Coco Chanel…C’era una volta

C’era una volta una una bimba di umili origini il cui padre era un venditore ambulante, mentre la madre era una lavandaia. Quella bimba però divenne la regina di Parigi che tuttora viene ricordata: la leggenda Coco Chanel.

C’era una volta una bimba che fu abbandonata in un orfanotrofio dal padre, che non vide mai più, ma lei preferiva dire che egli era partito per l’America in cerca di fortuna.

C’era una volta una bella e giovane donna che si esibiva davanti alle truppe di cavalleria e che cantava spesso la canzone “Qui qa’ vu Coco dans le Trocaderò?” Però raccontava che il nomignolo le era stato dato dal padre.

Una donna geniale, creativa e innovativa che vestì le donne come nessuno aveva fatto fino ad allora.

Le donne non erano più solo madri e spose ma si facero carico, a causa della guerra, di doveri fino ad allora considerati maschili. Le donne dovevano essere comode, evitando di sembrare aggressive o imbecilli (parole dette durante una delle sue famose innumerevoli interviste).

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Elementi innovativi dello stile Chanel: la consulenza d’immagine secondo Coco

Coco Chanel ha condotto una vera e propria rivoluzione in tutti gli aspetti dello stile di vita delle donne della sua epoca e non solo:

  1. Mostrare le gambe: tutti gli abiti della casa erano più corti della concorrenza.
  2. Liberare il punto vita: eliminazione di stecche e corsetti.
  3. Nobilitare il nero: grazie a lei, il nero divenne il colore sinonimo di eleganza. Prima veniva utilizzato solo per i funerali indicando il lutto, oppure per le divise della servitù. A lei si riconduce il “Petit Robe Noir” ovvero il famoso tubino nero che rivoluziono l’armadio di tutte le donne.
  4. Tagliare i capelli: lo stile corto diventa nuovo simbolo di una seduzione inedita.
  5. Utilizzare i capi maschili: si rifiutò di cavalcare all’amazzone e fu la prima ad indossare i pantaloni, capo per eccellenza che identifica lui.
  6. Mostrare e prediligere un colorito abbronzato: Coco Chanel fu la prima a mettere sul mercato il primo olio abbronzante.
  7. Utilizzare il tessuto jersey: prima delle sue idee innovative veniva destinato al confezionamento della biancheria intima.
  8. L’invenzione della bigiotteria: la stilista trovava provocatorio e ignobile mostrarsi con al collo gioielli dal valore spropositato. Secondo lei infatti, lo scopo dei gioielli non era quello di sembrare più ricchi, ma più belli.

Quindi già le linee guida appena espresse ci fanno capire come Coco Chanel fosse abile nell’utilizzare la consulenza d’immagine a 360 gradi: analisi del viso, analisi della figura, analisi del colore e analisi del guardaroba.

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La consulenza d’immagine espressa nei colori scelti da Coco Chanel

Solo 5 erano i colori principali scelti dalla stilista francese Coco Chanel:

  • Nero: colore che rappresenta l’essenziale. Questa tonalità mette in risalto la naturale luce della donna e richiama il rigore monastico dell’orfanotrofio di Aubazine.
  • Bianco: colore da cui tutto ha origine come la luce che lambendo ogni cosa la rende viva. Il bianco ha la funzione di illuminare. Anche la tonalità candida proviene dall’infanzia di Coco Chanel perchè bianchi erano i copricapi delle monache che vedeva quotidianamente.
  • Beige: evoca calore e semplicità. Si tratta della stessa tonalità della terra dell’Alvernia (terra d’origine), nonchè il colore della sabbia di Deuville, del Lido di Venezia, del colorito naturale di chi vive all’aria aperta.
  • Oro: include due facce della stessa medaglia, ossia il vero e il falso. L’oro vero dei regali dei suoi corteggiatori, l’oro falso della sua bigiotteria. L’oro che ornava le vesti clericali della sua infanzia, l’oro della Basilica di San marco dell’Impero Bizantino e dell’arte barocca che le furono sempre fonte di grande ispirazione.
  • Rosso: il colore della vita, del sangue e della passione. Metterlo sulle labbra è una dichirazione di buonumore. Gli uomini non sopportano le donne che si piangono addosso.

Una palette tanto semplice, quanto radicata nei principi della consulenza d’immagine.

I segreti dell’Atelier di Coco Chanel

Ogni leggenda che si rispetti ha dei segreti, e l’Atelier di Coco Chanel non può certo sfigurare in tal senso:

  • La sede storica si trova a Parigi al n.31 di Rue Cambon.
  • In realtà ci sono 4 Atelier o meglio 4 laboratori: due si occupano di tessuti di sartoria e due si occupano di tulle chiffon organza “flou”. Inoltre c’è un laboratorio chiamato “galon” che si occupa esclusivamente delle rifiniture e delle decorazioni (bottoni, passamanerie fodere).
  • La sarta più anziana, quella con più esperienza, la depositaria di tutti i segreti della Maison è la Premier: costei coordina e sovraintende a tutti i 4 atelier. L’organigramma è come una piramide in quanto la Premier ha tre Second Premier che, a loro volta, hanno tre apprendiste sarte destinate a diventare le future depositarie dei segreti dell’Atelier.
  • In ogni stagione si gestiscono collezioni da circa 70 capi.
  • Una giacca Chanel può arrivare a costare circa 100mila euro e la cliente può richiedere l’esclusiva.
  • Il direttore creativo, Karl Lagerfeld fino all’ultima collezione di febbraio 2o19 ora Virginie Viard, disegna il modello che verrà prima realizzato in mussola.
  • Si prendono ben 30 misure della cliente e solo i pezzi che compongono la giacca sono 18. Ogni pezzo in carta modello viene spillato e definito con il gesso. Passa poi dalle mani esperte della Premier che consegnerà il capo in una delle boutique sparse per il mondo (Londra, Parigi, New York, Hong Kong) per la prima prova. Arrivati a questo punto si effettuano le dovute modifiche e si cuce il tutto rigorosamente a mano.
  • Il direttore artistico decide circa i bottoni, la passemanerie, le fodere e le asole: ogni bottone per ogni asola (così voleva Coco Chanel). Infine si consegna il tutto alla Premier che si occuperà di recapitarlo personalmente per la seconda prova .  Il capo ritorna quindi a Parigi dove è definito e controllato nei minimi dettagli, finchè non è pronto per essere indossato.

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2.55 Un concentrato simbolico della storia di Coco Chanel

2.55 è l’iconica borsa della stilista francese e anche su di essa si concentrano una serie di curiosità e miti che andiamo a scoprire:

  • 2.55 è la borsa più copiata (ancora oggi) al mondo. Coco era fiera di essere copiata e lo sarebbe ancora oggi, più donne vestivano “a la Chanel” più era felice.
  • Tra le grandi firme che hanno provato a copiare lo stile unico della 2.55 c’è anche Yves Saint Laurent. In occasione della creazione dell’abito nero per Audrey Hupert, Coco Chanel non lasciò spazio a repliche dichiarando: “Saint Laurent ha un gusto eccellente quanto più mi copia, tanto più dimostra di avere classe.”
  • 2.55 sono le cifre della data del febbraio 1955: data di concepimento del design dello storico accessorio.
  • Nera perchè, come già detto prima, era il colore degli abiti monacali. Invece l’interno è bordeaux come le divise dei bimbi dell’orfanotrofio.
  • In jersey matlassè (poi fu realizzata anche in pellami nobili) per dare alla borsa più volume e forma e perchè ricorda il gilet degli stallieri.
  • La 2.55 ha una tasca aperta sul retro per le monetine e le chiavi, una tasca all’interno con zip nella patta di chiusura. In questo scomparto segreto la leggenda dice che Coco vi nascondesse le lettere dei suoi ammiratori.
  • La patta di chiusura è leggermente stondata: il motivo della forma anomala sarebbe il richiamare il sorriso della gioconda che lei spesso amava scarabocchiare sui suoi bozzetti.

Come riconoscere una 2.55 originale da una 2.55 falsa.

Chiaramente, oltre a tentativi di copia ufficiale da parte di altri brand della borsa 2.55, ci sono moli falsi in giro. Tuttavia ci sono diversi indizi che ci fanno capire se siamo di fronte ad una brutta copia:

  1. I rombi interi nella parte posteriore della borsa devono sempre essere di numero dispari.
  2. Le cuciture della tasca esterna applicata devono perfettamente combaciare con le cuciture della borsa.
  3. Il cursore della cerniera interna ha 3C.
  4. Il numero di serie della borsa è inciso e mai stampato. Inoltre il numero non è mai a nove cifre ma sempre meno e deve assolutamente corrispondere con quello del cartellino che accompagna la borsa.
  5.  La Maison non rilascia certificati di autenticità. Diffidate se qualcuno ve lo propone.
  6.  Il logo con la doppia C è sempre uguale: la C di destra sovrasta la C di sinistra in alto mentre in basso, la C di sinistra è quella che “passa sopra” alla C di destra. Il segno grafico identificativo è posto chirurgicamente al centro della borsa e il retro della chiusura a doppia C, ha sempre inciso sulla sinistra la scritta Chanel e sulla destra la scritta Paris.
  7. Stesso materiale per chiusura e scritta Chanel: se la chiusura a doppia C è argento, la scritta sarà sempre argento; se è oro invece, allora anche la scritta sarà oro. I colori non sono mai diversi ma sempre accoppiati perfettamente.
  8. Il valore della borsa 2.55 aumenta ogni anno di circa 300 euro.

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