investimento.

Il valore di una Lady Dior in buone condizioni si è rilevato in aumento. Si ritiene che il valore sia aumentato dell’8% dal 2004 al 2016 e di oltre il 14% dal 2014 al 2016.   Christian Dior  continua ad aumentare i prezzi al dettaglio anno dopo anno e continua ad aumentare la sua riconoscibilità. attraversola gestione di un marchio e progetti speciali. Quindi tutto ciò che devi fare è acquistare la borsa conservarla al sicuro e Christian Dior farà tutto il resto.

A chi la consiglio

A tutte le romantiche e a tutte le timide che  non sanno mai dove mettere le mani!! E’ una borsa decisamente elegante specie se realizzata in pellami lucidi nè l’infradito e/o il jeans riescono ad abbassarne il “tiro”.

La Jackie O by Gucci

Non chiamatela semplicemente borsa! E’ uno degli accessori più iconici del marchio Gucci. La borsa Jackie O occupa un posto speciale nella storia della Maison, dopo essere diventata l’accessorio preferito di Jacqueline. Creata nel 1950 con il nome di “Constance”, Jackie venne  fotografata spesso con la borsa Gucci modello Constance: fu così che la Maison decise di rinominare quel modello Jackie O negli anni 60.

La Jaclie  non è una borsa ma una vera istituzione.

E’ una borsa a spalla,  un classico immediatamente riconoscibile, con i bordi arrotondati e una chiusura a pressione, ha una forma quasi trapezoidale ma allo stesso tempo arrotondata. Gli elementi che caratterizano il mondo Gucci sono i chiari riferimenti al mondo equestre es: le staffe, i morsetti, e la banda verde  e rossa  in canvas che ricorda i sottopancia dei cavalli.

Modello tuttora in produzione, rivisitato più volte negli anni, ma ancora oggi sotto il braccio di molte donne.  I modelli più accattivanti sono nati dalle rivisitazioni di Frida Giannini che da vita alla New Jackie. Due modelli di grandezze diverse ( ma in ogni caso tutte e due più grandi della Jackie) più morbide e più comfortevoli al tatto.  Impreziosite da  dettagli funzionali come la tracolla  e dettagli di style  come le piccole nappine il bambù e una splendita impuntura sul bordo inferiore  rigorosamente fatta a mano. Magari anche alcune di voi non lo sanno ma sulla spalla hanno un pezzo di storia

A chi la consiglio

A una donna pratica moderna contemporanea che lavora.

La Speedy by Louis Vuitton

La storia inizia quando il giovane Vuitton decise di diventare creatore di bauli, rivoluzionando il modo di fare valigie, inventando un nuovo sistema di chiusura che le ha trasformate in veri e propri scrigni. E’ un marchio presente sul mercato da circa 150 anni. Louis Vittuon serviva la nobiltà francese. Ebbe l’intuizione di modificare le forme dei bagagli sostituendo il tondo con il piano facilitandone il trasporto grazie alla possibilità  di impilarli a cui si aggiunse la cura maniacale per i dettagli dal rinforzare gli angoli  con il metallo a personalizzare i bauli con lo stemma del casato. La sua Fans numero 1 era la moglie di Napoleone III Eugenie. Il baule fino ad allora conosciuto fu trasformato da rotondo a quadrato e venne battezzato Speedy in onore di quei Globe Trotter che iniziavano a girare il mondo per abitudine. Realizzata in tela monogram diventa l’oggetto di desiderio di tantissime donne, Sophia Loren  Tina Turner, Anna Magnani e Audrey Hapurt .  Fu proprio quest’ultima che negli anni 60  chiede alla Maison di produrne una di dimensioni più piccole. Nasce la 25 ( il numero sta ad indicare i cm). La speedy 40 è la più capiente, poi la 30 ( la più classica)e la 35 dalle misure più ridotte, la 25 il modello più venduto, e la versione micro Mini HL.Il successo della Speedy è dovuto al suo design ma anche al fatto che fu subito indossata da volti  noti del mondo dello spettacolo per le occasioni glamour. E’ caratterizzata da un lucchetto dorato, da manici arrotondati in pelle ( anche le rifiniture sono in pelle), da una tascha piatta applicata sulla fodera. Proprio perchè  si tratta di una borsa iconica attenzione ai falsi. Nuove o usate si trovano solo nei punti vendita autorizzati della Maison o sul sito ufficiale shop on line.

Caratteristiche: I manici e le rifiniture sono realizzati in vacchetta in un beige chiarissimo, con bordi rossi e cuciture gialle. Il logo non è mai tagliato appare sempre intero e da un lato è rovesciato visto che viene realizzata in un unico pezzo di canvas. Le borchie sono avvitate e non incollate. All’interno c’è un’etichetta in pelle con la scritta “Made in France” e sulla fodera interna che deve aderirire perfettamente c’è un codice alfanumerico di autenticità.  Questa borsa è una garanzia di qualità. Uno dei test a cui viene sottoposta è di riempirla con 3,5 kg e di farla cadere ripetutamente e di aprire e chiudere la cerniera per ben 5000 volte.

VERA o FALSA

Per essere davvero sicure di fare l’acquisto giusto bisogna rivolgersi agli store ufficiali dopo aver risparmiato un bel pò. Se non riuscite a resistere e ne volete una subito anche usata dovete stare attente a:

Siti on line di dubbia provenienza , non esistono scarti di magazzino o vendite di pezzi difettati perchè vengono eliminati. Attenzione ai dettagli: una borsa Louis Vittuon è perfetta e lo è anche nelle cuciture. Controllate le cuciture dei manici, stesso numero di punti per lato e per ogni lato nel caratteristico color gallo ocra. La vacchetta di una Louis Vuitton originale nuova è di un colore beige chiaro non mielato e con il tempo tenderà a scurirsi, perciò se state comprando una borsa vintage e i manici sono chiari fatevene una ragione : è falsa. Anche il numero dei punti è indicatore. Più ci sono punti più la borsa è robusta e si traduce in alta qualità.  Le borse dai motivi inclinati sono false  le autentiche sono perfettamente allineate. Da una parte il logo è al rovescio, perchè per la realizzazione vienne utilizzato un pezzo solo di canvas. Questo vale soprattutto per la Speedy ,la Papillon, la Keepall. Le Louis Vuitton non hanno etichetta. Controlla la fodera interna. Per le copie falsificate si usa la plastica o lo scamosciato.  Una borsa autentica può essere foderata con una varietà di tessuti, ma in genere, si utilizzano i seguenti: tela, tessuto stampato con piccoli monogrammi, pelle, poliestere o microfibra. Le fibie possono essere in ottone o d’oro, le false usano metalli dorati. Le cerniere dovranno avere impresso il logo LV sul tiretto. Guarda l’etichetta “Made in” . In passato le LV autentiche venivano prodotte solo in Francia, ma negli ultimi decenni la produzione è stata spostata in Germania, Spagna e Italia. All’interno della borsa troverete un codice seriale. La maggior parte delle borse prodotte dopo i primi anni 80 presenta un codice di produzione stampato sulla borsa e a partire dagli anni 90 questo codice include due lettere seguito a quattro numeri. Il codice è situato sotto i D – ring.

A chi la consiglio

A tutte le fashion victim che hanno un dna classico , che non amano cambiare borsa , a tutte quelle che fanno il loro primo acquisto in questo mondo. La misura su cui investire è la 30  ( io preferisco la 35 )ma attente alle proporzioni della propria figura. A parte le occasioni serali più formali non esiste situazione in cui non si riveli perfetta.  Poche cose dividono gli animi e i pareri  come le stampe monogrammate, c’è chi le desta e le stronca per partito preso perchè le vede come un mezzo per ostentare in modo vistoso o addirittura volgare una “firma” e chi le ama visceralmente .Io penso che le stampe monogramm possano avere una funzione decorativa interessante all’interno di un look.

Legano bene con molti colori utilizzati nell’abbigliamento .

Gli abbinamenti migliori sono :

Con i colori che lo compongono ossia marrone , caramello e una vasta gamma di colori che spaziano dal beige al sabbia al cammello, con i colori come il bianco, blu e nero i grigi, il tortora e panna, Personalmente lo trovo delizioso con il bordeaux. Ma avete mai provato ad abbinarlo alle fantasie floreali e mariniere? Non risulta stonato nemmeno in questi casi!

La Baguette.

Deve il suo nome alla somiglianza all’iconico pane francese che siporta sotto il braccio Nasce dall’estro creativo di un’italiana Silvia Venturini Fendi, ed è un esempio di indiscusso di artigianato Made in Italy. La pochette compare sotto il braccio di numerossissime celebrities, come carolina di Monaco, Sharon Stone, Madonna e tantissime altre. E’ una borsa molto giovane nasce nel 1997. Tre sono le misure: Mini, Medium e Maxi.

Le Baguette spaziano da quelle semplici e discrete a quelle più eccentriche decorate con ricami paillettes perline pellami pelliccie o pelle di coccodrillo.

Questa borsa è senza tempo un accessorio unico elegante che ha contribuito a scrivere la storia della moda italiana. La borsetta ha mantenuto nel tempo un enorme successo grazie alla serie Tv “Sex and the City” incui Sarah Jessica Parker era pronta puntualmente a sfoggiarne una diversa.

A chi la consiglio

A tutte quelle donne dall’animo giovane a tutte quelle donne che sono prima di tutto giovani dentro e che amano rendere i look sbarazzini.

Le meno conosciute su cui puntare

GOYARD ST. LOUIS TOTE

E’ un piccolo investimento segreto , che non viene in mente al primocolpo. Ma è decisamente un acquisto imperdibile dal momento che le borse hanno un posizionamento unico sul mercato. Goyard non è il marchio più conosciuto la fuori ma ha una base di appassionati molto solida e ci sono sempre persone che cercano una di queste borse nel maercato di seconda mano. E’ possibile guadagnare 1,3 volte il prezzo al dettaglio.

LOUIS VITTUON NEVERFULL TOTE

E’ un oggetto che ha appena festeggiato il decimo anniversario.  La borsa nel popolare monogram circa l’85 % del suo valore e nelle rare edizioni limitate può raddoppiare il suo prezzo.

Come scegliere la borsa più adatta alla propria fisicità.

Le borse non sono mai abbastanza   e non è  vero che le borse ( come per le scarpe e i vestiti) vanno tutte bene. Non è semplice scegliere la borsa in base al roprio fisico ma con qualche consiglio il gioco è più semplice di quel che sembra.

TRIANGOLO

Se avete i fianchi prosperosi le spalle minute le borse più adatte a voi sono le borse morbide da portare a spalla. ( New Jackie , Jackie O)

CLESSIDRA

Se avete i fianchi e il seno voluminosi ma il punto vita ben evidenzato puntate sulle borse da portare a mano ( Speedy ,  kelly,   Lady D)

TRIANGOLO INVERTITO

Torace , spalle seno più voluminosi delle gambe . In questo caso scegliete le tracolle lunghe .

RETTANGOLO

Siete filiformi? La vostra scelta cadrà su borse voluminose da portare a braccio (Birkin)

OVALE

Se il problena è la pancia puntate sulle handle bag, cioè le borse da portare rigorosamente a mano.

Un consiglio personale mi sento di dovervelo lasciare:

Scegliete quella che più vi piace, per linea stile e colore. Noi donne siamo fatte così se un oggetto ci piace troviamo sicuramente ilmodo d’indossarlo.

marylin monroe

Incredibile Marylin

La Diva delle Dive.

La più ammirata, desiderata. imitata, lei la  Diva delle Dive : Marilyn Monroe

Il mistero più fitto è quello legato alla sua morte. Ufficialmente si è parlato di suicidio, ma molte sono state le perplessità e tanti  i dubbi che ancora a tutt’oggi aleggiano su quell’ evento. Marilyn è stata ritrovata nel letto di casa sua senza vestiti, con la cornetta del telefono in mano in procinto di chiedere aiuto. Cosa sia successo realmente nessuno lo saprà mai. Un miscuglio di barbiturici? Un Omicidio? Legami con la mafia…. qualcuno disse che la sua morte era la tragica consegunza della storia d’amore con l’allora presidente  John Kennedy.  Sarebbe venuta a conoscenza di importanti segreti militari e l’FBI e i servizi segreti non potevan o permettersi le eventuali conseguenze. Sta di fatto che ci lascia alla sola età di 36 anni al  culmine della notorietà. A mio modesto parere la notizia di questo suicidio ebbe un impatto sul mondo pari solo alla notizia della tragica scomparsa di un’altra icone di stile Lady Diana. In quella settimana  nella sola New York ci fu un’impennata di suicidi (circa 12). Un fan di Marilyn lasciò un biglietto : “Se  la più cosa meravigliosa nel mondo non ha avuto niente per cui valesse la pena vivere allora neanche io”.

La dualità di Marilyn

Marilyn ha costruito la sua carriera sul binomio “Bella e Svampita”.  Con il senno del poi era bella si! Ma svampita per niente. Ha costruito la sua carriera con intelligenza con meticolosità . Un unico volto ma due donne. La Marilyn cinematografica e la Marilyn donna in carriera. Sbadata dimenticava le battute e arrivava sul set  sempre in ritardo mettendo a disagio tutti gli altri. Alcuni attori suoi colleghi come ad esempio Jack Lemon dichiararono che in alcuni casi le stesse battute dovettero essere girate  anche 50, 60 volte.  A fine giornata al controllo delle riprese le sue performance risultavano perfette, le migliori come se la macchina da presa o la macchina fotografica riusciserro a catturare  quello che all’occhio umano sfuggiva. Il suo quoziente d’intelligenza era pari a 168. Quello di Albert Estein 160.

Lo stile di Marilyn

Donna intelligente amava leggere informarsi per niente vuota e superficiale anche il suo stile parla di lei. La sua trasformazione da Norma Jean Beker a Marilyn Monroe parla  anche attraverso gli abiti che negli anni ha indossato. Gli abiti che ho scelto per parlarvi di lei sono tre:

L’abito bianco.

Disegnato da William Travilla per anni il suo costumista di fiducia è l’abito che la relegata nell’immaginario cinematografico collettivo. L’abito indossato da Marilyn nel film “Quando la moglie va in vacanza”  è un abito in color avorio, con la gonna a ruota plissettata, il bustino anch’esso plissettato è   allacciato dietro nel collo, il tutto unito  da un alta fascia che partiva da sotto il seno e strizzava il punto vita  ,  una profonda scollatura che lasciava le spalle e  le braccia scoperte completavano il tutto . Travilla commentò che quello non fu l’abito più bello che creò per Marilyn ma il destino volle che la scena che dura pochissimi secondi in cui l’abito si alza e scopre le gambe di Marilyn faccia parte della storia cinematografica. La scena venne girata a New York   per ben 14 volte. Nessuna di queste fu utilizzata nel film in quanto durante le riprese si formò una folla di fans , giornalisti,  fotografi  che acclamavano Marilyn disturbando le riprese. La scena venne poi ricostruita negli studi. I più pettegoli riconducono questo evento alla gelosia di Joe di Maggio ( in quel periodo marito della Diva) che non digerì la scena in cui lei in modo civettuolo abbassava la gonna cercando di coprirsi le gambe. La scena è ripresa dal basso verso l’alto dimezzando la figura , questa modalità contribuì al suo successo ma fu un fatto fortuito dovuto solo alla dimensione della pellicola.

L’abito fucsia

Quest’abito fu indossato da Marilyn nel film “gli uomini preferiscono le bionde. Anche questo disegnato da Travilla . Lungo fino ai piedi aderentissimo e stretto in vita da una sottilissima cintura. Scollato lasciava  libere spalle e schiena. Aveva un grandissimo fiocco applicato dietro  sul lato B. Completavano  il tutto lunghissimi guanti dello stesso colore, collana e bracciale con diamanti, in omaggio alla canzone  che cantò vestita così …I diamanti sono i miglior amici delle donne.

Little black dress

Il little black è l’abito  che indossò Marylin  il giorno che davanti a duemila giornalisti da lei stessa convocati  dichiarò finito il suo matrimonio con Joe DiMaggio. Un matrimonio lampo, una separazione lampo, un divorzio lampo.  Matrimonio finito a causa della gelosia di lui. Proprio per questo si dice che l’abito che Marylin indossava quel giorno era un  abito insolitamente castigato, con colletto e maniche lunghe, in lana aderente ma sigillato da una lunga zip.

Gli abiti da sposa

Si sposò tre volte. E’ sufficiente meterli uno in fila all’altro per rendersi conto della trasformazione di questa donna. Il primo rappresenta una Marilyn molto giovane lontana dalla diva che poi abbiamo conosciuto. Si sposò a soli 16 anni , si dice per evitare il ritorno in orfanotrofio. L’abito rispecchia la moda di quel periodo è inmussola e pizzo. Marilyn è ancora  Norma Jean Baker ingenua semplice romantica con i capelli castani. Il secondo abito è nero. Si nero! Pensate , oggi molte spose decidono di sposarsi in nero. E’ una scelta controccorrente di stile e in alcuni casi il risultato è stupefacente, Marilyn ha superato tutte. Il matrimonio fu celebrato in forma civile, il tutto doveva svolgersi in gran segreto, ma all’uscita gli sposi si ritrovarono sommersi da una folla di giornalisti. Lei indossava un abito castigato , nero, lungo alle ginocchia , con maniche lunghe e accollato. Gli unici dettagli un colletto  bianco e una fila centrale di bottoni anch’essi bianchi, in mano un mini bouchet. Il terzo matrimionio con Arthur Miller è lei è la diva che tutti conosciamo. Slendente raggiante super bionda super fasciata . In testa un velo corto molto sbarazzino.

Lo stile di Marilyn

Il suo stile è adatto a tutte quelle donne che io chiamo della “terra di mezzo” cioè quelle donne che non sono così magre per essere definite tali ma non sono nemmeno “curvy”. Marilyn aveva una figura morbida, una fisictà a clessidra. Punto vita definito fianchi rotondi gambe tornite e lato b pronunciato. Portava la 4 di reggiseno. Ebbene pensate e fate una carellate delle sue fotografie. L’avete mai vista con pantaloni a vita e/o cavallo basso o larghi? Con t-shirt oversise? Con mini gonne? Il suo è uno stile a cui si dovrebbero ispirare tutte quelle donne che hanno forme generose e morbide. Marilyn insegna a volersi bene ad amarsi a rispettarsi. E’ questo il punto, indipendentemente dalla nostra taglia, indipendentemente dal rapporto vita – fianchi dobbiamo imparare ad essere gentili con noi stesse indossando abiti che si adattano al nostro corpo che lo valorizzano invece che mortificarlo sotto strati e strati di tessuto informe.Abituate a tenere il capo chino sul cellulare , sommerse da fotografie con protagoniste tutte uguali, con occhi da cerbiatte bocche snaturate capelli lunghi e lisci, che si fotografono tutte con le stesse pose che dicono tutte le stesse cose, non siamo abituate a coltivare la  nostra personalità- In una delle sue più famose canzoni, cantava che i diamanti sono i miglior amici delle donne. Nella vita reale incoraggiava le donne a indossare la bigiotteria. Non posso permettermi la cosa vera? Non importa indossa bigiotteria e indossala come se avessi speso un milione!

Impariamo da lei:  Scollature a cuore o a V, pantaloni a vita alta e dalla gamba dritta, gonne fascianti lunghe al ginocchio e con vita lata. cappotti e cardigan leggermente stretti  nel punto vita, dolcevita e golfini bon ton, l’ unica fantasia permessa il disegno a quadri. Per i colori se vogliamo ispirarci a lei scegliamo tre colori base : il bianco il nero e il rosa ( dal rosa cipria al fucsia) sia per gli indumenti che per gli accessori.Osservando il suo stile più da vicino, mai avrei pebnsato di definirlo essenziale. Eppure è così! La capacità di indossare gli abiti senza accessori e solo sua. La sua forza era nella capacità di rendere speciali le linee pulite e severe con make up iper femminili. Direi che i sui accessori preferiti erano: Il rossetto rosso, l’eyeliner, e la matita bianca. Per chi ha sempre pensato che solo i capelli lunghi sono sensuali consiglio di riveder i ricci corti e biondi di Mailyn. A questo proposito molti sono stati i parrucchieri che si sono dedicati ai suoi capelli. Non era una bionda naturale. I capelli erano decolorati e permanentati. I biondi li ha sperimentati tutti . Quello che preferiva lo definiva biondo come le “federe sporche dei cuscini”. Mi dissocio da questa affermazione perchè non trovo assonanza con il biondo luminoso  dei suoi capelli che a mio avviso non hanno nulla a che vedere con il colore delle federe …almeno delle mie.

Le cose che forse non sai di lei

1 -Ebbe un’infanzia infelice la madre che soffriva di disturbi psichiatrici fu internata e lei affidata a famiglie adottive … in tutto 12… Del primo matrimonio si sa davvero poco. Le malelingue insinuano che fu un matrimonio combinato dai suoi tutori per  liberarsi di lei.Lavoravano tutti e due in una fabbrica di esplosivi, lei impachettava paracaduti. Fu notata da un fotografo che lavorava per la propaganda bellica capeggiata allora da Ronald Regan e da lì al primo contratto cinematografico il passo fu davvero breve.

2 -Marylin è sicuramente una delle dive più famose dell’epoca, ma pensate era la meno pagata. Vi faccio qualche esempio:

Per il film “Gli uomini preferiscono le bionde”  Jane Russel la coprotagonista per lo stesso film incassò un compenso di 10 volte superiore. Per il suo ultimo film “Something’s got to give ” il suo compenso fu di 100.000 dollari e lo stesso anno Elisabeth Taylor per il film “Cleopatra” chiuse il contratto con un compenso pari a un milione di dollari. Per la foto senza veli incassò 50 dollari.  La foto in copertina su Play Boy  in un unico  giorno   fece incassare  milioni  di dollari.

Si comperò un’unica casa ( quella in cui morì) e a differenza di quello che cantava un suo famoso personaggio non amava i diamanti , amava portare le perle, l’unico diamante era l’anello regalatole da Joe di Maggio.

4- Merilyn rischiava di mettere tutti in difficoltà per la sua sbadataggine.Arrivava sempre in ritardo e si scordava le battute . Nel film  ” A qualcuno piace caldo” Jack Lemon rivelò che la battuta “It’s me”, my sugar fu ripetuta ben 62 volte., e 59 volte  la scena nel film “A qualcuno piace caldo” in cui pronunciava la frase “Dov’è il borboun? La sera al controllo delle riprese giornaliere l’interpretazione di Marilyn risultava essere PERFETTA, come se la macchina da presa riprendesse qualcosa di magico che sfuggiva all’occhio unano.

5- Grazie al suo approccio semplice con il mondo simile a quello dei bambini, si sentiva a suo agio tra di loro. Fu il suo cruccio più grande non averne. Pochi sanno però che in vita fu molto generosa con loro. Tutto il compenso guadagnato con il film “Il principe e la ballerina” lo destinò al “Milk found for babies”. Ovunque andasse visitava gli orfanotrofi e rilasciava generosi assegni. Il 25% del suo patrimonio alla sua morte al centro Anna Freud un centro psichiatrico infantile.

6-Non era una bionda naturale , e fin qui nessuna sorpresa. Era castana tra le tonalità di biondo che chiedeva  la sua preferita era quella con l’effetto “dirty pillow  slip” ovvero fodera sporca. Nel 1950 si sottopose a due interventi chirurgici: uno per farsi ridurre il naso e il secondo per ammorbidire la linea del mento. Non portava  reggiseno nonostante avesse una quarta e questo le conferiva un aria più giovane e naturale. Non indossava gli occhiali nonostante fosse miope.

7- Grazie a lei Ella Fizgerald ebbe la possibilità di cantare al “Mocambo” il locale più famoso di Hollywood. Ella era nera e in quegli anni la discriminazione raziale mieteva molte vittime. Come fece a convincere il proprietario? Gli promise che se avesse fatto cantare Ella avrebbe a prenotato  un tavolo in prima fila per ogni serata.

8 – Morì il 5 agosto del 1962 . La settimana dopo ci fu un impennata di suicidi, ben 12 nello stesso giorno. Una delle vittime avrebbe scritto un biglietto di questo tipo: “se una creatura meravigliosa non ha avuto niente per cui valesse la pena di vivere allora neanch’io”

9-Gli unici che hanno goduto della morte di Marilyn furono i parenti dei vicini di tomba. Il valore  dei loculi salì a due milioni di dollari.

10- Per 20 anni Joe di Maggio le portò tre volte la settimana dei fiori freschi, rispettando una promessa fattale quando era ancora in vita

11-La prima volta che fece un autografo chiese lo spelling in quanto non sapeva dove mettere la “i” in Marilyn.

12- Era più intelligente di Eistein. Il suo quoziente d’intelligen

Cosa sarebbe stata Marilyn.

Una delle sue celebri frasi recitava quanto segue:

C’è un momento in cui devi decidere: o sei la principessa che aspetta di essere salvata, o sei la guerriera che si salva da sè. Io credo di aver già  scelto… mi sono  salvata da sola.

Forse non abbastanza… visto il tragico epilogo della sua vita.  Cosa sarebbe stata Marilyn se davvero si fosse salvata da sola? E’ stat una ragazza in gamba per 36 anni, ma la fama la notorietà gli intrighi di potere che le ruotavano attorno erano più grandi di lei. Sarebbe stata una grande icona, forse sempre circondata da eccessi e forse no! Magari sarebbe diventata una registra, forse avrebbe scritto un libro, avrebbe creato una fondazione per le bambne maltrattate, sarebbe diventata un ‘amasciatrice ONU. Avrebbe trovato qualcuna che l’amava diversamente da tutti, avrebbe avuto una figlia  bella come lei!

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Coco Chanel…C’era una volta

C’era una volta una una bimba di umili origini il cui padre era un venditore ambulante, mentre la madre era una lavandaia. Quella bimba però divenne la regina di Parigi che tuttora viene ricordata: la leggenda Coco Chanel.

C’era una volta una bimba che fu abbandonata in un orfanotrofio dal padre, che non vide mai più, ma lei preferiva dire che egli era partito per l’America in cerca di fortuna.

C’era una volta una bella e giovane donna che si esibiva davanti alle truppe di cavalleria e che cantava spesso la canzone “Qui qa’ vu Coco dans le Trocaderò?” Però raccontava che il nomignolo le era stato dato dal padre.

Una donna geniale, creativa e innovativa che vestì le donne come nessuno aveva fatto fino ad allora.

Le donne non erano più solo madri e spose ma si facero carico, a causa della guerra, di doveri fino ad allora considerati maschili. Le donne dovevano essere comode, evitando di sembrare aggressive o imbecilli (parole dette durante una delle sue famose innumerevoli interviste).

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Elementi innovativi dello stile Chanel: la consulenza d’immagine secondo Coco

Coco Chanel ha condotto una vera e propria rivoluzione in tutti gli aspetti dello stile di vita delle donne della sua epoca e non solo:

  1. Mostrare le gambe: tutti gli abiti della casa erano più corti della concorrenza.
  2. Liberare il punto vita: eliminazione di stecche e corsetti.
  3. Nobilitare il nero: grazie a lei, il nero divenne il colore sinonimo di eleganza. Prima veniva utilizzato solo per i funerali indicando il lutto, oppure per le divise della servitù. A lei si riconduce il “Petit Robe Noir” ovvero il famoso tubino nero che rivoluziono l’armadio di tutte le donne.
  4. Tagliare i capelli: lo stile corto diventa nuovo simbolo di una seduzione inedita.
  5. Utilizzare i capi maschili: si rifiutò di cavalcare all’amazzone e fu la prima ad indossare i pantaloni, capo per eccellenza che identifica lui.
  6. Mostrare e prediligere un colorito abbronzato: Coco Chanel fu la prima a mettere sul mercato il primo olio abbronzante.
  7. Utilizzare il tessuto jersey: prima delle sue idee innovative veniva destinato al confezionamento della biancheria intima.
  8. L’invenzione della bigiotteria: la stilista trovava provocatorio e ignobile mostrarsi con al collo gioielli dal valore spropositato. Secondo lei infatti, lo scopo dei gioielli non era quello di sembrare più ricchi, ma più belli.

Quindi già le linee guida appena espresse ci fanno capire come Coco Chanel fosse abile nell’utilizzare la consulenza d’immagine a 360 gradi: analisi del viso, analisi della figura, analisi del colore e analisi del guardaroba.

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La consulenza d’immagine espressa nei colori scelti da Coco Chanel

Solo 5 erano i colori principali scelti dalla stilista francese Coco Chanel:

  • Nero: colore che rappresenta l’essenziale. Questa tonalità mette in risalto la naturale luce della donna e richiama il rigore monastico dell’orfanotrofio di Aubazine.
  • Bianco: colore da cui tutto ha origine come la luce che lambendo ogni cosa la rende viva. Il bianco ha la funzione di illuminare. Anche la tonalità candida proviene dall’infanzia di Coco Chanel perchè bianchi erano i copricapi delle monache che vedeva quotidianamente.
  • Beige: evoca calore e semplicità. Si tratta della stessa tonalità della terra dell’Alvernia (terra d’origine), nonchè il colore della sabbia di Deuville, del Lido di Venezia, del colorito naturale di chi vive all’aria aperta.
  • Oro: include due facce della stessa medaglia, ossia il vero e il falso. L’oro vero dei regali dei suoi corteggiatori, l’oro falso della sua bigiotteria. L’oro che ornava le vesti clericali della sua infanzia, l’oro della Basilica di San marco dell’Impero Bizantino e dell’arte barocca che le furono sempre fonte di grande ispirazione.
  • Rosso: il colore della vita, del sangue e della passione. Metterlo sulle labbra è una dichirazione di buonumore. Gli uomini non sopportano le donne che si piangono addosso.

Una palette tanto semplice, quanto radicata nei principi della consulenza d’immagine.

I segreti dell’Atelier di Coco Chanel

Ogni leggenda che si rispetti ha dei segreti, e l’Atelier di Coco Chanel non può certo sfigurare in tal senso:

  • La sede storica si trova a Parigi al n.31 di Rue Cambon.
  • In realtà ci sono 4 Atelier o meglio 4 laboratori: due si occupano di tessuti di sartoria e due si occupano di tulle chiffon organza “flou”. Inoltre c’è un laboratorio chiamato “galon” che si occupa esclusivamente delle rifiniture e delle decorazioni (bottoni, passamanerie fodere).
  • La sarta più anziana, quella con più esperienza, la depositaria di tutti i segreti della Maison è la Premier: costei coordina e sovraintende a tutti i 4 atelier. L’organigramma è come una piramide in quanto la Premier ha tre Second Premier che, a loro volta, hanno tre apprendiste sarte destinate a diventare le future depositarie dei segreti dell’Atelier.
  • In ogni stagione si gestiscono collezioni da circa 70 capi.
  • Una giacca Chanel può arrivare a costare circa 100mila euro e la cliente può richiedere l’esclusiva.
  • Il direttore creativo, Karl Lagerfeld fino all’ultima collezione di febbraio 2o19 ora Virginie Viard, disegna il modello che verrà prima realizzato in mussola.
  • Si prendono ben 30 misure della cliente e solo i pezzi che compongono la giacca sono 18. Ogni pezzo in carta modello viene spillato e definito con il gesso. Passa poi dalle mani esperte della Premier che consegnerà il capo in una delle boutique sparse per il mondo (Londra, Parigi, New York, Hong Kong) per la prima prova. Arrivati a questo punto si effettuano le dovute modifiche e si cuce il tutto rigorosamente a mano.
  • Il direttore artistico decide circa i bottoni, la passemanerie, le fodere e le asole: ogni bottone per ogni asola (così voleva Coco Chanel). Infine si consegna il tutto alla Premier che si occuperà di recapitarlo personalmente per la seconda prova .  Il capo ritorna quindi a Parigi dove è definito e controllato nei minimi dettagli, finchè non è pronto per essere indossato.

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2.55 Un concentrato simbolico della storia di Coco Chanel

2.55 è l’iconica borsa della stilista francese e anche su di essa si concentrano una serie di curiosità e miti che andiamo a scoprire:

  • 2.55 è la borsa più copiata (ancora oggi) al mondo. Coco era fiera di essere copiata e lo sarebbe ancora oggi, più donne vestivano “a la Chanel” più era felice.
  • Tra le grandi firme che hanno provato a copiare lo stile unico della 2.55 c’è anche Yves Saint Laurent. In occasione della creazione dell’abito nero per Audrey Hupert, Coco Chanel non lasciò spazio a repliche dichiarando: “Saint Laurent ha un gusto eccellente quanto più mi copia, tanto più dimostra di avere classe.”
  • 2.55 sono le cifre della data del febbraio 1955: data di concepimento del design dello storico accessorio.
  • Nera perchè, come già detto prima, era il colore degli abiti monacali. Invece l’interno è bordeaux come le divise dei bimbi dell’orfanotrofio.
  • In jersey matlassè (poi fu realizzata anche in pellami nobili) per dare alla borsa più volume e forma e perchè ricorda il gilet degli stallieri.
  • La 2.55 ha una tasca aperta sul retro per le monetine e le chiavi, una tasca all’interno con zip nella patta di chiusura. In questo scomparto segreto la leggenda dice che Coco vi nascondesse le lettere dei suoi ammiratori.
  • La patta di chiusura è leggermente stondata: il motivo della forma anomala sarebbe il richiamare il sorriso della gioconda che lei spesso amava scarabocchiare sui suoi bozzetti.

Come riconoscere una 2.55 originale da una 2.55 falsa.

Chiaramente, oltre a tentativi di copia ufficiale da parte di altri brand della borsa 2.55, ci sono moli falsi in giro. Tuttavia ci sono diversi indizi che ci fanno capire se siamo di fronte ad una brutta copia:

  1. I rombi interi nella parte posteriore della borsa devono sempre essere di numero dispari.
  2. Le cuciture della tasca esterna applicata devono perfettamente combaciare con le cuciture della borsa.
  3. Il cursore della cerniera interna ha 3C.
  4. Il numero di serie della borsa è inciso e mai stampato. Inoltre il numero non è mai a nove cifre ma sempre meno e deve assolutamente corrispondere con quello del cartellino che accompagna la borsa.
  5.  La Maison non rilascia certificati di autenticità. Diffidate se qualcuno ve lo propone.
  6.  Il logo con la doppia C è sempre uguale: la C di destra sovrasta la C di sinistra in alto mentre in basso, la C di sinistra è quella che “passa sopra” alla C di destra. Il segno grafico identificativo è posto chirurgicamente al centro della borsa e il retro della chiusura a doppia C, ha sempre inciso sulla sinistra la scritta Chanel e sulla destra la scritta Paris.
  7. Stesso materiale per chiusura e scritta Chanel: se la chiusura a doppia C è argento, la scritta sarà sempre argento; se è oro invece, allora anche la scritta sarà oro. I colori non sono mai diversi ma sempre accoppiati perfettamente.
  8. Il valore della borsa 2.55 aumenta ogni anno di circa 300 euro.

Leggi anche l’articolo: Icone di stile: Elisabetta II.

AI PIEDI DI VENERE

Manuale astrologico di seduzione

Dopo un periodo di latitanza, tornano gli eventi del ciclo “Costellazioni” e tornano con un incontro davvero “stellare”. Il nostro appuntamento di febbraio, ad un passo da San Valentino, tratterà di seduzione femminile attraverso il linguaggio zodiacale. A me gli outfit e a Patrizia Balbo tutto il resto! Siete curiose?

Patrizia studia simbologia astrologica e lavora come web content editor nel settore olistico ovvero scrive contenuti digitali a carattere astrologico per Vanityfair.it e Glamour.it tanto per citarne due che sicuramente conoscete. Non solo: è autrice del manuale “Ai piedi  di Venere”, in cui racconta la seduzione femminile attraverso il linguaggio zodiacale. Il manuale, infatti, analizza dodici profili astrologici assegnando a ciascuno una calzatura dal temperamento simile e raccontando come le donne scelgono le scarpe quando decidono di sedurre. 

Un manuale scritto per donne curiose ma consigliato agli uomini attenti. 

A CIASCUNA LA SUA SCARPA

Scarpe, zodiaco e seduzione, un mix irresistibile! Capite bene come il nostro incontro fosse inevitabile, e quale occasione migliore di San Valentino per presentarla anche a voi?

La parola d’ordine è: “a ciascuna la sua scarpa!” Che, come voi ben sapete, è per me un precetto, di più: è la mia regola aurea,  la mia missione. Viene subito dopo il “prego, si accomodi” perché quello è semplicemente l’introduzione. 

Ecco pensavo che con questa filosofia come me solo Cenerentola… e invece no, ho conosciuto Patrizia. Non potevo certo farmela scappare e così, pensando a voi, ho costruito quest’evento: vi vestiremo e vi faremo non più belle ma più seducenti, io con le mie analisi e lei con le sue stelle, e se siete di quelle che sanvalentinonopercarità, farete tesoro di quest’incontro che alla fine i nostri giorni per brillare li sognamo tutte.

AMICHE CURIOSE

E siccome sanvalentinonopercarita sono convinta sia solo una questione di prospettiva o di… compagnia, perché la compagnia è bella ma aspettiamo tutte quella “giusta”, per le amiche curiose non mancheranno i suggerimenti sulla scelta del partner ideale, così se qualcuna di voi volesse saperne di più può richiedere una consulenza personalizzata….  solo affrettatevi a prenotarla perché i posti sono limitati!

 

Bilanci e cambiamenti

Fine anno momento di bilanci…

Fine anno, momento di bilanci, di ripensamenti, di conti e di progetti. Ognuno di noi, e ciascuno a modo suo, si ritrova a rimuginare su quel che è stato e quel che dovrà essere. Quest’anno anch’io ho fatto il mio bilancio, non proprio un bilancio annuale mi sono spinta più indietro, quel tanto che è bastato a darmi un’idea della strada fatta.

Quanta strada ho fatto?

Non ho fatto il conto degli eventi, dei traguardi lavorativi, delle fatture e degli incassi, ho fatto i conti con me stessa, ho voluto ripercorrere un po’quella strada che mi ha reso la  Stella che sono oggi, quella che vi accoglie in negozio e che avete imparato a conoscere.

Alla fine tutte le parole che uso per raccontarvi e spiegarvi come diventare più consapevoli di voi stesse, come trovare il vostro stile,  come esaltare i vostri punti di forza e camuffare i vostri punti deboli, queste parole sarebbero appunto solo parole se anch’io, come voi, non mi fossi trovata proprio lì dove siete quando venite da me per una consulenza, nel momento in cui avete maturato il desiderio di cambiare perché non vi riconoscete o volete riconoscervi ma non sapete bene come fare.

Il desiderio di cambiare

Non ci credete?

Eppure…. ho giusto qualche foto che vi farà cambiare idea!

Vi voglio raccontare un po’ di me, qualche anno fa, all’inizio del percorso che mi ha portato oggi ad accogliervi con il sorriso sulle labbra, il caffè in una mano e nell’altra…. nell’altra la mia bacchetta.

Cambiamento è sicuramente la parola magica, ma quando? Di solito quando decidiamo di voler cambiare siamo già a metà dell’opera, il ghiaccio è rotto, il primo passo è fatto: è il momento in cui realizziamo di non riconoscerci più nell’immagine che diamo di noi agli altri. Ma se la nostra immagine non ci appartiene più che cosa in realtà vogliamo comunicare o comunicare meglio di noi?

E’ così che è cominciato il mio percorso, con il bisogno di cambiare, di imparare a comunicarmi e a comunicare quello che per me era importante. Per me la spinta è stata, oltre che il bisogno di riconoscermi, il desiderio di reinventare un nuovo modo di lavorare, che fosse più interessante e articolato, più creativo, che mi permettesse di esprimere la mia personalità ma anche di rispondere alle esigenze delle mie amicheclienti, che mi desse la possibilità non solo di vestirle ma anche di aiutarle a riscoprirsi. Nella mia vita avere dei progetti è sempre stato fondamentale, quando ho iniziato questo percorso sapevo che mi avrebbe fatta crescere e cambiare, era quello che volevo, ma forse non immaginavo che alla fine avrebbe cambiato non solo il mio modo di lavorare ma anche il mio modo di vedermi e di “vedere”.

Ad ognuno il suo “perché”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il mio percorso è iniziato quando ho trovato la mia motivazione, il mio personale “perché”. Nella storia di un cambiamento, il “perché” è sempre importante ma è diverso per ciascuno di noi, l’unica regola che fa sì che il nostro personale “perché” funzioni da propulsore per il nostro cambiamento è che ci appartenga, che sia davvero nostro e di nessun altro…

Il mio ha funzionato, adesso mi riconosco. Sono sicura che per voi sarà lo stesso.

Come vestirsi per le feste

Come vestirsi per le feste

Trovare il look giusto per Natale non è mai facile. Vorresti essere originale ma anche rispettosa delle tradizioni. .. come quella d’indossare il rosso  (io lo adoro). Dunque, come vestirsi per le Feste?

L’ideale è trovare uno o più look (a seconda dei tuoi impegni, della compagnia ecc..) che giochino con le tradizioni rispettando il contesto. La parola d’ordine è trovare delle soluzioni che siano trendy ma anche pratiche.

Come vestirsi per le feste? Non so tu…

…Non so tu ma io arrivo alle feste sempre molto stanca e sull’orlo di una crisi di nervi.

Solitamente ho lavorato fino all’ultimo e ho ancora tutti i regali da impacchettare e se non fosse per la voglia impellente di condividere il Natale con la mia famiglia e gli amici più cari, probabilmente trascorrerei le feste tra letto divano e film. Insomma, cosa diavolo mettermi addosso è probabilmente l’ultimo di una lunga serie di pensieri.
Per questo,  ho pensato di fare un elenco (brevissimo)  di tre elementi BASE per  i look di Natale, che possa esserti utile come guida “senza troppe perdite di tempo”.

Vestirsi per le feste: ORO e ARGENTO

Un tocco dorato/argentato sta sempre bene, illumina e fa subito festa. Per giunta, quest’inverno le tonalità gold  e silver sono particolarmente di tendenza. E se un outfit tutto oro/argento ti sembra troppo, puoi sempre optare per accessori dorati/argentati con qualcosa di più sobrio ad esempio:

  • Rosso + Oro
  • Nero + Argento
  • Bordeaux + Oro

Inutile dirlo nelle feste natalizie un tocco di oro e argento è doveroso. Un idea in più è quella di abbinarli a tessuti  morbidi opachi e soft (come il velluto… guarda caso)

 

Come vestirsi per le feste: IL VELLUTO

Come già la scorsa stagione, anche quest’anno il velluto è super trendy e a Natale è sicuramente adattissimo. A seconda della location e della compagnia, puoi optare per un pantalone cropped in velluto nero (elegante e femminile) o una tuta sempre in velluto ma bordeaux (chic e casual) da completare con accessori oro o neri.

Ti faccio un esempio:

Se sei la padrona di casa, la tuta la abbinerai a un bel paio di scarpe comode, evita le ciabatte. La stessa tuta con un bel paio di scarpe oro con il tacco è sicuramente comoda ma anche elegante.

Come vestirti per le feste: IL ROSSO

Come non mettere qualcosa di rosso a Natale?

Se il rosso fuoco ti sembra esagerato o troppo scontato abbinalo al nero oppure punta su un total look: quale momento migliore del Natale per farlo? Il rosso è sicuramente il mio preferito e quest’anno lo voglio abbinare all’argento!

 

Vestirsi per le feste: UN TOCCO IN PIÙ

Il look non è tutto.

A Natale come nel resto dell’anno: conta anche il resto. A Natale, per me, sono due le aggiunte da fare: un ottimo profumo, non troppo insistente, e un bel rossetto, magari leggermente più intenso del solito.

E dimentica il giro vita!

L’armadio dopo i 40 e…dintorni.

Quando avevo vent’anni, una donna di quaranta mi sembrava “vecchia”, adesso che i quaranta li ho passati da un bel pezzo posso dire di non essermi mai sentita meglio. E’ l’età in cui smettiamo di voler sembrare e “diventiamo”, l’età in cui prendiamo piena coscienza di chi siamo e di cosa vogliamo. Questo fatto da solo ci rende belle, anzi no, ci rende irresistibili. La consapevolezza è tutto, è ciò che ci permette di osare anche quando il nostro fisico ci presenta il conto, è ciò che ci fa sorridere e ci fa guardare a noi stesse con indulgenza ed ironia, ciò che ci rende uniche: noi con tutti i nostri difetti, le nostre notti insonni, i nostri mille perché, le nostre zampe di gallina, i cuscinetti nei posti sbagliati. Noi e il nostro bagaglio di errori e di progetti irrealizzati, di giornate di sole e di vita vissuta. Non so voi, ma io nei miei 40 che 40 non son più da un bel pezzo, ci sto da dio.

Come dovrebbe essere, secondo voi, l’armadio dopo gli anta? Vi svelo un segreto: l’unico limite del mio armadio sono le sue ante. Con un pizzico di buon senso e di buon gusto, l’armadio dopo i quaranta può essere variegato, divertente, elegante, stiloso, aggressivo o romantico esattamente come quello che avevamo vent’anni fa.

Sta a noi mixare gli stili e i capi con giudizio, tenendo conto del fisico più morbido e di qualche piccolo cedimento. La consapevolezza tanto faticosamente guadagnata, sarà la nostra guida e ci eviterà scivoloni di stile.

La prima regola alla quale attenersi è: less is more! Non c’è bisogno di eccedere o sottolineare: siamo perfette così come siamo!

Qualche altra indicazione?

In linea di massima:

NO AL TROPPO CLASSICO. Se questo è il tuo stile, riscoprilo e reinventalo. Prova ad abbinare qualche accessorio grintoso: osa una camicia di jeans o qualche pezzo in ecopelle.

NO AL TROPPO GIOVANE: l’effetto sarebbe troppo stridente, sii fiera dei tuoi anni! Lascia le T-shirt a tua figlia e alle sue amiche. Ti puoi permettere di meglio!

EVITA I TREND ECCESSIVI del momento o i look troppo aggressivi, non hai bisogno di dimostrare nulla, sii felice dei traguardi che hai raggiunto e della donna che sei diventata.

Vuoi mettere un abbinamento animalier con pantalone classico e magari un paio di decollettè?

NO ALLE LINEE A SACCHETTOEFFETTOSCIURAASSICURATO: usa le cinture!

ATTENZIONE ALLE GONNE MIDI plissé o a ruota: se ti piacciono fai attenzione ai tessuti e scegli velluti o tessuti metallici. Con la gonna midì e il tacco alto sarai fantastica soprattutto se l’abbinerai ad accessori di tendenza.

EVITA le scarpe con tacco medio (perché ti devi mortificare se puoi permettere un tacco dodici?) e il foulard attorno al collo (usalo come cintura o legalo al polso o alla borsa).

TOTAL BLACK con parsimonia, il MARRONE solo con del rosa, il BEIGE con del rosso o del blu… Per il resto usa i tuoi colori, quelli che ami e che ti fanno bella, quelli che quando li indossi ti fanno sorridere allo specchio.

 

Un armadio fuori controllo

Una nuova vita ha bisogno di una consulenza d’immagine

Aurora mi contatta per una consulenza d’immagine a 360°. Lei ha raggiunto l’età dei quarant’anni e la sua vita è a una svolta: è andata finalmente a vivere da sola, ha iniziato un nuovo lavoro. Questa nuova fase dell’esistenza prevede dei cambiamenti, infatti lei si sente diversa, pronta ad affrontare nuove sfide, più matura e più consapevole di quanto non si sentisse solo qualche mese prima.

La trasformazione parte da tanti aspetti: Aurora ha iniziato un percorso con una nutrizionista e si è iscritta ad una palestra. Una nuova forma per una nuova percezione di sè stessa sia fisica, che nel look. Lei mi conosce, sa come lavoro e mi chiede una consulenza d’immagine per aiutarla a cambiare il suo stile.

Il suo entusiasmo è contagioso, trascinante direi: si tratta dello stato d’animo di chi, finalmente, ha trovato il coraggio di affrontare le proprie paure e i propri limiti e ha deciso di voltare pagina.

Non vedo l’ora di incontrarla e di lavorare con lei e per la nuova lei.

Un passo alla volta verso la giusta consulenza d’immagine

Ogni cambiamento va affrontato gradualmente come una scala dove salire un passo alla volta verso il look perfetto. In questo modo si evita che l’entusiasmo, che fa da ottimo motore trainante ad Aurora, non si ingolfi di fronte alle prime difficoltà. Questo può succedere quando le aspettative che si nutrono sono molto alte e vorremmo vedere risultati immediati. Tuttavia nessuno ha la bacchetta magica, nemmeno nella consulenza d’immagine, e soprattutto ogni cambiamento va meditato, assimilato e “digerito”. Solo così la nuova Aurora potrà essere in piena armonia con sè stessa. Quindi andrò a rispecchiare la sua personalità senza stravolgerla, ma esaltandola con i nuovi outfit.

Durante i nostri primi incontri ci occupiamo di analisi dei colori e delle forme del suo corpo. Individuiamo i suoi punti “deboli” per andarli poi a mascherare al meglio, ci concentriamo particolarmente sui i suoi punti “forti” e… parliamo. Mi racconta di sé, delle sue aspettative, di ciò che le piace. L’aiuto a guardarsi con occhi “nuovi”: il suo sguardo deve essere non quello fugace di ogni mattina quando si prepara, no deve fare uno sforzo sovrapponendo la nuova immagine a quella già riflessa. Per questa ragione, mentre siamo davanti allo specchio, le spiego come sottolineare le spalle e il décolleté, sfilare i fianchi, “allungare” le gambe.

La consulenza d’immagine le fa capire quali capi prediligere e quali colori utilizzare per esaltare il suo incarnato.

L’analisi del guardaroba nella consulenza d’immagine

Ora che abbiamo individuato il suo nuovo stile, l’ultimo passo che ci resta da affrontare è l’analisi del guardaroba nella consulenza d’immagine.

Quando arrivo a casa sua e mi mostra la stanza dove conserva gli abiti, gli accessori e quant’altro mi rendo conto che quella sarà la scommessa più grossa: fare ordine tra le numerose e voluminose “cataste” di abiti. In questo passaggio della consulenza d’immagine siamo andate a selezionare, provare, scegliere, buttare, buttare, buttare, riordinare, fare spazio perché il caos è il primo sintomo di confusione e di malessere. Inoltre spesso non percepiamo di quanto sia negativo l’impatto che ha su di noi: vedere un tale disordine ci stressa e ci mette di cattivo umore anche in un gesto semplice, come è quello di scegliere cosa indossare quotidianamente.

Guardando i mucchi di vestiti capisco come deve essersi sentita lei, percepisco il disagio e il suo bisogno di uscirne, sento che ogni cambiamento dovrà passare necessariamente da questa fase: fare ordine per fare spazio al nuovo in tutti i sensi.

La selezione e la stagionalità nella consulenza d’immagine

Ci siamo buttate a capofitto: ormai eravamo ad un punto cruciale della consulenza d’immagine. Innanzitutto abbiamo diviso tutti i capi e gli accessori per stagione. Abbiamo poi continuato la differenziazione dividendo ogni stagione per categoria: capispalla, pantaloni, gonne, camicie, maglie, scarpe, borse. Quindi questo rigoroso lavoro ha previsto l’analisi, la selezione, l’eliminazione di tutto ciò che era rotto, sgualcito, infeltrito, scolorito e rovinato.

Alla fine ci siamo concentrate su ciò che era rimasto scegliendo i capi che si potevano adattare al suo look.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giunti a questo punto e solo a questo punto, abbiamo potuto introdurre qualche novità focalizzanzodi sull’effetto addosso ad Aurora: abbiamo bandito tutti i pantaloni a vita bassa che le stringevano i fianchi mettendo in evidenza antiestetici cuscinetti, in favore dell’introduzione dei pantaloni a vita alta. Della categoria siamo andate a prediligere i modelli più larghi dal ginocchio in giù, abbinandoli con camicie e top già presenti nel suo guardaroba. L’abbinamento dei colori ai colori naturali di Aurora si è rivelato vincente per darle fascino: un altro obiettivo raggiunto nella consulenza d’immagine.

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando ho visto il sorriso entusiasta di Aurora mentre provava i suoi nuovi outfit, non ho potuto fare a meno di pensare che più le sfide sono difficili maggiore è la soddisfazione.

Buona nuova vita Aurora!

ENRICA TESIO

La verità vi spiego…

Un paio di anni fa mi sono imbattuta, più o meno per caso, nel blog di una blogger/scrittrice/copywriter di Torino. Lei è Enrica Tesio e il suo Blog si intitola https://tiasmo.wordpress.com/ . Inutile dirlo, è stato un incontro felice. Uno di quegli incontri che ti fa rivalutare Facebook che poi ad usarlo bene non è mica tanto male. Così se avete una giornata no, una così così, una giornata felice o anche solo cinque minuti e avete voglia di “specchiarvi” e di sorridere, leggete il suo blog. Sì perché capita a tutte di svegliarsi la mattina, scapicollarsi fuori di casa trascinando figli, giocattoli annessi, cani, gatti, canarini, fiondarsi attraverso la città in perenne ritardo, arrabattarsi tra gli impegni lavorativi, lavatrici, compagni r-esistenti o inesistenti. Amori perduti o mai arrivati. Capita a tutte di guardarsi dentro e sentirsi un po’ sole o tristi o stanche, capita a tutte di voler seppellire la testa sotto il cuscino ancora per un’ora che sembri un anno intero e alzarsi e sorridere e riprendere le fila della propria vita mille volte e ancora mille….

Capita a tutte…

Capita a tutte ma lei riesce a fare con la sua vita e con le vite di tutte noi una piccola magia e allora ci si ritrova a ridere di gusto ma anche a tirare un po’ su col naso, ci si ritrova a sorridere e a sorridersi, che in fondo poi tanto sole non lo siamo. Così la mattina mi alzo e quando lo specchio mi risponde con una faccia che non credevo potesse essere la mia, mi torna in mente il ritornello di una sua filastrocca: “Il volto è un lenzuolo al sole asciugato Ci dorme la vita, l’ha un po’ stropicciato, Ma è bello così, nessuno lo nega Noiosa è l’età che non fa più una piega…” E alla fine ecco chissenefrega delle rughe o delle borse o delle notte insonni… chissenefrega se a volte si rotola giù per un giorno o due e magari un po’ di più, l’importante è resistere e non perdere la voglia di stupirsi tutti i giorni almeno un po’.

Dal Blog al Libro al cinema…

Un anno fa, più o meno, dal Blog di Enrica è “uscito” un libro: “La verità vi spiego sull’amore”. Neanche a dirlo il libro è stato un successo, (a proposito leggetelo, leggetelo, leggetelo!) è stato così un successo che hanno deciso di farne un film, stesso titolo del libro, il regista Max Croci, l’attrice protagonista Ambra Angiolini. Se ve lo siete perse al cinema, in questo periodo lo trovate su Sky .

 

Dodici ricordi e un segreto

Che altro dire? Enrica non si ferma mai! E’ da poco stato pubblicato il suo secondo libro: “Dodici ricordi e un segreto”. Un libro bellissimo, delicato, emozionante, un libro sui ricordi, sull’amore che non è mai perfetto perché è la vita a non esserlo, perché ci sono crepe sempre, attraverso le quali si deve per forza passare e a volte le crepe sono strette e ci si passa a fatica, a volte ci si scortica… così, se lo leggerete, ed io spero di sì, preparate i fazzoletti ma preparatevi anche a scaldarvi il cuore, perché a volte è così che succede, a volte…

…a volte capita si “incontrino” belle persone e quando accade bisogna approfittarne e tenersele strette anche se solo virtualmente.

“E allora sai cosa fai? Prendi questa crostata e la mangiate insieme in mio onore, che dopo aver fatto l’amore viene sempre fame. E poi ricorda, Aura, prenditi la tua fetta di felicità senza paura che non ne resti per dopo o di toglierla agli altri…”

A proposito, il 15 giugno alle ore 18,00 sarà a Mede al CARI a presentare il suo ultimo libro, prima di una serie di iniziative che ho chiamato Costellazioni… luminose come solo le donne sanno essere.

QUANDO LE DONNE COLLABORANO…

E’ questo che succede quasi sempre tra donne… nascono amicizie e crescono nuove idee

Qualche settimana fa ero stata invitata da Michela Delton a Castelnuovo Scrivia nel suo salone di bellezza per parlare alle sue clienti di fisicità, analisi del colore, errori di stile. La proposta era accattivante e con Michela ci siamo subito intese. E’ questo che succede quasi sempre tra donne, ci si parla, ci si intende, si organizza, si collabora. Da queste collaborazioni scaturisce sempre qualcosa di bello, altre donne si lasciano coinvolgere, tanta energia positiva, voglia di fare, di confrontarsi, si seminano sorrisi, nascono amicizie, crescono nuove idee e altri progetti. E’ questo che succede quasi sempre tra donne… e quando sentite parlare di “rivalità”, fateci caso, è quasi sempre un uomo a farlo… Quando le donne collaborano troveranno sempre un modo per realizzare i propri progetti piccoli o grandi che siano… è quello che ho sempre pensato ed è così che mi piace lavorare.

Mai lasciare le chiacchiere a metà

Michela è stata una “padrona di casa” perfetta, ha saputo coinvolgere amiche e clienti e io mi sono trovata a parlare ad un pubblico attento e curioso di analisi del colore e delle forme, dubbi e incertezze, voglia di capire e di mettersi in gioco e poi il rammarico, arrivate a sera, di lasciare tante domande sospese e qualche chiacchiera a metà… Mai lasciare chiacchiere a metà! Con alcune di loro mi sono già risentita e  non vedo l’ora di continuare il discorso così come ho potuto fare con Michela.

Colori, forme, stile, consapevolezza, personalità… tutti argomenti con i quali Michela ha a che fare ogni giorno solo che la sua attenzione è sempre concentrata sulle amiche e le clienti che si rivolgono a lei. Il nostro incontro è stata un’occasione per spostare l’attenzione su di sé e per “guardarsi” con occhi diversi. Avendo entrambe attività molto impegnative e pressoché gli stessi orari, siamo sempre rimaste in contatto tramite Whatsap. In questo modo lei ha potuto tenermi aggiornata sui cambiamenti che stava facendo. Innanzitutto i capelli: insieme avevamo stabilito che il suo sottotono era freddo e che quindi il suo colore andava “raffreddato” scurendo ed eliminando le tonalità “aranciate” e… chi meglio di lei avrebbe potuto trovare il giusto equilibrio?!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Michela: donna “diamante”

 

Dopo questo primo passo ci siamo concentrate sulla fisicità. Mi ha inviato delle foto di se stessa in leggins e maglietta. Michela appartiene alla tipologia delle donne “diamante”: ha delle belle spalle, un bel seno, la parte superiore del corpo minuta, la vita stretta, l’addome piatto. Il suo punto debole sono i fianchi arrotondati e le gambe che, anche per il lavoro che fa, tendono ad essere gonfie. Come spesso succede, la sua attenzione si focalizza su quelli che lei vede come difetti e per camuffarli tende a coprirsi: predilige i pantaloni ai quali abbina maglie abbondanti e cardigan larghi e lunghi. Così facendo però non mette in risalto quelli che sono i suoi punti di forza e tende a “sparire” nei capi che indossa. Le consiglio di riconsiderare il suo guardaroba dando invece la priorità a maglie e camicie small che sottolineino il suo punto vita e che valorizzino di più la parte superiore del corpo. Capisce al volo, prova e mi invia le immagini, adesso siamo sulla stessa lunghezza d’onda, non ci resta che fissare un appuntamento!

 

 

 

Non vedo l’ora di farle cambiare idea…

Quando lunedì mattina, arriva in negozio, abbiamo davanti a noi un’intera mattinata. Michela adora i pantaloni ma… non vedo l’ora di farle cambiare idea! Le propongo tre abiti lunghi, nel suo guardaroba questo è un capo che manca eppure è proprio quello che la valorizza di più. Le spalle in evidenza riproporzionano i fianchi, il punto di vita stretto va assolutamente sottolineato, i fianchi e le gambe si armonizzano con il resto… gli accessori danno il tocco finale! E’ bellissima e molto molto femminile!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Adesso che abbiamo stabilito qual è il capo su cui puntare… ritorniamo ai pantaloni. Quali scegliere? Nel caso di Michela pantaloni stretti in vita, aderenti sui fianchi ma con linee morbide, bandito l’effetto strech! Tessuti naturali e perché no? Pur prediligendo lei toni neutri, osiamo e aggiungiamo un tocco di colore! Ai pantaloni abbiniamo capi morbidi ma che accompagnino le sue forme, assolutamente bandite le taglie over. Scopriamo le spalle e le braccia che danno maggior equilibrio all’insieme…. Non ci resta che riguardare insieme le primissime foto che mi aveva mandate e sorridere soddisfatte per il risultato ottenuto… Quando le chiacchiere sono finite, è lo specchio che inizia a parlare…

 

 

 

 

 

 

 

IL VESTITO DELLA DOMENICA

Fiori, colori, righe…

Quasi ogni settimana in negozio arrivano scatoloni, ordini fatti mesi fa, articoli scelti con cura, frutto di lunghe meditazioni, svolazzanti pensieri notturni, di quelli che ronzano e ti tengono sveglia: “Avrò fatto bene?”, ” Ho ordinato troppo?… Troppo poco?… Se non arriva tutto? Se piove o nevica e la stagione non si apre?”. Notti di giravolte nel letto quando ogni preoccupazione diventa un meteorite in rotta di collisione. Ordini che nell’attesa sono un po’sbiaditi nella memoria, non ancora arrivati e già mi tocca pensare alle prossime stagioni, con le primule nei vasi e la neve nella testa. Arrivano gli scatoloni e a me sembra già un po’ Natale, tiro fuori gonne, pantaloni, camice, chemisier e i colori prendono vita sugli stendini, fiori, colori, righe… a volte solo il tempo di sollevarli e appenderli e già mi immagino un’amica o una cliente a cui starebbero d’incanto, una gita al mare, una serata al lume di candela… i pensieri, quelli molesti, smettono di ronzare e la mente si riempie di idee, di immagini di  voglia di fare. Ma è sempre stato così? Abbiamo sempre galoppato così due stagioni per volta, a volte tre, i piedi nel presente e i pensieri proiettati in avanti alla velocità della luce?

Cento sfumature di marron

Ripenso a quando ero piccola e ancora prima quando mia madre era piccola. Ripesco racconti e immagini un po’ sbiadite tutte color del fango, il sottotono di quegli anni quando le fotografie mantenevano i colori il tempo di uscire dal negozio del fotografo e, dopo qualche mese, quando le riguardavi, tendevano invariabilmente al marron in tutte le sue cento sfumature.

Soldi pochi. Si lavorava tutta settimana e la domenica ci si vestiva a festa, spesso lo stesso abito conservato con cura, stretto o allargato più volte a seconda, accorciato di qualche centimetro e poi di nuovo allungato. La funzione in chiesa, il vassoio di paste per il pranzo della domenica, la passeggiata sul corso. Si guardavano le vetrine dei negozi in cerca di idee, gli acquisti si programmavano con attenzione. Si tornava a casa e l’abito buono lo si riponeva con cura in attesa di un’occasione, la visita a un parente, il giorno della festa…  A volte capitava qualcosa di “grosso”: un matrimonio, una comunione o una cresima in famiglia e allora sì si andava in bottega, magari tutti insieme, a fare un acquisto importante, abiti nuovi da indossare quel giorno e solo quello, giusto il tempo di un ritratto con i sorrisi stirati, gli alluci doloranti e gli sguardi un po’ sbigottiti di chi ha l’impressione di vestire i panni di qualcun altro.

Il vestito della domenica è archiviato tra i ricordi, a lungo desiderato, idea di qualcosa di bello da non usare per non consumarlo, qualcosa da conservare nell’armadio tra effluvi di naftalina, qualcosa che, anche una volta indossato, non ci sarebbe mai davvero appartenuto.

Abito della festa o divisa per l’ufficio

Vuoto l’ultimo scatolone e penso a come la vita sia diversa ora e a come, a volte, siano proprio le piccole cose a raccontare meglio i cambiamenti. Oggi ci vestiamo in base all’umore, gli abiti ci rappresentano, rappresentano il nostro modo di essere e di sentire. Li utilizziamo per dare di noi un’immagine che sia immediatamente spendibile e che possa farci sentire a nostro agio nei rapporti con gli altri. Lo stesso capo, abbinato diversamente, è “abito della festa” o “divisa” per l’ufficio, è qualcosa in cui scivoliamo rimanendo sempre noi. Non siamo più capaci di far durare ciò che abbiamo? Non credo, non dev’essere necessariamente così. Se gli acquisti si pianificano e si programmano con attenzione, se i capi sono di qualità e teniamo conto di ciò che già abbiamo, troveremo sempre nel nostro guardaroba l’abbinamento giusto che sia un weekend sul Nilo o un picnic in collina, il matrimonio dell’anno o la cresima del vicino.

Tra una corsa e un meteorite, attraversando queste domeniche che sembrano sempre un po’ dei lunedì alla fine l’unica cosa di cui ho davvero nostalgia sono quei pranzi della domenica, tutti attorno al tavolo, con le gambe che dondolavano sotto la sedia troppo alta, nell’attesa, che sembrava infinita, di sciogliere il nodo e scartare le paste.

Non prima e non dopo…

 

DI MAMMA CE N’E’ UNA…

Se non ci fosse lei…

In queste settimane frenetiche in cui le cose fatte sono sempre meno di quelle ancora da fare, divisa tra negozio e consulenze, la testa piena di progetti, alcuni già avviati, altri appena abbozzati, in queste giornate un po’ così, che iniziano presto la mattina e finiscono tardi la sera, mi sono trovata spesso a pensare che a meno di non dilatare i minuti e trasformarli in ore, se non ci fosse lei io non ce la farei a stare dietro a tutto.

Lei è Angela, mia madre e in occasione della festa della mamma, ho pensato di ritagliarmi qualche ora da dedicare a noi. Certo di ore insieme ne passiamo tante ma non c’è mai tempo per sederci tranquille a fare quattro chiacchiere. La mattina quando arrivo in negozio, lei c’è già, ha già aperto, tirato giù le tende, spazzato fuori, sistemato; il tempo di un caffè e ci sono le clienti da seguire, abiti da far provare, scarpe da ritirare, poi io al telefono con le ditte o al computer a mandare mail o a preparare una consulenza, lei a parlare con la sarta; io faccio una corsa in banca, lei fa accomodare un’amica… La sera se vi capita di passare dal negozio in orario di chiusura mentre faccio l’inventario, la potete vedere indaffarata a riordinare, passare l’aspirapolvere, aggiustare un manichino…

L’Angela ferma proprio non ci sa stare

Lei, l’Angela, ferma proprio non ci sa stare. La sua è stata una vita così, tanto lavoro, sempre di corsa, tre figli da crescere, un marito amatissimo da aiutare, la casa da tirarsi dietro… Oggi queste ore le voglio dedicare a lei.

“Mamma, ci prendiamo qualche ora per noi? Ti va di farmi da modella? Sei sempre in pantaloni e camicia, lo so che sei comoda ma mi piacerebbe immaginarti in vacanza, in un bel posto di mare o vederti più colorata e sbarazzina.”       “La modella? Ma Battistella cosa dici? Alla mia età! La modella… non farmi ridere”, ” Certo, la modella! Vorrei arrivare io alla tua età così! E poi è una vita che non facciamo due chiacchiere! Quanti anni avevi quando hai iniziato a lavorare?” “Eh quanti… ho iniziato dopo la quinta. Prima aiutavo i miei nei campi, quando arrivava il temporale e il fieno era da tirare su, si correva tutti, tutti si dava una mano. Poi a settembre ho cominciato a lavare teste da una parrucchiera. Allora si faceva un po’ di tutto, lavavo teste, pulivo per terra e se non c’erano clienti, facevo anche le pulizie in casa…”, “Quindi avevi undici anni…”, “Undici sì, e non ho più smesso. Dopo un po’ di anni ho conosciuto tuo papà e ho aperto un negozio da sola… poi siete arrivati voi, tu e tuo fratello e dopo qualche anno anche Clara, e io dovevo lavorare, badare a voi, alla casa, al papà… ero sempre di corsa!”. “Sì, me lo ricordo, mi ricordo quando ci portavi a scuola la mattina, tu con la tua guida “sportiva” e noi dietro che ad ogni curva, rotolavamo uno sull’altro e ci spalmavamo contro la portiera…”

 

 Una mamma “sprint”…

 

“Non avevo mica tempo da perdere, quasi non mi fermavo neanche per farvi scendere!”, ” Non quasi! Non ti fermavi proprio! Rallentavi, aprivi la portiera e noi dovevamo saltare giù più veloci della luce!”, “Ma voi eravate già alle elementari, poi avevo ancora tua sorella da portare all’asilo!”.

Intanto me la guardo e me la vesto. Non mi sembra vero di potermela “rigirare” come voglio io!   “Visto che sei sempre stata così sprint che ne pensi di un look un po’ più “moderno”?”, “Vorresti dire che sono antica?”, “Assolutamente no! Però dopo ti faccio le foto così vedi la differenza!”, “Le foto? A me?”

“Ti ricordi quando ci inseguivi per farci fare il bagno?”, ” Tu eri giudiziosa ma tuo fratello faceva degli urli, piangeva, è brutto quando i bambini piangono e ti fanno perdere tempo! Io lo acciuffavo e lo infilavo nella vasca. Mi dovevo ingegnare! Tu e tuo fratello eravate uniti, lui faceva tutto quello che facevi tu…”, “Sì, certo, me lo ricordo, ce l’avevo sempre dietro…”; ” La mattina per non fargli capire che tu ti alzavi per andare a scuola, avevo una bambola bionda che infilavo nel letto al posto tuo così lui vedeva i capelli e continuava a dormire… Tu intanto ti preparavi per uscire”. “La bambola me l’ero quasi scordata… in compenso mi ricordo le merende sul lavandino, uno accanto all’altro attenti a non sbriciolare in giro…”

Quella volta che…

 

 

Lei ride di gusto. “Mamma erano anni difficili ma alla fine sono stati anni belli. Non mi sono mai sentita trascurata o abbandonata…. tranne forse quella volta che ti sei dimenticata di venirci a prendere all’asilo e alla chiusura le suore, visto che pioveva, ci hanno infilato un sacco dell’immondizia nero in testa con due buchi per gli occhi e ci hanno spediti a casa! Come mi sono vergognata di attraversare il paese con quel sacco in testa!”

Adesso a ridere di gusto siamo tutte e due e non riusciamo quasi a fermarci, un po’ per la sua dimenticanza un po’ per la sua faccia quando, aperta la porta, ci aveva visti così incappucciati. Fosse successo oggi per una suora così “creativa” avrebbero come minimo chiuso l’asilo!

Intanto la sistemo, le aggiusto la collana, le infilo gli occhiali da sole… Alla fine riesco anche a metterla in posa per le foto! Mi sembra quasi che ci stia prendendo gusto! Ma quanto è bella questa mamma che gli “anta” li ha passati già da un po’ ma li sa portare con tanta leggerezza!

Con lei abbiamo imparato…

Con lei abbiamo imparato a scendere da un auto in corsa ma anche a salire, che se nessuno ti viene a prendere all’asilo qualcuno ti aprirà sempre la porta di casa pronto ad abbracciarti anche se sei bagnato e sembri uscito da un cassonetto, che la merenda sul lavandino si può fare in due ma anche in tre, basta stringersi. Abbiamo imparato ad arrangiarci, a lavorare sodo e quanto sia importante fare le cose con passione. Abbiamo imparato a rigare dritto, a sorridere ma anche a ridere di gusto. Abbiamo imparato che i momenti bui ci sono ma poi passano, si raddrizzano le spalle, si tira su la testa, si tiene duro…

 

 

 

 

 

A OGNI DOMANDA LA SUA… CONSULENZA

Cambio di stagione, un’occasione per fare pulizia…

Se solo smettesse di piovere! Persino Fra Indovino non si raccapezza più! Nella speranza che da un giorno all’altro il tempo cambi e ci si ritrovi catapultati in piena primavera, cominciamo a prepararci a temperature decisamente più miti. Il “cambio dell’armadio” può essere un’ottima occasione per fare pulizia e farci qualche domanda. In che fase della mia vita sono? Quali sono i miei obbiettivi, i miei progetti? Il mio stile di vita è cambiato? Vorrei che lo fosse? Sono la stessa di un anno fa? Di due, di dieci? Ha senso tenere accatastati nell’armadio abiti a cui magari siamo affezionate ma che occupano spazio, creano confusione e soprattutto non ci “appartengono” più?

Un guardaroba zeppo di capi e vuoto di idee…

Aprire un guardaroba zeppo di capi ma vuoto di “idee” non è mai piacevole, mette ansia e ci rimanda un’immagine di noi stesse inadeguata e non all’altezza delle nostre aspettative. A qualche domanda dobbiamo dare una risposta perché partire con le idee chiare è il primo passo per mettere ordine nelle nostre vite e nei nostri armadi.

Anna lo sa bene, fa tesoro dei consigli, è sensibile e attenta. Quando mi chiama per una consulenza sul guardaroba, gran parte del lavoro l’ha già fatto lei basandosi su ciò che ci siamo dette nel corso delle nostre chiacchierate. A volte, però, ciò che può fare la differenza è proprio una consulenza mirata e un occhio esterno che ci guarda e ci vede in modo “obbiettivo”. Quando ci guardiamo allo specchio (capita a tutte noi!), il nostro sguardo è “implacabile”, ci troviamo difetti che nessuno, a parte ovviamente noi, noterebbe e, spesso, non notiamo i nostri punti di forza.

L’importanza della consulenza

Anna mi invia delle immagini dove indossa due abiti che le girano nell’armadio da un po’, non ha il coraggio di buttarli perché le vanno ancora bene e sono ancora in ottimo stato, ma non riesce più ad indossarli perché negli anni lei è cambiata e non la rappresentano più. In questo caso la parola d’ordine è BUTTARE! Sbarazzatevi di tutto quello che non sentite più “vostro”, di ciò che non vi rende felici, di ciò che, una volta indossato, non vi strappa un sorriso compiaciuto davanti allo specchio. Quello che indossiamo deve darci carica, deve farci sentire a nostro agio, rappresentarci e, soprattutto, permetterci di affrontare con positività le nostre frenetiche giornate…. anche se fuori piove!

Il discorso cambia con il giubbotto con le frange color cuoio, Anna è affezionata a questo giubbotto, le ricorda momenti belli, ma non sa come “utilizzarlo” rendendolo divertente ed attuale. Anche in questo caso la consulenza può fare la differenza e venire in aiuto. Le frange e il cuoio sono ancora un must di questa stagione, il gioco sta nell’abbinarli in modo originale e trendy. Frange sì ma con pantaloni di pailettes o con tessuti brillantosi. Ecco che il giubbotto vintage ritorna attualissimo e trova la sua collocazione nel guardaroba primaverile di Anna.

Less is more

 

 

 

 

 

 

 

 

“Less is more”, questa frase di Mies van der Rohe, uno dei più grandi architetti e designer del ‘900, è stata ripresa e riproposta in mille modi diversi, ma è geniale. Quasi mai il “molto” o il “troppo” ci semplificano la vita, assolutamente MAI il guardaroba! Un guardaroba meno pieno, ma ordinato e ragionato sarà sotto ogni punto di vista un guardaroba più “ricco”.

QUANDO IL NOSTRO ARMADIO E’ “CONFUSO”

“Aiuto! Emergenza armadio!”

Ottavia, è una giovane donna, dinamica e sportiva. Ci conosciamo da molto tempo ma solo da poco è diventata mia cliente. Felice degli acquisti che abbiamo valutato insieme in boutique, mi chiama una mattina in piena “emergenza armadio”. Avete presente quando apriamo il guardaroba zeppo di abiti e accessori e il panico si impossessa di noi? Abiti, maglie, capispalla, accessori e nella testa una vocina che ci dice: ” Questo no, non ti sta bene, questo forse… la forma è perfetta ma il colore, per carità! Ma cosa ti passava per la testa quando l’hai acquistato? Non si può vedere, non è il tuo, non ti valorizza, e poi con cosa lo abbineresti… attenta a quello che fai!…” La vocina però, giura Ottavia, era proprio la mia! Praticamente un incubo, una piccola Stella sulla spalla che le bisbigliava consigli e la redarguiva.

Aiuto! Più emergenza di così!

Come “mettere in riga” il guardaroba

Ci siamo subito accordate e così, un lunedì mattina, mi sono presentata a grandezza naturale, novella Mary Poppins, pronta a fare ordine, dissipare i dubbi e “mettere in riga” l’armadio di Ottavia. L’armadio di Ottavia, come quasi tutti gli armadi di noi donne, è un coacervo di stili, un’accozzaglia di colori, è fatto a strati, capi acquistati negli anni, sopravvissuti alle mode, agli umori ed anche ai fidanzati. A volte conserviamo gli abiti perché ci piacciono anche se, magari ci accorgiamo che non ci stanno particolarmente bene, a volte non li buttiamo perché ci ricordano una fase della nostra vita, un momento felice. A volte perché “con quello che l’ho pagato” meglio lasciarlo lì appeso, monito imperituro per sconsiderati acquisti futuri. Ebbene sappiate che non funziona! Meglio un guardaroba meno ricco e più disciplinato che “Portobello Road” tutto in un armadio.

Ottavia mi spiega qual è il problema: gli acquisti fatti con la mia consulenza le piacciono, la convincono e, soprattutto le “corrispondono” e la “valorizzano”. Ha capito perfettamente quali sono le forme e i colori che le stanno meglio ora dobbiamo lavorare sugli abbinamenti usando un po’ di accorgimenti.

Facciamo un po’ d’ordine

 

 

 

 

 

 

 

 

Non tutto quello che non ci corrisponde va necessariamente eliminato.

Se l’abito che ci piace tanto non è di un colore “amico”, non importa, troveremo il modo di “addomesticarlo”. Useremo capispalla di colori amici, ci aiuteremo con sciarpe e accessori. Quello che dobbiamo raggiungere non è un’assurda idea di perfezione (che noia!), dobbiamo trovare abbinamenti che ci soddisfino esteticamente senza mai tradire quello che noi siamo perché ognuna di noi è un mondo a sé e a volte sono proprio i “difetti” o ciò che sulla carta sembrerebbe “fuori posto”, a rappresentare il vero valore aggiunto di un out-fit, quello che lo rende originale e, soprattutto, giusto per noi. L’importante è che il risultato finale sia armonico, che l'”imprevisto” si integri bene con il resto. Perché se l'”imprevisto” è il “nostro imprevisto” ci sentiremo a nostro agio in qualsiasi situazione. Ottavia mi apre l’armadio e i cassetti e le scatole e tutto quello che si può aprire ed insieme cominciamo a ragionare e a confrontare le nostre idee.

 

Partiamo dai capispalla

Da qualche parte bisogna iniziare, partiamo dai capispalla, attorno ad essi costruiremo i nostri out-fit scegliendo tra i capi a disposizione. La giacca grigia a righine è un ottimo punto di partenza! Ad essa possiamo abbinare i jeans (Ottavia ne ha diversi) . A seconda delle bluse che utilizziamo otteniamo effetti sempre diversi. Più “seri” e “professionali” con camicia bianca e canotta blu e argento, più casual con la blusa gialla o il mini abito a fantasia. Gli accessori danno il tocco finale dando carattere e personalizzando ogni abbinamento.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La stessa cosa la facciamo utilizzando come capispalla un cardigan lungo e una giacca bianca e blue. Anche in questo caso ci serviamo solo dei capi di Ottavia cercando tra quelli che maggiormente le piacciono e la valorizzano e se un colore non è esattamente quello giusto, non importa! Troviamo il modo di renderlo adatto a lei utilizzando collane ed orecchini, giocando su contrasti ed associazioni.

 

 

 

 

 

 

 

 

Gli unici capi nuovi inseriti sono state due magliette basiche da utilizzare sotto gli abiti scollati che Ottavia adora, rendendoli così adatti anche ad essere indossati in ufficio, un paio di pantaloni neri e una camicia di jeans. Camicia che, nel guardaroba di una ragazza giovane e dinamica come Ottavia, non può assolutamente mancare. Il risultato è da vedere! L’armadio di Ottavia non sembra più lo stesso: ordinato sì ma soprattutto funzionale, ricco di out-fit e originale, proprio come lei!

Laura: con un sogno per la testa

Laura, 21 anni e un’idea fissa…

Laura ha 21 anni, è giovane e piena di vita. Ha terminato da poco gli studi ma non ha ancora le idee chiare su cosa fare. O meglio, lei di idee ne avrebbe anche, anzi un’idea fissa: vorrebbe fare la fotografa, è sempre stata la sua passione, fin da quando era piccola e portava l’apparecchio ai denti, gli occhiali e i codini. Il fatto è che là fuori il mondo degli “adulti” sembra molto più complicato di quello al quale era abituata.

E’ alta, bionda, con un fisico appariscente che le piace mettere in mostra. Adora gli abiti attillati, i jeans strappati, le gonne molto corte, le magliette che lasciano la pancia scoperta. Ama i tacchi alti e non esce mai senza il suo rossetto fucsia e senza essersi truccata gli occhi verdi con l’eyeliner, che, come dice il suo amico Luca, “c’ha du occhi che sembran quattro”. Non passa certo inosservata ma, in fondo, è così che le è sempre piaciuto.

Alla ricerca di un lavoro: il nostro look è il nostro biglietto da visita

I “problemi” sono iniziati dopo la scuola, quando ha dovuto pensare a cercarsi un lavoro. Ha cominciato  facendo il giro degli studi fotografici, proponendosi come “aiuto” per i servizi di matrimoni, comunioni e cresime, poi è passata alle agenzie pubblicitarie, ma anche a quelle immobiliari, in fondo hanno tutte quelle foto di case appese in vetrina. Da qualche parte doveva pur cominciare, così  due o tre volte la settimana gira per la città portandosi dietro una chiavetta dove sono archiviate tutte le sue foto, tutte le più belle. Eppure, fino ad ora, nessuno l’ha presa sul serio, le foto manco le hanno guardate. Ha rimediato qualche invito a cena o qualche proposta per fare la ragazza immagine in discoteca.

Eppure lei sa di essere brava.

Ha provato anche a proporsi direttamente su facebook, comunioni, cresime, feste di compleanno, qualsiasi cosa. Anche lì i suoi scatti con più likes sono i suoi selfie in bikini o con l’abito scollato. I commenti tutti sul suo aspetto fisico.

Che fare? Lei al suo sogno non vuole rinunciare ma è convinta di aver bisogno di un nuovo look. Qualcosa che la rappresenti ma riesca anche a trasmettere la sua determinazione e la sua professionalità, e perché no? Anche la sua competenza.

Vorrebbe che la sua immagine oltre al suo aspetto fisico riuscisse a valorizzare e a mettere in risalto anche altre qualità. Vorrebbe che parlasse di lei

“Solo le persone superficiali non giudicano dalle apparenze” Oscar Wilde

Non so se solo le persone superficiali non giudichino dalle apparenze, ma credo fermamente che sia molto molto difficile se non impossibile non percepire l’altro innanzi tutto per come si presenta. Tutti noi abbiamo una vita sociale, usciamo, portiamo i bambini a scuola, andiamo a fare la spesa, parliamo con i vicini, con le persone che incontriamo, andiamo al lavoro. Per tutti noi, vivendo di relazioni, l’apparire è una manifestazione necessaria anzi direi imprescindibile e, soprattutto è la prima cosa che si “spende” nel contattare l’altro. Quando dico tutti noi, intendo proprio tutti, sia che usciamo con un tacco del 12 e una minigonna vertiginosa, sia che ci infiliamo un paio di jeans e una maglia oversize o un completo classico o un paio di mutande sulla testa, noi stiamo più o meno consciamente, trasmettendo un messaggio.  Che il messaggio sia sono “una strafiga” o “non c’è trippa per gatti” o “mi sono alzata con la luna storta” o anche “non mi importa dell’immagine è quello che ho dentro che conta”… in ogni caso sempre ma proprio sempre per il solo fatto di uscire di casa e di mescolarci agli altri noi veniamo percepiti per come ci presentiamo. (Vi avverto che nel caso delle mutande il messaggio potrebbe essere un po’ contraddittorio ma quest’esempio un po’ bizzarro mi aiuta spiegare quello che vorrei dire.)

La nostra immagine parla di noi anche quando vorremmo che se ne stesse zitta, anche quando ci disinteressiamo a lei, lei, l’immagine continuerà a ciarlare indisturbata… mi viene in mente l’ombra di Peter Pan che per quanto sia la “sua” si stacca da lui e vive di vita propria. Quello che voglio dire è che siccome della nostra immagine/ombra non possiamo fare a meno, dobbiamo imparare a cucircela addosso e a farcela alleata.

Avete presente Madonna giovanissima in “Cercasi Susan disperatamente”?

 

Il “problema” di Laura è un problema comune a molte persone. Nel suo caso lei, giovanissima, ha sempre giocato con il suo aspetto, la sua “preoccupazione” era quella di essere carina, desiderabile, provocante, di divertirsi come tutte le ragazze della sua età. Il suo guardaroba è il guardaroba di una ragazzina un po’ rock , avete presente Madonna giovanissima in “Cercasi Susan disperatamente”? Chiodo di pelle corto in vita, mini mozzafiato, magliette portate annodate, top corti e scollatissimi. La sua immagine parla di una ragazza frizzante, estroversa, che ama divertirsi ma non dice nulla di Laura giovane donna in cerca di lavoro, fotografa sensibile, con tanta voglia di fare e di impegnarsi.

In questo caso la sfida è quella di mantenere il più possibile intatta l’immagine che Laura ha di sé, quella in cui si sente sé stessa e a proprio agio rendendola più spendibile ed adatta ad un ambito lavorativo. Il primo passo è stato quello di integrare i capi rock con dettagli più femminili e meno aggressivi, una gonna plissettata e una maglia bon ton si sono rivelate perfette per lo scopo. Ho poi abbinato i jeans strappati ad una camicia bianca con voulant al posto del polsino e utilizzato il top come gilet ottenendo un outfit giovane e raffinato e molto molto modaiolo.

Se gli acquisti sono fatti con criterio ogni pezzo si combina con altri capi creando out fit sempre diversi

Pensando ai colloqui di lavoro, ho introdotto una giacca blu doppiopetto della nuova collezione 365 Marella: la giacca rende “autorevole” ogni out fit e sarà perfetta  su jeans e t-shirt oltretutto questa si lava in casa, non si stira e non si stropiccia. Adattissima per giornate frenetiche in giro per la città e sempre impeccabile… da abbinare anche all’out fit precedente con camicia e top.  Laura potrà poi giostrare gli accessori dorati abbinandoli sia ai jeans a zampa che  all’abito plissée. Lo stesso abito potrà utilizzarlo con una delle sue t-shirt bianca e abbinarlo al giubbotto di pelle e alle sneakers ottenendo un look giovane e di sicuro effetto. Questo dimostra anche che se gli acquisti sono fatti con criterio ogni pezzo si combina con altri capi creando out fit SEMPRE diversi.

 

 

 

 

 

 

 

 

Gli out fit studiati per Laura non tradiscono l’immagine che lei vuole dare di sé ma la rendono più articolata e intrigante, più consapevole ed adulta. L’impressione non è più quella di una ragazzina con le idee un po’ confuse ma quella di una giovane donna sicura e con le idee chiare, capace di giocare con gli abbinamenti con eleganza e originalità. Quando un out fit si accorda perfettamente all’immagine che la persona ha di se stessa, è in grado di dare maggiore “spessore” alle parole e alle idee che esprime. Sono sicura che al prossimo colloquio Laura riuscirà a farsi valere… aspetto impaziente che mi dia sue notizie!