DI MAMMA CE N’E’ UNA…

Se non ci fosse lei…

In queste settimane frenetiche in cui le cose fatte sono sempre meno di quelle ancora da fare, divisa tra negozio e consulenze, la testa piena di progetti, alcuni già avviati, altri appena abbozzati, in queste giornate un po’ così, che iniziano presto la mattina e finiscono tardi la sera, mi sono trovata spesso a pensare che a meno di non dilatare i minuti e trasformarli in ore, se non ci fosse lei io non ce la farei a stare dietro a tutto.

Lei è Angela, mia madre e in occasione della festa della mamma, ho pensato di ritagliarmi qualche ora da dedicare a noi. Certo di ore insieme ne passiamo tante ma non c’è mai tempo per sederci tranquille a fare quattro chiacchiere. La mattina quando arrivo in negozio, lei c’è già, ha già aperto, tirato giù le tende, spazzato fuori, sistemato; il tempo di un caffè e ci sono le clienti da seguire, abiti da far provare, scarpe da ritirare, poi io al telefono con le ditte o al computer a mandare mail o a preparare una consulenza, lei a parlare con la sarta; io faccio una corsa in banca, lei fa accomodare un’amica… La sera se vi capita di passare dal negozio in orario di chiusura mentre faccio l’inventario, la potete vedere indaffarata a riordinare, passare l’aspirapolvere, aggiustare un manichino…

L’Angela ferma proprio non ci sa stare

Lei, l’Angela, ferma proprio non ci sa stare. La sua è stata una vita così, tanto lavoro, sempre di corsa, tre figli da crescere, un marito amatissimo da aiutare, la casa da tirarsi dietro… Oggi queste ore le voglio dedicare a lei.

“Mamma, ci prendiamo qualche ora per noi? Ti va di farmi da modella? Sei sempre in pantaloni e camicia, lo so che sei comoda ma mi piacerebbe immaginarti in vacanza, in un bel posto di mare o vederti più colorata e sbarazzina.”       “La modella? Ma Battistella cosa dici? Alla mia età! La modella… non farmi ridere”, ” Certo, la modella! Vorrei arrivare io alla tua età così! E poi è una vita che non facciamo due chiacchiere! Quanti anni avevi quando hai iniziato a lavorare?” “Eh quanti… ho iniziato dopo la quinta. Prima aiutavo i miei nei campi, quando arrivava il temporale e il fieno era da tirare su, si correva tutti, tutti si dava una mano. Poi a settembre ho cominciato a lavare teste da una parrucchiera. Allora si faceva un po’ di tutto, lavavo teste, pulivo per terra e se non c’erano clienti, facevo anche le pulizie in casa…”, “Quindi avevi undici anni…”, “Undici sì, e non ho più smesso. Dopo un po’ di anni ho conosciuto tuo papà e ho aperto un negozio da sola… poi siete arrivati voi, tu e tuo fratello e dopo qualche anno anche Clara, e io dovevo lavorare, badare a voi, alla casa, al papà… ero sempre di corsa!”. “Sì, me lo ricordo, mi ricordo quando ci portavi a scuola la mattina, tu con la tua guida “sportiva” e noi dietro che ad ogni curva, rotolavamo uno sull’altro e ci spalmavamo contro la portiera…”

 

 Una mamma “sprint”…

 

“Non avevo mica tempo da perdere, quasi non mi fermavo neanche per farvi scendere!”, ” Non quasi! Non ti fermavi proprio! Rallentavi, aprivi la portiera e noi dovevamo saltare giù più veloci della luce!”, “Ma voi eravate già alle elementari, poi avevo ancora tua sorella da portare all’asilo!”.

Intanto me la guardo e me la vesto. Non mi sembra vero di potermela “rigirare” come voglio io!   “Visto che sei sempre stata così sprint che ne pensi di un look un po’ più “moderno”?”, “Vorresti dire che sono antica?”, “Assolutamente no! Però dopo ti faccio le foto così vedi la differenza!”, “Le foto? A me?”

“Ti ricordi quando ci inseguivi per farci fare il bagno?”, ” Tu eri giudiziosa ma tuo fratello faceva degli urli, piangeva, è brutto quando i bambini piangono e ti fanno perdere tempo! Io lo acciuffavo e lo infilavo nella vasca. Mi dovevo ingegnare! Tu e tuo fratello eravate uniti, lui faceva tutto quello che facevi tu…”, “Sì, certo, me lo ricordo, ce l’avevo sempre dietro…”; ” La mattina per non fargli capire che tu ti alzavi per andare a scuola, avevo una bambola bionda che infilavo nel letto al posto tuo così lui vedeva i capelli e continuava a dormire… Tu intanto ti preparavi per uscire”. “La bambola me l’ero quasi scordata… in compenso mi ricordo le merende sul lavandino, uno accanto all’altro attenti a non sbriciolare in giro…”

Quella volta che…

 

 

Lei ride di gusto. “Mamma erano anni difficili ma alla fine sono stati anni belli. Non mi sono mai sentita trascurata o abbandonata…. tranne forse quella volta che ti sei dimenticata di venirci a prendere all’asilo e alla chiusura le suore, visto che pioveva, ci hanno infilato un sacco dell’immondizia nero in testa con due buchi per gli occhi e ci hanno spediti a casa! Come mi sono vergognata di attraversare il paese con quel sacco in testa!”

Adesso a ridere di gusto siamo tutte e due e non riusciamo quasi a fermarci, un po’ per la sua dimenticanza un po’ per la sua faccia quando, aperta la porta, ci aveva visti così incappucciati. Fosse successo oggi per una suora così “creativa” avrebbero come minimo chiuso l’asilo!

Intanto la sistemo, le aggiusto la collana, le infilo gli occhiali da sole… Alla fine riesco anche a metterla in posa per le foto! Mi sembra quasi che ci stia prendendo gusto! Ma quanto è bella questa mamma che gli “anta” li ha passati già da un po’ ma li sa portare con tanta leggerezza!

Con lei abbiamo imparato…

Con lei abbiamo imparato a scendere da un auto in corsa ma anche a salire, che se nessuno ti viene a prendere all’asilo qualcuno ti aprirà sempre la porta di casa pronto ad abbracciarti anche se sei bagnato e sembri uscito da un cassonetto, che la merenda sul lavandino si può fare in due ma anche in tre, basta stringersi. Abbiamo imparato ad arrangiarci, a lavorare sodo e quanto sia importante fare le cose con passione. Abbiamo imparato a rigare dritto, a sorridere ma anche a ridere di gusto. Abbiamo imparato che i momenti bui ci sono ma poi passano, si raddrizzano le spalle, si tira su la testa, si tiene duro…