C’era una volta un noioso guardaroba…

Un giorno il guardaroba…

Ormai è un po’ di tempo che lavoro nel campo delle consulenze d’immagine. E’ un lavoro che mi piace e al quale mi dedico con energia e passione. Le persone mi contattano, ci vediamo ed io entro in punta di piedi nelle loro vite… Si raccontano, mi spiegano chi sono, che lavoro fanno, cosa fa battere loro il cuore e cosa invece no. In che fase della loro vita si trovano, cosa sta loro troppo stretto… e cosa troppo largo. Come si “vedono” riflesse nello specchio e perché non si riconoscono. Si può senz’altro dire che la parte più importante in un lavoro di consulenza sia l’ascolto, è la chiave per capire le esigenze e i desideri di chi mi sta davanti. Spesso le persone che si rivolgono a me si trovano in momenti particolari della loro vita. Più spesso è proprio la “vita” che  diventa un perenne “momento particolare”, c’è sempre qualcosa di più importante, qualche emergenza da affrontare, qualche dolore da digerire, qualche delusione da scopare sotto il tappeto, qualche richiesta da esaudire, qualche progetto da accantonare, qualche sogno a scadenza. Attimi persi e anni da metabolizzare.

Le persone si rivolgono a me e mi piace pensare che il mio compito sia quello di accompagnarle, di aiutarle a ri-conoscersi e a ri-trovarsi. Può essere che l’esigenza di un cambiamento sia l’esito di un percorso interiore oppure sia il primo passo verso la riscoperta di se stesse. In ogni caso, come ho detto, tutto comincia sempre con una bella chiacchierata… o almeno questo è quello che ho sempre pensato…. almeno fino a quando non ho conosciuto Angela, o meglio ho conosciuto il guardaroba di Angela.

Immaginate una mattina, ci siamo sentite, la sto aspettando, la porta si apre ed entra… il suo guardaroba. Questa non è una metafora.  Angela entra, dispone le grucce, e me lo “presenta”. Lei è lì, ma è lui a “parlarmi”.

Il guardaroba di una donna, un mondo a sé

E’ stata un’esperienza singolare. Irrompere nel guardaroba di una donna è come partire alla scoperta di un mondo a sé dove le coordinate spazio temporali non contano più. Sì perché il guardaroba di una donna è fatto di abiti ed accessori ma soprattutto di tanti momenti ed altrettanti umori. Quella sera che pioveva, all’uscita dal lavoro, una cicca sotto i piedi e…  non solo quella; in fondo alla strada e alla fine di una storia che aspettava solo di essere chiusa. Il bus che non arrivava, la vetrina illuminata, e quella gonna che sembrava già un po’ tua, un po’ ancòra, un po’ canotto, il cuore più leggero, la serata meno buia. Poi la storia è finita e quella gonna color della pioggia è rimasta appesa in fondo all’armadio. Ma c’è anche la maglia attillata di quel colore che dire improbabile è fargli un complimento, acquistata in uno di quei rari momenti in cui, per qualche strana congiunzione ormonale, ti saresti sentita strafiga anche con uno zerbino in testa. E che dire della maglia extra extra large in cui ti sembrava di poter sparire, vero e proprio mantello dell’invisibilità, anche lì un perché c’era ma poi non è durato. O vogliamo spendere due parole su quel fantastico abito extra extra small, super scontato e iper scollato, infilato sulla gruccia in attesa dell’occasione giusta?… Che poi l’occasione non è arrivata e alla fine, diciamocelo, è sempre stato meglio alla gruccia.

Insomma se gli armadi delle donne avessero i sottotitoli, avrebbero un sacco di cose da raccontare. Il problema è che tra alti e bassi, la mattina ci tocca anche alzarci, portare i bambini a scuola, andare a lavorare, passare al supermercato… E’ scientificamente provato: i guardaroba delle donne sono fatti per gli attimi s-fuggenti e non per la vita di tutti i giorni. Questo è il motivo per cui quando ci si deve vestire per qualcosa che abbia un senso compiuto, una cena, una serata tra amici, un colloquio di lavoro, quello che ci “dice” l’armadio è tutt’altro: ci parla di giornate di pioggia e di fazzoletti macerati, di giornate di sole da strafighe con zerbino, di tappeti rossi e improbabili tacchi del 20. Quindi sì, è assolutamente possibile che aprendo il nostro fornitissimo armadio a 8 ante e 24 stagioni, non ci sia nulla ma proprio nulla che ci “parli” di quel preciso momento della nostra vita, sottotitoli compresi.

Imparare a fare chiarezza

Bisogna imparare a fare chiarezza, ma raccapezzarsi non è semplice: l’istinto ci direbbe di prendere tutto e buttare o uscire ed acquistare l’ennesima t-shirt e l’ennesimo paio di pantaloni, non i soliti (per carità!), quelli che ci servono davvero. Il mio ruolo in questa storia è  quello di fare ordine tra le grucce, buttare sì ma soprattutto recuperare e reinventare. Un po’ strega “cattiva” e un po’ fata turchina.

Il guardaroba di Angela mi parla sottovoce, borbotta, è riservato e un po’ triste, tanto triste! La conversazione langue, è di quelle che potresti fare con il tuo vicino di sedia nella sala d’attesa del dentista… I colori si abbinano tra di loro ma sono più o meno tutti nelle stesse tonalità: giornate un po’ troppo grige e sottotono, un lampo di bianco qua e là, ma per lo più un tripudio di marrone e beige… troppo!

 

 

 

 

 

 

Le forme sono severe, le maglie abbondanti. Percepisco il bisogno di sentirsi comoda ma anche un po’ di nascondersi, di prendere le distanze. Nell’insieme nulla stona, ma se faccio scorrere gli occhi sulle grucce, mi sembra che nulla mi catturi e soprattutto che nulla mi parli di lei, di Angela. E’ un guardaroba anonimo, di quelli che vanno bene per scivolare attraverso i giorni, quando l’attenzione e l’energia è tutta rivolta ad altro. Lasciami in pace, non mi guardare… sussurra.

Lei lo osserva sconsolata, qualcosa in lei è cambiato, si trova in una nuova fase della sua vita e sono tante le cose che  avrebbe piacere indossare ma nessuna di quelle le sembra si trovi nel suo guardaroba…

E’ il momento della bacchetta!

E’ il momento della bacchetta! Per prima cosa facciamo sparire tutti i marroni, i beige e i beigiolini, non fanno per lei, le sono “nemici”. Aggiungiamo invece qualche capo colorato, il marrone sparisce e compare del rosso, il malva si trasforma in blu. Le grucce si rianimano e il guardaroba ri-prende vita. Un giacchino in pelle porta un po’ di grinta. Una cintura di strass impreziosisce i serissimi pantaloni grigi. Una sciarpa di eco-pelliccia bluette e la “solita” camicia bianca non la riconosceresti più.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La invito a provare i suoi abiti. La gonna grigia un po’ troppo lunga, non le piace più, la porta con stivali e maglioni over-size, ed è già pronta per un giro al cassonetto… Eppure, non è male, è adatta alle sue forme. Un giro di bacchetta e aggiustiamo la maglia in modo da segnare il punto vita, la impreziosiamo e illuminiamo con una spilla di perle, gli stivali “trasformati” in anfibi e… quella noiosa gonna grigia è diventata un capo divertente e sbarazzino.

 

 

 

 

 

 

 

 

Un tocco dopo l’altro, una pennellata di colore qua e una là e il risultato è perfetto… c’era una volta un noioso guardaroba… e ora, al suo posto, c’è quello di Angela!